Homo promiscuus

The Denisovan GeneIl quadro che sta uscendo fuori della nostra storia come specie sta diventando sempre più complesso. Ne ho scritto anche qui e qui. Pare che la pelle chiara, i capelli rossi e le lentiggini siano stati donati a Homo sapiens da neanderthal, i geni per sopportare le basse temperature degli Inuit (TBX15 e WARS2) e per l’altitudine dei tibetani dai denisoviani (EPAS1). Sappiamo che tra chi non ha avuto contatti con Neanderthal e denisoviani, ovvero la maggior parte degli africani subsahariani, ci sono stati contatti con specie africane di cui non sappiamo ancora nulla. In pratica la promiscuità di Homo sapiens con altre specie e’ la chiave del nostro successo come specie. Senza il sesso interspecie non saremmo stati in grado di colonizzare ambienti estremi o di sopravvivere a decine di cataclismi naturali che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle durante i nostri pochi 200 mila anni di vita su questa Terra: dalle glaciazioni alla desertificazione, da supervulcani a nuove pandemie, dal prosciugamento di alcuni mari interni (Homo sapiens ha visto il Mediterraneo prosciugarsi almeno 2 volte) alla scomparsa di ponti di terra tra continenti. Ecco perché credo che la chiave per la sopravvivenza dell’umanità sia proprio nella promiscuità tra popolazioni diverse. Se volete che le prossime generazioni siano in grado di sopravvivere alle prossime sfide del futuro dovete guardare al diverso per riprodurvi.

Su questa nota però vorrei lasciare un commento che spero possa farvi pensare. Parliamo sempre di specie diverse di Homo che si sono mischiate ma siamo proprio sicuri che di specie diverse si tratti? Pensate ad un antropologo di 100 mila anni nel futuro. Guardando al cranio di un nigeriano e di un cinese l’unica cosa che possa concludere è che sono due specie distinte. E verrebbe alla conclusione che l’umanità di 100 mila anni nel futuro sia il contributo di differenti specie. Capito dove voglio arrivare? Io credo che la promiscuità degli Homo dia l’abilità di inibire la speciazione totale, ovvero l’incapacità delle popolazioni di dividersi in specie diverse poiché’ vi è sempre un continuo flusso di geni tra popolazioni. Significa che nella storia degli Homo ci sono stati momenti in cui le popolazioni si sono diversificate tantissimo – sapiens, neanderthal, denisoviani ecc. – ma poi successivamente grazie a migrazioni e promiscuità la speciazione sia stata bloccata sul nascere. E lo stesso è accaduto con le razze umane che conosciamo oggi: se avessimo lasciato abbastanza tempo sarebbero diventati differenti specie ma la promiscuità ha bloccato tutto. Altre potenziali specie nasceranno dall’ibridazione tra varie razze ma poi verranno riassorbite nel supergenoma Homo sapiens. La colonizzazione dello spazio però fermerà l’ibridizzazione per sempre.

8 commenti

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8 risposte a “Homo promiscuus

  1. Kirbmarc

    Il concetto stesso di specie è piuttosto vago. Secondo la definizione di Ernst Mayr le specie sono gruppi di individui in grado di generare prole fertile, e quindi Neanderthal, denisoviani e altri gruppi, compreso gli Homo Sapiens, sarebbero solo sottogruppi di una stessa specie.

    Dubito però che la riproduzione intergruppo (o interspecie) sia stata pacifica o dovuta a un melting pot di comuni interessi. Per la maggior parte della storia i gruppi hanno difeso i propri interessi e i vincitori hanno sottomesso i vinti.

    Il contributo dei Neanderthal e dei Denisoviani è stato, anche se decisamente rilevante, inferiore in percentuale a quello dei Sapiens di origine africana. Penso che lo scenario più plausibile sia stato quello di lotte fra tribù dove nella maggior parte dei casi sono stati i Sapiens, grazie alle loro armi migliori e alla loro supremazia strategica, a sottomettere e schiavizzare i Neanderthal o i Denisoviani (e soprattutto le loro donne). Insomma una situazione simile a quella di chi ha popolato l’Islanda: un gruppo dominante con degli schiavi, e soprattutto delle schiave, di un altro gruppo.

    Non si dovrebbe quindi parlare di Homo promiscuus quanto di Homo dominus e di Homo servus.

