Silenzi

Li sentite quei silenzi assordanti provenienti dalle cancellerie europee e dalla Casabianca? Quei trafiletti nei giornali in fondo alla pagina vicino allo sport? Quei cronisti che sorvolano sulla notizia? Io li sento e fanno male i molti silenzi dei Cameron, Obama, Merkel e via discorrendo. All’indomani dell’attentato in Belgio la cattura della città simbolo della barbarie dell’ISIS, Palmira, avrebbe dovuto risuonare come una perfetta pena del contrappasso, in tutte le prime pagine dei giornali. L’UNESCO avrebbe dovuto fare salti di gioia per la liberazione di uno dei suoi siti. E invece nulla, silenzio. Neppure da quei giornalisti e politici che ogni volta che l’esercito siriano liberava una città o un villaggio in mano ai terroristi sbraitavano descrivendola come una emergenza umanitaria, parlavano del regime e dei ribelli, dei bambini che morivano sotto le bombe russe ecc. Niente, almeno hanno avuto l’opportunità di fermare la propaganda saudita per un giorno. Anni di bombardamenti della coalizione dei volenterosi non hanno fatto nulla per togliere un centimetro all’ISIS. La Russia ci ha messo due settimane per conquistare l’intera Latakia, tagliare i rifornimenti per Aleppo chiudendo il corridoio turco’siriano, permettendo ai curdi di avanzare verso Raqqa e ora in un paio di giorni ha permesso all’esercito siriano di riprendere Palmira. Governo siriano che ha già stanziato alcuni milioni, nonostante l’embargo dei governi occidentali, per ricostruire Palmira. E peccato che solo gli archeologi russi potranno lavorarci visto che nessun governo occidentale acconsentirebbe ai propri studiosi di lavorare con il “regime”. Finalmente Palmira sarà riaperta ai turisti siriani di tutte etnie e religioni, finalmente gli abitanti cristiani di Palmira potranno tornare alle loro case. Ma oggi voglio dedicare questo giorno a Khaled Al’Asaad, il direttore del museo archeologico di Palmira decapitato in pubblica piazza dall’ISIS. Son sicuro che Obama, Cameron e Erdogan apprezzeranno tantissimo se il museo di Palmira venisse intitolato alla sua memoria.

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5 commenti

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5 risposte a “Silenzi

  1. Forse ho frainteso il senso del post, ma sembra che tu stia giudicando positivamente l’intervento armato di uno Stato e negativamente l’inerzia di altri Stati. Da un libertario mi aspetterei una posizione opposta. La risposta potrebbe essere che nel variegato mondo dei libertarians tu non sia un libertarian antiwar, è così? o ho capito male?
    La domanda non ha nessun intento polemico.

  2. Kirbmarc

    Fabri, ti stupisci davvero del fatto che a Obama, Merkel, Cameron e tutti gli altri non freghi un cazzo dei Siriani? E pensi sul serio che ai Russi freghi qualcosa della Siria se non per ragioni strategiche (il controllo sulla base di Tharsus e quindi un asse Siria-Cipro-Grecia-Russia nel Mediterraneo Orientale in funzione anti-turca)?

    Lo Stato Islamico ha un esercito da operetta, basterebbero due divisioni di un qualsiasi esercito moderno per farli a pezzi in sei mesi (o poco più).

    L’unico motivo per cui sono sopravvissuti è che nessuno ha fatto nulla per fermarli perché facevano comodo a chi (Sauditi, Turchi e quindi USA e NATO) voleva vedere andare in pezzi il regime di Assad (anche lui non uno stinco di santo, ma un politico che ragioni pragmatiche ora deve fare il ruolo del liberatore e del “pater patriae”) e quindi indirettamente indebolire l’Iran e la Russia.

    La coalizione dei volenterosi ha solo dato un paio di spruzzatine di bombe qua e là, buone solo per la propaganda, mentre Turchia e Arabia Saudita lasciavano che lo Stato Islamico (così vicino alle idee saudite) si rifornisse liberamente (quando non erano proprio loro a rifornirlo)

    La politica è il grande gioco degli interessi delle lobby, degli “interessi speciali”, dei cronies, degli amici di questo o quel governo. I civili sono sempre pedine, buoni per la propaganda, ma di cui a chi comanda frega molto poco. Tanto il popolo è ignorante e bue, si beve ogni stronzata, e in caso serva i vari clericali e imbrattacarte di una parte o dell’altra sono pronti a ricondurre le pecore all’ovile.

