Albio ephemera

Torno in UK dopo pochi giorni in Sardegna e torno con un pensiero che mi frulla in testa. Prima di partire parlavo con un amico che mi chiedeva quale fosse la più grande differenza tra l’Italia e il Regno. Non ci ho pensato due volte e ho detto quasi di getto: l’effimerità. Il Regno Unito, rispetto all’Italia, mi pare effimero. Mi spiego. La società britannica si basa sulla mobilità, flessibilità, dinamicità demografiche. La tipica vita di una famiglia inglese incomincia in una casa in affitto, poi si entra nel “property ladder”, ovvero la scala della proprietà, un termine con cui indicano la scalata sociale di una persona. A meno che non si sia figli di ricchi bisogna chiedere un mutuo e in genere si compra una 2 bedroom house, poi quando nasce il secondo figlio si passa ad una 3 bedroom house e così via. Tutto nel giro di pochi anni. In media una famiglia britannica si sposta di casa ogni 3-4 anni. E qui ci si sposta dove c’è lavoro, perché i britannici non sono come gli italiani che piangono e pregano lo stato di portargli il lavoro sotto casa. Significa che se si è originari del Sud Est se il lavoro si trova in Galles si prendono armi e bagagli e famiglia a seguito e ci si sposta in Galles. Poi se il lavoro non va bene o non piace ci si sposta nelle Midlands e così via. I figli vanno via a 18 anni (a volte anche prima) e vanno a studiare dove ci sono le migliori università. Di nuovo, non come gli italiani che pretendono che ogni paesotto di provincia abbia una università e TUTTI i corsi di laurea. Motivo è semplice: non esiste il valore legale del titolo di studio, quindi non tutte le università sono uguali e solo le migliori garantiscono un prestigioso bachelor degree. Se poi si vuole continuare la carriera universitaria si va fare il dottorato in un’altra città o all’estero e così via. E’ veramente raro trovare qualcuno in una grande città che possa vantare più di due generazioni di avi di quella città. Questo ha dei vantaggi enormi: la popolazione è continuamente in movimento fisicamente e mentalmente, i comuni e le istituzioni fanno di tutto per accapparrarsi questi professionisti in continuo movimento che di conseguenza crea competizione e migliora i servizi ecc. Ma vi è anche uno svantaggio enorme: la società è completamente distaccata dal territorio, sradicata. Interi quartieri possono cambiare demografia in pochi anni. Basta che una buona scuola scenda nelle classifiche e i prezzi delle case scendono e la gente si sposta in un’altro quartiere o città. Basta che il comune decida di riqualificare un quartiere popolare e masse di middle class hipster si buttano a capofitto cambiando la faccia del quartiere, la così detta “gentrification”. In UK non esiste più la memoria di quartiere, la tradizione urbana. Quel poco che è tramandato viene fatto accademicamente grazie a storici, linguisti (che vengono da altre città o paesi!).

Dicevo, torno da pochi giorni di vacanza dalla natia Cagliari con i suoi 2500 anni di storia alle spalle. Secoli che si vedono e si sentono mentre vaghi per la città. Accenti e modi dire di quartiere, famiglie che da 4-5 generazioni vivono nella stessa casa di famiglia, cibi e conoscenze artigianali che si tramandano di padre in figlio ecc. La città è scritta sulla pietra e basta saper leggere per trovarsi di fronte ad un continuo flusso di generazioni che affonda le sue radici nel medioevo e spesso perfino prima di questi. Al contrario in UK è raro che un figlio faccia il mestiere del padre e le attività familiari lasciano il post al franchising, identico in tutto il Regno. E così tutte le high streets di qualsiasi villaggio hanno sempre e solo i soliti WHSmith, Boots, Peacock, Café Rouge, Zizzi ecc. Le chiese diventano ristoranti o moschee, le case padronali vengono divise in appartamenti e affittate, i cimiteri sono senza visitatori e le tombe senza fiori abbandonate.

Questi due mondi sono incompatibili e il diverso approccio con il territorio plasma le persone in modo indelebile. Ed ecco che per un attimo pensi di aver carpito l’essenza del tuo piccolo quartiere ma il giorno dopo potrebbe non esserci più. Sei costretto a vivere alla giornata e, carpe diem, a spostarti in un’altra città temporaneamente fin quando non sentirai l’esigenza di rispostarti di nuovo fino a quando morirai sconosciuto tra sconosciuti in un villaggio a 500 miglia da dove sei nato.

