Ucronie torinesi

Ho sempre avuto una grande ammirazione per i piemontesi e per i torinesi in particolare. Per esperienza personale i piemontesi mi sono sempre sembrati persone flemmatiche e calme per gli standard italiani. Li ho sempre definiti gli inglesi d’Italia. Sarà per la storia della regione, sarà per la vicinanza con Francia e Svizzera credo che sia una delle regioni che più mi piacciono d’Italia. Detto questo nel mio ultimo viaggio a Torino mi sono saliti alla mente diversi pensieri ucronici. Ho pensato alla storia dell’Italia e a come sarebbe potuta essere oggi se la capitale fosse rimasta a Torino invece di spostarsi più a sud a Roma (e parcheggiata per qualche anno a Firenze nel frattempo). Sono giunto alla conclusione che sarebbe stata radicalmente diversa e sicuramente migliore.

Mantenere la capitale a Torino sarebbe stato un po’ come con Washington DC per gli USA o Canberra per l’Australia. Una città simbolica, istituzionale, con tanti simboli e monumenti dell’unità d’Italia (non ho mai visto tanta “italianità” in una città come a Torino; qui c’è tutto: Savoia, Risorgimento, fascismo, resistenza, industrializzazione, boom degli anni 50). Invece si è preferito utilizzare Roma come simbolo di un imperium che non esiste più e che non ha alcun legame con l’Italia odierna. Una Roma profondamente papista nei modi, nei tempi e nella immensa corruzione. Tuttora sempre identica a se stessa e seconda solo a Napoli come caos e criminalità (ma almeno Napoli ha l’alibi di non aver mai ricevuto miliardi di euro all’anno come Roma e nel 1861 era una città più moderna di Roma).

E’ stata una illusione quella di poter cambiare Roma dopo quasi 1700 anni di disastrosa dittatura papista. E i cortigiani dello Stato della Chiesa non hanno fatto altro che riciclarsi come cortigiani del neonato Regno d’Italia. Torino invece era la città più moderna, quella con i contatti importanti all’estero e quindi più aperta alla modernità. Quella che ha cominciato la rivoluzione industriale in Italia, quella dello Statuto Albertino.

Forse se Torino fosse rimasta capitale la situazione dell’Italia sarebbe molto diversa da quella odierna e, credo, migliore.

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24 commenti

Archiviato in anticlericalismo, spunti di lettura e scrittura

24 risposte a “Ucronie torinesi

  1. totentanz

    Anche a me piacerebbe che la capitale fosse rimasta Torino ma per motivi un po’ diversi dai tuoi: sarebbe stato storicamente molto più chiaro che il cosiddetto risorgimento fu una guerra di conquista 😉
    A parte questo motivo, la scelta di Roma fu data da motivi storici imprescindibili. Ma comunque non credo che una capitale condizioni più di tanto la vita del resto del paese.
    Condivido le impressioni su Torino, forse l’unica città in cui i 150 anni dell’unità siano stati festeggiati in maniera davvero sentita!

  2. Victor Bergman

    Lo trovo un’ipotesi molto interessante: inglobando Roma, all’apice del Risorgimento, l’Italia finalmente unita ha assunto un virus, che le impedisce di realizzare appieno gli ideali del Risorgimento!
    In effetti la storia dell’unificazione dello Stato italiano è anomala rispetto alle storie della formazione della maggioranza degli altri Stati, che sono “cresciuti” (con “guerre di conquista” in ogni caso, eh!) dalla capitale verso i territori limitrofi mentre l’Italia è stata unita con una manovra opposta…

  3. Corrado

    Questa la devo far leggere a Deborah!!
    Credo che dopo questo articolo avrai vitto e alloggio al tuo prossimo viaggio Torinese 😛

  4. Snem

    D’accordo con totentanz: i motivi della scelta di Roma come capitale furono politici, per giustificare l’ufficiosa guerra di conquista con sentimenti d’italianità.
    Fosse rimasta a Torino, forse il Risorgimento sarebbe andato avanti e si sarebbe arrivati a cacciare un pò prima i Savoia…

  5. Sono stato a Torino per la prima volta giusto tra giovedì e sabato scorso. Non posso che confermare tutto quello che hai scritto, aggiungendo che Torino mi è sembrata davvero una città nobile, gentile, raffinata, bella bella bella.

