Trieste la bella

Se potessi scegliere una città in Italia dove andare a vivere – dopo la natia Cagliari – sceglierei di sicuro Trieste. Ogni volta che ci vado è un tuffo al cuore. Trieste non è una città turistica e si trova fuori dai percorsi turistici internazionali e si potrebbe girare in una giornata ma… è la sua atmosfera che mi affascina. Un turista casuale e distratto non potrebbe mai capire cosa sta dietro Trieste. La sua storia è scritta sui suoi muri, nelle sue piazze, perfino sui volti delle persone. Un mosaico di storie intrecciate incredibili e che ben sfoggerebbero in un racconto di fantascienza ucronica. Come può un turista che non ha mai letto della sua storia vedere la Trieste porto d’ingresso dell’Impero Austroungarico, con il suo melting pot di austriaci, italiani, slavi, ungheresi, ebrei? Come può sentire l’irredentismo di cui fu una delle principali protagoniste, e poi la Trieste fascista testa di ponte per le truppe mussoliniane verso i balcani, l’occupazione tedesca, i carroarmati di Tito a pochi metri dalle sue mura, il Territorio Libero di Trieste, il protettorato americano e ora porta verso l’Europa unita orientale? E tutto questo i triestini è come se se lo fossero fatti passare addosso come un fiume in piena quasi in modo passivo. Invasori, eserciti, governi uno dietro l’altro. E puoi vedere tutto questo nella città, nei suoi monumenti, nelle sue strade, nelle sue chiese come strati geologici. Ma Trieste nonostante tutto quello che ha passato è sempre lì a guardare il mare, a custodire il passaggio tra tre mondi, quello italico, quello tedesco e quello slavo. Trieste la Porta. Ma una porta sempre aperta. Ogni volta che ci vado non mi sento mai uno straniero, non mi sento mai escluso come spesso mi capita in altre città italiane. Trieste ti accetta per quello che sei, ti include. Ti dice: passa pure attraverso di me, fermati e guarda il sole che tramonta sul mio mare. Non importa che sia italiano, sloveno, austriaco, croato o un sardo emigrato in Inghilterra in cerca di apolidia. Adoro le montagne a strapiombo e le sue strade ripide con il vecchio tram che fatica. Il panorama mozzafiato dall’obelisco vicino a Opicina, Venezia e la sua laguna ad Est, le banchine e le darsene sempre in movimento giù in basso, le navi colme di merci dall’Est vero porti sconosciuti e quel sole che tramonta sul mare come una palla di fuoco che mi ricorda i tramonti della mia Cagliari, l’Istria e le coste della Dalmazia scure dal tramonto così vicine geograifcamente ma così lontane storicamente, e tutto quel crogiuolo di chiese dalle varie denominazioni vicino al porto che come gli strati geologici di cui parlavo prima ci dicono così tanto delle genti che sono passate di qui. Trieste l’irredenta, Trieste la liberty, Trieste industriale, tutto si amalgama così perfettamente in una striscia di terra schiacciata tra monti e mare, tra nazioni e ideologie. Trieste la bella, una lacrima e un sorriso ogni volta che ti vedo.

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13 commenti

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13 risposte a “Trieste la bella

  1. Totentanz

    Condivido ogni virgola di questo post. Trieste è una delle due città italiane in cui potrei andare a vivere (e l’altra per me non è la natìa Napoli, in cui non tornerei manco morto, ma Genova). Di trieste ricordo la grande sensazione di familiarità che mi colse dopo aver visitato le città del Friuli.

  2. ti capisco perfettamente. a me Trieste fa lo stesso effetto. ci son stata due anni fa e c’ho lasciato un pezzo di cuore.

  3. Kirbmarc

    Esto xe un bel post, te lo dise un triestìn.

  4. Beissima, basta che non ghe sia bora …
    @–> Kirbmarc. Etimologia del termine “freschino”.
    Una signora triestina va a comprare il pesce. Guarda il bancone e poco convinta si rivolge al pescivendolo: “Ma xeo fresco?” E quello, senza batter ciglia: “Freschissimo!”
    E la signora, sempre più perplessa: “Freschissimo, freschissimo … freschin!”
    Da cui l’intraducibile termine “freschino”, condiviso tra giuliani e veneti, per indicare l’inconfondibile odore dei piatti mal lavati, delle mani dopo aver mangiato una pesca, degli avanzi di uova e di pesce.

