C’è crisi

Ogni volta che torno in Italia vengo accolto negli alberghi da rumeni, quando vado al bar vengo servito da tunisini, al supermercato da marocchini, la pizza i turchi la sanno fare benissimo, quel meccanico lì dell’altra volta era macedone. Alla circoscrizione in fila ci sono solo filippini, ucraine e senegalesi che chiedono il rinnovo della carta d’identità o il cambio di residenza.

Poi parli coi ragazzi italiani e tutti ti dicono che “c’è crisi.” “lavoro nun ce n’è” ecc. ecc.

Poi ho capito: tutti aspirano a questo.

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13 commenti

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13 risposte a “C’è crisi

  1. Indiscutibilmente vero. Soldi facili subito o, come ripiego, posto sicuro da fancazzista.
    E’ uno dei motivi principali per cui nutro poche speranze per l’Italia.

  2. Mah, non sono così sicuro. Per esperienza indiretta posso dirti che anche trovare un posto da commesso, da magazziniere o da cameriere non è così facile con questa economia, specie quando uno si trova col culo a terra (dopo contratti a progetti o simili) a 25-30 anni e compete con persone più giovani che hanno già esperienza lavorativa.

  3. Dave

    Sì, ogni volta che torni in Italia e che te ne vai a zonzo per Bristol (?)…

    http://www.dailymail.co.uk/news/article-2062477/UK-youth-unemployment-hits-1m-foreign-workers-UK-jobs.html

    “Ministers admitted the situation was ‘unacceptable’, although bosses warned that many young British workers were too lazy and too bad at basics such as punctuality to be worth hiring”.

  4. Si figurati che a me hanno chiesto la laurea per lavorare al supermercato, ma non per fare il direttore, per riempire gli scaffali. In diversi degli ultimi colloqui (perchè sono in cerca di lavoro) mi hanno risposto che ho troppa esperienza… della serie che mi sono fatto il culo per gli ultimi dieci anni ad acquisire professionalità per cosa… per divertimento? Mah…

  5. Per Dave

    In UK c’è un problema simile ma per altre cause: ci sono molti posti che richiedono la laurea ma gli inglesi non vanno all’università e quindi devono andare a prendere cinesi, indiani e italiani. I ragazzi inglesi non vogliono fare lavori in cui si richieda troppa specializzazione. In poche parole basterebbe che gli inglesi vadano a lavorare in italia e gli italiani in inghilterra. Due concezioni di vita completamente diverse: in Italia rimane il mito agropastorale del figlio che diventa dottore o avvocato e i figli hanno assorbito questa cultura; in inghilterra invece no.

  6. Per Cachorro

    faccio un esempio a cui sono venuto a conoscenza un po’ di tempo fa: in Sardegna uno stabilimento balneare aveva difficoltà a trovare qualcuno per lavorare in una zona tra le più depresse e con il più alto livello di disoccupazione dell’isola se non d’Italia. Alla fine hanno dovuto assumere un ragazzo inglese che si faceva la stagione in Sardegna. E ho detto tutto.

    Ho un paio di amici rumeni che si fanno le stagioni ormai da anni in Sardegna e ricevono chiamate ogni anno da più parti dell’isola. Poi vai nei bar dei paesini e vedi ragazzi con la birra in mano affacciati al bar a non fare un cazzo dalla mattina alla sera.

    Oggi mentre tornavo a casa ho visto due ragazzi cingalesi che distribuivano pubblicità porta a porta, un lavoro che ho fatto anche io un paio di volte quand’ero ragazzino e che chiunque potrebbe fare dai 14 anni in su. Come fanno TUTTI i ragazzi di quella età in TUTTO il mondo per pagarsi gli studi e l’affitto.
    Il lavoro c’è e lo dimostrano, numeri alla mano, i milioni di immigrati che ci sono in Italia.

    Il parmigiano reggiano esiste ancora sulle nostre tavole perché ci sono più di 50000 Sikh che lavorano in quel comparto. Ora in Emilia nessuno mi può dire che non c’è lavoro perché altrimenti quei 50000 indiani non ci sarebbero lì.

  7. Dave

    Secondo me il problema di fondo è identico e le cause pure, ma soprattutto: non coinvolge solamente Italia ed UK ma tutti i paesi occidentali (soprattutto europei dove stato sociale e/o famiglia riescono ancora a proteggerci) in cui le nuove generazioni di “autoctoni” non hanno (per il momento…) sperimentato quei fenomeni di “stimolo allo spirito d’adattamento” come la fame e/o la guerra.

    Il concetto poi di genitore che “manda” a studiare il figlio per dotarlo di ulteriori armi per fronteggiare un mondo del lavoro sempre più aguerrito è un concetto di buonsenso e, su questo ti do ragione: molti ragazzi inglesi “non vanno all’università” e “non vogliono fare lavori in cui si richieda troppa specializzazione” proprio perchè alle loro spalle manca quel buonsenso (e mi stupirei del contrario considerando il fenomeno endemico delle nonne 30enni e quindi delle mamme 16enni che non vedono l’ora di andare a ritirare l’assegno di sussistenza per andare a strafogarsi al local chip-shop!). Poi, chiaramente, qualche genitore “agropastorale” esiste anche qui e manda a studiare i figli ad Oxford o in qualche altra prestigiosa università dove imparano le faccende di governo e a gestire la cosa pubblica alla maniera British, e cioè in modo da nascondere tutto l’altro “fenomeno brutto” sotto il tappeto in modo che i beoti italiani in vacanza possano dire “in UK tutto funziona alla meraviglia, la gente è educata e regale come la Regina o al massimo impacciata come mr Bean in TV”

    Un perla finale, a proposito dei Sikh in Emilia, riallacciandomi a quanto scritto poco sopra.

    Guarda il filmato fino alla fine, mi raccomando… 🙂

  8. Il notaio!!!!?!? Una tradizione centenaria di santi-guerrieri dai valori di granito distrutta dal desiderio di un bambino con l’accento emiliano!!! 😉

  9. Dave

    Gli immigrati sono l’unica speranza di salvezza per l’Italia ma evidentemente (come dimostra questo filmanto) ne servono mooooooooolti di più 🙂

  10. No servono ondate di immigrati ogni dieci anni da paesi sempre più poveri. Ma se mi si infighettiscono i Sikh dell’Emilia chi mi rimane come eroe!!!!

  11. Il ragazzino Sikh è un genio!

  12. Non la sapevo questa cosa dei Sikh in pianura padana.

    Un applauso per il ragazzino che vuole fare il notaio! 😀

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