    Anche a me è balzato in mente il paragone con la “caciarona” Roma capitale. Roma nell’immaginario comune è la città più bella del mondo. Non ho visitato granché il mondo, ma credo che sia difficile trovare un altro museo a cielo aperto come Roma. E non dico questo per sentimenti patriottici/nazionalistici (che non ho). Bella, ripeto, ma non vivibile. E tenuta male, sporca, decadente. E per questo sono fin troppo arrabbiato con la disorganizzazione italiana.

    Il paragone l’ho fatto anche con Milano. Milano, a dispetto di quello che dicono tutti, è una bella città secondo me. Io vivrei a Milano piuttosto che a Roma.

    Fra le tre, credo che davvero Torino sia degna di essere capitale. Senza ombra di dubbio più bella di Milano. Forse è azzardato dire che sia più bella di Roma. Ma sicuramente non è confusionaria. Mi è capitato pure di dover fare il biglietto per i mezzi pubblici alle 23.00 (tutte le biglietterie chiuse anche a Porta Nuova) e chiedere dove poterne fare uno, sentendomi rispondere “tanto non lo fa nessuno e col servizio che offrono è meglio di no”… siamo pur sempre in Italia, insomma.

    Ciò non toglie che la più “europea”, per quel che ho visto, sembra proprio Torino.

    Mi ha fatto piacere constatare il tuo punto di vista, capita proprio a fagiolo, proprio perché sono stato a Torino fino a due giorni fa e sono ancora nella fase “dì a tutti quelli che conosci quanto è bella Torino” 🙂

    P.S.: se aggiungiamo poi che sono juventino…

  6. Di città “belle” in Italia non ce ne mancano.
    Però riscrivere la Storia mi sembra un po’ grossa.
    A meno di non farci capire quali fossero questi ideali risorgimentali che non includessero Roma Capitale, non comprendo.
    Mazzini dove lo lasciamo? E la Repubblica Romana?
    Che poi Roma sia caotica ed amministrata peggio di altre città importanti in Italia non posso che concordare. Quello che non mi sento di condividere è che fosse davvero immaginabile avere una Italia senza Roma (e capitale)
    Pensare addirittura che potesse essere meno corrotta o che magari avremmo potuto evitare il ventennio fascista o altre sciafgure mi sembra davvero insostenibile, il nanetto (SB non è l’unico ad avere problemi di altezza) come fecero i suoi predecessori non avrebbe compiuto gli stessi orrori se fosse stato a Torino? Perché? La connivenza con la chiesa ed il tentativo di rimarginare le ferite causate dal desiderio di unire Roma al resto d’Italia richieste dai “carbonari” e “patriotti vari” più che dai Savoia

    Un Sorriso

  7. Per Totentanz

    “Ma comunque non credo che una capitale condizioni più di tanto la vita del resto del paese.”

    Oh sì che lo fa! Altrimenti le capitali non verrebbero spostate o create. Tu pensa a tutti i burocrati del papato riciclati, a tutti i loro legami affettivi, di amicizia e di affari che sono rimasti invariati.

    Per victor

    Ecco, mi piace quando vengono introdotte metafore scientifiche in questi argomenti. Virus. 😉

  8. Per Corrado

    😉

    Per Snem

    Mmm, non credo alla tua ipotesi della cacciata dei Savoia. Passeggiando per Torino è tutto un proliferae di simboli sabaudi. Tra l’altro parlando di simboli ho visto i quattro mori incastonati in un paio di chiese: giusto per far capire che si trattava del Regno di Sardegna non del Piemonte. 😉 Ecco, se non ci fosse stato il mito risorgimentale dell’italianità a quest’ora avremmo uno stivale conquistato dal Regno di Sardegna e l’ITalia verrebbe chiamata Sardegna!! E vaiii, non devo più spiegare cosa è e dov’è la Sardegna all’estero! 😉

  9. Per nick

    “Il paragone l’ho fatto anche con Milano. Milano, a dispetto di quello che dicono tutti, è una bella città secondo me. Io vivrei a Milano piuttosto che a Roma.”

    Da quanto ho potuto constatare alla guida Milano mi sembra la città più terrona del nord per il traffico. 😉
    E anche questa ossessione per come ci si veste è tipica dei paesini del meridione.
    A parte gli scherzi anche Milano ha degli angoli belli ma è troppo caotica per i miei gusti. Torino ha tutto quel centro pedonale con i tram. Tra l’altro i torinesi non parcheggiano mai in doppia fila, semplicemente parcheggiano tra le due corsie!! All’inizio non sapevo cosa fare emntre guidavo, pensavo ci fosse una strada chiusa, invece poi ho capito che lo fanno perché il tram passa affianco al marciapiede e quindi è semplicemente impossibile parcheggiare al lato della strada o in doppia fila. 🙂

  10. totentanz

    Fabrtistol, forse dipende dal paese. Per esperienza, posso dire che Berlino non condiziona una beneamata cippa nel resto della Germania, anzi è percepita dai tedeschi come un caso anomalo e una città assolutamente non tedesca!