    L’interazione fra gruppi diversi è raramente stata pacifica. La in-group morality, out-group hostility fa parte della psicologia dell’Homo sapiens, e molto probabilmente anche delle altre specie/altri gruppi di ominidi dato che si tratta di un elemento che contribuisce al successo del gruppo/tribù nei primati.

    L’empatia è un prodotto della selezione naturale, ed è garanzia di successo riproduttivo se protegge i parenti, non se si rivolge verso degli estranei. I gruppi si sono sviluppati come uno strumento fondato sulle famiglie, per preservare i “geni egoisti”.

    La pace sociale e l’integrazione sono obiettivi recenti, che si sono sviluppati attraverso la codifica di regole vantaggiose (tit for tat, group loyalty, etc.) che ogni società applicava originariamente solo all’ in-group. I comandamenti dell’ebraismo valevano solo per gli ebrei, al limite per i convertiti (che faticavano a farsi accettare, si veda la storia di Raab).

    L’applicazione universale delle regole dell’in-group è un concetto recente, che nasce dall’idea dell’oikoumene, una rivoluzione filosofica (e in parte anche scientifica) della cultura ellenistica dopo che il pensiero greco si era espanso negli imperi post-alessandrini, e che ha dato una connotazione globale all’impulso di dominio imperiale romano, e attraverso la romanità anche al desiderio di proselitismo universale del Cristianesimo (in pratica una setta ebraica riadattata alla filosofia greca e alla cultura romana) e dell’Islam (una setta ebraico-cristiana con suggestioni delle culture arabe e in parte anche orientali).

    A differenza degli imperi precedenti, basati sulla figura semi-divina o divina di un imperatore o re o capo, che dettava legge in maniera praticamente assoluta e insindacabile a un gruppo eterogeneo di popoli sottomessi, l’impero alessandrino e poi quello romano trasmisero l’idea del “cittadino”, di avere il privilegio di adottare la cultura greca (o romana) e di integrarsi nel “cursus honorum”. Ovviamente né i greci né i romani erano campioni di tolleranza o di democrazia, ma contribuirono a diffondere l’idea che chiunque potesse diventare “civilizzato” e perciò parte dell’in-group (sotto i romani in maniera tutto sommato non necessariamente obbligatoria, a patto di pagare le tasse).

    Il dominio culturale e religioso del Cristianesimo e dell’Islam non hanno fatto altro che replicare l’idea che chiunque possa (e spesso debba) sottostare alle stesse regole: i sogni utopici della Respublica Christiana e dell’Ummah altro non sono che l’aspirazione di rendere tutto il mondo un in-group, eliminando l’out-group sia grazie allo sterminio che (in maniera significativa) grazie alla possibilità o addirittura alla necessità della conversione.

    I gruppi non cristiani o mussulmani potevano avere ambizioni imperiali, ma i loro imperi non comprendevano l’idea dell’assimilazione culturale, dell’interbreeding. La Cina imperiale, o gli Aztechi e gli Incas, o il Giappone, erano possedimenti personali di dinastie divine o semi-divine, dove i popoli sottomessi potevano essere tollerati (per motivi pratici) ma non potevano mai divenire Han, o Aztechi, o Giapponesi.

    Il concetto di melting pot, di commistione di culture, di convivenza di gruppi religiosi diversi è ancora più recente: viene dal’esperienza delle ex-colonie britanniche in America, popolate da ogni tipo di minoranze religiose cristiane, dai Presbiterani scozzesi agli Ugonotti. E per tanto tempo anche questo melting pot è stato limitato, per un pregiudizio prima anti-cattolico poi anti-ebraico o per le vicende della schiavitù degli Africani.

    E del resto l’idea dei nazionalismi e dell’imperialismo-colonialismo altro non è che in-group morality applicata non più alla tribù o alla famiglia ma alla “Patria”. E’ interessante notare il linguaggio familistico dei nazionalismi: chi fa parte della nazione è un “fratello”, si parla di “Patria” (“Fatherland”), etc.

