Alcuni pensieri sparsi su un viaggio negli USA

La settimana scorsa ho avuto la possibilità di viaggiare negli Stati Uniti, in regioni e cittadine fuori dal solito tour turistico. Pennsylvania, New Jersey e New York State in auto per ore e ore tra foreste, laghi, enormi campi coltivati, fattorie e villaggi sperduti nel nulla, perfino passato vicino ad un villaggio Amish. Mangiato ai diner al lato della strada dove solo i veri camionisti si avventurano. 😉

Quella che ho visto insomma, nelle stesse parole dell’americana che ho incontrato per lavoro, è la vera America. Ogni posto in cui io e il mio collega andavamo venivamo adocchiati come forestieri ma, fortunatamente, in maniera positiva. “Cosa vi ha portato qui?”, “Andate qui, andate là. vi consiglio questo posto e quest’altro.” Sembravamo i primi turisti ad avventurarci in quelle lande! In particolare io venivo continuamente scambiato per un inglese a causa del mio accento (!) e per le parole “straniere” che usavo per indicare gli oggetti: toilet al posto di bathroom, boot al posto di trunk, lorry al posto di truck, petrol station al posto di gas station ecc. Ho dovuto perfino fare da traduttore tra il mio collega inglese e alcuni americani che non capivano quello che diceva. Cercavo di semplificare per il pubblico americano…

Dicevo quindi che mi son trovato a contatto con l’America vera (in realtà ci sono varie Americhe e io ho visto solo quella di quella regione) e questi sono i miei pensieri sparsi:

1) il gigantismo, e con questo intendo la tendenza a costruire e fare tutto in grande, è impressionante. Le automobili, i tir, le strade, le case, le porzioni di cibo e bevande, tutto è assolutamente gigantesco secondo gli standard del resto del mondo. Questa scelta di fare tutto grande mi è incomprensibile. Loro dicono che “we do it because we can”, ma questa non mi pare una spiegazione razionale. Anche nel resto del mondo, a parte rare eccezioni, si può scegliere di fare tutto un po’ più grande ma… ce n’è bisogno? Davvero devo comprarmi un pickup alto due metri con 6 ruote che consuma tre volte un’auto normale per fare cento metri, giusto perché me lo posso permettere? E perché non usare quei soldi per qualcos’altro? Evidentemente è una scelta dettata da un’idea, piantata nella mente dell’americano medio per cui “grande è buono, piccolo è cattivo”. Una ideologia che abbraccia tutto, dall’auto al cibo, dalla casa allo sport ecc. Il cibo è così abbondante e economico che ha perso qualsiasi valore e viene buttato come se niente fosse. Perché devo ordinare una bistecca così grande se non sono capaca di finirla? Ma perché costa solo 99 cent in più!

2) tutto è definito dalla TV. Stereotipo? Può darsi ma il numero di TV sparse per luoghi pubblici, bar, ristoranti, hotel, negozi ecc. è impressionante. In certi diners c’erano 20 TV su diversi canali e tutte proiettavano L’AMERICA. Baseball, basket, football americano, musica americana, pubblicità ecc. In questi posti sperduti la gente utilizza i riferimenti televisivi e cinematografici per definire la geografia. In più occasioni alla domanda “da dove vieni?” mi è capitato di sentirmi rispondere: vengo da Scranton dove girano The office oppure Binghamton dove è nato il regista di Twilight Zone, Ithaca dove hanno fatto un episodio di X Files ecc.

3) il territorio è punteggiato di attività umane ma l’aggregazione è sparsa. Qui un villaggio, a tre miglia lo Starbucks, a 5 miglia il diner, a 10 miglia il meccanico. Tutto funziona con l’auto e non si può vivere in questi posti senza un’automobile! Perfino per distanze di poche centinaia di metri la gente prende la macchina.

Quando “noi inglesi” abbiamo proposto di raggiungere il ristorante a piedi, 7 minuti secondo Google Maps, ci hanno guardato come dei pazzi e tutti si sono premurati di chiederci come stavamo dopo la passeggiata e se volevamo un passaggio per il ritorno.

