So british

Credo che per questioni così delicate come l’orgoglio nazionale bisogna distinguere tra le reazioni della nazione rappresentata e del resto del mondo. Non c’è dubbio che per il resto del mondo ieri sia stato un giorno di grasse risate e confortanti cliché. Tutto quello che un turista sogna di vedere quando va a Londra: tube e basettoni, la Regina, James Bond ecc. La versione di pizza, mafia e mandolino (e Berlusconi) dell’Italia. Ma tra gli inglesi che con me guardavano la cerimonia serpeggiava una certa vergogna ben celata (come sanno fare gli inglesi). Soprattutto quando è uscito Mr Bean, odiatissimo in patria perché simbolo all’estero del tipico inglese. Alla fine lo spettacolo di Boyle costato 25 milioni di sterline non è stato altro che uno show dedicato agli stereotipi che gli stranieri hanno del Regno. Una sorta di megasuperpubblicità turistica.

Sicuramente è stata la cerimonia più comica e informale dela storia delle Olimpiadi. Spiazzante, decisamente. Divertente per il resto del mondo, ma non so quanto per i britannici. Nonostante i giornali e i media l’abbiano celebrata come eccezionale.

Non c’è dubbio che Boyle abbia ricevuto un compito difficile. I soliti problemi: cercare di rappresentare le nazioni che compongono il Regno per non offendere gli scozzesi, i gallesi e gli irlandesi, la multiculturalità del presente (con le solite quote di colore e indiane perfino nella rappresentazione della Rivoluzione Industriale quando i neri venivano schiavizzati e l’India colonizzata, vabbé), insomma una ricerca dell’identità, come al solito complessa e non definita nel tempo ma continuamente in cambiamento.

E poi l’umorismo, sapersi prendere in giro. La selfmockery così britannica ma così diversa da quella degli altri paesi. Quando un italiano prende in giro il suo paese lo fa perché un po’ si vergogna o perché si compiace di una certa mediocrità tipica italiana. Perché vorrebbe che il suo paese fosse diverso.

Ma nel caso britannico è completamente diverso. L’autoironia nasconde una forza, una confidenza, un controllo totale o come dice Matthew Parris nel Time:

“British self-deprecation is actually quite boastful. Its primary purpose is to show how relaxed, at ease and confident you are. It’s a sign of being so in command that you can undersell yourself.”

Come dire: siamo così potenti che ci possiamo permettere di prenderci in giro. E’ una forma di supernazionalismo, inesistente nelle altre culture. I britannici raramente manifestano il loro nazionalismo in maniera machista come gli americani o i russi. Quel tipo di nazionalismo è considerato volgare.

Per me ieri è stata un po’ una delusione perché pensavo che il nazionalismo di questo paese fosse diluito negli ultimi tempi. E invece è sempre lì un po’ fastidioso e ripetitivo. La solita commemorazione dei morti nelle guerre mondiali (i britannici pensano di aver sconfitto il nazifascismo), dell’NHS, il sistema sanitario considerato il migliore al mondo nonostante i numeri dicano il contrario. Qualcuno ha detto che sembrava un tripudio del welfare socialista, qualcosa che neppure la Cina comunista ha fatto.

Ci sono tante cose di cui essere fieri in UK ma non credo che tra queste ci siano i cliché che abbiamo visto ieri. Verdetto: decisioni coraggiose sulla questione dello humour, ma deprecabili per la questione degli stereotipi; conduzione confusa, a tratti noiosa, con siparietti messi lì a casaccio e spesso incomprensibili ad un pubblico non-britannico (come quello dell’NHS). Thumbs up per la Regina, dopo Vittoria sicuramente la regina della storia che rimarrà nell’immaginario collettivo per il coraggio e per l’autoironia.

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2 commenti

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2 risposte a “So british

  1. Riguardo all’auto ironia mi hai fatto pensare ad un recente video di David Mitchell: http://www.youtube.com/watch?v=SdVnEbHZjzo&list=PL1665576E7498BAB7&index=2&feature=plcp 🙂

  2. Snem

    Molto interessante

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