In un universo teista l’unica religione possibile è il misoteismo

1489671-nOgni volta che una calamitá naturale colpisce la Terra non passano 24 ore che un chierico non si faccia avanti cercando di giustificare l’accaduto. A ben ragione il chierico deve intervenire e giustificare l’operato del suo datore di lavoro, altrimenti ça va sans dire perde il posto di lavoro. Come puó infatti sfracassarci le palle dalla nascita fino alla morte con il concetto del suo dio buono quando poi accadono cose come i terremoti o le inondazioni o le eruzioni (tutti fenomeni in cui la scusa del peccato originale non si applica). Se fossimo piú svegli manderemmo a fanculo questi individui ogni volta che aprono bocca giustificando la morte di migliaia di innocenti con i “piani imperscrutabili” della loro divinitá (traduzione per i sempliciotti: se foste onnipotenti e onniscienti e permetteste a migliaia di persone di morire sareste dei figli di puttana, punto). E invece questi individui crescono in popolaritá ogni volta che questa asincronia razionale, questa schizofrenia teofila si palesa per quella che é: il piú grande imbroglio a cui l’umanitá crede, ovvero l’interventismo divino.

Giá Epicuro ci aveva avvisati 2300 anni fa: gli déi possono evitare il male ma non vogliono; gli déi vogliono evitare il male ma non possono; gli déi non possono e non vogliono evitare il male. Ora da ció si deducono due cose: gli déi sono malvagi o non esistono/non intervengono. Questo paradosso del rapporto tra male a e divino é cosí semplice e banale che perfino i bambini riescono a concepirlo fino a quando non arriva un chierico per dirgli che c’é un piano imperscrutabile (vedi su nota per sempliciotti). A me sinceramente non me ne frega un fico secco se un chierico creda che gli déi abbiano creato l’Universo con il Big Bang. La mia modesta opinione é che un universo creato sia piú assurdo di un universo increato, infinito etc. E infatti preferisco pensare che il Big Bang sia solo una singolaritá all’interno di un universo a bolle con successivi crunch e bang (se siete credenti non avete mai sentito parlare di questi termini). Quindi, dicevo, puoi anche essere teista (cioé credi in un dio o molti déi creatore/i) ma sei un perfetto cretino se pensi di essere un teofilo, ovvero uno che crede che gli déi siano buoni perché va contro l’evidenza di tutti i giorni. I tuoi déi possono anche esistere nell’intermundia epicureo (interessante punto d’incontro con la teoria dell’universo a bolle!) ma: o sono interventisti e allora sono malvagi o non-interventisti e in quel caso ce ne possiamo allegramente fottere. Se sei convinto che la Madonna pianga sangue per darci un messaggio o che Madre Teresa di Calcutta abbia intercesso per un miracolo, nessun problema. Significa che credi che le divinitá siano interventiste. Pacifico. Ma se sono in grado di far piangere una statua di gesso ma non sono in grado di fermare un terremoto di scala Richter 6 allora bello mio, trattasi di esseri cosí malvagi che Chtulhu in confronto é un pezzo di pane.*

Allora sempliciotto, l’unica via d’uscita logica per te é essere un misoteista e dedicare la tua vita al loro disprezzo; e non ho altro da aggiungere.

*L’alternativa é che i loro superpoteri si limitino a far trasudare sangue menarcale e finita lí. E qui possiamo addentrarci in teorie ancora piú affascinanti tipo che i loro superpoteri stiano diminuendo in potenza dopo il Big Bang (vicinanza alla kriptonite) o che siano dei pervertiti burloni. In tutti i casi non ne vale la pena di costruirgli templi svettanti al cielo.

13 commenti

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13 risposte a “In un universo teista l’unica religione possibile è il misoteismo

  1. Blake

    Ogni volta che ricevo la notifica di un tuo post spero che parli di geopolitica, in quanto non la seguo seguo te, con-fidando nella tua competenza. Ogni volta che parli di altro, boia la miseria, arrivo alla fine del post con le budella attorcigliate per l’approssimazione con cui tratti certi argomenti. Però devo dire che ero giunto qui tramite i post sull’inglese, quelli mi mancano, mi piacerebbe leggerne ancora, se ti capita, se ne hai voglia. Grazie. Buona giornata.

