L’Italia non è un paese per la scienza

indexNell’ultimo periodo credo di aver cambiato molte delle mie convinzioni. Una di queste è sulla necessità dei governi di finanziare la ricerca scientifica. Ovviamente questo è un argomento che mi tocca da vicino: emigrato all’estero per fare ricerca dal lontano 2006 faccio parte di quelle migliaia di ragazzi che vengono collettivamente chiamati “cervelli in fuga”. Non mi piace cervelli in fuga e nemmeno rientro dei cervelli. Siamo quasi tutti di intelligenza media, chi più chi meno e la ricerca è solo una delle tante motivazioni per cui siamo andati all’estero. E la ricerca scientifica è un lavoro come un altro, infatti non ho mai sentito dire che gli operai che lavorano all’estero sono braccia in fuga. Siamo semplicemente lavoratori come tutti gli altri che vanno dove c’è il mercato per la nostra professione. Alla stregua di tutti gli altri lavoratori che si occupano di lavori che non hanno bisogno di essere localizzati ma anzi sono incentivati all’internazionalizzazione compresi calciatori, modelle etc. (palloni in fuga e gambe in fuga?). Ah, i nostri ragazzi sono costretti ad andare all’estero! Non sono costretti, sono loro che hanno scelto una occupazione che non ha mercato in Italia e quindi devono spostarsi dove il mercato c’è. E’ come se in Groenlandia tutti si laureassero in viticoltura e l’opinione pubblica e i governi che si lamentano che i ragazzi sono costretti ad emigrare nel Meditterraneo.

Quello che voglio dire è che la ricerca scientifica è un lavoro che non può essere creato dal nulla in mezzo al deserto e che consiste in una certa mobilità. Non ho mai sentito nessun governo proporre di incentivare la coltivazione della palma da cocco nel Trentino perché altrimenti i coltivatori devono andarsene nell’Oceano Indiano a coltivarla. Né un governo britannico spendere il 10% del suo PIL per coltivare la vite nelle Highlands scozzesi perché altrimenti i viticoltori scozzesi devono espatriare in Italia. Sembrerò un po’ cinico e questi esempi potrebbero sembrare fuori luogo ma ci sono popoli, culture e paesi che non sono fatte per certe cose: geografia, storia, cultura, religione, tradizione, infrastrutture creano differenza tra paese e paese e solo uno stupido potrebbe considerare di spendere miliardi per coltivare la vite con successo in Scozia o in Groenlandia. Così l’Italia per tradizione, storia, religione ecc. non è fatta per la scienza. Gli italiani e la scienza hanno sempre avuto un pessimo rapporto e quei pochi che hanno proseguito la ricerca accademica ad alti livelli lo hanno fatto nei paesi in cui la scienza è considerata come una parte fondamentale della cultura (dove la vite può crescere). Spendere milioni di euro per un centro di ricerca in Molise o nelle montagne del Gennargentu può inorgoglire i pastori locali ma non servirà a niente se la mentalità di quel centro è antiscienza, se il governo regionale è antiscienza, se il vescovo o gli ambientalisti/animalisti di turno sono contro quel specifico tipo di ricerca, se i ricercatori non hanno le basi di scienza. Quel centro diventa una cattedrale nel deserto, un vigneto in Scozia che non produrrà nulla.

Perché i governi devono investire in scienza? Perché devono competere tra di loro con condizioni di partenza (substrati) spesso ineguali? Non vi pare un retaggio del secolo scorso e della guerra fredda questo? La famosa autarchia per cui uno stato deve eccellere in tutto per poter sconfiggere tutti gli altri in una partita infinita di Risiko?

Se la scienza è internazionale e non conosce confini qual è il motivo per cui dobbiamo farla sotto casa nostra? I frutti della ricerca a Londra arrivano da noi comunque sotto forma di prodotti o strumenti o applicazioni.

Le ricadute commerciali direte voi. Sì ma che senso hanno le ricadute commerciali, i brevetti e tutti questi premi quando il mercato è globalizzato e internazionale tanto quanto la scienza? Che senso quando la manifattura è in Cina o India? L’industria manifatturiera o farmaceutica italiana non esiste più perché è delocalizzata in altri paesi, si fonda sull’internazionalizzazione dei propri dipendenti e strutture. Il prodotto della ricerca coreana arriva nelle nostre case con Samsung, LG e Hyundai anche senza che alcun centro di ricerca italiano abbia fatto qualche scoperta che ha portato a quel prodotto. Non siamo più nel pieno della guerra mondiale quando le potenze tenevano le loro ricerche segrete per poi utilizzarle per il dominio globale. Il contesto del 2014 è completamente diverso. Ciò non significa che l’Italia non debba investire in ricerca ma di certo non all’interno del suo territorio. Per esempio collaborando a progetti internazionali come il CERN, ESA, Horizon 2020 ecc. Che senso ha costruire un sincrotrone per paese quando ci si può mettere d’accordo e collaborare per avere un risultato più veloce e migliore? Oppure perché non specializzarsi nella ricerca in uno specifico settore invece di disseminare il continente di migliaia di laboratori tutti uguali (che studiano la stessa cosa) ma con fondi ridicoli?