    Gli stati sono delle associazioni a delinquere, della mafie legalizzate. La politica internazionale è una guerra fra bande per il controllo di varie risorse, esattamente come le guerre fra varie “famiglie” mafiose.

    La libertà e i diritti umani sono ideali che possiamo avere noi intellettuali, ma i potenti li usano solo per fare propaganda l’uno contro l’altro, come si usano anche le ideologie, le varie religioni, le “identità”, i nazionalismi, etc.

    Le masse si manipolano facilmente con la paura, con l’ignoranza, se necessario con il “pane a buon mercato”, oppure finanziando questo o quel gruppo per creare “carote” umanitarie o “bastoni” terroristici.

    Del resto sono convinto che alla maggior parte della gente delle libertà e dei diritti umani frega veramente poco, quello che importa è avere il “pork”, le gentili concessioni statali di cui approfittare il più possibile. Oppure importa fregiarsi di una bandiera, di una “identità”, di una religione per sentirsi superiori al resto del mondo (specialmente se ci si sente inferiori).

    E i vertici di ogni organizzazione che succhia dalle tette dello stato (chiese, “cronies”, lobbies, etc.) se la ridono dei fessi che credono nei vari ideali e si ammazzano a vicenda mentre loro mantengono o espandono il loro potere.

    Per un libertario in questo mondo c’è poco spazio. Le nostre idee, come il principio di non aggressione e il fatto che ognuno ha il diritto di farsi gli affari propri (in tutti i sensi), che le idee non sono armi e non violano i diritti altrui, nascono da delle belle riflessioni filosofiche, accurate, affinatesi con il tempo, ma che interessano solo a degli intellettuali come te e me.

    Siamo una infima minoranza e quando tentiamo di crearci dei piccoli spazi liberi (come sul Web) tutti i governi sono pronti a chiuderceli e a controllarci, con una scusa o l’altra (“oscenità” “pericolo” “droghe” etc.) che le masse accettano senza problemi.

    L’unica differenza è che almeno in Occidente (per ora) non ci mettono in galera o ci ammazzano con l’estrema facilità con cui imprigionano o ammazzano chiunque è inviso ai poteri forti in Russia, nei paesi di maggioranza islamica o in Cina, o in Africa e in Asia in generale.

    Ma se il trend di accettazione dell’autoritarismo strisciante continuerà (grazie alle solite scuse dell”Internet far-west brutto e cattivo” dei “troll”, dell”hate speech”, etc.) le differenze inizieranno a sparire. Fra gli applausi generali del pubblico.

  3. Caro Procellaria io sono un libertario antiwar 100% ma ciò non toglie che non possa notare l’ipocrisia degli USA e dei suoi alleati nella guerra siriana. E il comportamento servile dei media occidentali. Al contrario questo post vuol fare notare che tutti gli stati sono uguali incluso l’ISIS che, permettimi però di dire, sono felicissimo che abbia perso Palmira. Tra i due mali preferisco il governo siriano se permetti.

  4. Ok, grazie per la risposta.

  5. Kirbmarc

    Essere libertario di questi tempi mi deprime. Mi sembra che dovunque mi giri l’autoritarismo stia allargando sempre di più i suoi tentacoli per afferrare e strizzare anche le poche sacche di libertà che rimangono.

    Vedo che le logiche del potere limitano sempre di più la libertà di espressione su Internet con varie scuse, dai “troll” e l'”Hate Speech” alla “protezione dei bambini dal porno” (che dovrebbe essere il compito dei genitori, non dello stato), alla “misoginia rampante” e all'”Islamofobia” (etc etc), alla “lotta al terrorismo”…

    Vedo gli stati sempre più forti, con sempre meno limiti, mentre le idee libertarie interessano sempre a meno persone, mentre chi attira consensi sono le “sinistre” pro-welfare e pro-privilegi gentilmente concessi dallo stato a seconda delle varie quote (rosa, nere, gay e chi più ne ha più ne metta) che le “destre” populiste e nazionaliste, che in pratica hanno stesse politiche delle “sinistre” ma invece di difendere le “nuove identità” difendono le “vecchie”.

    Che in soldoni vuol dire semplicemente Halliburton invece di George Soros.

    Di gente che veramente vuole ridurre l’impatto degli stati nella vita dei cittadini ne vedo poca.

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