Scienza sì, ma solo se italiana

Non so se vi siate resi conto ma il 99% delle volte che una notizia di scienza viene pubblicata sui giornali italiani è per il semplice motivo che tra gli autori c’è un italiano o un istituto italiano. Al contrario la BBC, per fare un esempio a me vicino, pubblica notizie scientifiche interessanti in base… alla scienza che ci sta dietro. Da nessuna parte vedrete titoloni con su scritto “scienziato inglese scopre X” oppure “tra gli autori della ricerca c’è anche un inglese.”. Questo modo di fare provinciale non sorprende: i giornalisti italiani non sanno un emerito cazzo di scienza e men che meno di inglese. Quindi per loro la notizia non è che è stato scoperto X o la cura per la malattia di X, ma che un italiano abbia fatto quella scoperta. Così la notizia non appartiene più alla rubrica scientifica ma a quella della cronaca di paese dove la conoscenza o l’appartenenza tribale trionfano sopra qualsiasi altra cosa (“Ah mio cugino ha pubblicato su Nature!”). Per dimostrare questo basterebbe fare alcuni esercizi mentali: ammettiamo che il ricercatore X pubblichi su Nature, la stampa italiana lo riporta con grande clamore; poi l’anno dopo il ricercatore X prende la cittadinanza inglese o francese e pubblica di nuovo su Nature. Pensate che il giornalista si metta a riportare la notizia questa volta?

Intervistatore: “Ah quindi ha pubblicato di nuovo su Nature. Complimenti!”

Ricercatore: “Grazie mille. Sono anche stato onorato del premio Miglior scienziato britannico dalla Regina.”

I: “Ma quindi… lei non è più italiano?”

R: “Sì sono diventato britannico. Ormai vivo qui da così tanti anni.”

I: “Ah capisco, quindi ora lei è inglese.” Fra sé: “E adesso che titolo ci metto a questa notizia?”

R: “Quando vuole possiamo procedere con l’intervista. Sa abbiamo scoperto delle cose veramente interessanti….”

I: fra sé “Mmm e mo’ che gli dico a questo? Ah magari posso fare una intervista sul cambio di cittadinanza, sulla fuga dei cervelli che sono costretti perfino a cambiare la cittadinanza pur di fare ricerca!”

R: “Mi scusi, ma mi sta ascoltando? Vuole che ripeta? So che sono cose complicate per i non addetti ai lavori ma…”

I: “No, no piuttosto perché non mi descrive il calvario del suo cambio di cittadinanza.”

R: “Calvario? Mi scusi ma che c’entra con la mia ricerca.”

I: “Deve essere stata una decisione difficile da prendere. Insomma lì a Londra piove sempre, il cibo fa schifo, sono freddi…”

R: “Per prima cosa sono a Birmingham. L’Inghilterra non è solo Londra come credo sappia. Continuo a non capire cosa c’entri con…”

I: “Giusto per curiosità ma lì a Londra se ne trova lavoro? C’ho mia cugina che ci vorrebbe andare ma sa, l’inglese è un po’ così così.”

R: “Ma non sono mica un’agenzia interinale io!”

I: “Ma comunque ha fatto benissimo ad andarsene. Qui va tutto male, lavoro non se ne trova. Se ne stia lì che fa bene. Comunque io non avrei cambiato cittadinanza.”

R: “Ma saranno fatti miei!”

I: “Sì va be però non è colpa nostra se il paese è così. Non c’era mica bisogno di farla così plateale questa cosa. Cosa penserebbe suo nonno…”

R: tuuuuuuuuuuuuuuu

I: “Pronto? Eh ma che maleducato! Titolo: Ricercatore italiano cambia cittadinanza per dispetto contro il suo paese.”

 

 

 

 

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7 commenti

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7 risposte a “Scienza sì, ma solo se italiana

  1. Si nota che non conosci bene il mondo dei media italiani: la notizia, in caso non solo di cambio di cittadinanza ma anche di parenti italiani, diventerebbe “scienziato di origine italiana”. Vedi elezione di Papa Francesco che sono andati a rintracciare la bisnonna o cos’era poi piemontese…

    Più seriamente: non è solo un problema di redazioni (neppure dei giornali, perché in questo imperano le agenzie, quindi Ansa, Adnkronos ecc.) ma anche di lettori, ai quali interessa la scienza solo se c’è un po’ di orgoglio patriottico di mezzo.
    E poi: anche la BBC seguirà suoi criteri di “notiziabilità”. Non figurerà il nazionalismo, ma ne avrà altri e non necessariamente improntati al valore scientifico della scoperta. Ci sarebbe poi il discorso degli uffici stampa, ma meglio non affrontarlo…

  2. Purtroppo anche il giornalismo è fortemente condizionato dal conto economico. Nella mia cittadina, i tre quotidiani che sviluppano la cronaca locale fanno a gara per inserire la parola “sesso” nelle loro locandine. Sanno che qualsiasi storia piccante, pure la più insulsa, fa volare le vendite.
    Analogamente, in Italia, quel simulacro di sentimento nazionale descritto nel post, “tira”. In altra maniera rispetto alla “pruderie” viagrosa, ma pur sempre di “tiraggio” si tratta.

  3. È una tendenza di questi ultimi anni. In Italia c’è sempre stato un certo sciovinismo straccione. Credo che sia il tentativo di rimediare alla realtà di un paese che, ad un secolo e mezzo dalla “unità”, rimane fortunatamente diviso. Era così anche durante il fascismo. Secondo me non è un caso.

    Enrico
    ——————————————
    http://pulgarias.wordpress.com

  4. Kirbmarc

    Il campanilismo da quattro soldi e’ ancora piu’ ridicolo nei giornali di provincia. Ricordo una prima pagina del Piccolo: “Sciopero dei voli alle Bahamas. Coinvolto anche un triestino”. XD

  5. @Kirbmarc: vabbè, il Piccolo è oltre 🙂

  6. Aul

    Molto interessante e sensato servizio, lontano dai luoghi comuni, di Focus sul nepotismo nelle università italiane… http://www.focus.it/scienza/nepotismo-l-accademia-italiana-non-ne-e-immune_C12.aspx

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