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9 commenti

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9 risposte a “Albio ephemera

  1. Parzialmente vero. Ma anche parzialmente falso.
    Qui nel sud-ovest vedo tutta una fetta di società (tipicamente quella che non va all’università) che vive a pochi chilometri da dove vivevano i propri nonni, parla un dialetto che ne rende riconoscibile la provenienza (ad un orecchio allenato ovviamente) con una precisione di uno o due villaggi ecc.
    Insomma, lo buona borghesia fa esattamente quello che dici tu. Ma le fasce basse della popolazione mi sembrano molto stabili. E non sono sicurissimo sia un bene.

  2. Alex

    Bellissima istantanea. Cosa sia meglio o peggio è da discutere, sicuramente un mix dell’una e dell’altra cultura, a mio avviso.

  3. Lello

    “…E qui ci si sposta dove c’è lavoro, perché i britannici non sono come gli italiani che piangono e pregano lo stato di portargli il lavoro sotto casa”.

    Ecco, ad hoc, il rimproverino liberista rivolto agli italiani “statalisti”: uffa che noia che barba che noia :-(\

  4. Vincenzo

    motivo per cui sarebbe impossibile ricercare in Sardegna lo stesso dinamismo nel mondo del lavoro…

  5. @ Clodovendro

    dove abiti? e’ possibili che nelle città minori e nella provincia il dinamismo sia minore. Penso anche a territori come Cornwall, North Wales, Norfolk etc. Io ho abitato a Bristol e nel sud est (dove tuttora vivo) e ho visto un continuo movimento di persone, anche di bassa estrazione sociale.

  6. @ Alex

    Come si dice in medio stat virtus. Dopo tutti questi anni in UK vorrei proprio conoscere un paese che sa nel mezzo?

    @lello
    libertario, non liberista prego. Io sono stanco invece dei ragazzi che incontro ogni volta in Italia che dicono “qui di lavoro non ce n’è”, come se dovesse piovere dal cielo, o delle loro madri che si lamentano che “il lavoro ai miei figli non ce lo danno.”

    @ vincenzo

    per l’appunto… 😉 e in Danimarca com’è invece?

  7. Abito a Exeter (Devon). Ovviamente parlo per aneddotica della gente che mi vedo intorno e sono ben cosciente che l’aneddotica, per quanto estesa, non faccia statistica.
    Però, sebbene la mobilità sia infinitamente maggiore che in Italia, quella che vedo io non è così alta come la descrivi tu. Qui all’università gli studenti vengono da un po’ tutto il sud (più difficile che vengano dal nord dell’Inghilterra per un qualche motivo), ma quando gli chiedi dove vogliono cercare lavoro una volta laureati il 90% ti risponde una zona non troppo lontana da casa dei genitori. Se vado dal parrucchiere, macellaio, pescivendolo o se parlo col postino viene quasi sempre fuori che sono tutti nati nel Devon, figli di gente nata nel Devon e nipoti di gente nata nel Devon.
    Poi magari in vita loro hanno cambiato casa 7 volte (qui sono molto meno legati alla “casa per la vita” che in Italia) e si sono mossi fra 5 paesini diversi. Ma tutti rigorosamente entro 10-20km da dove sono nati.

  8. Beh il Devon come la Cornovaglia sono comunque province rispetto al Sud est (Kent, Sussex, Greater London) o Bristol/Gloucester/Birmingham ecc. ecc. Da poco ho letto una ricerca che pone proprio Devon e Cornwall geneticamente separate rispetto al resto dell’Inghilterra. http://www.telegraph.co.uk/news/science/science-news/11480732/Britons-still-live-in-Anglo-Saxon-tribal-kingdoms-Oxford-University-finds.html
    Significa che in queste zone non esiste movimento di geni e quindi di persone.
    Non trovo più l’articolo che lessi tempo fa riguardo alla media di anni che l’inglese medio spende in una casa ma era intorno ai 3-4 anni. In Italia ci si sposta di casa in media dopo 2-3 generazioni!

  9. Oh, anche qui cambiano casa ogni tre per due. Solo che restano sempre in zona.
    Comunque sì, il Devon è provincia e quindi la mobilità è inferiore rispetto alle grosse aree metropolitane. Però buona parte degli UK sono provincia (tutto il Galles, buona parte del sud-ovest, tutta la Scozia eccettuate Edinburgo e Glasgow, buone fette del nord-est ecc). E quindi bisogna sempre tenere in conto che estono due realtà ben separate: quella delle grandi metropoli (Londra, Manchester, Briston ecc) e delle zone sotto la loro influenza (buona parte del sud-est è effettivamente periferia di Londra), contro il resto degli UK.

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