Perché l’accordo di Ginevra cambia gli equilibri mondiali dopo 50 anni di influenza saudita

Con l’accordo di Ginevra il mondo ha incominciato a ruotare sul proprio asse ancora una volta e a rivoluzionare gli equilibri geopolitici. La prima testa  a cadere è l’Arabia Saudita. Finalmente, dico io. I sauditi sono sempre stati una piaga per l’Occidente che dipendeva dai loro petrodollari da più di 50 anni condizionando l’intera politica mondiale. I sauditi vendevano petrolio in cambio di protezione e di controllo del medioriente in chiave anti-sciita. Una delle più grandi e sottovalutate guerre fredde degli ultimi 50 anni quella tra sunniti e sciiti. Sauditi contro Iran, Siria, Hezbollah per il controllo politico, culturale e religioso della regione. Gli USA, a causa di questo legame di sangue con i sauditi, sono sempre stati anti-sciiti ma ho sempre pensato che l’Occidente dovesse avere alleanze più strette con gli sciiti piuttosto che con i sunniti. Un legame culturale molto più naturale a mio avviso per questioni storiche e culturali e perfino religiose. Ecco perché vedo il miglioramento delle relazioni con l’Iran come l’inizio della fine di un’anomalia storica incominciata 40 anni fa con il golpe della CIA contro lo Shah di Persia.

Quattro cose hanno indubbiamente portato gli USA a voltare le spalle ai sauditi: 1) la guerra in Siria; 2) le relazioni con il Pakistan; 3) la subdola guerra fredda con la Russia; 4) la scoperta del “shale gas” in quantità mastodontiche in US.

Vediamo punto per punto.

1) La guerra in Siria è diventata lo scacchiere dove i più grandi protagonisti mondiali stanno giocando le proprie carte “by proxy”. Guerra complessa dove sono in gioco le sorti del medio oriente e non solo. La Siria è uno storico alleato dell’Iran, degli Hezbollah libanesi e della Russia. Da una parte abbiamo quindi gli interessi sciiti (Iran e Hezbollah) e quelli russi (ricordiamo che l’Iran fu appoggiato dai russi nella guerra contro l’Iraq, appoggiato da USA). Dall’altra abbiamo paesi sunniti come l’Arabia Saudita che finanzia i ribelli sunniti affiliati ad Al Qaeda (Al Nasra) e cerca di spingere gli USA ad attaccare Assad. Ricordiamo che qualche settimana fa i sauditi hanno lasciato la loro sedia di osservatore all’ONU per protesta contro l’accordo di Ginevra e pare che abbiano chiesto ad Obama di bombardare la Siria in cambio di petrodollari.

2) non la chiamano così ma si tratta sicuramente di una subdola guerra fredda tra USA e Russia. Negli ultimi mesi i conflitti si sono moltiplicati: Snowden, diritti gay, Ucraina, Artico, Kosovo, Iran ecc. La Siria è un alleato storico e permette alla Russia un accesso alternativo al Mediterraneo e tramite l’Iran allo Stretto di Hormuz. Obama con l’accordo di Ginevra ha fatto un passo indietro ed è come se avesse detto a Putin che esiste una linea di demarcazione dell’influenza russa che va da Kiev fino allo Stretto di Hormuz passando per l’Ossezia e Damasco.