  2. Kirbmarc

    La cosa interessante è che gli dei greci o romani sono più o meno la versione alternativa di cui parli: un branco di festaioli allupati che scagliano fulmini o si fanno tua moglie o ti danno una piccola benedizione a seconda dell’umore. Ancora più interessante è che in tutte le religioni “tradizionali” europee, asiatiche, africane, americane o oceaniche ci sono molti dei dai poteri limitati che litigano, si ammazzano a vicenda, si mettono le corna, si ubriacano o si dimenticano della terra, etc.

    Il “problema del male” non si pone nelle società e religioni di cacciatori-raccoglitori o dei primi contadini. Il “problema del male” è una conseguenza della creazione di un ruolo sociale dei sacerdoti distinto da altri ruoli. Prima della classe sacerdotale la religione era più un insieme di esperienze mistiche (allucinazioni, visioni) culturali (canti, balli, musica, dipinti) taumaturgici (cure popolari) e di “saggezza condivisa” che un elemento costitutivo della morale o dell’etica pubblica.

    Lo sciamano o lo stregone erano semplicemente uomini che comunicavano con gli dei e avevano delle conoscenze speciali, ma non avevano un ruolo sociale preponderante. L’etica pubblica nelle società pre-sacerdotali era il frutto delle decisioni dei consigli degli anziani, nei quali lo stregone aveva posto ma non rappresentava l’unica autorità su ciò che era giusto fare, e gli dei stessi potevano sbagliarsi, o essere in conflitto.

    Con le società organizzate nacquero le classi sacerdotali distinte dal resto del gruppo, con un ruolo preciso, quello dell’autorità etico-morale, di chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Questa classe di sacerdoti acquisì rapidamente un potere sociale enorme, che è sempre stato un elemento nel gioco del potere politico. I capi militari e in seguito capi civili hanno sempre utilizzato o combattuto con i sacerdoti.

    Le classi sacerdotali hanno sempre bisogno di giustificare il loro potere, e quale giustificazione migliore ci può essere dell’attribuire la fonte della morale agli dei? Così ebbe inizio un processo che gradualmente elevò un dio al ruolo di “Padre degli Dei”.

    Spesso, come nel caso degli Ebrei (non dimentichiamoci che gli Ebrei sono stati politeisti per secoli, nonostante il falso storico della redazione dei Settanta) o dei Greci il dio “Padre” era il dio del cielo (Dyaus-Deus-Zeus) o il dio della montagna (El), probabilmente per ragioni socio-psicologiche: il cielo è maestoso ed enorme, la montagna è grande ed isolata e tutte e due non possono essere controllati dagli esseri umani, quindi sono un buon candidato per il ruolo di potere superiore.

    Nel caso dell’ebraismo questo dio della montagna divenne gradualmente sempre più potente (per ragioni storiche, come il regno d’Israele, l’alleanza fra Ciro il Grande e i sacerdoti di El-YHWH, etc.) e gli altri dei vennero prima espulsi e ritenuti secondari o forestieri (visto che il primo culto di El era monolatrico, non monoteista) e in seguito ritenute invenzioni o demoni

    E’ con la creazione del sacerdote-moralista e del dio-padre-suprema autorità morale che il problema del male emerge: molti si accorgono che malattie e disastri naturali colpiscono allo stesso modo chi obbedisce alle regole dei sacerdoti e chi non lo fa. Se è un “peccatore” ad essere punito i sacerdoti lo usano come un esempio, ma che succede se chi soffre è un uomo “pio” (come, a volte, il sacerdote stesso).