Ho trovato shockante il fatto che tutte le attività commerciali hanno il “drive thru”, perfino il bancomat e lo Starbucks. Dal parcheggio fino al Down Town si tratta di 2 minuti a piedi, meno di cento metri, ma c’era un servizio di shuttle con auto elettrica da golf per portare le persone in centro! Non c’è alcun dubbio che questo sia il paese con più obesi al mondo se queste sono le condizioni di vita.

In conclusione con il mio collega inglese siamo tornati da quest’avventura un po’ shockati, consci del fatto di aver visto una cultura che per noi europei è aliena quanto o forse più di qualsiasi altra come quelle orientali o mediorientali. Un’ultima domanda ci frullava per la testa: ma come si deve sentire un americano quando va in Europa? Come Gulliver a Lilliput?

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19 commenti

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19 risposte a “Alcuni pensieri sparsi su un viaggio negli USA

  1. Mentre ero in un diner stavano intervistando uno sceriffo. Gli chiedevano come era possibile per un ragazzo ammanettato con le mani dietro alla schiena rubare la pistola ad un poliziotto e spararsi un colpo in testa. Parlavano di questo caso qui: http://www.cbc.ca/news/world/story/2012/08/17/arkansas-police-shooting-tape.html

  2. Veramente un bel post.

  3. vittorio

    “grande è buono, piccolo è cattivo”, tra l’altro penso si applichi anche al corpo, per lo meno maschile (no pun intended).

  4. Snem

    Bel post. Già mi ero fatto un’idea, un’opinione in più di conferma non guasta.

  5. Snem

    Come conciliare l’immagine che si ha degli USA con questi dati? http://www.thedaily.com/page/2012/08/19/081912-news-car-ownership/

  6. Come te la sei cavata con l’accento locale? Quando sono andato in Cornovaglia sono rimasto scioccato, il mio IELTS non valeva una cicca! -_-‘

  7. Il tuo racconto mi conferma nella mia ferma intenzione (di vecchia data) di non andare MAI negli USA neppure se mi pagano!

  8. “Un’ultima domanda ci frullava per la testa: ma come si deve sentire un americano quando va in Europa? Come Gulliver a Lilliput?”

    In realtà, a giudicare dai telefilm (è un tema ricorrente in “How I met your mother”), lo shock culturale ce l’hanno già quando vanno a New York: case piccole, negozi e ristoranti piccoli, nessuno usa la macchina perchè è improponibile.

    Da cui…
    @ Snem: penso che il dato si spieghi con la presenza di enormi aggregati metropolitani al cui interno (“inner city”, “downtown”, ecc.) ci siano vaste fette di popolazione (credo prevalentemente afroamericani e ispanici) che non usano nè possiedono un auto. In Italia non esiste questo dualismo; e anche i cittadini di Roma e Milano hanno quasi tutti l’auto.

  9. non so perchè, ma mi viene in mente ‘Non è un paese per vecchi’, dei Cohen

  10. oops, coen, scusate, quell’altro grande cohen è Leonard

  11. Per Sabrina

    quella è un’altra America. 😉

    Per Laperfidanera

    Esagerata! Ho parlato di cose strane e aliene per i nostri gusti ma l’America è piena di meraviglia comunque. E poi ripeto, io ho visto un’America, ma ce ne sono decine di altre diverse. A 4 ore di autostrada c’è New York che è completamente diversa. Vai in Rhode Island ed è ancora diverso, per non parlare di Florida, California e midwest ecc. Ce n’è per tutti i gusti insomma.

  12. Paolojt

    Bel postillo, io ho avuto la stessa impressione di gigantismo passeggiando per Manhattan anche se dopo poco ci si abitua e non fai più caso che quei palazzi che ti circondano sono tutti grattacieli.

  13. A Sao Paulo del Brasile mi hanno avvertito che i malintenzionati si accorgono subito dei forestieri – loro vittime preferite – perché girano con la testa alta per guardare i grattacieli. 😀

  14. Teresa Batista

    @ lector: Sono in aeroporto a San Paolo… e mi sa che l’ho scampata bella… 😉

  15. @ Teresa: Allora oggi ho fatto la mia buona azione quotidiana. 😉

  16. Teresa Batista

    ahah no l’ho scampata bella nel senso che ho girato col naso in su dicendo Oooooooooh

  17. L’hai scampata bella! 😉

  18. non ti hanno detto “isn’t Italy near Paris?” ?

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