Archivi del mese: maggio 2015

Quando ti fidi più del califfo che del primo ministro

screen shot 2015-05-28 at 5.05.29 pm.pngSia le democrazie che le dittature usano la propaganda ma lo fanno in modo diverso. Ambedue utilizzano la propaganda per la propria sopravvivenza ma la dittatura la usa in maniera molto più parsimoniosa e con attenzione. Un errore e il castello di carte crolla. In democrazia il castello non crolla per il semplice motivo che il “dittatore” di turno puo sempre incolpare il dittatore precedente o se l’ha fatta proprio grossa puo passare la staffetta ad un altro dittatore per altri cinque anni. E le proprie nefandezze vengono lavate dal sistema. Il dittatore ci mette la faccia, letteralmente e anche iconograficamente viste le statue, i manifesti o le banconote che lo raffigurano. In democrazia se qualcosa va male la si copre semplicemente facendo finta che non esista. Se spunta fuori qualcosa la si continua ad ignorare inventandosi altre cose da sbattere in prima pagina. Quando in democrazia il capo delle forze armate dice che sta vincendo sta mentendo. Se stesse veramente vincendo la cosa sarebbe palese e non avrebbe bisogno di andare in TV a ribadirlo. Il dittatore invece quando dice che sta vincendo e’ quasi sempre da credere.

Quello a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane è la dimostrazione di cui sopra. Quando il califfo per mesi diceva che avrebbe preso Ramadi e l’intera provincia dell’Anbar aveva assolutamente ragione. Al contrario le democrazie americana e irakena facevano finta di niente e si inventavano storie incredibili: tipo che l’ISIS stesse perdendo e che in pochi mesi avesse perso il 25% del proprio territorio. La presa di Tikrit per esempio fu un semplice escamotage inventato dagli iraniani come leva sul tavolo degli accordi di Losanna. Fu una manovra politica, non militare. ISIS stette al gioco e si ritirò senza colpo ferire facendo credere al mondo di essere stato sconfitto ma in realta stava spostando le truppe su Ramadi e su Homs. Da Tikrit in poi ISIS ha RADDOPPIATO il proprio territorio in Siria e Iraq. Dell’imminente caduta di Ramadi ne parlavo già qui. Come e’ possibile che un ragazzo in un lontano paesino sperduto del Regno Unito sappia più di un generale americano? Niente sfera di cristallo, tranquilli non sono un veggente. Bastava leggere le fonti arabe e lasciar perdere le fonti occidentali, le quali non sono altro che una propaggine della propaganda americana.

Volete una nuova predizione? Ve lo dico io quello che sta succedendo. Ramadi come Mosul anni prima è stata abbandonata dall’Iraq per motivi politici. Per l’esattezza l’Iran ha spinto Baghdad a ritirarsi per due motivi: il primo è’ quello di creare distruzione nel territorio sunnita e dislocare la maggior parte della popolazione sunnita. Poi fare come con Tikrit, cercare di riconquistarla con l’aiuto delle milizie sciite e iraniane e rimpiazzare in futuro con popolazione sciita. In questo modo l’Iran fa la parte del liberatore ma allo stesso tempo cambia la struttura etnica dell’Anbar, come ha già fatto a Baghdad. Il secondo punto è quello di mettere l’ISIS a diretto contatto con l’Arabia Saudita (l’Anbar confina con l’Arabia). Guarda caso infatti i casi di sconfinamenti stanno aumentando e gli attacchi terroristici interni pure (la seconda moschea in Arabia in pochi giorni è appena stata distrutta ieri). L’Iran vuole tenere impegnati i sauditi su due fronti: Yemen e Anbar. Nel frattempo può stabilizzarsi nel sud del cuore sciita irakeno e sul Qalamoun. Il Qalamoun è una regione montagnosa tra Siria e Libano in cui si sta combattendo una guerra feroce e impegnativa tra Hezbollah e ribelli sunniti (Al Nusra e ISIS). Chi controlla Qalamoun controlla il Libano, la roccaforte sciita d’Occidente. Tutte queste cose le sanno tutti in Medio Oriente ma nessuno ve lo dice nei giornali occidentali. image