    Insomma stringi stringi la riproduzione con il diverso è sempre stata legata al tentativo di rendere il diverso il tuo schiavo (e specialmente la tua schiava). L’accoppiamento libero fra “diversi” è sempre stato visto come un problema, una minaccia, al limite persino un tradimento dell’in-group (il detto “donne e buoi dei paesi tuoi” è diffuso dappertutto), specialmente per quanto riguarda le donne dell’in-group: il mito del “forestiero che ci ruba le donne” è onnipresente a ogni cultura.

    Inoltre ancora oggi c’è una competizione fra vari progetti di universalità o di supremazia dell'”in-group”.

    Da un lato abbiamo il dato tecnologico, il collegamento culturale di Internet che diffonde, collega e ibrida idee e persone, e che promuove un integrazione culturale globale basata sulla tecnologia e (in teoria) sul libero scambio di idee e merci, sul “melting pot”. In pratica queste idee spesso si traducono in un dominio culturale “soft” americano, sviluppato sul modello romano-ellenistico (la Pax Americana) e che fa il gioco dei vari gruppi di “cronies” che difendono i loro interessi con la bandiera a stelle e strisce.

    Il progetto universale del Comunismo, un’idea utopica di una società totalmente egalitaria, si è tradotto in dei modelli totalitari perché l’uguaglianza è un valore irreale, astratto, slegato dalle differenze fra individui. Il Comunismo e il Socialismo sono oggi in declino: i nuovi progetti comunisti e socialisti di successo (Corbyn, Sanders) sono legati a logiche di nazionalizzazione, di isolamento dal mercato libero globale.

    Dall’altra abbiamo i vari rigurgiti di nazionalismo, di etnocentrismo, che si sviluppano sulle linee guida del concetto di “nazione” ottocentesco, e che inspirano le politiche dei vari Putin, Salvini, Orban, e a modo loro anche di Assad, Erdogan e persino dell’Iran (sotto certi aspetti).

    In mezzo a tutto ciò si trova il progetto di supremazia islamica. L’Islam è un progetto universale, di ingrandimento dell’in-group, ma che porta avanti i valori del dominio dell’in-group sull’out-group (e l’eventuale eliminazione dell’out-group) grazie a tutti i mezzi possibili.

    I musulmani, specialmente nell’accezione imperialistica wahabita e salafita, vogliono rendere il mondo intero mussulmano, grazie alla carota della conversione e a vari bastoni (terrorismo, legge islamica, trattamento di seconda classe etc.) e grazie al “colonialismo dei ventri” (i tassi di riproduzione molto più alti fra gli islamici che fra gli Europei o i vari “bianchi”).

    Insomma non credo che l’umanità sia pronta per un interbreeding, per una promiscuità che porterebbe i benefici di cui parli. Fra tutti i progetti di integrazione culturale quello tecnologico-americano è probabilmente il male minore, ma la sua popolarità è in ribasso.

    Gli USA si sono indeboliti, hanno fatto scelte strategiche stupide (come l’allearsi con i sauditi) e l'”Occidente” e le idee di un pacifico melting pot internazionale sono state associate con dei progetti corrotti e autoritari dei vari “cronies”.

    Prevedo che invece dell’interbreeding promiscuo a vincere saranno da un lato i progetti di protezione dell’ “in-group” (nazionalismi e conservatori) e dall’altro il progetto universale islamico, dove l’in-group è esteso culturalmente e non etnicamente, ma non per questo è meno oppressivo.

    Se mai andremo nello spazio probabilmente ci saranno dei pianeti di soli mussulmani, o di soli mormoni o di soli francesi o austriaci o “padani”, non una Federazione modello Star Trek.

  2. Be kirbmarc questo commento è più lungo di qualsiasi post abbia scritto in questo blog!😉 hai per caso un blog? Avresti molto materiale per farlo andare avanti per anni😉

  3. Kirbmarc

    Ahah mi piacerebbe ma sono troppo discontinuo. Un giorno sproloquio poi magari per tre mesi non scrivo nulla.

  4. Kirbmarc

    Comunque ho iniziato un blog qui: https://kirbmarcblog.wordpress.com/

  5. Bene allora seguiremo con attenzione.😉

  6. Kirbmarc è un sociologo di grandi potenzialità. Per rimanere invece alla chiusura del post direi che il problema “biologico” dell’inbreeding nelle colonie extramondo non esiste perchè ovuli e spermatozoi si congelano benissimo.

  7. Un ibridatore formidabile era l’ominide conosciuto come Roccus Siffridus.

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