Due mandibole che cambiano la storia

jawbone“[Noi Homo sapiens] siamo figli di più padri e più madri di differenti specie e non c’è notizia più bella per un bambino così giovane come l’Homo sapiens.”

E’ con questa frase che tempo fa chiudevo un post sulla policentricità delle nostre origini come specie. E mi pare un buon punto di partenza per aprire questo nuovo post che parlerà lo stesso di policentricità ma in un pianeta piu antico di 2.8 milioni di anni.

Poca copertura mediatica a mio parere è stata data a due scoperte molto ravvicinate di questi giorni. La prima è la scoperta nella regione dell’Afar etiopico del piu antico resto del genere Homo, che sposta l’origine del genere 400 mila anni prima di quanto creduto finora. La seconda è la ricostruzione al computer di un fossile appartenuto a Homo habilis che ad una più attenta analisi si è rivelato più primitivo di altri resti di Homo habilis.

Ma vediamo la prima scoperta, quella più importante. LD-350-i è una semplice mandibola che però sposta l’inizio del nostro genere Homo di 400 mila anni, a 2.8 milioni di anni fa. Incredibilmente vicino (appena 200 mila anni) ai più recenti ritrovamenti di Australopitechus, il genere di ominidi più vicino al genere Homo e da cui si pensa gli Homo derivino. Lucy, il primo individuo femmina di Australopitechus, fu scoperto proprio in Afar a meno di 40 miglia da questa mandibola. Significa che forse Australopitechus e questa specie di transizione possano aver vissuto nello stesso ambiente. Questo non deve stupire ovviamente perché la coabitazione tra una specie appartenente ad un genere progenitore e la specie di transizione di un nuovo genere è quasi sempre scontata. Purtroppo l’opinione (sbagliata) comune è che vi sia una sorta di transizione lineare tra specie per cui una diventa l’altra. Classico esempio è quando qualcuno contesta l’evoluzione chiedendosi: “ma se deriviamo dalle scimmie perche’ ci sono ancora scimmie?”. Per prima cosa gli Homo sapiens non derivano dalle “scimmie” ma da altre specie Homo che a loro volta derivano da ominidi come Australopitecus che a loro volta derivano da un progenitore comune alle scimmie antropomorfe odierne, le quali hanno avuto una evoluzione parallela tale e quale alla nostra. Il modo migliore che uso per spiegare tutto questo è quello di pensare a cugini di secondo e terzo grado: non sono gli uni figli degli altri ma hanno un progenitore in comune. Ecco l’unica parentela che abbiamo con le scimmie antropomorfe odierne sta nel fatto che abbiamo tris-tris-tris nonni comuni. L’uno non deriva dall’altro ma si sono evoluti parallelamente a partire da un progenitore comune (un bel diagramma interattivo qui spiega bene il tutto). Ne deriva che quindi l’esistenza di un cugino non significa l’estinzione degli altri. Stesso puo’ essere detto della coabitazione tra i generi Australopitecus e Homo i quali hanno sicuramente “competed” (uso l’inglese perché oggi ho scoperto che il verbo competere è difettivo e manca dei tempi composti!) per le stesse prede ma ciò non comporta l’estinzione automatica del più antico genere. L’estinzione di Australopitecus infatti sembra legata più che altro ad un cambiamento ambientale dell’altopiano etiopico diventato più arido, un ambiente in cui Homo era più adattato.392-004-E6DE9132

Sullo stesso tema della coabitazione parliamo ora della seconda scoperta. OH-7 è un frammento mandibolare che si pensava appartenesse ad Homo habilis, il primo rappresentante del genere Homo. Le cose in realtà sono sempre più complesse di quanto sembrino e pare che questo frammento non appartenga ad Homo habilis ma ad un’altra specie. Quindi 1.8 milioni di anni fa (un milione di anni è passato dal primo fossile di cui abbiamo parlato e il genere Australopitecus è ormai estinto) ci sarebbero potute essere più di tre specie di Homo: habilis, rudolfensis, erectus e forse quest’altra. Quattro specie nella stessa regione allo stesso tempo. Come vedete ancora una volta non esiste linearità nell’evoluzione ma rami di grandi cespugli che si ramificano all’infinito. Gli autori della ricerca però non si fermano qui e ipotizzano qualcosa di assolutamente straordinario: forse alcune di queste specie di Homo derivano da differenti specie di Australopitecus. Infatti A. sediba è piu giovane di rudolfensis e potrebbe aver dato origine a habilis o erectus. Significa che le specie che comunemente associamo nel genere Homo potrebbero non essere imparentate tra loro e quindi dovremmo trovargli posto in altri generi. Ma queste sono le difficoltà che nascono nell’assegnare nomi, famiglie a specie che rifuggono dalla catalogazione umana: quando una specie diventa un’altra? E quando un genere si differenzia da un altro? Parliamo di scale di grigi dove un colore trasla ad un altro senza soluzione di continuità. La nostra catalogazione è vana e non sarai mai perfetta.oh7