E non significa neppure che l’Italia debba fare solo cibo, design e calcio (odio questi stereotipi). Esistono sicuramente milioni di altre specialità in cui l’Italia potrebbe eccellere ma non si può di certo imporlo dall’alto costruendo cattedrali nel deserto. Chi vuole fare ricerca scientifica di qualità può spostarsi dove la fanno così come chi in Scozia vuol fare il viticoltore può spostarsi più a sud, chi vuole giocare a cricket può andare in India, chi vuole fare la supermodella può andare a New York ecc.

L’Italia non è un paese per la Scienza. Ma capisco che tutto ciò che ho scritto qui sopra sia pura eresia per chi ancora considera le nazioni dei tabù intoccabili, i confini sacri e la globalizzazione una maledizione. Commenti?

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14 commenti

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14 risposte a “L’Italia non è un paese per la scienza

  1. emax

    non fa una piega!

  2. Kirbmarc

    “Così l’Italia per tradizione, storia, religione ecc. non è fatta per la scienza.”

    Quoto tutto il tuo discorso a parte questa frase.

    Il problema non e’ tanto la tradizione, la religione o la storia ostili alla scienza. Anche negli USA ci sono i creazionisti e il livello della cultura scientifica e’ molto basso, eppure la ricerca prospera.

    Per fare scienza servono grandi imprese e grandi investimenti iniziali. In Italia avviare una grande impresa e’ praticamente impossibile, per una lunga serie di motivi, principalmente tasse altissime e mercato dominato da chi amici in parlamento (per i privati) e corruzione e nepotismo dilaganti (nel “pubblico”).

    Dal punto di vista della cultura, il problema principale dell’Italia di oggi e’ che un paese che non da nessuno spazio al cambiamento radicale.

    La concorrenza e’ zero praticamente in ogni campo. Tutti i settori sono rigidamente controllati da chi ha “famigghia” e “ammici”. Non c’e’ spazio per chi propone qualcosa di nuovo nemmeno in politica, perche’ le alleanze sono ancora quelle di venti o trenta anni fa e i politici si fanno eleggere per mandati e mandati, senza alcun limite di tempo.

    (Andreotti ha fatto il parlamentare dal 1948 alla morte, rendiamocene conto).

    L’talia e’ sostanzialmente ancora un paese feudale. I posti di responsabilita’ sono tutti gia’ presi da gente che dalle poltrone non si scolla mai fino a che muore e passa la palla al figlio o al “delfino”, come succedeva con i titoli nobiliari.

    Chi vuole fare carriera (anche nel piccolo!) deve o portare avanti la dinastia familiare o farsi “adottare” da un potente.

    In un ambiente come questo gli unici investimenti scientifici sono fatti per piazzare i figli o i protetti di chi comanda. Non producono ricerca seria, ma non e’ quello il loro scopo.

  3. Sono d’accordo fino a un certo punto. Comincio con un’ammissione di colpa: non troppi anni fa mi opponevo all’idea di università “di serie A e di serie B”, cioè di razionalizzare la ricerca riducendola a pochi atenei di eccellenza. Penso che sia una delle idee più stupide che abbia coltivato nel corso della vita. Parlando del mio campo, la medicina, è già assurdo che nella mia regione (FVG, 1,2 milioni di anime) ci siano due facoltà, incredibile che entrambe pretendano di fare ricerca a livelli accettabili. L’Italia potrebbe avere (parlo sempre di medicina) una decina di buoni centri di insegnamento e due o tre centri di eccellenza che producano PhD e ricerca.

    Non sono però d’accordo su alcune tue conclusioni e sulla premessa che l’Italia non è “adatta alla scienza”. Esiste una cultura di pensiero autonomo, di gusto del lavoro intellettuale che i paesi anglosassoni ancora ci invidiano. Questa è, lo ammetto, una speculazione che può avere poche ricadute pratiche; più stringente l’argomentazione che la buona ricerca deriva dalla competizione (tra scuole, università, paesi), e la competizione non c’è solo sull’orlo del conflitto nucleare. Certo, non è FONDAMENTALE che in questa competizione sia compresa anche l’Italia. Ma considerando che
    a) comunque è un paese di 60 milioni di abitanti, con una storia culturale di tutto rispetto e delle peculiarità abbastanze uniche e che
    b) per il momento (non dico che le cose non possano cambiare) la ricerca di alto livello è in buona parte finanziata pubblicamente (in Europa come negli USA)
    non sono dell’idea che il governo italiano debba semplicemente gettare la spugna e risparmiare i soldi investiti nella scienza.

  4. teogarno

    Purtroppo nella realtà ciascun Paese pensa ai propri affari e la scienza (diversamente dalla viticoltura in Groenlandia) è un investimento strategico. Non è per niente vero che i frutti della scienza sono internazionalizzati. Infatti, se volessi costruire televisori al plasma in Italia, avrei molta difficoltà a trovare personale competente per mettere insieme l’attività produttiva.

