Evidenza empirica del cervello matematico nazionalista

Head NumbersTra espatriati abbiamo una cosa in comune: non sappiamo contare velocemente in inglese. Sappiamo pensare in inglese, sognare in inglese, ragionare in inglese, spesso siamo così entrati in questa lingua che facciamo errori di traduzione dall’inglese all’italiano e non viceversa (!) ma quando si tratta di contare torniamo alle origini della nostra lingua materna. In pratica è come se la parte del cervello dedicata ai numeri e alla matematica non riesca a diventare bilingue e abbia bisogno di utilizzare il linguaggio della lingua madre per funzionare (questo tra l’altro dice molte più cose di quanto si possa immaginare: per esempio che la matematica è legata al linguaggio. I sordomuti sono bravi matematici? Gli animali che contano come i pappagalli sanno anche parlare, giusto?).

Lo sperimento ogni giorno su me stesso ovviamente ma mi è capitato di condividere la mia teoria con più stranieri – non solo italiani- e posso confermare che il 100% delle persone ha lo stesso mio problema. Oggi ho avuto una conferma anche divertente stile sit-com: un messicano, un italiano, un greco e un cinese che si cimentano nella costruzione di un mobile stile IKEA. Si dovevano contare i buchi tra un ripiano e l’altro e ognuno contava nella sua lingua perché oltre il numero 5 contare in inglese risultava troppo stancante e/o lento e/o impreciso.

Questo è una dimostrazione empirica che il nostro cervello ha due aree distinte: una per la lingua e l’altra per i numeri. E che la prima è estremamente malleabile e perfettamente adattata alla poliglossia (leggere questo mio post al riguardo) mentre la seconda è pesantemente influenzata dall’imprinting iniziale della madre lingua. A questo punto mi chiedo com’è la parte del cervello dedicata al calcolo nei bilingui… Priviligeranno una lingua per contare rispetto all’altra?

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14 commenti

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14 risposte a “Evidenza empirica del cervello matematico nazionalista

  1. Forse perchè contare è la prima cosa che impariamo a fare, subito dopo i primi rudimenti della lingua madre. Probabilmente diventano così radicati, ed intrecciati che è naturale ci venga spontaneo contare nella nostra lingua madre. E’ un ritorno alle origini. ^_^

  2. Marco

    Osservazione giustissima, anch’io penso in inglese ma conto in italiano. Ho diversi amici bilingui ma con una prima lingua, quella madre, prevalente e tutti quanti contano sempre nella loro lingua madre. Si vede persino nei gesti. Ad es. un mio amico arabo conta sulle dita non a partire dal pollice, ma dal mignolo, alla maniera araba. Ho notato che spesso avviene anche con i giorni della settimana e con i mesi, se non si concentrano o sono stanchi gli escono nella lingua madre.

  3. Kirbmarc

    Da un bilingue (Italiano e Sloveno)ti posso dire che io conto in Italiano quando mi trovo fra altri italiani e in Sloveno quando parlo con altri sloveni. Ma devo dire che ora che vivo in UK non ho trovato problemi nel contare in Inglese, e quando ho vissuto in Russia contavo in Russo. Sinceramente non ho mai avvertito questo problema e non ne avevo mai sentito parlare se non da chi viene da culture con concetti dei numerali diversi dai nostri, come i cinesi e i giapponesi. E dagli spagnoli, ma gli spagnoli sono terribili con l’Inglese in generale (peggio che noi italiani). Ho vissuto (per periodi differenti) con dei finlandesi, uno svizzero (di madrelingua tedesca) , una tedesca, un’olandese, un indiano e un georgiano (in Russia) e quando si contavano cose insieme (uova al supermercato, bottiglie, sedie, finestre) nessuno ha avuto problemi a contare in Inglese. C’e’ da dire che molto probabilmente queste persone contavano mentalmente nelle loro lingue e poi traducono il totale in Inglese (o nel caos del georgiano in Russo). Non abbiamo mai provato a contare a voce alta.

  4. Strano, io da espatriato di madrelingua italiana conto molto spesso e volentieri in inglese, ma forse è perché la matematica fa parte del mio quotidiano.

  5. Snem

    Mai notato, personalmente riesco a contare velocemente in tutte le lingue che conosco… strano

  6. Oggi ho avuto conferma da altre due persone: la madre di un mio collega mi ha detto che nonostante viva da 30 anni in UK conta ancora in spagnolo; e un’amica olandese vive da 35 anni in UK e conta in olandese.
    Ovviamente tutti riusciamo a contare in un’altra lingua ma non inconsciamente come lo si fa con la lingua madre. E comunque parlo anche di aritmetica, calcoli veloci come le tabelline per esempio. Oppure provate a fare questa prova: contate all’incontrario velocemente partendo da numeri alti in una lingua e poi con l’altra. Son sicuro che si è più lenti.
    Su internet ho trovato questo forum nel quale la popolazione si divide in due: http://www.spanishdict.com/answers/154190/no-matter-how-fluent-you-are-you-always-count-to-yourself-in-your-mother-tongue

    Farò un po’ di ricerche scientifiche in merito perché credo che sia molto interessante….