Nel frattempo Al Nusra (Al Qaeda in Siria) si sta ritagliando un piccolo emirato nel grande silenzio dell’occidente. Motivo? Sauditi e Turchia vogliono creare un emirato in Siria per sconfiggere Assad e Hezbollah. In questi giorni si e’ raggiunto l’accordo segreto tra sauditi, turchi e americani sul futuro della Siria nel dopo Assad. Assad è già morto e i vincitori stanno già pensando al futuro insomma. Come lo sappiamo? Il capo di Al Qaeda in Siria, Al Jolani, ha rilasciato una intervista ad Al Jazeera (foto in alto) in cui dice essenzialmente tre cose: Al Qaeda non vuole colpire l’Occidente, non vuole eliminare le minoranze etniche come Assiri cristiani, Drusi e alawiti quando vincerà e ha come nemico giurato l’Iran. I segnali distensivi di al Jolani sono l’evidenza che ha ricevuto l’OK dai propri burattinai. Questo è abbastanza per l’Occidente e per i sauditi. Al Qaeda diventa il meno peggio rispetto all’ISIS e ci fa un favore combattendo i proxies iraniani come Hezbollah e Assad. Israele infatti sta facendo i salti di gioia perché da mesi sta rifornendo e aiutando i ribelli sunniti sulle alture del Golan e sta bombardando le truppe di Suleimani (generale iraniano che sta guidando Hezbollah su Golan e Qalamoun). Il benestare dei sauditi, dei turchi e degli americani è stato dato nel momento in cui è stata decisa l’alleanza di tutti i gruppi salafiti e di al Nusra, creando la Fatih Army, ovvero l’armata della conquista.

Assad è finito, Idlib è stata conquistata del tutto, Aleppo verrà presa nei prossimi mesi e diverrà la capitale del nuovo emirato. Rimangono solo Latakia, Homs e Damasco, ovvero le roccaforti alawite fedeli alla famiglia Assad. ISIS sta puntando a Damasco e Homs mentre Fatih vuole prendersi lo sbocco al mare di Latakia. Homs sara’ il confine tra il califfato e l’emirato. In tutto questo l’Iran sta cercando di proteggere il Libano conquistando Qalamoun e evitando i missili di Israele.

Ma di tutto questo non sentirete nulla in Occidente. Vedrete solo un generale americano con stelle e mostrine che vi dirà che l’ISIS sta perdendo. Buona propaganda a tutti.

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Chappie e Mad Max, due brevi recensioni

Il tempo è così tiranno che ho deciso di subaffittare un post ad un altro, ovvero oggi vi recensisco un po’ di Chappie e un po’ di Mad Max.

 CHAPPIE

MV5BMTUyNTI4NTIwNl5BMl5BanBnXkFtZTgwMjQ4MTI0NDE@._V1_SX214_AL_Chappie, o per chi vive in Italia Humanandroid, è l’ultima opera di Blomkamp, il regista dell’acclamatissimo District 9 del 2009 e del non tanto riuscito Elisium del 2013. Prima di cominciare però, la solita nota sull’eccezione Italia: il traduttore italiano ha deciso di ignorare il titolo originario per inventarsi un insipido “humandroid”. Motivo? Forse per paura che l’italiano medio non sarebbe stato in grado di capire la differenza tra Chappie e Chiappe. Unici al mondo a cambiarne il titolo e insieme a cinesi e giapponesi ultimi ad averlo visto nelle sale, un mese dopo tutto il resto del pianeta. In un’epoca di comunicazione globale istantanea a milioni di persone è stata negata la fruizione di un’opera e la discussione che ne è seguita.

Dopo un non esaltante Elisium, Neill Blomkamp torna in Sud Africa per riproporci un nuovo capitolo del suo mondo futuristico. E lo fa tornando a tematiche più vicine a District 9 che a Elisium. Elisium infatti lo considero un capitolo hollywoodiano, con i soliti cliché dell’eroe buono che salva il mondo dai cattivi. Ed ecco il motivo principale del suo fallimento: la forza di Blomkamp è quella di uscire fuori dagli schemi hollywoodiani. Gli eroi blomkampiani sono persone comuni che si trovano loro malgrado nei guai ma il cui unico obiettivo è la loro salvezza personale. Tornare alla famiglia, salvare i propri cari. Niente sete di giustizia, niente rivoluzioni per salvare il mondo. Solo uomini come noi, le cui decisioni non sono mai scritte in bianco e nero. Sia D9 che Chappie ci offrono personaggi i cui caratteri hanno una scala di grigi più ampia del solito eroe americano. E’ quindi con un sospiro di sollievo che ho accolto Chappie come il degno seguito di D9. Nelle settimane  che sono seguite all’uscita di Chappie molti commentatori hanno nominato Corto Circuito, un film degli anni 80 che ha tematiche simili a Chappie. A mio parere questo accostamento è ingiusto perché è come se eliminasse tutto quello che c’è stato prima di Corto Circuito, ovvero quasi 70 anni di connubio tra fantascienza e robotica. Asimov sarebbe onorato di Chappie per dio! Blomkamp attinge a tutto quello che un classico nerd ha vissuto nella sua infanzia e adolescenza: romanzi di fantascienza, film, manga, anime, giochi di ruolo, videogiochi. Su una cosa però sono d’accordo con l’accostamento con Corto Circuito. C’è una sorta di “80’s vibe”, dalla linearità della storia agli effetti speciali, dalla brutalità splatter che mi ha ricordato il primo Robocop a un viso iconico anni 80 conosciuto come Sigourney Weaver. Insomma lontano milioni di anni luce da un Avengers, Age of Ultron. Da vedere assolutamente quindi, al posto di Avengers.