    L’ebraismo risponde al problema del male con la storia di Giobbe, che è una patetica foglia di fico: il dio ti mette alla prova per le sue ragioni private ed è meglio non discutere e non impicciarsene. I greci, divisi in diverse città mentre gli ebrei erano uniti in un unico regno, godevano di una relativa maggiore libertà di pensiero e poterono mettere in dubbio le risposte dei sacerdoti. La filosofia greca esplorò i concetti degli dei e minò le basi della religione greca.

    La religione ufficiale e cittadina greca (e in seguito romana) divenne debole, messa in dubbio e in crisi dalla diffusione dei culti misterici, da una religione per iniziati che saltava la mediazione della classe sacerdotale istituzionale e rimetteva al centro l’esperienza mistico-personale, culturale e sapienziale della religione dei tempi antichi, pre-sacerdotale.

    Le istituzioni pubbliche romane, minate dalla crisi della classe sacerdotale, furono rivitalizzate dalla riforme di Costantino e Teodosio, che fusero quella che era una setta ebraica con elementi di filosofia greca e dei culti misterici (il proto-cristianesimo) con la religione civica romana. Il cristianesimo dopo il concilio di Nicea venne istituzionalizzato e romanizzato: il papa (vescovo/supervisore del cristianesimo a Roma) divenne il pontifex maximus, il sommo sacerdote della religione romana, mentre le “basiliche”, luoghi di riunioni pubbliche e di amministrazione della giustizia, divennero luoghi di culto.

    A Iuppiter (Dyaus-peter, il dio “padre”) venne sostituto il dio cristiano: da Iovi Optimo Maximo si passò a Deo Optimo Maximo. E il “problema del male” di Epicuro venne censurato, offuscato e dimenticato, ma rimase sempre un tarlo delle religioni organizzate, come il cristianesimo occidentale ed orientale o quella setta cristiana arabizzata che divenne l’Islam. Tutte le religioni organizzate risolsero il problema del male con il principio di autorità, l’obbedienza pura, la morte del libero pensiero e delle domande. L’Islam in particolare si è distinto per essere una religione anti-intellettuale, irrazionale, guidata solo dalla sottomissione (specialmente nella sua variante sunnita).

    Il “problema del male” ispirò e ispira continue critiche alla religione sacerdotale, da Voltaire dopo il terremoto di Lisbona alla crisi dell’Ebraismo dopo l’Olocausto. E’ un problema irrisolvibile da una prospettiva sacerdotale, dall’idea di un dio che è una fonte della morale e dell’etica (ovviamente grazie all'”interpretazione” dei sacerdoti). I credente più introspettivi sentono il problema del male come un tarlo: persino C.S. Lewis, apologeta e cristiano praticante, si sentì spesso “abbandonato” dal suo dio nel tempo del bisogno.

    Oggi la religione sacerdotale è di nuovo in crisi in “Occidente”, dato che il potere temporale del clero è in continuo calo. Le religioni “alternative” (New Age, neopagani, etc) si basano sul modello sciamanico ed esperienziale, che accetta il mondo così come è e non attribuisce un’autorità etico-morale agli dei.

    Le cose sono molto diverse nell’Islam, dove i Salafiti preannunciano la fine dei tempi e l’alba di un mondo politicamente, socialmente e religiosamente islamico. I soldi dei sauditi vanno ai salafiti, che esercitano il loro dominio sull’educazione dei giovani e distruggono ogni critica, ogni deviazione dall’ortodossia. L’islam avanza demograficamente, la sua forza è la forza dei ventri, delle donne perennemente incinte come fabbriche di nuovi soldati per l’eterna guerra santa contro gli infedeli.

    ll “problema del male” nell’Islam è celato, nascosto, messo da parte come una sofferenza e una prova dei fedeli in vista del premio dopo la morte. Le difese filosofiche contro il problema del male sono particolarmente deboli nell’Islam, persino Ibn Sina non è per nulla convincente. E’ per questo che l’Islam esalta la privazione, la morte, la sofferenza personale e sociale: nell’Islam il male è il bene futuro, più soffri oggi più sarai ricompensato, quindi fatti saltare in aria e avrai le tue vergini in paradiso.

