Cittadino del mondo

Guardo Bruxelles che se ne va via. Ho appena salutato un amico rumeno che abita in Belgio; per arrivare a Bruxelles un collega inglese mi ha lasciato alla stazione di Gent. Mentre aspetto il tunnel della Manica finisco le ultime email di lavoro: metto in contatto un ricercatore ungherese che vive in Portogallo con un collega americano, poi finisco gli ultimi dettagli per il meeting con i brasiliani; nel frattempo leggo un paper di un autore serbo che lavora in un lab in USA; devo preparare la presentazione per i ragazzi della scuola locale per il Brain Awareness week; mi metto d’accordo su un post con un veneto che vive in Svizzera per la settimana dopo. Entro nel tunnel, sotto l’Oceano per 20 minuti a 350 Km all’ora. Mi rilasso prima di sbucare in superficie e trovarmi tra le nebbie di Albione. In meno di due ore ho viaggiato per centinaia di chilometri, ho comunicato con ricercatori di tutto il pianeta e tutto grazie a tre cose: il telefonino, l’inglese e ovviamente la scienza. Tutte e tre collegate. Senza scienza non ci sarebbe telefonino, senza inglese non ci sarebbe comunicazione tra le persone che contatto e in un certo senso non ci sarebbero neppure la tecnologia e la scienza moderne che grazie all’inglese progrediscono.

Everyday business per me, ma mi rendo conto che non per tutti è così. C’è gente che non ha mai lasciato il proprio paese d’appartenenza, neppure la propria città o appartamento. Non c’è spazio nella mia vita per concetti come nazione, patria, lingua ecc. e il razzismo è inconcepibile. Il mondo è la mia casa ormai e si muove con me.

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5 commenti

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5 risposte a “Cittadino del mondo

  1. “Non c’è spazio nella mia vita per concetti come nazione, patria, lingua ecc. e il razzismo è inconcepibile” quoto in todo! Però la prossima volta che passi per Bruxelles, fammi un fischio ; )

  2. Paolo

    Però hai identificato tutti grazie alla loro nazionalità.

  3. Per Andima

    Eh è stata una toccata e fuga. ti faccio sapere per la prossima. 😉

    Per Paolo

    La prossima volta scrivo: “un uomo che vive nel territorio che oggi chiamiamo belgio ma che prima abitava nel territorio che chiamiamo Romania” Un po’ complicato . 😉

  4. Beato te che hai deciso di vivere all’estero.

  5. Filippo

    Ciao Fabristol,

    io a sei mesi sono stato imbarcato su un aereo per il Sudafrica, dai tre ai sei anni ho vissuto in Messico, da ragazzino ho battuto il sud est asiatico per uno/due mesi all’anno, ho passato tre mesi in Argentina dopo la laurea, da cinque anni lavoro stabilmente fuori dall’Italia (prima negli Stati Uniti, poi in Germania, ora come te in UK).
    Beh, io una patria ce l’ho eccome, per non parlare della nazionalita’ di cui sono oltremodo non gia’ orgoglioso (non e’ un merito), bensi’ felice (e’ una fortuna), soprattutto quando vedo cosa provoca negli occhi del mio interlocutore la risposta “Italian!”, che scintilla laddove “German”, “Russian”, “Portuguese” o “Indian” passano inosservati. Per non parlare della mia lingua, un miracolo che non smette di soprendermi.

    E il razzismo mi e’ inconcepibile quanto lo e’ per te.

    Ciao

    Filippo

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