Questo non è il mostro che mi aspettavo

Una delle barriere più grandi alla ricerca scientifica su animali transgenici è cercare di far capire all’opinione pubblica che cosa è un animale transgenico, come si arriva a produrre un OGM e soprattutto perché si crea un OGM. La maggior parte delle persone, i media e i politici sono totalmente all’oscuro del perché si faccia un OGM (scienziati che si credono Dio!), come si arrivi a farlo (si mischiano i geni di un animale con un altro) e cosa è un OGM (una chimera, un Frankestein, un mostro pericoloso, aiuto i Nazisti!). L’unico modo a mio parere per spiegare e vincere le paure così radicate nell’opinione pubblica rispetto agli OGM è quello di trovarsi di fronte ad un OGM. Vederlo, toccarlo, interagire e se volete mangiarlo (anche se su quest’ultimo punto le resistenze sono più radicate: la gente pensa che mangiare la carne OGM significhi incorporare i geni dell’animale nel proprio cromosoma. Una sorta di rito cannibalistico per incorporare la forza e l’anima del nemico appena mangiato in versione moderna). Come in questo video della BBC per esempio.

L’atteggiamento di questo giornalista per esempio è quello classico di chi non conosce assolutamente nulla di genetica, OGM e dintorni. Gli è stato detto: “Domani vai in Utah per fare un servizio sulle capre-ragno.” E questo è andato là pensando di trovarsi di fronte ad una chimera metà capra e metà ragno. E il suo atteggiamento, la sua espressione facciale di totale delusione dicono tutto. “Ma queste sembrano capre normali. Dov’è il ragno?” si chiede.

La delusione è palpabile: ma come è possibile -si sta chiedendo – queste capre sono normalissime? Se avesse visto le fragole con il gene dell’antigelo (Di Pietro le chiamò le fragole frankestein, che sanno di pesce perché c’è il gene anti-gelo di un pesce artico) o il mais OGM avrebbe avuto la stessa reazione. Quindi ben vengano questi incontri ravvicinati del terzo tipo.

Nel caso di queste capre è stato inserito un gene per la produzione della proteina della seta in modo tale che possa essere prodotto dalle ghiandole mammarie insieme al resto delle proteine del latte. Ma è così difficile spiegare all’uomo di strada che un gene non è altro che una combinazione di mattoncini più piccoli. Mattoncini che tutti gli esseri viventi del pianeta hanno in comune. E che quella combinazione può essere incorporata in qualsiasi essere vivente e che quel gene esiste in un essere vivente solo per un caso fortuito e per l’effetto della selezione naturale durante milioni di anni. E che per lo stesso motivo quel gene sarebbe potuto apparire in qualsiasi altro essere vivente se il caso e la selezione l’avessero consentito. In un universo parallelo le capre producono seta per costruire i propri nidi mentre i ragni producono latte per nutrire i piccoli. In questo universo parallelo ci sarà sempre un Di Pietro che dirà che mettere il gene del latte nel cromosoma della capra è innaturale e che il risultato è un abominio.

p.s.

in questo universo parallelo i Di Pietro hanno il gene del congiuntivo ovviamente.

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18 commenti

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18 risposte a “Questo non è il mostro che mi aspettavo

  1. glipari

    OT: a proposito, qual’è la posizione libertaria tipica su copyright e patents? (e magari ci vorrà un post a parte, suppongo)

  2. Certo ci vorrebbe un post a parte ma posso accennarti ora qualcosa. 😉 Sto scrivendo un post su questo argomento che posterò la settimana prossima su libertariaNation.org
    Allora questo è uno degli argomenit più dibattuti e divisivi nella comunità libertarian fin dagli anni 50. Per esempio esistono gli oggettivisti come la Rand e molti minarchici che sostengono che la proprietà intellettuale esista e debba essere protetta dallo stato. Mi pare che Facco del Movimento Libertario sia favorevole al copyright ma non sono sicuro.
    Ma, soprattutto oggi al tempo di internet, posso dire che la maggior parte dei libertarian come i free-market anarchist come me e Yoshi è contraria. Io in particolare sono fortemente contrario eticamente, filosoficamente e politicamente. Se vuoi approfondire ti consiglio Stephan Kinsella e il suo Against intellectual property http://mises.org/books/against.pdf
    Ne parlerò comunque con un post apposito. 🙂

  3. Nello

    condivido tutto tranne il riferimento a Di Pietro che, francamente, mi è sembrato tanto gratuito quanto difficilmente comprensibile e pertinente…

  4. glipari

    Allora siamo d’accordo su tutta la linea! Io ti consiglio questo:
    http://noisefromamerika.org/recensione/perche-napster-aveva-ragione
    La versione originale inglese del libro la trovi qui:
    http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm
    La sto leggendo e mi trova completamente d’accordo. Niente di buono potrà mai venire da copyright e/o patents. Aspetto il post!
    (e sebbene io non sia un libertarian, per vari motivi che un giorno forse avrò il tempo spiegherò per bene, i libertarian mi stanno sempre più simpatici)

  5. Per Glipari

    Sì ho letto l’articolo giusto qualche giorno fa!
    Per quanto riguarda considerarsi libertarian o no: non c’è bisogno di considerarsi libertari in toto per apprezzare il rispetto dell’individuo e il principio de “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.”
    Puoi anche non chiamarti libertario e alcune cose possono darti fastidio (anche a me che ti credi!) ma i principi rimangono sempre quelli: rispetto dei diritti fondamentali degli individui e la contrarietà a qualsiasi costrizione/coercizione. Che non significa pacifismo o gandhismo o messaggio evangelico. I libertari considerano l’uso della forza come importante ma solo per la difesa della propria libertà. Il serpente e l’istrice infatti sono simboli libertari di animali che si difendono solo quando attaccati.