MAD MAX: FURY ROAD

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Mad Max, o come l’ho ribattezzato io Mad Theron, è sicuramente il film dell’anno. E la Disney deve essere che aveva fiutato qualcosa nell’aria quando ha deciso di spostare Star Wars a Dicembre. Mad Theron, perché la vera eroina del film è Empress Furiosa, non il povero Mad Max, un semplice accessorio del film interpretato da un quasi muto Tom Hardy. Il film infatti avrebbe funzionato con o senza Max. Charlize Theron regge l’intera storia, la guida (letteralmente visto che guida per due ore un’ enorme autocisterna!) da capo a fine. Quindi cosa c’entra Mad Max in questa storia? Poco o niente, se non per l’ambientazione. Ma al contrario di quanto ci si possa aspettare il film non è un fallimentare tipico remake a cui ci siamo abituati recentemente. Mad Max regge di per sé pur essendo imparentato con il suo cugino degli anni 80. Una sorta di storia parallela che per puro caso condivide lo stesso titolo.

Ma Mad Max è imperdibile per un altro motivo: Mad Max è il trionfo dell’artigianato e della polvere, fango e sabbia rispetto alla CGI e tastiera e mouse. Quasi tutti gli effetti speciali non sono CGI ma effetti “veramente speciali” fatti da professionisti del mestiere, dagli stuntmen ai coreografi, dai costumisti ai meccanici. Mad Max è un “feast for the eye”, e in questo senso è tanto rivoluzionario quanto lo è stato un Matrix negli anni 90. Perchè iconico, perchè unico, perchè diverso da tutto quello che ci viene proposto oggigiorno. Imperdibile anche questo.

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The lesser of two evils: ovvero un breve commento sulle elezioni UK

Ho aspettato a commentare le elezioni in UK perché non riuscivo ad inquadrarle bene. E avevo paura. Nelle ultime settimane il ciclone UKIP ha tenuto testa in tutte le discussioni politiche e ha polarizzato l’intera elezione sulla questione immigrazione. Una questione che ovviamente mi tocca da vicino. Fin quando quattro gatti delle zone più rurali usciti dal pub ne parlavano pareva una cosa così distante dalla mia realtà. Poi quando ho visto apparire le bandiere e i manifesti per le strade e perfino sulla finestra di un mio vicino ho cominciato a preoccuparmi. Non tanto per Farage, che in un certo senso rispetto come uomo e con cui non avrei alcun problema a confrontarmi; quanto per i redneck/chav che grazie a lui sono usciti dal loro guscio per esprimere la loro posizione di rifiuto del mondo. Per me il problema non è UKIP, il problema è chi vota UKIP che ora ha trovato una valvola di sfogo per i propri pregiudizi. Pregiudizi che vanno dal “l’immigrato che ci ruba il lavoro” e “immigrato che ci ruba il welfare system” al “UE che ci ruba soldi” e “UE che ci dice cosa fare”. Tutto falso ovviamente che solo un ignorante avrebbe potuto concepire. Gli immigrati sono le fondamenta di questo paese ed è grazie a loro che esiste il lavoro per tutti. E grazie agli immigrati e alle loro tasse che i beneficiari del welfare system (oltre il 70% di white british) possono ricevere i loro assegni di disoccupazione mensili. Incluso il mio vicino a cui gli pago tutto: dal bonus bebé allo stipendio disoccupazione, dalle free prescriptions all’NHS ecc. Menzogne anche sul fronte UE dove è stato calcolato che il Regno Unito riceve più di quanto spenda, soprattutto nel settore della ricerca. Dicevo di avere avuto paura. Non per me, sicuramente l’ultimo immigrato ad essere colpito da una eventuale vincita dell’UKIP, quanto per tutti i miei amici, colleghi, vicini, insomma l’intero mondo con cui vivo ogni giorno, quello di chi deve richiedere VISA e permessi ogni anno, quello che nno riesce a riunirsi con la famiglia lontana, quello di chi non si sente più accolto come un tempo. Parlavo con degli amici asiatici proprio un weekend fa. Mi dicevano che si sentivano minacciati dai dibattiti TV, dai manifesti per strada, dalla prospettiva di dover essere considerati cittadini di serie B. Non esisteva alcun pericolo imminente ma il fatto stesso che qualcuno impostasse un dibattito sull’accoglienza gli faceva venire i brividi. Ho cominciato anch’io allora a sentirmi minacciato da quei manifesti, dalla non chalance con cui la gente nei dibattiti parlava di chiudere confini e aumentare controlli. Non era il Regno in cui ero immigrato e che mi aveva accolto a braccia aperte. Fortunatamente il 90% dei britannici ha un’apertura mentale e un rispetto per il diverso così grande da stupirmi ogni volta che la sperimento. Tutti mi hanno sempre fatto sentire a mio agio e mai ho dovuto subire un commento razzista. A lavoro in questi giorni qualcuno mi ha pure ringraziato di aver contribuito e di contribuire ogni giorno al benessere della nazione. Parole che non avrei mai sentito pronunciare nella natia Italia non solo nei confronti degli immigrati ma perfino nei miei confronti.