  11. Snem

    Mi fa piacere che partendo da sensazioni di oggi, si sia obbligati a parlare di storia, mi piace.
    Una lezione per tutti quelli che credono che la storia non sia importante.

    Per fabristol: “se non ci fosse stato il mito risorgimentale dell’italianità” i Savoia non avrebbero conquistato nulla: il risorgimento è stato uno strumento politico per risolvere i problemi (critici) del Regno di Sardegna, che non sarebbe durato per molto considerati i debiti e la pressione francese:
    “Se si parte dall’assunto, ampiamente dimostrato, che lo stato finanziario del meridione era ben solido nel 1860, si comprendono meglio i meccanismi che hanno innescato la sua rovina.

    Nel quadro della politica liberista impostata da Cavour, il paese meridionale, con i suoi quasi nove milioni di abitanti, con il suo notevole risparmio, con le sue entrate in valuta estera, appariva un boccone prelibato.

    L’abnorme debito pubblico dello stato piemontese procurato dalla politica bellicosa ed espansionista del Cavour (tre guerre in dieci anni!) doveva essere risanato e la bramosia della classe borghese piemontese per la quale le guerre si erano fatte (e alla quale il Cavour stesso apparteneva a pieno titolo) doveva essere, in qualche modo, soddisfatta.

    Descrivere vicende economiche e legate al mondo delle banche e della finanza, può risultare al lettore, me ne rendo conto, noioso, ma non è possibile comprendere alcune vicende se ne conoscono le intime implicazioni.

    Lo stato sabaudo si era dotato di un sistema monetario che prevedeva l’emissione di carta moneta mentre il sistema borbonico emetteva solo monete d’oro e d’argento insieme alle cosiddette “fedi di credito” e alle “polizze notate” alle quali però corrispondeva l’esatto controvalore in oro versato nelle casse del Banco delle Due Sicilie.

    Il problema piemontese consisteva nel mancato rispetto della “convertibilità” della propria moneta, vale a dire che per ogni lira di carta piemontese non corrispondeva un equivalente valore in oro versato presso l’istituto bancario emittente, ciò dovuto alla folle politica di spesa per gli armamenti dello stato.

    In parole povere la valuta piemontese era carta straccia, mentre quella napolitana era solidissima e convertibile per sua propria natura (una moneta borbonica doveva il suo valore a se stessa in quanto la quantità d’oro o d’argento in essa contenuta aveva valore pressoché uguale a quello nominale).”
    […] da http://cronologia.leonardo.it/storia/a1864e.htm

    Quindi, quale Regno della Sardegna esteso a tutta l’Italia? Sarebbe durato poco.
    E’ proprio per quella stessa spinta all’unità nazionale, che tu chiami “mito” ma ha avuto effetti più che reali, che se si fosse chiamato Regno della Sardegna e non Italia, e se non fosse stata Roma la capitale, allora quello stesso movimento d’unità, finora strumentale alla conquista, si sarebbe rivolto contro.
    E se non fosse stato così importante, Vittorio Emanuele II non si sarebbe scomodato ad andare fino a Teano 😉

  12. totentanz

    Snem, almeno lui si è scomodato. Cavour non ha mai messo piede a sud di Roma in vita sua 🙂

  13. Snem

    Si 😀 Per questo l’eroe è Garibaldi e non gli interessati Cavour e Savoia tutti…

  14. Per Snem

    ogni volta mi rovini i miei sogni e quel poco di orgoglio sardo che mi era rimasto! 😉

    Per Totentanz

    OK, ma Berlino ha avuto una storia movimentata e per quasi 50 anni divisa in quattro!

  15. Snem

    Per fabristol
    L’orgoglio nazionale di un libertario è un ossimoro molto affascinante! 😉

  16. 😉
    E ma se senti Luca, aka Yoshi, ti potrebbe dire il contrario. Magari potremmo scrivere un post a due mani: il mio punto di vista apolide e il suo veneto. Ambedue libertari ma con una concezione diversa della nazionalità.

  17. Snem

    Mi sembra una buona idea. Trovo interessante capire come conciliare il libertarianismo con il nazionalismo.