    Le soluzioni filosofiche cristiane al problema del male sono variegate, accettano compromessi come l’accettare dei limiti al dio cristiano (il libero arbitrio umano, che comunque non spiega il male naturale) o come l’accettare un’incomprensibilità di fondo, una mancanza di spiegazione, un mistero. Pochi teologi cristiani si azzardano a sostenere che il male non esiste, che è solo una prova terrena per un traguardo futuro, perché questa idea rende le azioni umane orientate all’aldilà, mai all’aldiquà. Il cristianesimo deve accettare il mondo, deve essere immerso nel reale, perché altrimenti le chiese non hanno donazioni, non hanno “opere di bene”, non hanno otto per mille.

    L’Islam invece abbraccia questa idea completamente. La carità islamica è solo un dovere, non un atto che sostiene una chiesa. Non c’è traccia nell’islam dell’idea di costruire qualcosa nel reale, l’islam è orientato al sacrificio, al traguardo dopo la morte. L’islam è un culto del martirio, della sofferenza, Allah è un sadico che ti punisce per poi premiarti solo se gli obbedisci, in un eterno gioco di tormenti che ricorda un’horror come le trappole di Saw l’enigmista o la camera 101 di 1984. Maometto è il Grande Fratello.

    Il problema del male, e le soluzioni al problema del male, sono e saranno sempre un elemento importantissimo dello sviluppo delle religioni. Si può scegliere di venerare dei impotenti o che non intervengono (come nei culti misterici e nelle esperienze mistiche) o di ignorare il problema e perdersi in mille riflessioni (come nel cristianesimo) o di esaltare il male, la sofferenza e la morte come vero scopo del divino (come nell’Islam). Queste soluzioni influenzano delle scelte politiche e sociali, non si tratta mai solo di riflessioni filosofiche. La domanda di Epicuro, l'”unde malum” per dirla alla latina, è una domanda che ogni credente che rifletta sulla sua religioni si deve porre di continuo.

  3. No kings or gods, only man… ?

  4. Io sono un agnostico tendente all’ateo ma esistono delle soluzioni teiste abbastanza eleganti al problema della teodicea, al di là dalle frasi di circostanze (tipo ‘il piano imperscrutabile’). La più famosa quella di Leibniz sul ‘migliore dei mondi possibili’, cioè Dio dà delle regole di partenza alla natura che garantiscono il migliore outcome; ad esempio, con delle piccole differenze geologiche il terremoto sarebbe di 9 anziche 7 della scala Richter, oppure non ci sarebbero terremoti ma eruzioni continue di supervulcani ecc. ecc.*. Certo un’applicazione soddisfacente di questo tipo di teologia alla fine esclude un Dio interventista e antropomorfo; una conclusione a cui Leibniz per quanto ricordi non ha mai avuto il coraggio di avvicinarsi troppo, che però è esplicita in Spinoza; e a sua volta la filosofia di Spinoza può essere interpretata come un teismo talmente impersonale (Deus sive natura) da essere indistinguibile nelle conseguenze pratiche dall’ateismo. Però in Spinoza, per quanto ne possa capire io (non tantissimo temo) si mantiene un’idea del cosmo in cui la natura umana è in qualche modo in risonanza con un progetto divino, e la virtù consiste nella realizzazione delle caratteristiche divine dell’intelletto umano; in questo senso si distanzia da una visione puramente materialistica dove il ‘creato’ è semplicemente il frutto dell’interazione casuale degli atomi (come in Democrito o in Epicuro).

