Sulla ridicola e assurda proposta di legge sul femminicidio

Quando tutti i media si prostano senza fiatare davanti all’ennesima crociata progressista italiana ho sempre il sospetto di trovarmi di fronte ad una grossa vaccata. E’ il caso di questo pallosissimo, insulso, assurdo e ridicolo nuovo termine “femminicidio”.

Il femminicidio non esiste. Punto. Non ho assolutamente voglia di spiegare ad un Homo sapiens dotato di cervello l’ovvietà di questa affermazione quindi utilizzerò gli argomenti che Smeriglia ci propose tempo addietro al riguardo:

“Quello che invece io sostengo è che gli uomini non uccidono le donne perché sono donne, ma perché sono persone che frequentano, e che il grande numero di donne uccise nelle relazioni di coppia non è un segno del maschilismo della società, ma un segno della congenita violenza maschile, violenza che si manifesta contro tutti e tutto: donne, uomini, animali, cose e anche contro se stessa, come dimostra il fatto che circa i tre quarti di quelli che si suicidano sono uomini (Istat). Per questo dico che il femminicidio non esiste, e che il fenomeno che questa parola vorrebbe descrivere è in realtà un fenomeno già noto: l’omicidio, una specialità in cui gli uomini prevalgono da sempre su qualsiasi altro sesso.”

Se volete una dimostrazione statistica continuate a leggere qui. Se invece non ne avete voglia rispondete a questa domanda: avete mai sentito di qualcuno che uccide una donna perché è donna? Se riuscite a trovarmi un solo caso di un omicidio ispirato da odio di genere (a parte quelli contro i gay che esistono veramente!) contro le donne avete vinto un soggiorno a Rebibbia.

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14 commenti

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14 risposte a “Sulla ridicola e assurda proposta di legge sul femminicidio

  1. Totalmente d’accordo.

  2. Julio

    …e qualche giorno fa tiggì vari e giornaloni titolavano esterrefatti “femminicidio: il 30% degli omicidi in Italia ha come vittima una donna”….

  3. Sono d’accordo con l’assunto di fondo dell’articolo. Non sarei molto d’accordo con l’opinione che non esista un odio di genere nei confronti delle donne. Esempi potrebbero essercene tanti; uno per tutti: Jack the Ripper.
    In ogni caos, la stupidità giuridica di argomenti come quelli che ispirano leggi volte a reprimere reati eccessivamente circoscritti (gaycicio, femminicidio, bambinicidio, cinesicidio, ecc.) consiste nel fatto che, tanto più circoscritto è il delitto, tanto più facile è per gli avvocati difensori individuare degli escamotage o delle attenuanti.
    Ciò che andrebbe punito come aggravante è il sopruso in tutte le sue forme e manifestazioni, ogni qual volta vi sia la prevaricazione di un individuo su di un altro (un adulto verso un bambino; un uomo verso una donna; un gruppo nei confronti del più debole, magari solo perché gay o “diverso”).
    Una norma penale, repressiva o preventiva, per essere veramente efficace, dev’essere anche il più possibile applicabile in via generale.
    Altrimenti, si rischia di corre dietro alla bagatella perdendo di vista il vero problema, a tutto beneficio dei rei.

  4. “Una donna uccisa perché donna” è una definizione imprecisa benché molto usata immagino perché immediata e ad effetto.
    Non sono comunque rari i casi di femminicidio ossia di bambine, ragazze e donne uccise o che subiscono violenza in un contesto di maschilismo, nelle quali il genere femminile è considerato non solo diverso, ma subordinato e inferiore. Forse non vittime semplicemente perché donne, ma sicuramente per comprendere queste violenze va affrontato anche il discorso di genere.

    Comunque: di che cosa stiamo parlando? Della legge, della retorica che la accompagna o del concetto sociologico di femminicidio?

  5. Per Julio

    ““femminicidio: il 30% degli omicidi in Italia ha come vittima una donna”….”

    Quindi il 67% ha come vittima un uomo: ergo gli uomini sono più discriminati tra i due sessi. Forse sarebbe meglio fare una legge per la tutela degli uomini allora visto che sono per la maggior parte le vittime di omicidio.

  6. Per Lector

    ma quello di Jack lo squartatore era un caso patologico: avrebbe potuto scegliere qualsiasi genere di persone per i suoi delitti; professione, razza, età ecc. Se avessimo un serial killer che uccide tutti quelli che vestono una cravatta, lo chiameresti un delitto di genere? Cravatticidio? Jack non uccideva le sue vittime perché erano donne, le uccideva perché era un pazzo sadico.

  7. Per Ivo

    ““Una donna uccisa perché donna” è una definizione imprecisa benché molto usata immagino perché immediata e ad effetto.”

    Nel testo di legge si parla di “omicidio di donne in quanto donne”; Wikipedia conferma questa interpretazione.