  18. umhhh, imho torino sarebbe stata comunque invasa da immigrati da altre parti d’italia (principalmente dal sud) che lavrebbero resa la grande puttana che è ora (prima dell’unità era una città grossa come l’odierna perugia), i romani non esistono, persino il dialetto non è originale, e anche il dialetto originale era comunque una variante del toscano 🙂

  19. Per Snem

    be’ in questo caso avremmo bisogno di un intervistatore. Ti offri volontario? 🙂

  20. Snem

    Ok! Come vuoi procedere? Una domanda alla volta? Via email, post ad hoc? Cominciamo con questa (come conciliare il libertarianismo con il nazionalismo)? Elabora un pò tu…
    Un saluto

  21. Per Snem

    Ah! l’avevo detto per gioco ma vedo che sei interessato. 😉
    Ti mando una e-mail uno di questi giorni. Grazie!

  22. Che bello che hai apprezzato la mia città! Io ci vivo benissimo. Libera dal giogo pesante e opprimente della Fiat sta rivelando tutto il suo antico splendore. E’ una città davvero nobile, grande ma a misura d’uomo, una città che guarda all’Europa, progressista, che conosce bene, nel male e nel bene, il fenomeno dell’immigrazione e che ha saputo gestirlo in cent’anni, senza arrivare a barricarsi su posizioni di chiusura (nelle amministrative, tutti le circoscrizioni, tranne il centro, sono andate a sinistra. La Lega qui non è così forte e Torino ha sempre pesato anche su una regione invece bianca o comunque destrorsa).

    Considera poi che per noi torinesi, la Francia è a meno di un’ora di auto. Conosciamo bene il welfare francese, i pacs, etc. Le posizioni filo Vaticane, se possibile, ci sono ancora più incomprensibili (perfino la religiosità qui, permettimi, io sono un ateo profondamente anticlericale, ma è un poco diversa e affonda le sue radici più sui santi sociali che sui papi; Torino poi ha un’intensa attività di solidarietà: dal Sermig, al Gruppo Abele di don Ciotti, etc.).
    Infine, una piccola curiosità. Mentre sentirai molti romani avere un rapporto di amore e odio con la città, Torino è davvero nei cuori delle persone che vi abitano e la bilancia pesa indubbiamente a favore dell’amore e del rispetto.

    Fatto questo inno d’amore che però nulla ha di campanilismo, prossima volta che passi di qui, fatti vivo e ti faccio scoprire la Torino dei torinesi.

  23. Marco

    Roma. La Città Eterna. Torino, un paesotto di provincia, piccolo per la fama cui inutilmente ambisce, meno bello di tante altre città italiane (neanche paragonabile con Roma, ma nemmeno con Firenze o Venezia) e pieno di gente invidiosa. Di Roma, ovviamente. La Capitale.

  24. Marco

    Leggo interventi divertenti. I romani che non esistono. I romani che hanno un rapporto di amore/odio verso la loro città. Torino accostabile per più di 3 secondi di orologio a Roma. Vabbè, dai, avete scherzato, ho capito. Ora però la ricreazione è finita, fate i bravi e mettetevi seduti. Torino è grande quanto mezzo quartiere di Roma, un cui singolo sampietrino ha più Storia di tutto il Piemonte. Roma, e non è un’opinione, è abbagliante, maestosa, fuori portata. Torino, ci vivo da anni, ha delle vie carine, tre piazze degne di nota, e….basta, essenzialmente. Sostenere il paragone con Roma è grottesco, mi sento di dire. Ma a parte Roma, che è Roma – …ogni volta che la nomino sorrido compiaciuto, perché io sono romano, godo come un riccio… – mi chiedo come poter paragonare Torino, città carina ma dai contenuti artistici contenuti, persino a città come Firenze o Venezia, che hanno un bel altro spessore artistico, o persino Napoli. Concludo con una constatazione, absit iniura verbis: per un romano, Torino ha la stessa eco di risonanza di Campobasso, Pordenone o Massa-Carrara: non esiste in alcun discorso quotidiano. I torinesi, invece, ho notato, sembrano angosciati da Roma, una sorta di malcelato disprezzo, invidia latente, un sordo desiderio di rivalsa. Una rivalità ed un antagonismo del tutto asimmetrici. Perchè, a Roma, Torino non esiste. Forse esisteva, posso credere, nei discorsi quotidiani 2000 anni fa. Ma all’epoca era appena un avamposto fondato di recente.

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