3) le relazioni degli Stati Uniti con il Pakistan sono ai minimi storici. Anni e anni di attachi di droni sulla popolazione civile hanno creato un’opinione pubblica antiamericana così forte che alle elezioni pakistane i candidati facevano a gara a chi prometteva più proposte antiamericane. E’ di oggi la notizia che il Pakistan sta producendo i suoi di droni che userà contro i talebani e forse come deterrente contro la presenza USA nel suo territorio. Non è un segreto che gli USA considerino l’arsenale nucleare pakistano non sicuro, l’appoggio del Pakistan ai talebani e a Osama bin Laden deplorevole e più volte analisti militari hanno parlato del Pakistan come di uno stato artificiale fallito che sarebbe meglio dividere in piccoli stati. Ma la cosa più sconvolgente è stato sicuramente l’annuncio che la Cina ha dato ufficialmente qualche tempo fa: chiunque colpirà gli interessi del Pakistan colpirà quelli cinesi. Un avvertimento non tanto velato contro gli USA. Il Pakistan infatti è un alleato cinese in chiave anti-indiana nella regione. In gioco c’è un oleodotto di dimensioni colossali che passerà per il Pakistan e arriverà fino in Cina via Tibet. Gli USA hanno cercato in tutti i modi di bloccare l’oleodotto proponendo una via alternativa dentro l’Afghanistan ma tutto deve partire dall’Iran. Gli USA si sono resi conti che si stava creando un’empasse per cui solo la Cina poteva beneficiare. Ricordiamo che la Cina ha costruito il porto commerciale di Gwadar in Pakistan a 80 miglia dal confine con l’Iran (porto a cui verrà dato status speciale, leggi protettorato cinese) in chiave anti-indiana ovviamente (e anti-USA) per quello che viene chiamato il “Gwadar-Kashgar corridor”: un corridoio che dall’Oceano Indiano porterà gas e merci alla Cina attraverso l’Himalaya. Ammorbidire le relazioni con l’Iran significa far passare il gas iraniano e irakeno attraverso vie alternative.

4) Shale gas. La scoperta del nuovo metodo estrattivo per recuperare lo shale gas tramite fracking sta cambiando l’economia planetaria e sta rendendo gli USA sempre meno dipendenti dal petrolio saudita. Anzi ora gli USA stanno diventando perfino esportatori.

Sauditi bye bye insomma. Che negli ultimi mesi si sono ritrovati ad avere un alleato inusuale, men che meno che Israele. Quest’ultimo vedrà la sua influenza sull’Occidente alquanto ridotta dopo l’accordo di Ginevra. E forse come conseguenza il conflitto israelo-palestinese potrebbe avere risvolti interessanti. Un Israele isolato e alleato dei sauditi potrebbe scendere a patti più facilmente. Chissà…

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10 commenti

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10 risposte a “Perché l’accordo di Ginevra cambia gli equilibri mondiali dopo 50 anni di influenza saudita

  1. un’analisi mirabile con cui concordo completamente. Purtroppo la gente è poco interessata alla geopolitica e si fa incantare dagli specchietti.

  2. grazie mille enrico! il problema non sono solo le persone in generale ma chi ci informa, o meglio disinforma. è notizia di oggi per esempio che il ministro degli esteri iraniano ha avuto un meeting con ENI perché ora c’è la possibilità che l’italia rientri nello scacchiere geopetrolifero. ora si capisce perché la Bonino voleva la pace con iran e Siria. diritti umani un cazzo, piuttosto petrodollari. e non è un caso che Putin abbia fatto il gran tour degli imprenditori italiani a roma e trieste l’altro giorno. è tutto collegato, ma i giornali sviano parlando di ribelli, terroristi, pace e minchiate varie.

  3. Marco

    Uso anch’io come Enrico l’aggettivo mirabile per descrivere la tua analisi, direi mirabile e lucida. Ecco che cosa vorrei leggere negli editoriali del Corriere.
    Sul fracking, hai letto “Strong Motion” (pubblicato in Italia come “Forte movimento”) di Jonathan Franzen? E’ un bellissimo romanzo.
    Mi chiedo (anzi, ti chiedo), ma è vero che il fracking crea questi enormi rischi ambientali e sismici?

  4. Grazie anche a te Marco per i complimenti!
    Sul fracking mi sto interessando moltissimo da più di un anno anche perché abito vicino ad un villaggio dove gli ambientalisti stanno bloccando le strade per protestare contro il fracking in zona. Ci sono pareri discordanti sulla pratica. Come tutti i metodi estrattivi ha pro e contro e credo che debba essere valutato caso per caso. Per esempio fracking a valle è preferibile rispetto a monte perchè se esiste il rischio contaminazione delle falde almeno è ridotto al minimo. Ma questo vale anche per altri metodi come la trivellazione in land and off shore.