Detto questo sono felice che sia andata come sia andata: Cameron è un deficiente ma è meglio di Miliband che a contronto pare un idrocefalo (senza offendere gli idrocefali) e il cui programma pareva scritto da Topo Gigio (un pupazzo che gli si addice per modi e fisionomia). I britannici hanno scelto “the lesser of two evils” e come sempre hanno scelto con la testa e non con il cuore. Stessa cosa che hanno fatto gli scozzesi mesi fa. Scozzesi che ora hanno 56 seggi a Westminster e per la prima volta faranno sentire la loro voce nell’Unione. Quella che si prospetta sarà un Unione molto diversa dal passato ma sempre più unita per difendere i valori unici al mondo della britannità. Incluso l’uso di dare le dimissioni dopo la sconfitta alle elezioni: alieni insomma rispetto ai politici italiani.

 

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La cronoagenzia

So di essere un po’ scomparso dal blog ultimamente e me ne dispiaccio. Vorrei scrivere di questo e di quello, ho decine di bozze in attesa di essere completate o corrette: dalla mia serie di lezioni d’inglese for dummies alla recensione di Chappie, dalla Star Wars mania al mio ultimo viaggio in Tailandia. Ma se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita da adulto, da middle class commuter worker, è che il tempo è la cosa più preziosa che si ha e in questo momento darei metà del mio stipendio per avere indietro metà della mia vita. Ma che dico, giocherei pure al ribasso: metà del mio stipendio perfino per un solo quarto della mia vita. Ma non esiste scampo alla schiavitù dei tempi moderni. Produciamo cento volte di più dei nostri nonni ma lavoriamo più dei nostri nonni. Producendo di più dovremmo lavorare di meno, ma presto si impara che non è così. Mi si dice che rispetto ai nostri nonni i nostri tempi abbiano degli agi incomparabili. Per esempio ho una casa che pagherò in più di 30 anni di lunghi sacrifici e i cui unici beneficiari saranno i banchieri. Sì perché non so neppure per quale motivo ho comprato questa casa perché ho calcolato che ci vivo appena tre ore al giorno. Le ore in cui ci dormo ovviamente sono escluse. Ho un auto certo, ma la uso per farmi 42 miglia ogni giorno per andare al lavoro. Ho una TV 42″ e una Playstation che stanno prendendo polvere da qualche mese. Ho tanti di quegli agi rispetto a mio nonno che… non so che farmene perché non ho il tempo per usarli. E così vale per le mie passioni come la lettura e la scrittura. Che bella la libreria che ho comprato con tutti quei libri: non si chiama libreria, si chiama prendipolvere. Chi è il fallito, quello che non lavora e che riceve benefit o quello che lavora tutta la sua vita per gli altri? Una vita spesa per nutrire gli altri è un fallimento. Una vita spesa lavorando per gli altri non vale la pena di essere vissuta. Ho tanti di quei progetti che vorrei completare, tanti di quei progetti che vorrei cominciare ma so per certo che finiranno con me in un’anonima tomba da postpensionato. C’è qualcuno là fuori che vuole comprare il mio tempo? Compratemi il tempo e non ve ne pentirete signori! Ecco si dovrebbe fondare una nuova charity, una cronoagenzia per comprare il tempo ai ragazzi di valore (e che valore signori!). Signori miliardari invece di sperperare soldi in Ferrari e champagne donate qualche soldo alla cronoagenzia. Comprate il nostro tempo e ve ne saremo grati per tutta la vita. Quanti scrittori, pittori, scultori, musicisti, artisti o semplicemente scansafatiche il mondo potrebbe avere! Quante blogstar sprecate. E invece sono lì nella loro casa a schiera della suburbia a fare da pendolari dal punto A al punto B per sedersi dietro ad una scrivania tutto il giorno per tutta la loro vita. Diventeranno presto polvere e il loro passaggio sulla Terra avrà valore ZERO. Siamo polvere che fa da pendolare. Aggregati di carbonio che per mangiare devono… vabbé son troppo stanco per queste stronzate. Ora devo andare a letto se no domani non mi alzo e non riesco a pagare questa bellissima casa di cui ho scoperto alcuni dettagli solo l’altro giorno. Una casa molto vissuta evidentemente.

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