Un ultimo commento a corollario di tutto ciò che è stato detto finora. Le decine di specie di ominidi e Homo che si sono avvicendate negli altopiani dell’Est dell’Africa hanno plasmato l’ambiente per milioni di anni. Cacciato milioni di prede, abbattuto milioni di piante, bruciato migliaia di foreste e di savane. E la savana africana che osserviamo oggi nel 2015 è anche frutto di quella interazione di milioni di anni tra ominidi/Homo e natura. Tutte le specie che osserviamo oggi si sono evolute con noi, grazie a noi. Dal leone alla gazzella, dall’elefante all’acacia. Il fattore umano è esistito per milioni di anni nel bene e nel male (che cosa significhino bene e male di fronte all’immensità di queste ere geologiche mi pare ridicolo da commentare). Ecco perché è assurdo togliere dalla formula dei parchi naturali il fattore umano. Un mondo scevro di umani non è naturale proprio per niente.

Concludo allora questo post parafrasando il titolo dell’altro post: “between 2.8 and 1.8 millions of years ago the planet-Africa was covered in Homo species”. Et voilà!

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10 commenti

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10 risposte a “Due mandibole che cambiano la storia

  1. Da archeologa non posso che apprezzare questo articolo!

  2. Naturale è un concetto teologico. In termini scientifici, parafrasando Arthur Eddington, tutto quello che non va contro la termodinamica può avvenire in natura. Le leggi della natura sono abbastanza permissive, parecchie cose sono “naturali”, non lo prenderei come criterio per decidere se qualcosa è desiderabile. Se ammettiamo per un momento che la biodiversità sia una cosa desiderabile, allora escludere homo sapiens da un habitat (l’homo sapiens del 2015) potrebbe raggiungere lo scopo. Infatti Homo sapiens 2015 è strettamente imparentato con gli Homo Sapiens -40000:2000 che possono essere considerati causa diretta o indiretta dell’estinzione di numerose specie, in particolare di mammiferi di grossa taglia, come suggeriscono i casi dell’Australia e delle Americhe (o guardando quanta superficie del pianeta è occupata da monoculture in cui Homo sapiens esercita tutto il controllo possibile per evitare che altre specie occupino quel territorio). E’ anche abbastanza probabile che Homo Sapiens sia stato la causa diretta o indiretta dell’estinzione di tutte le altre specie del genere Homo. La tendenza di Homo Sapiens a causare olocausti, anche verso popolazioni della sua stessa specie, è conseguenza della capacità del cervello umano di sostenere un’evoluzione culturale che corre più rapidamente di quella genetica. Quindi Homo Sapiens modifica il suo comportamento e l’ambiente in cui vive a una velocità superiore rispetto alla velocità di adattamento che l’evoluzione genetica della maggior parte delle specie permette. Questo è particolarmente vero per le specie che hanno un ciclo di vita più lungo, come i mammiferi di grossa taglia. Le specie con un ciclo di vita più breve, dai piccoli animali fino ai batteri, invece che estinguersi stanno subendo una fortissima pressione evolutiva a causa dei mutamenti continui che Homo Sapiens sta inducendo nell’ambiente. Questo vuole dire che Homo Sapiens è anche causa di speciazione e quindi di un aumento di biodiversità. Forse però l’aumento di biodiversità nei batteri resistenti agli antibiotici e nelle zanzare non è una delle cose che considereremmo desiderabili, al contrario potrebbe essere una perdita almeno esteticamente dolorosa se dovesse ridursi, come sta accadendo ed è già accaduto, la biodiversità nei felini, nei grandi predatori dei mari, etc. Per conto mio, non so se la biodiversità sia una cosa buona di per sé. Di sicuro ormai Homo Sapiens è vicino al controllo totale della vita sulla Terra, quasi tutte le specie possono sopravvivere solo se e perché Homo Sapiens glielo permette. In molti casi, l’unico modo perché queste specie possano sopravvivere è che Homo Sapiens se ne stia lontano. Se invece queste specie ci stanno sul cazzo, allora non curiamoci neppure di combattere il bracconaggio e non preoccupiamoci che ci sia qualcuno che intenda andare a fare caccia grossa in Africa con elicotteri militari sparando con mitragliatori a canne rotanti su rinoceronti, ippopotami, leoni, elefanti e giraffe, che tanto l’effetto finale sarebbe più o meno lo stesso di non avere zone franche per gli animali selvaggi.