  5. Mi unisco ai complimenti e domando: non è che i sauditi spediranno qualche altro cittadino negli Usa a prendere il brevetto di volo?

  6. ottimo punto luca! dai sauditi abbiamo avuto solo problemi, dagli iraniani assolutamente niente. basti pensare che sono proprio gli wahabiti sauditi (la corrente saudita dell’islam) a finanziare i terroristi di tutto il mondo comprese le madrasse e ovviamente bin laden.

  7. Marco

    Grazie della risposta fabristol!
    TI consiglio di leggere “Strong Motion” perché il fracking è uno dei protagonisti del romanzo, ed è davvero un bel libro (meglio di “Freedom” ad esempio).

  8. Pingback: The Geneva butterfly effect | Fabristol

  9. Emanuele

    Da alcuni dati letti nei mesi scorsi ho avuto l’impressione che per gli USA un conto è il gas prodotto tradizionalmente o col fracking, di cui si prevede finiranno per essere esportatori, un conto è il petrolio. Qualche mese fa producevano circa 11 milioni di barili al giorno (di cui 4 col metodo del gas-to-liquids) e ne importavano circa 7-8 milioni (sempre al giorno). Questo in tempo di crisi, se l’economia riprendesse un poco aumenterebbero i consuimi. E mi pare che i numeri dell’importazione dall’Arabia non siano in calo ultimamente, anzi. L’Arabia resta inoltre il primo produttore e con la fame di energia che c’è nel mondo in particolare a oriente non avrebbe problemi a trovare altri sbocchi al suo petrolio.
    Il discorso del fracking poi sarebbe il caso di analizzarlo meglio perché anche in un paese grande come gli USA cominciano a esserci proteste per il consumo di suolo e l’inquinamento che produce. Un paio di stati minori hanno vietato la pratica nel loro territorio e ci si comincia a preoccupare in certe zone del Texas. Inoltre ci sono opinioni diverse sulle prospettive di questo metodo, per molti l’eroei complessivo sarebbe sfavorevole a lungo andare.

    In quanto alle conseguenze mediorientali, ce ne vorrà di acqua sotto i ponti prima di parlare di Israele isolato (intendendo con questo messo all’angolo dagli USA, che dell’Europa se ne sono sempre fregati nei momenti decisivi). E tanto per entrare nel dettaglio, diversi stati europei tra cui l’Italia hanno rapporti militari piuttosto stretti con Israele, con vendite e acquisti di armi ed esercitazioni in comune.

  10. ovviamente dissento 🙂

    Proprio ieri c’è stata una riunione dell’OPEC e iraq e iran si sono ringalluzziti e stanno minacciando il cartello capeggiato dai suadditi con l’idea di svalutare il mercato aumentando la produzione e abbassando i prezzi. http://www.ft.com/cms/s/0/be2d119e-5cd2-11e3-81bd-00144feabdc0.html#axzz2nfDtjJJB

    Mentre gli USA hanno già in mente di esportare gas e petrolio e di diventare autosufficienti nella prossima decade. Entro il 2015 gli USA predicono di superare l’Arabia Saudita e la Russia nella produzione e esportazione di gas e petrolio. http://www.cnbc.com/id/101244804

    Ora capite le preoccupazioni dei russi? Inoltre se i sauditi esportano e guadagnano meno non hanno più risorse per mantenere l’intera popolazione sotto benefit. Altro che primavera araba!

    per quanto riguarda ISraele credo che gli USA abbiano appena ordinato all’UE di non appoggiarlo più unilateralmente. La pacchia è finita: http://www.lastampa.it/2013/12/16/esteri/svolta-di-bucarest-stop-allimpiego-di-lavoratori-nelle-colonie-israeliane-9rYAH5XzLDimyH7Xlg4yjN/pagina.html

    Certo ci saranno sempre accordi commerciali ma non esisteranno più favori eccezionali e Israele dovrà abbassare la cresta.

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