  5. Per Kirbmarc

    concordo col tuo discorso ma nelle esempio che fai degli USA c’è da dire che è un paese enorme e pluralista. Gli USA hanno migliaia di anime e il creazionismo è comunque una minoranza. E poi c’è anche una questione pratica, da guerra fredda appunto. Ovvero bisogna raggiungere l’arma di distruzione di massa prima degli altri ecc. L’Italia è molto più omogenea culturalmente, religiosamente e per tradizione di quanto non lo siano gli US. Il dominio totale della cultura umanistica, della religione cattolica monopolista, di tutti i favoritismi e mafie che descrivi ha permeato la penisola per secoli. Non è un caso che sia un paese di maghi, fattucchiere, antiOGM, ufologi e quant’altro.

  6. “Esiste una cultura di pensiero autonomo, di gusto del lavoro intellettuale che i paesi anglosassoni ancora ci invidiano. ” Invidiano? Ma se non sanno neppure la differenza tra Spagna e Italia e l’unica conoscenza del nostro paese si limita al cibo, arte e mafia.

    Per Teogarno

    “Infatti, se volessi costruire televisori al plasma in Italia, avrei molta difficoltà a trovare personale competente per mettere insieme l’attività produttiva.”

    Appunto, questo dimostra che non è un paese in cui investire in ricerca e manifattura qualificata.

  7. teogarno

    “Appunto, questo dimostra che non è un paese in cui investire in ricerca e manifattura qualificata”

    Però il governo italiano è pagato per fare gli interessi italiani e rilanciare l’Italia. Per questo dovrebbe avere un piano strategico di sviluppo che comprenda anche la ricerca pubblica e che sia disegnato per far ritornare competitivo il Paese. Ci sono tanti modi per fare questo, ma sono convinto che non accadrà perché il sistema di governo non è disegnato per generare piani di così lungo termine. Bisognerebbe avere governanti particolarmente illuminati… ma qui ci avviciniamo a Platone…

    Quello che posso dire dal mio punto di vista “americano” è che qui la Spagna è vista meglio dell’Italia. Olio migliore, prosciutto migliore, luoghi più belli. La Spagna è la cosa nuova per intenditori. Se non ci muoviamo con il marketing perderemo terreno anche nel marcato del lusso.

  8. Il governo italiano è pagato per fare gli interessi di chi è al governo.

  9. Le verità fanno male e non portano consenso.
    Per questo nessuno ha mai il coraggio di dire che il re è nudo.
    Complimenti. Proprio un gran bel post.

  10. Grazie lector sei sempre troppo buono.

  11. Stefano

    Io lo avrei intitolato l’italia non e’ un paese per scienziati. I ricercatori votano con i piedi e si muovono dove hanno opportunita’ migliori almeno questo e’ quello che ho fatto io e penso tanti altri. http://qzprod.files.wordpress.com/2014/02/randd_batelle.png
    Come tutti gli investimenti la ricerca deve essere collegata a infrastrutture di servizi, partners industriali, .. se questi requisiti mancano diventa succube del mondo universitario. E’ chiaramente una cultura che non aiuta la scienza, in Italia gestiti dal MIUR in UK siamo gestiti da BIS (Department for Business, Innovation & Skills).

  12. e che c’è da commentare? Hai detto tutto tu!

  13. Dodo

    Ma siamo veramente sicuri che l’Italia non abbia una sua tradizione scientifica forte?…. Ne dubito fortemente .
    L’italia con il suo Umanesimo/Rinascimento ha gettato le basi della scienza moderna di cui Galileo ne fu lo fondatore.
    I nostri scenziati italiani, prima ancora di Francis Bacon, Newton ed altri, hanno sostenuto la necessità di osservare la realtà secondo paremetri oggettivi.
    Il nostro paese ha dato numerosi natali di grandi scenziati/inventori che hanno cambiato la storia del mondo e senza concentrarsi con il solito uManesimo e rinascimento, chi di voi sa che il primo personal computer, che ha permesso la rivoluzione informitica di cui tutti parlano, fu inventato da un certo Piergiorgio Perotto al servizio della grande azienda olivetti? Senza poi dimenticare inoltre la grande eredità che il futurismo del primo novecento ci ha lasciato e che ha cambiato profondamente la mentalità non solo italiana ma anche europea proiettandola in un’ ottica futuristica?
    Vogliamo dimenticare queste grandi personalità storiche sostenendo certe idee?
    Credo che non sia giusto!!
    Anzi credo che questo ci debba servire da stimolo per ricominciare a investire ancora di piu sulla ricerca scientifica nel nostro paese che, purtroppo, ora come ora è molto bassa, ma non per una sua mancata tradizione in questo campo, quanto piuttosto per gli stessi motivi che hanno portato l’Italia nella grande crisi che tuttora vive.
    Quindi io non credo che l’Italia non sia il paese della della scienza, Ma sono dell’idea che occorra recuperare quello spirito che ha reso Il nostro paese grande non solo nell’ambito delle Lettere, ma in tutti i settori dello scibile umano anche in quello delle scienze la cui tradizione può benissimo essere paragonata a quella Inglese.

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