    Bibliografia
    http://www.sciencemag.org/content/345/6195/401
    http://www.sciencemag.org/content/347/6219/1255641
    http://www.sciencemag.org/content/306/5693/70.short

  3. teogarno

    La butto lì:
    Competed = erano in competizione

  4. dottornomade

    Concordo… sull’ultima considerazione (il fattore umano) forse si potrebbe approfondire. Con “fattore umano”, termine che può significare molte cose, nel gergo comune penso ci si riferisca non tanto a degli ominidi che cacciano -in tal senso simili ad altre bestie- ma a una antropizzazione più tarda, magari inclusiva di agricoltura e allevamento. Sono in ogni caso d’accordo che naturale e innaturale sono due categorie fantoccio 🙂

  5. @ teogarno

    certo! non ci avevo pensato. ora lo cambio. grazie

  6. Dottornomade, mi riferivo in particolare a certi parchi naturali che sono stati istituiti con l’idea romantica della natura selvaggia senza presenza umana. Per esempio prendi Yellowstone, uno dei più antichi parchi naturali al mondo da cui è stato preso il modello che utilizziamo tuttora. La zona dove si trova ora Yellowstone è stata abitata per decine di migliaia di anni dai nativi americani, ma quando fu istituito gli esseri umani furono eliminati dal parco come se fossero un corpo estraneo. Straconsiglio una serie di documentari che si intitola Unnatural histories della BBC dove spiegano come la Terra che conosciamo oggi e che crediamo naturale (nel senso che gli ambientalisti danno a questo termine) altro non è che un giardino forgiato dagli esseri umani. Una puntata in particolare spiega come la foresta amazzonica forse è quella che è grazie all’apporto degli esseri umani. E chissà forse il Serengeti è quello che è perché i Masai lo hanno plasmato per decine di migliaia di anni. Il fatto è che accettiamo tranquillamente il fatto che gli elefanti plasmino la savana distruggendo le foreste ma se lo fa l’uomo è innaturale. Esistono decine di specie di piante africane che si sono adattate agli annuali fuochi appiccati dall’uomo per germogliare. Certi semi si aprono solo con il fuoco. Ora se togli l’elemento umano scombussoli tutto. Ma questo è solo uno dei tanti esempi che mi vengono in mente ora. Le rondini nidificano da migliaia di anni sulle case di campagna o di paese. In “natura” (di nuovo per le rondini le case umane sono la natura) gli unici posti dove le rondini nidificano sono le pochissime pareti rocciose a picco in alcune zone collinose o montane. I fenicotteri rosa degli stagni intorno a Cagliari possono nidificare solo perché i fenici e poi i romani crearono le saline artificiali, che sono ancora mantenute artificialmente dagli uomini. ecc. ecc. Il problem è che le persone pensano che l’uomo sia un alieno arrivato 6000 anni fa quando è incominciata la Storia con la s maiuscola. Prima di questo il nulla. Ma prima di questo ci sono state decine di specie di Homo per milioni di anni.

  7. Non è stato l’uomo a inventare il fuoco. Gli ecosistemi sono soggetti da centinaia di milioni di anni a incendi ricorrenti. Alcune piante che sfruttano la serotinia mediata dal fuoco possono avere beneficiato della presenza degli homo sapiens, a causa dei quali gli incendi sono aumentati, ma erano già adattate a un mondo in cui gli incendi possono avvenire e rappresentano una buona opportunità da sfruttare per colonizzare un territorio fertile in assenza di competitori.
    Devo avere letto male, hai seriamente paragonato l’impatto che hanno gli elefanti sugli ecosistemi con l’impatto che ha l’uomo?
    Certo che numerose specie si sono adattate alla presenza dell’uomo (o lo facevano o si attaccavano), non per niente si parla di Antropocene, ma questo non è il punto. Il punto è “cosa vogliamo?”. Non si tratta di naturale e innaturale, categorie che nella scienza non hanno molto senso, si tratta di individuare un fine e valutare i possibili impatti che le azioni umane hanno per raggiungerlo o allontanarlo.

  8. Procellaria sto facendo un discorso per contestare il fatto che l’uomo sia parte della natura oppure no. Il fatto che l’uomo poi sia ilioni di volte più devastante rispetto ad altri animali è un altro discorso. E’ ovvio che l’effetto che gli elefanti hanno sull’ambiente può essere solo paragonato se aumenti i tempi e le generazioni coinvolte. Quello che gli elefanti hanno fatto all’Africa in milioni di anni l’uomo preistorico può averlo fatto in migliaia di anni e quello moderno in dieci anni. Non c’è dubbio. Ma di fronte alle ere geologiche dell’universo e della terra questa differenza è risibile. Il fatto comunque rimane: senza elefante, e quindi senza una creatura distruttrice, non esisterebbe la savana. Ce oggi consideriamo naturale e facciamo di tutto per preservarla. Tutte le altre creature si sono adattate alla distruzione perpetrata per milioni di anni, stessa cosa hanno fatto con l’uomo. La tesi che voglio portare avanti quindi è: il mondo che vediamo oggi è l’adattamento della natura ala presenza del genere Homo così come la savana che vediamo oggi è l’adattamento alla presenza degli elefanti.

  9. Capisco che ci sono persone che sostengono che qualcosa debba essere difeso o non difeso, accettato o non accettato in quanto naturale e non naturale, e qualcuno dovrà pur rispondere a queste persone che i loro argomenti non hanno senso, solo che mi pare tu caschi nel loro stesso errore.

  10. Mi pare però esagerato mettere sullo stesso piano i miei pensieri a quelli che pensano che gli esseri umani sono alieni catapultato dal nulla su questo pianeta.

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