    “Non sono comunque rari i casi di femminicidio ossia di bambine, ragazze e donne uccise o che subiscono violenza in un contesto di maschilismo, nelle quali il genere femminile è considerato non solo diverso, ma subordinato e inferiore. Forse non vittime semplicemente perché donne, ma sicuramente per comprendere queste violenze va affrontato anche il discorso di genere.”

    Non c’è dubbio che in certi contesti il maschilismo può essere presente ma da qui a dire che un uomo geloso o ubriaco uccide la propria moglie perché è donna è ridicolo. La uccide perché è sua moglie ed è geloso. Punto. Ed esiste già il reato di uxoricidio con aggravante gelosia.

    “Comunque: di che cosa stiamo parlando? Della legge, della retorica che la accompagna o del concetto sociologico di femminicidio?”

    Di tutto: la legge, della retorica della legge e dei media e del concetto sociologico di femminicidio.

    E soprattutto della statistica e della poca scienza/razionalità che c’è dietro. Se le vittime di mocidio sono per il 33% donne significa che il 67% è uomo e quindi sono gli uomini a dover essere protetti più del normale. Giusto? A cosa mira questa legge? All’eguaglianza tra i generi nell’omicidio? Vogliamo mettere le quote rosa anche nelle statistiche degli omicidi? Facciamo 50-50 allora.
    Se l’obiettivo è l’eguaglianza di genere dobbiamo uccidere più donne per portare le statistiche al 50% (quota rosa); se vogliamo invece privilegiare le donne rispetto agli uomini dobbiamo far sì che gli omicidi contro le donne scendano a 0 e quelli tra uomini al 100%. In questo modo solo gli uomini si uccidono tra di loro. ASSURDO. Se ci epnsate bene l’intero discorso è totalmente assurdo.

    Tra l’altro sia la proposta di legge che il concetto di femminicidio sono incredibilmente discriminatori nei confronti degli uomini: significa che è ok se un uomo uccide un altro uomo, ma non va bene se un uomo uccide una donna.

  8. A parte che Wikipedia parla di identità di genere, hai un link sul testo si legge?

  9. Wikipedia: “Il termine femminicidio si riferisce a tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere.”

    Be’ di certo non si può dubitare dell’identità di genere di una donna, a meno che non sia un transgender. 😉

    testo di legge: ho trovato questo ma non so se sia quello di cui stanno discutendo in parlamento.

  10. Julio

    per Fabristol
    “Quindi il 67% ha come vittima un uomo…”
    esatto! Si sono fatti prendere la mano (come al solito) dall’enfasi del momento e….non si sono accorti di dire il contrario di ciò che avrebbero voluto!

  11. @–>Fabristol

    Il fatto è che io considero ogni delitto di genere una sorta di patologia.
    La persecuzione delle c.d. “streghe”, ad esempio, era un tipico omicidio di genere nei confronti delle donne, ispirato dalla misoginia di retaggio “paolino”, congenita in molte confessioni religiose d’ispirazione cristiana, prima fra tutte la Chiesa Cattolica.

  12. Il concetto di identità di genere non si riduce al sesso, anzi: in genere include tutto quello di non biologico che caratterizza maschi e femmine. Comunque la legge è questa: http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0009030.pdf
    Non l’ho letta ma, sorpresa, il termine femminicidio non compare. Si parla, invece, di violenza di genere.

  13. Ciao Ivo,

    sucsa i ritardo ma sono un po’ impegnato. Appena ho tempo leggerò la proposta di legge che hai linkato

  14. Beh, anche se sono sicuro che non è questo il senso in cui si parla di femminicidio, provo a farne io una questione di lana caprina (tanto per fare l’avvocato del diavolo). DIciamo molto a spanne che le donne sono vittime di omicidio nel 30% circa dei casi. Sono assissine però meno che nel 10% dei casi. Quindi sono vittime in misura percentuale molto maggiore del loro reale grado di pericolosità. Vale a dire che un uomo non sceglie la sua vittima in misura proporzionale al rischio di essere a suo volta di questi vittima. Preferisce, quindi, rispetto al valore atteso (dovrebbe uccidere un uomo nel 90% dei casi), che sia vittima una donna.
    Questo che sto dicendo presuppone una labile premessa che realmente l’omicidio medio sia una reazione in un certo qual modo “preventiva”. Il post che linki sceglie l’interessante prospettiva di postulare una forte differenza di “presenza sociale” tra i due sessi (non ci si confonda credendo che i numeri l’abbiano dimostrata: in realtà resta pur sempre uno sbilanciamento postulato, anche se non del tutto irragionevole). A prescindere, si potrebbe semplicemente sostenere che sia socialmente ingiusto che il genere che causa omicidi nell’8% dei casi ne sia vittima nel 30% e che quindi questo renda legittimo un intervento “riparatore”.

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