  7. PEr Marco

    un mio collega indiano bilingue, Tamil e inglese, conta solo in inglese e mai in Tamil ma con la mano in Tamil, cioè partendo dal mignolo. 😉

  8. Ora che ci penso però la memorizzazone di serie di numeri, come il numero di telefono, il codice postale ecc. invece riesco a dirli solo nella lingua con ui li ho memorizzati. Il mio numero inglese per esempio, è ASSOLUTAMENTE e CATEGORICAMENTE impossibile per me ricordarlo in italiano. Ogni volta che quialcuno mi chiede il mio numero di telefono in italiano devo dirlo in inglese a voce alta e poi tradurlo in italiano. Ma questo credo che non abbia alcun legame con l’aritmetica o il calcolo, è semplicemente una sorta di ritornello che si impara in una lingua. In effetti la memorizzazione dei numeri di telefono ha più a che vedere con la memoria visiva e/o uditiva-linguistica che con l’aritmetica.

  9. Snem

    Yo creo que sea una cuestión de ejercicio… ops 😀

  10. Marco

    A proposito di numeri di telefono (specie in era pre-cellulari, quando ciascuno di noi ne sapeva a memoria almeno una ventina), concordo sul fatto che la memorizzazione è legata più che altro alla memoria visiva e soprattutto uditivo-linguistica, al punto che eravamo capaci di dirli solo in un certo modo (ti faccio un esempio: zero due – settantatre – vendidue – quattro due uno). Se qualcun altro ce li diceva in modo diverso facevamo persino fatica a riconoscerli. Adoro il modo di contare sulle dita partendo dal mignolo 😉

  11. Io ebbi questo problema solo i primissimi tempi. Addirittura, se leggevo un testo scientifico, a mente leggevo in inglese ma arrivato ai numeri passavo all’italiano (nel caso limite, leggevo la singola cifra in italiano pur se preceduta E seguita da parole inglesi). Ma dopo non molto tempo comnciai a leggere i numeri comodamente in inglese. In un discorso a mente, i numeri hanno acquisito così la lingua del discorso, italiano o inglese a seconda. Anch’io devo dire che avevo tutti i giorni a che fare coi numeri, forse questo ha velocizzato la transizione. Inoltre, se memorizzo una sequenza numerica in inglese so dirla altrettanto rapidamente in italiano. Il viceversa è un pizzico più lento, ma riesco (devo visualizzarlo, non potendo andare “a melodia”).
    Io imputo la maggiore difficoltà ad un discorso di economia (o pigrizia) mentale: mentre la parola cambia in una lingua o nell’altra, il numero non necessita di traduzione. Questo renderebbe la traduzione del numero ridondante, cosa non vera per la parola, e il cervello di conseguenza la de-seleziona. In questo modo l’esercizio di traduzione numerale non comincia mai o non si porta a definitivo compimento (almeno non rapidamente come avviene per il vocabolario).

    Però dico questo in base alla mia esperienza, per cui mi è bastato fare qualche sforzo di volontà che mi sono imposto per passare (tutto sommato rapidamente) al bilinguismo numerico. Se la difficoltà invece persiste a prescindere daggli sforzi “educativi”, allora può darsi che la mia spiegazione non tenga (o almeno, non per tutti).

  12. Mi ripeto di nuovo qua: non sto dicendo che io e gli altri che conosco non siamo in grado di fare i conti in un’altra lingua: è solo che è più lento e/o preferibile per i conti mentali. Per fare una prova basterebbe cronometrare una persona con le tabelline o con la conta all’incontrario. C’ho provato col greco qualche settimana fa e adesso ci provo col cinese settimana prossima. 😉

  13. E allora prova anche qualche gara di spelling con madrelingua inglesi. Voglio dire, se occorre sostenere che si sia in presenza di un caso di uso di distinte aree del cervello, non si devono confrontare pari con pari? Le conte e le tabelline le impariamo come filastrocche. Prova a cronometrare il tuo numero di telefono ingelse, recitato prima in inglese e poi in italiano. Presumo che tu lo reciti più spesso in inglese, per esempio quando le devi dettare a qualcuno: se è così, provo ad osare prevedere che nella migliore delle ipotesi, in italiano eguaglierai l’ingelse, a meno di un’eventuale compensazione della velocità di pronuncia fisiologica che già esistesse nel parlato (hai provato degli scioglilingua in inglese?).

    Cos’è la tabellina se non una poesiola imparata a memoria? Non mi sorpende che se ne cambi le sillabe ti trovi ad arrancare: dovresti metterti giorni e giorni ad esercitarti come facesti da ragazzino con l’italiano e poi, eventualmente, verificare se è servito a qualcosa. L’esempio delle tabelline devo dire che lo trovo calzante, perché in esse non vi è alcun calcolo (per contare 7×8 occorre immagino mezzo minuto) ma meramente la riproposizione di una sequenza mnemonica (grafica o musicale? Forse la seconda?…).

  14. Confermo, conto sempre in Italiano. Però i numeri delle banconote, no. “Cinque di resto”, mi viene meglio in cinese con gli yuan, in inglese coi i dollari. Fascinating.

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