  5. Da triestino non posso che ringraziare e condividere l’amore che provi per la mia città.

    Purtroppo, però, c’è un lato oscuro, a cui tu d’altra parte accenni: quello di un conflitto identitario irrisolto che deturpa l’apertura che decanti tu (ne hanno scritto persone ben più preparate di me: “Trieste. Un’identità di frontiera”, di Magris e Ara).

    Da un lato c’è una città che si è fatta forte proprio della sua apertura, in una prospettiva pragmatica e mercantilista (ma un mercantilismo che stava quasi diventando capitalismo avanzato), quella che dalla fine del settecento, mentre Venezia si chiudeva nelle tradizioni e opprimeva il suo ghetto un tempo ricchissimo, veniva popolata da migranti slavi (che man mano si italianizzavano, o meglio imponevano l’uso della lingua franca istro-veneta al posto del dialetto friulano parlato in precedenza) e di seguito da commercianti e imprenditori del melting pot austro-ungarico (in poche città italiane come a Trieste la comunità ebraica è stata così importante) ma anche greci, armeni, albanesi, un po’ come succedeva nelle grandi metropoli “senza storie” americane (il paragone è stato fatto da Karl Marx).

    Dall’altro lato, appunto, c’è il problema dell’identità. Prima, l’irredentismo italiano (tanto più sentito quanto era forte in realtà il complesso di inferiorità rispetto agli italiani “veri”, a causa del dialetto pervasivo, dei cognomi in “ich” e in “ec”…); poi, la nostalgia asburgica; in entrambi i casi, la totale negazione della fondamentale componente slava e dei diritti della minoranza slovena (ancora ai tempi di mio padre – gli anni ’60 e ’70! – era possibile beccare insulti perchè si parlava sloveno sull’autobus) con la complicazione in mezzo dell’esodo degli istriani di lingua italiana. Oggi la novità è il movimento politico che, su basi legali abbastanza fragili, rivorrebbe il Territorio Libero di Trieste (cioè il protettorato straniero); la loro piattaforma è surreale ma c’è da dire che per la prima volta hanno unito gli italiani della città (magari ex-fascisti) e gli sloveni del carso (orfani dei movimenti comunisti di massa).

  6. Eh ma siete tutti triestini qua! 😉

    Cachorro, grazie per i dettagli in più che hai fornito. In effetti è proprio per questo che Trieste mi pare così aperta oggi nel 2014. Proprio perché ha passato quello che ha passato sarebbe dovuta essere una sorta di Beirut adriatica e invece è successo l’esatto contrario. E credo che questo sia un pregio dei triestini.

  7. Per Lector

    questa di freschin non la sapevo. 😉 strano perché sembrerebbe una parola che descrive qualcosa di fresco e invece…

  8. Gia

    Cerco da anni di trasferirmi a trieste, nonostante le mie origini meridionali isolane e dopo quarant’anni di residenza a bologna. Trieste rimane la città di elezione, quella in cui vorrei vivere e morire: bella, vivibile, accogliente e soprattutto civilissima!
    grazie di esistere

  9. Ci dovevo andare alla fine di giugno! purtroppo per motivi familiari ho dovuto rimandare questo viaggio, che farò senz’altro prima o poi. Sapevo che era meravigliosa, ora ne ho la certezza!. Grazie il tuo blog è molto bello e molto istruttivo. Tornerò a leggerti.
    Roberta

  10. Giacomo

    come e’ vero quello che scrivi…
    (… capitato qui per caso, cercando di spiegare a un collega la differenza tra eventually ed eventualmente…)
    ricercatore anch’io, per un’universita’ americana, in Botswana
    la meta della vita e’ trasferirmi a Trieste, spero di farcela prima o poi
    bello leggere qui
    Giacomo

  11. Liliana Zecchin

    Io sono nata a trieste i miei genitori sono triestini mia madre parla triestino.per ragioni di lavoro mio padre ha trasferito la famiglia a genova. Ma io non mi trovo bene.non mi piace la gente. Vorrei ritornare nella mia città e riportarci mia madre che ha 95 anni. Non abbiamo più parenti perchè sono tutti mancati. Sono in pensione . Vorrei ritornare si trovano in affitto mono o bilocali in stabili d epoca? Grazie tante a chi mi risponderà. Un saluti particolare.

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