Una Londra post-cristiana

Sono stati pubblicati i risultati del censimento 2011 nel Regno Unito e ci sarebbe da scrivere milioni di saggi sul cambiamento della società inglese negli ultimi dieci anni. Un cambiamento che ho in parte sperimentato. Credo che la società britannica sia quella tra le più dinamiche nella storia dell’umanità. Nonostante il superficiale attacamento a certe tradizioni i britannici sono in grado di assorbire praticamente tutto dall’estero: dalla gastronomia al linguaggio, dall’abbigliamento alle abitudini ecc. Credo che questa sia la grande forza di questo paese: assorbire quello che piace o conviene e renderlo “britannico”, tanto che proprio dal censimento si evince che molte minoranze etniche, soprattutto asiatiche, si considerano a pieno diritto britanniche.

Mi ha colpito molto un’espressione che è stata usata spesso qui nei media nei giorni scorsi: società post-cristiana. In effetti il Regno, una volta baluardo della cristianità dell’impero più vasto e potente della storia, ora pare un melting pot di varie credenze ma soprattutto non credenze. Infatti il dato più incredibile è sicuramente l’aumento dei non credenti passato dal 15 al 25% in dieci anni con aree come il Galles dove più di un terzo è non credente. Più del 7% delle persone non hanno espresso alcuna affiliazione né hanno detto di essere non credenti. Questo 7% può essere considerato quindi un segno di totale disinteresse sulla questione e quindi più vicino al campo della non credenza facendo salire la percentuale a più del 30%. Altro 9% per altre religioni tra cui un 5% di musulmani che crescono notevolmente. Il cristianesimo diminuisce sempre di più fino a toccare il record minimo del 59%. Il calo del cristianesimo è stato mitigato dalla massiccia emigrazione di polacchi (passati in dieci anni da 57,000 a 550,000), rumeni e bulgari.

In particolare a Londra troviamo che su 8.2 milioni di abitanti solo il 48% si considera cristiano, il 12% musulmano, 5% hindu, 2% ebreo e buddista e il 20% è non credente (1.7 milioni di persone); altre 700,000 persone non hanno risposto facendo crescere il numero di non credenti o non interessati all’argomento a 2,4 milioni di persone, quasi un quarto dell’intera città. Se il trend di ritorno di polacchi verso la madre patria degli ultimi due anni dovesse continuare il numero di cristiani (cattolici) nella capitale (dove sono più presenti) dovrebbe crollare ancora di più.

La crescita quindi più consistente nel Regno è quella dei non credenti seguita da musulmani e hindu. Questo ci dice che la non credenza è una scelta degli individui e non è legata alla famiglia di appartenenza. Infatti non sarebbe possibile attribuire questa crescita solo al semplice cambio di generazione visto che il censimento è fatto ogni dieci anni e l’età minima per compilarlo è 18. Quindi ci troviamo di fronte a delle persone che negli ultimi dieci anni hanno abbandonato una religione (presumibilmente il cristianesimo) per non adottarne alcuna. E’ la minoranza più consistente e con la crescita più veloce nel Regno. Se questo trend dovesse continuare potremmo sicuramente aspettarci nel 2021 un 40-50% di non credenti, mentre per le altre religioni dipenderà dalla fecondità dei gruppi etnici e molto meno dalle conversioni intrareligiose che sono molto rare.

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6 commenti

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6 risposte a “Una Londra post-cristiana

  1. Al

    Un piccolo appunto: quel 7% che non ha espresso alcuna affiliazione non credo si possa ascriverlo al campo della non credenza. Al massimo si potrebbe ascriverlo al campo della non affaristica. Nes senso di: “This is none of your business”.

  2. Pensavo che nel Regno Unito ci fossero più atei, anche se, comunque, bisogna dire che una percentuale di quasi il 30% è molto significativa. Un errore, poi, secondo me, è quello di accomunare le varie sette cristiane sotto un unico denominatore. In realtà, si tratta di vere e proprie religioni molto differenti tra loro, non più affini di quanto possano esserlo cattolicesimo, ebraismo e islamismo (che, a loro volta, sono divise in molteplici confessioni, perennemente in lotta tra loro).

  3. Per Al,

    sì potresti avere ragione però ho pensato questo: il censimento era anonimo quindi la privacy ha poca importanza; allo stesso tempo se si è veramente e orgogliosamente e attivamente membri di una religione organizzata la tendenza dovrebbe essere quella di riempire la casella corrispondente. Se invece non si è sicuri, si è in un periodo di dubbio o la domanda non ha alcuna importanza per la persona allora non la si riempie. Insomma mi pare più un’affermazione di non affiliazione, non necessariamente ateismo.

    Per Lector

    Anche a me ha stupito il fatto che non ci fosse differenziazione tra i vari tipi di cristianesimo. Infatti credo che gli anglicani siano ormai una minoranza perfino tra i cristiani. Il cattolicesimo a causa dell’emigrazione massiccia di polacchi è cresciuto tantissimo. Stessa cosa per l’ortodossia.

  4. Al

    Io credo che quel 7% (piccolo ma importante perchè può spostare da 1/4 a 1/3 la consistenza di un gruppo, e non è poco), dicevo che quel 7% secondo me non appartiene nè ai non credenti nè ai credenti ma a uno speciale gruppo di credenti e non credenti che di fronte alle domande su questioni sensibili si irrigidisce e ritiene di non rispondere, per principio…
    Ma anche questa è una supposizione. Credo perciò che, per metodo, non andrebbero conteggiati, a meno che altre ricerche, che potrebbero essere state fatte, non ci consentano distribuirli tra i diversi gruppi con discreta approsimazione.

  5. Nexus

    Non dubito di questi dati, tuttavia non ci trovo per forza un motivo per gioire.
    Io non credo sia un caso che tutta l’evoluzione scientifico-tecnologica degli ultimi secoli ed il “libero” mercato si siano sviluppati principalmente nei paesi cristiani, mentre gli altri sono rimasti più arretrati e poveri. addirittura molti paesi musulmani hanno un sistema scolastico basato sul ripetere in continuazione sempre le stesse cose e l’Islam è inteso non solo come religione, ma anche come costituzione, codice penale e morale.

  6. Engine

    @Nexus

    Il tuo ragionamento e’ fallace, perche’ l’evoluzione scientifico-tecnologica non puo’ essere incasellata in un periodo storico senza prendere in considerazione tutto cio’ che e’ venuto prima. Senza considerare che contiene inesattezze, perche’ pretende di paragonare l’attuale situazione come se cio’ fosse stata una costante nei diversi periodi storici.
    L’Impero Ottomano e’ stato per secoli una potenza in grado di rivaleggiare con i Paesi cristiani, e sarebbe una inesattezza dire che era povero o arretrato; i vari califfati durante tutto il periodo medioevale erano ricchi di cultura che certo non erano da meno dei vari Paesi cristiani.
    E’ piu’ semplice vedere le cose sotto la lente dei mutamenti storici: un tempo Roma erala capitale di uno dei piu’ grandi imperi del mondo antico, negli ultimi decenni e’ stata la capitale di uno staterello da strapazzo.

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