    Tornando a un livello filosofico per me più accessibile, un teismo ragionato (cioè pensare che l’esistenza non sia caotica, ma in qualche modo ‘ordinata’ intorno a un progetto di cui l’essere umano, ed eventuali altre creature senzienti, fa parte) supera due limiti del materialismo assoluto: la definizione dell’autocoscienza, e la giustificazione dell’imperativo morale. Certo l’autocoscienza può essere un prodotto della materia cerebrale che non siamo ancora in grado di misurare o osservare, e l’imperativo morale semplicemente una razionalizzazione di fenomeni biologici quali l’empatia. In questo senso le catastrofi naturali possono essere derubricate a un ‘minore dei mali’, e le atrocità umane una conseguenza inevitabile del libero arbitrio.

    * questa ipotesi alla fine non è tanto diversa da quello che tirano fuori gli scienziati che parlano di ‘fine tuning’, anche se naturalmente il fine tuning è spiegato pure dalla teoria del multiverso

  5. @ Blake

    Approssimazione. Ho portato argomenti di logica, citando un grande come Epicuro e portando avanti un’alternativa scientifica al teismo, ovvero la teoria dell’universo a bolle che ormai sta diventando mainstream tra i fisici e mi si dice che sono approssimativo. Vediamo come il vescovo di Ascoli ha trattato l’argomento di fronte ai familiari delle vittime: “E adesso, Signore, che si fa?’ Quante volte, nel silenzio agitato delle mie notti di veglia e d’attesa, ho diretto a Dio la stessa domanda che mi sono sentito ripetere da voi in questi giorni”. Che profondità.

    Per quanto riguarda geopolitica e inglese tornerò anche su quelli ma di certo non smetterò di parlare di teodicea e astrofisica.

  6. @ Kirbmarc

    hai colto nel segno quando dici che le religioni pagane potevano fare a meno della teodicea perché gli dèi del loro pantheon non erano definiti buoni ma avevano un range di emozioni umane molto vario. Ma se leggessimo vecchio testamento come se leggessimo l’Iliade ci renderemmo conto che è lo stesso per Yahwe. E’ la classe sacerdotale che lo dipinge come buono.

  7. @ storage

    esatto, vedo che ci sono altri appassionati di Bioshock in giro.🙂

  8. @ cachorro

    ma il piano divino non inficia per niente il misoteismo. Anzi è l’unica opzione possibile. Non si può essere teisti e allo stesso tempo teofili pena il negare la realtà del mondo, fatto di sofferenza e totale menefreghismo divino. Bisogna distinguere tra la questione della creazione e teodicea, due cose distinte.

  9. Kirbmarc

    “Tornando a un livello filosofico per me più accessibile, un teismo ragionato (cioè pensare che l’esistenza non sia caotica, ma in qualche modo ‘ordinata’ intorno a un progetto di cui l’essere umano, ed eventuali altre creature senzienti, fa parte) supera due limiti del materialismo assoluto: la definizione dell’autocoscienza, e la giustificazione dell’imperativo morale”

    Più che superare dei limiti il “teismo ragionato” mette delle pezze, delle foglie di fico intellettuali, un “dio tappabuchi” su dei problemi scientifici e filosofici. Il teismo, ragionato o meno, non “spiega” o “supera” problemi ma fornisce delle risposte dogmatiche, che hanno il grande vantaggio di essere facili da capire, ma sono impossibili da testare. L'”ordine”, il “piano” del cosmo sono inoltre difficilmente compatibili con la natura non-deterministica della meccanica quantistica e con la natura a-teleologica (senza un “fine”) del processo evolutivo.

    La neurologia e gli studi della morale hanno fatto dei passi da gigante negli ultimi anni per quanto riguarda la definizione dell’autocoscienza e l’origine e lo sviluppo della morale. Certo c’è ancora molto da scoprire e da studiare ma al giorno d’oggi il dualismo religioso mente-corpo con l'”anima” come sede dell’autocoscienza è superato, mentre sulla genealogia e la caratteristiche della morale si fanno fiori di studi nei campi dell’Evolutionary Psychology e della sociologia e dell’antropologia.

