Nazionalismi gastronomici

Da quando vivo all’estero ho imparato a diffidare di tutti gli studi scientifici o psuedoscientifici sull’alimentazione. Dopo così tanti anni all’estero ti rendi conto che tutte le raccomandazioni caloriche, dietetiche e di cibi sani sono condizionate dalla nazione in cui ricercatori, medici e giornalisti vivono. In ogni paese viene giustificato qualsiasi cibo nazionale, anche quelli più evidentemente insalubri. Gli inglesi per esempio sono maestri nel giustificare qualsiasi loro vizio. La loro è un’arte che li ha aiutati nei secoli a sopravvivere in un ambiente che altrimenti non sarebbe stato sopportabile. A leggere gli articoli dei giornali inglesi e delle decine di studi settimanali pare che la dieta britannica sia la più salubre al mondo.Dal fish and chips alle crisps (ovvero le patatine in busta che qui vengono mangiate ogni giorno a pranzo), dal sunday roast alla birra. Classico esempio è la colazione: secondo gli inglesi la english breakfast è la più sana al mondo. Vai in Italia e ti dicono che è quella italiana, vai in Cina e ti dicono che è quella cinese. Per non parlare poi dei livelli delle quantità di alcool che possono essere bevute al giorno. Lo stesso studio inglese che giustifica la quantità di alcool giornaliera in Italia verrebbe considerata istigazione all’alcolismo. Per esempio in Inghilterra le donne incinta possono bere bassi quantitativi di alcool. In Italia la gente chiamerebbe la polizia e il bambino appena nato verrebbe dato agli assistenti sociali. Eppure, nonostante i livelli di mortalità più alti a causa della popolazione scozzese, se dovessimo prendere i numeri del sud dell’Inghilterra questi non sarebbero poi così lontani dal resto dei paesi occidentali. Significa quindi che la dieta non è così importante nell’abbassare le speranze di vita e che entrano in gioco milioni di fattori.

Ma allora come è possibile? Significa che tutti i dati sono falsi? Che non esista un metro oggettivo per valutare cosa sia un’alimentazione sana? No, i dati sono quasi tutti veri e, si spera, senza edulcorazioni nazionalistiche. Ma sono le premesse ad essere sbagliate. Questa convinzione tutta occidentale che esistano cibi sani e non divisi da un muro dicotomico. In realtà ogni cibo è costituito da migliaia di costituenti, alcuni dei quali se presi n concentrazioni alte sono nocivi alla salute. Ma si tratta di concentrazioni, non dell’essenza stessa della molecola/proteina/grasso ecc. Questo è un errore ormai molto comune nella nostra società: non esistono sostanze nocive, esistono concentrazioni nocive. Si dice che anche la H2O possa uccidere se presa in concentrazioni altissime. Questa mentalità, che io definisco essenzialismo al contrario del concentrazionismo, è presente in tutta la società ma soprattutto in certi strati più sensibili alle tematiche ambientali e salutiste. La presenza di metalli nei cibi per esempio è normale ma basta farlo notare che un’isteria collettiva si sparge a macchia d’olio. Tracce di sostanze non sono altro che… tracce ma se alcuni cibi vengono mangiati con moderazione non avranno alcun effetto sul nostro corpo.

 

9 commenti

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9 risposte a “Nazionalismi gastronomici

  1. Mi hai fatto tornare in mente delle discussioni surreali fra italiani e francesi su quale fosse meglio usare fra olio d’oliva e burro (ti lascio indovinare chi stesse da una parte e chi dall’altra).

  2. Sono d’accordo all’80%. Per esempio i tanto decantati parmigiano-reggiano e prosciutto crudo di Parma secondo me non sono alimenti sani, perché troppo ricchi di sale e di grassi saturi. Nessun problema a mangiarli come sfizio saltuario, ma non ci baserei una dieta.
    Mi sembra che in Inghilterra il consumo di alcol stia diminuendo in modo sensibile. La cosa che mi faceva ridere leggendo alcuni articoli sul Guardian è che sembrava che la cosa preoccupasse gli inglesi, come se fosse un sintomo di perdita di identità.
    Recentemente ho letto, sempre sul Guardian, alcuni articoli sulla pericolosità dell’alcol a basse dosi (in effetti è un certo cancerogeno, anche se la cosa non viene pubblicizzata troppo) e qualche tempo fa un articolo dubbioso in cui ci si chiedeva se mangiare pancetta tutte le mattine a colazione fosse sano (e non era ironico).
    Sono d’accordo che la salubrità del cibo sia molto legata alla quantità, però se ammettiamo che uno mangi 2500 kcal di alimenti al giorno, si possono avere diversi risultati a secondo di quello che uno mangia. In particolare mi sembra che sia importante il modo in cui gli alimenti sono conservati e preparati. Per esempio, che la frittura degli alimenti generi sostanze tossiche, che poi il fegato dovrà convertire in qualcosa di più facilmente eliminabile è una cosa su cui non mi pare ci siano dubbi. Non ho dati epidemiologici, ma mi aspetto che sia proprio il fegato a pagare le maggiori conseguenze di una cattiva dieta (purtroppo però i dati sarebbero dominati dall’effetto dell’alcol e quindi non sarebbe facile trovare altre correlazioni).
    In linea generale comunque concordo sul bias nazionalistico, infatti io ho escluso totalmente dalla mia dieta informativa fonti italiane.