  6. Per Nello

    si chiama ironia, umorismo. 😉

  7. Nello

    ho compreso l’ironia del congiuntivo, non l’altra, ma si vede che abbiamo un concetto di ironia differente, e poi sono abituato a pensare che le cose più serie si dicano sorridendo, e francamente con tutti i motivi di scandalo e vergogna che ci sono oggi nella politica italiana, e che sono prevalentemente provenienti dal berlusconiscmo, andare a prendersela con Di Pietro mi sembra una scelta discutibile… grazie per la replica e buona giornata!

  8. Snem

    Quindi nessun rischio dall’ingegneria genetica? Né ora né mai? 🙂

  9. Nello

    La ricerca non deve essere fermata, la scienza e la conoscenza non sono mai un problema, i casini nascono dalla loro applicazione

  10. Per Snem

    i rischi ci sono sempre in qualsiasi tecnica ma devono essere valutati caso per caso e senza entrare nel panico. 😉

  11. Secondo me tra un po’ alle capre-ragno spunteranno altre … 4 zampe… OPPURE OTTO?!? :OOO Come all’U.R. in quel numero in cui i suoi geni impazzivano e gli spuntavano altre due paia di braccia e sparava la tela dal …*censored*

  12. Snem

    Per fabristol

    Giusto. Niente panico, sempre.
    Secondo me il danno più grande fatto da questo tipo di giornalismo sensazionalista, sempre a caccia di un nuovo “allarme” mondiale, non è tanto per la ricerca, che comunque va avanti perché accuse tanto assurde sono facilmente smontabili, ma è la quasi assenza di discussioni serie sull’argomento, oscurate da tante stro…te.

    Detto questo, qual’è secondo te il rischio più grande dell’ingegneria genetica? 🙂

    PS: Penso che il limite alla ricerca può essere solo un interesse (economico) contrario alla stessa. Che poi questo spesso strumentalizza l’ignoranza è un’altra questione…

  13. Stefano

    Tutto sommato a me e’ piaciuta questa puntata di Horizon sulla biologia di sintesi. Penso che Adam Rutherford “il giornalista” (editor di Nature con PhD in genetica at UCL) abbia in buona fede cercato di enfatizzare questi lavori di ricerca purtroppo non riuscendoci. Anche a me i suoi commenti sono sembrati troppo politically correct soprattutto, come sempre accade, quando si parla di genetica agraria. Come se ingegnerizzare batteri per produrre insulina vada benissimo ma usarli in piante e animali no. Che strano paradosso.

  14. Per Snem

    secondo me ci sono dei rischi nell’ingegneria genetica dei microrganismi. Una capra-ragno non si riproduce milioni di volte in un giorno e soprattutto non si adatta a differenti ambienti in poche generazioni.
    Poi credo che il processo dal lab alla tavola (se deve andare alla tavola) debba essere perfettamente chiaro, ogni controllo per tutti i livelli (genetico, antigenico, doppio cieco ecc.)

  15. Per Stefano

    Ah! quindi non è un profano. Ma perché si atteggia come se non sapesse quello che ha di fronte? E’ tutta una scena quindi?

  16. Stefano

    Bhe lo sai anche tu che questo e’ il momento dei pop scientists sulla BBC, Brian Cox e’ gia’ diventato un icona pop. I puristi pensano che stiano annacquando la scienza in TV a me sembra stiano semplicemente facendo il loro lavoro ampliando la base di persone che guarda questi shows.
    Il problema sorge quando enfatizzano “factoids” (non mi viene in italiano) e non dati sperimentali, sensazionalismo che deriva forse dagli autori dei testi piu’ che da loro, almeno spero!

    Meglio scienza sexy in TV o roba serissima stile presentazione a conferenza?

  17. Snem

    Per fabristol:

    microrganismi… infatti si è parlato molto meno dei rischi di quella ricerca sul virus dell’influenza aviaria, modificato affinché potesse trasmettersi tra gli uomini. Strano, non trovi?

  18. Per Stefano

    “Meglio scienza sexy in TV o roba serissima stile presentazione a conferenza?”

    Meglio scienza sexy decisamente ma il tipo impersonava la parte dell’ “ignorante” troppo bene per i miei gusti. Non so, mi sembra un teatrino inutile da parte di un professionista. Piero Angela è meglio! O Sir David Attenborough per tornare alla BBC

    Per Snem

    “microrganismi… infatti si è parlato molto meno dei rischi di quella ricerca sul virus dell’influenza aviaria, modificato affinché potesse trasmettersi tra gli uomini. Strano, non trovi?”

    Fa più paura una capra-ragno assolutamente innocua o un essere invisibile che può uccidere milioni di persone? Io dico che vende più la capraragno sui giornali. 😉

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