    Al giorno d’oggi le religioni tradizionali abramitiche sono incompatibili con la scienza, e i teologi cristiani più intelligenti (da Kung a Mancuso) hanno rinunciato ai dogmi tradizionali del catechismo in nome di un valore esperienziale ed emozionale simile alla New Age, che recupera il valore esperienziale dei culti misterici o del politeismo riducendo il ruolo della classe sacerdotale (e quindi anche il valore del problema del male). I credenti più naif si attaccano al creazionismo, che è una pseudoscienza, una caricatura del processo scientifico.

    Il Cristianesimo in generale è in crisi, specialmente in Europa, e sopravvive non per una sua ricchezza filosofica ma grazie alla variabili demografiche dei paesi in via di sviluppo e delle aree più povere, specialmente nel Sudamerica e nell’Africa. Persino negli stati uniti, dove varie sette si sono ritagliate il loro territorio (come i mormoni nell’Utah), il cristianesimo diminuisce a vantaggio degli “spiritual but not religious” (ad eccezioni dei gruppi più poveri e disagiati, come gli ispanici e i neri).

    La religione che non è in crisi, ma in espansione è l’Islam, tradizionale ed autoritario ora come secoli fa, che cresce grazie al fatto che le donne nei paesi islamici sono delle fabbriche di bambini e grazie ai petro-dollari dei paesi del golfo che finiscono nelle tasche dei predicatori Salafiti. L’islam inoltre è diventato una bandiera delle cause anti-americane in medio oriente, grazie anche agli errori ed orrori della presidenza Bush. Il comportamento di una certa sinistra, che limita le critiche all’Islam in nome del combattere “l’islamofobia”, non aiuta.

    Il futuro delle religioni si gioca nel Terzo Mondo, e le guerre di religione più sanguinose succedono e succederanno fra cristiani e musulmani nell’ Africa equatoriale e tropicale e fra diverse sette mussulmane (sunniti contro sciiti, Salafiti contro tutti) in Medio Oriente e Nord Africa. In Europa invece dovremo aspettarci tensioni sempre più gravi fra le comunità mussulmane e gli stati laici.

    L’islam è oggi la religione più pericolosa e una delle minacce più gravi alla stabilità mondiale, e la giustificazione islamica del problema del male è parte del pericolo: per gli islamici tutte le sofferenze sono un test di un dio sadico che rinforza la tempra dei fedeli e li ricompenserà dopo la morte. Gli islamici ignorano la modernità e il mondo, perché la sofferenza terrena e il mondo stesso non sono importanti, sono solo un colloquio di lavoro per l’assunzione eterna. L’ islam insegna agli islamici che la vita è un male se è fine a sé stessa, se non è un sacrificio del terreno per il divino, e quindi che il mondo non è importante: ciò che importa è combattere i nemici del profeta.

    La differenza fra le varie scuole dell’islam sta tutta nel come si interpreta quel “combattere” (fisicamente con le bombe o moralmente come nel Sufismo) e su chi sono i “nemici del profeta”. Ma non c’è traccia nell’islam del dubbio filosofico di molti cristiani.

  10. Ahah, in realtà no… ma avevo letto che quel videogioco si ispira a Ayn Rand

  11. @Fabristol: la differenza sta nel dove poni l’intervento divino. Se pensi a un Dio con un’intelligenza antropomorfa che può intervenire in qualsiasi momento, il problema del male (parlo ora per semplicità del male ‘naturale’, non di quello ‘umano’ che è un problema più complesso) è insolubile, perché quasi qualsiasi catastrofe è aleatoria e bastava forzare un po’ la bilancia del caso per evitare epidemie, terremoti ecc. ecc. e quindi ogni giustificazione delle scelte divine è pretestuosa (ci ha messo alla prova, ci ha punito per i nostri peccati ecc.). Se immagini invece un intervento divino esclusivamente normativo, cioè un Dio che pone le regole di esistenza il più possibile adatte per lo sviluppo e il benessere umano (o un Dio che, panteisticamente, coincide con queste regole, e quindi tanto meno può violarle con dei miracoli), allora il terremoto può essere un ‘male minore’ rispetto a una terra senza tettonica a zolle, l’AIDS un ‘male minore’ rispetto a un mondo senza il contributo genomico dei retrovirus ecc. ecc. Naturalmente questa ipotesi è assolutamente eretica rispetto a qualsiasi religione organizzata esistente, e per questo Spinoza è stato espulso dalla comunità ebraica e ha dovuto autocensurarsi per non incorrere nelle persecuzioni dell’Olanda protestante, e Leibniz (nonostante una segreta ammirazione per l’opera di Spinoza) non ha mai negato la possibilità di un intervento diretto divino in corso d’opera.

