Sòlstafir- Fjara: un’interpretazione

Svikin orð, grót í kjafti þér,
rista dýpra en nokkur sár.
Brotin bönd aldrei verða söm.
Lygar eins og nöðrubit.

Broken words, shards in your mouth,
cut deeper than any wound.
Broken vows will never be the same.
Lies like the viper’s bite.

***

I Solstafir sono un gruppo islandese post-blackmetal (come tanti gruppi black hanno abbandonato molti dei suoni orginali del genere mantenendo le tematiche tipiche del genere come la vena nichilista e individualista e privilegiando una visione precristiana paganeggiante) che recentemente ha pubblicato un album eccezionale, Svartir Sandar.

Se state leggendo queste parole e non avete visto il video qui sopra vi consiglio di fermare la lettura, guardarlo e ritornare qui se no vi rovino la sorpresa. Il video sembra non avere molto senso e per giorni ho cercato di trovare un filo che connettesse il tutto. Credo di avere trovato una interpretazione che mi aggrada anche se rimane sempre una tra le tante interpretazioni.

La bara che la ragazza si trascina tra meravigliosi paesaggi islandesi è solo un simbolo, ovviamente. Ma di cosa esattamente? Io ho pensato a questo: a volte nelle nostre vite ci trasciniamo dei “pesi” di cui diventiamo schiavi. Lutti, colpe, vergogne, amici o parenti, vivi o morti che come demoni ci tormentano il sonno. Spesso sono lutti o episodi importanti, altre volte sono sciocchezze ma che non riusciamo a levarci dalla testa. E che come una palla al piede o come un bara da trascinare a mani nude per montagne ci rallentano e non ci fanno vivere appieno la vita. La maggior parte di noi si porta queste bare fino alla fine della propria vita di fatto rendendoci la vita simile a quella di questa ragazza: una tormentata e ardua salita tra colline e dirupi. Il demone che la ragazza incontra mentre si riposa vicino all’aeroplano abbattuto (un altro simblo di una vita che non è mai decollata a causa di quel peso!) rappresenta il continuo pensare e rimuginare al passato. O forse addirittura la stessa persona che la ragazza ha perso. E’ l’unico momento in cui la ragazza chiude gli occhi e pensa. Il demone tocca la bara quasi per aprirla e piange pure lui forse pensando alla sua stessa morte o alla sua amata che non potrà più riabbracciare.

Il punto nodale arriva quando il cantante (l’uomo con la pipa) la abbraccia ed è in quel momento che la ragazza ha come una rivelazione. Il problema e la soluzione sono in quella bara. E’ come se per tutto il tempo non si fosse accorta di quel peso. E accade lo stesso nelle nostre vite: raramente ci rendiamo conto di quale sia il peso che ci trasciniamo dietro.

Dentro la bara ci sono vermi e microrganismi (ogni volta che la bara viene toccata si vedono immagini di vermi) e questo ha un doppio significato: morte e decomposizione ma allo stesso tempo vita. Dalla morte viene la vita.

Come fare quindi? Bisogna eliminare la bara e quindi il peso dalla nostra vita. Ma la ragazza decide di entrare nella bara e di lasciarsi morire insieme al proprio peso. Forse per rinascere libera dalle preoccupazioni.

Quello che forse ci insegna questo meraviglioso video è che a volte bisogna guardare alle proprie mani, vedere che cosa trascinano, quanti vesciche e tagli ci hanno rovinato i palmi. Fermarsi, respirare profondamente, chiudere gli occhi e lasciar andare quella bara sul fiume. Non vivete la vita degli altri, mettete i vostri piccoli e insulsi problemi in prospettiva (basta pensare ai tempi e agli spazi dell’Universo per rendersi conto che i “grandi” problemi sono in realtà insignificanti rispetto al Tutto), lasciatevi dietro i tormenti che vi infestano i sonni e guardate avanti.

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8 commenti

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8 risposte a “Sòlstafir- Fjara: un’interpretazione

  1. Cosa dice esattamente il testo?

    Osservazioni:
    Musica e video sono favolosi.
    Lei è una gran gnocca.
    Il paesaggio è da sballo.
    Con quell’acqua e quella torba ne dovrebbe uscire un whiskey da campionato del mondo.

  2. Qui ho trovato una traduzione del testo in inglese: http://lyricstranslate.com/en/fjara-beach.html

    Anche il testo è ambiguo.

  3. @–>Fabri

    Grazie mille per la traduzione.

    OT . Da appassionato di (buona) fantascienza ad altro appassionato:
    hai visto “In Time”, un film della scorsa stagione? Cosa ne pensi? Io ho trovato geniale l’idea di far coincidere il danaro con il tempo da vivere. Una metafora eccezionale, anche se il film, in sé, non era poi un granchè.

  4. mai visto. ora lo cerco su lovefilm.co.uk. grazie!

  5. OT
    Importante: petizione al Presidente e al Direttore generale RAI per “terminare” la trasmissione Voyager
    qui

  6. Devo ammettere che la tua interpretazione è notevole…notevole quanto il brano. 😀

  7. Grazie Nello. 😉

  8. Denis

    Ciao, in questa come in altre canzoni del gruppo appare un simbolo che sembra simile ad una bussola (lo vedi in modo chiaro nella canzone “LÁGNÆTTI” al minuto 9:00 del video ufficiale). Facendo una ricerca su internet (ispirata dal fatto che il simbolo appare solo quando le linee temporali vengono distrutte) ho trovato una pietra chiamata pietra del sole che veniva utilizzata dai vichinghi per orientarsi. I simboli che sono presenti in quella pietra sono simili a quelli del logo che appare nel video. Sai a cosa esattamente si riferisce il simbolo e cosa rappresenta?

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