  3. Don

    Essenzialmente concordo. Anzi ti chiedo se posso usare questa dicotomia (essenzialismo-concentrazionismo) nelle mie lezioni (insegno negli istituti alberghieri). Ho sempre insegnato questa cosa ma mi mancava una classificazione con termini così chiari.

  4. alessandro

    Dati epidemiologici certi sono difficili da fornire sui singoli alimenti poichè gli studi possono essere solo retrospettivi. è difficile prendere un gruppo di persone, farle mangiare quantità certe di alcuni alimenti e poi confrontarle con un altro gruppo. bisognerebbe seguirle h24 o rinchiuderle, non credo sia etico nè economico.
    pertanto gli studi valutano solo l’alimentazione media nella sua globalità, è molto difficile scorporare i dati.
    Detto ciò credo tu abbia pienamente ragione sulla questione essenzialismo/concentrazionismo. credo che rientri nella mancanza di scientificità del pensiero attuale. come se esistesse il bene ed il male, la cosa sana e quella insana, e così via. dopo anni di relativismo (alla faccia del papa, ancora troppo poco diffuso) e psicanalisi siamo ancora manichei. perchè è più comodo….

  5. Fossero solo l’essenzialismo e il nazionalismo il problema del nostro, irrazionalissimo approccio alla nutrizione. C’è una totale confusione, a livello mediatico, tra 1) quanto un cibo è salutare 2) quanto rispetta il benessere degli animali 3) quanto rispetta l’ambiente 4) quanto è sostenibile a livello internazionale 5) quanto rispetta la tradizione 6) quanto è effettivamente buono (i 6 punti sono totalmente indipendenti tra di loro, quando non inversamente proporzionali).

    In generale, la ricerca in nutrizione è una fatica ingrata (nell’impossibilità etica di sequestrare qualche migliaio di persone in strutture con mense strettamente controllate, misurando gli outcome nel corso dei decenni). In questo senso, tutte le pubblicazioni a favore della fantomatica ‘dieta mediterranea’ sono da prendere con le pinze come la speculare, e assurda, paura dei dietologi anglosassoni (soprattutto americani) nei confronti dei carboidrati. I consigli migliori che si possono dare sono, tuttora, quello di diversificare le fonti di proteine e grassi e quello di una dieta bilanciata tra carboidrati, grassi e proteine.

    Per quanto riguarda la colazione: secondo me la nostra* è troppo povera in calorie e ricca in carboidrati semplici, ma d’altra parte la pancetta in padella è ormai irrevocabilmente riconosciuta come cancerogena.

    * che poi è ‘nostra’ fino a un certo punto: sono sicuro che il pastore sardo che si sveglia alle quattro del mattino per tirare avanti fino a mezzogiorno si mangia pane e formaggio, non un croissant o una ciotola di latte e pan di stelle

  6. Eccomi qua. Non pensavo questo post suscitasse tanto interesse!

    @clodovendro
    Sotto le alpi olio ,sopra le alpi burro, migliaia di anni di divisioni… gastronomiche e forse genetiche. Così come l’intolleralanza al lattosio per le popolazioni mediterranee così forse le popolazioni centro-nordiche non hanno alcuni problemi con una dieta ricca di grassi come col burro vaccino. Ecco questa è un’altra cosa: alcuni cibi vanno bene per alcne popolazioni, altri per altre.

    @Procellaria

    concordo con te. Aggiungiamo commenti della Confcommercio e sigle varie? A sentire loro mangiare prosciutto di Parma fa solo bene, non importa la quantità.

    @Don

    nessun problema ci mancherebbe!😉

    @Alessandro

    credo che il manicheismo sia una caratteristica basilare della specie umana. Ecco perché una buona cultura scientifica e il metodo scientifico applicato a tutti gli aspetti della vita sono essenziali.

    @cachorro

    assolutamente d’accordo su quello che hai scritto. Che poi la colazione con cappuccino e cornetto è essenzialmente italiana, non mediterranea.

  7. sulla durata media della vita, non sembra molto affetta dall’alimentazione perché come tutte le medie è una statistica poco robusta, che quindi è influenzata in modo pesante dagli outliner. In questo caso gli outliner sono le morti nel primo anno di vita. Infatti appena un paese si fornisce di un sistema sanitario appena decente e mette in regola norme igieniche di base, la vita media fa un balzo di oltre 20 anni e le differenze si appiattiscono molto.
    Dati più correlati con una buona alimentazione potrebbero essere l’incidenza di alcune patologie specifiche, come il cancro del colon, dello stomaco, cirrosi epatica, malattie cardiovascolari, nell’intervallo di età 40 – 70 anni, che dovrebbe essere quello in cui emergono gli effetti di una cattiva alimentazione.

  8. c’è gente che è morta per ingestione di troppa acqua minerale. andrebbe ricordato a tutti i dietologi e salutisti wahabiti seguito da una pacca sulla spalla e un sonoro “get a life”

  9. ps. io faccio colazione con the, uovo sodo con confettura di frutti di bosco e un’arancia a fette condita con sale e olio d’oliva. sono un marziano😉

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