My name is Josiah Schmidt, and I am once again an atheist.

Leggere questo post è stata un’esperienza struggente. Consiglio vivamente anche se un po’ lungo. La prima frase poi è mind-blowing:

“My name is Josiah Schmidt, and I am once again an atheist.”

“Il mio nome è Josiah Schmidt e sono di nuovo un ateo.”

Quel “once again” mi ha sorpreso e forse mi ha fatto incuriosire. Pensavo intendesse che prima era un non credente, poi avesse scelto di abbracciare una religione e poi di nuovo diventare non credente. E in un certo senso è proprio quello che è successo:

“I have very few memories of my earliest childhood, but they are good ones.  I had no worries, no fears, no thoughts of heaven or hell, no concept of God or sin, no particular theology or eschatology or worldview. I remember sitting on the beach, throwing pink and green pebbles into the sea, thinking about saving the really cool looking ones to show my mom. I remember rolling around in our backyard garden and marveling at the whole world hidden in the grass and in the bark of the trees—insects, caterpillars, birds, and frogs. I remember sitting at a coffee table for hours on end, doodling whatever scenes popped into my mind, whether they were characters from television shows I had seen or they were completely from my own imagination. In this time, I never consciously believed in a god.  I never had any reason to. I had never seen a god before.  In my mind, gods were on the same par as the cartoon characters I watched on TV, or the Disney characters I saw in my coloring books.  They were characters in stories I heard in Sunday School.  At this young age, I was not a theist in regards to religion, any more than I was a dualist in regards to epistemology, or a Keynesian in regards to economics.  I was not a theist.  Therefore, I was an atheist.  And I was happy, fulfilled, and without worry.” (traduzione).

Nonostante oggi ci identifichiamo come cristiani, buddisti, musulmani, atei o hindu abbiamo tutti un passato comune: siamo stati tutti non credenti. Ed eravamo felici, spensierati, innocenti ma soprattutto non avevamo alcun bisogno di un dio sovranaturale. Avevamo i nostri genitori che consideravamo infallibili, i nostri creatori e protettori. E questo ci bastava. Non importa che alcune religioni impongano l’iscrizione al loro club con acqua santa, tagli di prepuzi e altri riti tribali fin da neonati. Quell’acqua o quel pisello menomato potranno significare qualcosa per i vostri genitori ma non per voi che vivrete nella beata ignoranza di un mondo senza divinità. Nessuno vi aveva mai additato a disperati senzadio. Tornare non credenti è come tornare bambini. Once again.

Ma non preoccupatevi, anche senza un dio personale si può vivere “dedicando la propria vita ad apprezzare la bellezza, imparare la verità, aiutare gli altri e trasmettere l’amore agli altri.”

“However, when I die, if I find that my consciousness still somehow persists, and I find that I was mistaken—that one or more deities do exist after all, and that I should have believed in a deity despite the lack of evidence—I will accept whatever fate I am assigned, and I shall take happy solace in the fact that my time on earth was well-spent: devoted to appreciating beauty, learning truth, helping others, and passing on love.” (traduzione).

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7 commenti

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7 risposte a “My name is Josiah Schmidt, and I am once again an atheist.

  1. “Avevamo i nostri genitori che consideravamo infallibili, i nostri creatori e protettori.”

    Infatti, secondo l’interpretazione di Sigmund Freud – che, a mio modestissimo avviso, rimane ancora la più valida in tema di analisi delle motivazioni della religiosità – dio non è altro che la proiezione del nostro bisogno di riferimento parentale, di quella necessità di protezione e di guida che ricevavamo da bambini e che non abbiamo più in età adulta.
    In parole povere, il senso religioso non è altro che un desiderio infantile di protezione. Per questo, continuo a sostenere che i credenti sono persone che rifiutano di crescere e di prendere coscienza e responsabilità della vita.

  2. Ma infatti ho sempre pensato che la credenza in un dio creatore possa sorgere solo in una specie con cure parentali come la nostra. Per dire, degli esseri senzienti simili agli insetti non avendo alcuna conoscenza o imprinting dei loro genitori non si porrebbero neppure il problema della creazione, protezione o punizione divina ecc.

  3. kefos93

    Sei un grande, Fabri…
    Abbracci.

  4. kefos93

    @ Lector,
    purtroppo, come ti dissi qualche anno fa, sono stato in collegio ( sia monache che preti , per 7 anni ) a mia madre hanno sempre detto che andavo a

    ” femmine “, il problema è che avevo da 9 a 16 anni !!! ( Magari !!)
    E non sono mai entrato in una chiesa del cazzo…e quando mio padre è morto ho fatto altrettanto !
    La colpa era purtroppo di mia madre ( cristicola ).
    Vivo con una donna stupenda e non voglio avere a che fare con mia madre da qualche anno, sempre perché è semplicemente…cristicola.
    Abbraccioni, ovviamente a tutti, meno che ai cristicoli.

  5. claud_rm

    grande “pezzo”..e quasi quasi invidio chi “freudianamente” soddisfa il bisogno di protezione con la fede. La mia moralità laica e la mia rigorosa osservanza della stessa mi lasciano stremato.
    buon natale
    p.s.
    il 26/12 parto per Bristol , 4 notti per una prima conoscenza della città.

  6. I migliori Auguri di cuore!

  7. GrazieEnrico! altrettanto, un po’ in ritardo 😉

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