    @Kirbmarc: sottolineo (anche per quanto ho risposto a Fabristol) che se dovessi scommettere dei soldi punterei sul materialismo; sto facendo l’avvocato del diavolo (per così dire…). Ciò detto: io non direi che il teismo ‘mette delle pezze’. Questo può valere per i filosofi cristiani, musulmani ed ebrei, ma le origini della credenza in una divinità razionale risalgono al mondo greco-romano con Platone e gli Stoici. E anche con l’illuminismo i filosofi hanno mantenuto la fiducia in entità metafisiche come lo Spirito, o l’imperativo categorico (e neanche Voltaire, nonostante il famoso spernacchiamento di Leibniz, era ateo). Alla fine la maggior parte delle più grandi menti della storia umana, anche in assenza di una pressione culturale o sociale importante, non si sono accontentate di una mera soluzione materialista. Questo non vuol dire che avessero per forza ragione, ma che nell’affrontare la questione serve un po’ di umiltà. Che l’evoluzione sia ateleologica per me è più che sicuro, che la scienza spieghi la coscienza molto meno. Mi sembra che piuttosto descriva le attività cerebrali che accompagnano (e sono condizione necessaria a) un fenomeno che per il momento non riusciamo neanche a definire, perché comprende tutte le funzioni cognitive che ci permettono di definire qualcosa.

    Per il resto contesto che l’Islam sia l’unica religione che non è in crisi. E’ in crisi eccome, per l’evidente e umiliante confronto con i successi dell’Europa (post)cristiana, (il Wahabismo stesso nasce dopo il confronto conflittuale con l’Occidente). Come ‘rule of thumb’ direi che quando la tua cultura ti spinge a farti saltare in aria, non è una cultura molto in salute. Sulla natalità mi permetto (a costo di essere tacciato di dhimmitudine) di dire che ‘sta storia dei ventri delle donne musulmane è un pelo razzista e non proprio accurata: i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente hanno sperimentato un certo calo nel tasso di fertilità (http://www.prb.org/Publications/Articles/2008/menafertilitydecline.aspx) specialmente rispetto ai paesi dell’Africa centro-meridionale, ivi inclusi quelli a maggioranza cristiana (http://www.mapsofworld.com/africa/thematic/countries-by-birth-rate.html). In Europa la tendenza degli immigrati (musulmani o meno) è quella di adattarsi ai tassi di fertilità locale. La relativamente alta fertilità dei musulmani è assolutamente in linea con le condizioni socio-economiche dei paesi di provenienza e non ha nulla di diverso da quella di paesi cristiani paragonabili (confronta ad esempio Indonesia e Filippine).

  12. Cachorro mi hai fatto venire in mente Greg Boyd e il suo open theism. Ti consiglio di documentarti su di lui e sull’open theism. Tra l’altro è un pastore libertario e si definisce Christian anarchist.

  13. Kirbmarc

    @Cachorro:

    “Ciò detto: io non direi che il teismo ‘mette delle pezze’. Questo può valere per i filosofi cristiani, musulmani ed ebrei, ma le origini della credenza in una divinità razionale risalgono al mondo greco-romano con Platone e gli Stoici. E anche con l’illuminismo i filosofi hanno mantenuto la fiducia in entità metafisiche come lo Spirito, o l’imperativo categorico (e neanche Voltaire, nonostante il famoso spernacchiamento di Leibniz, era ateo). Alla fine la maggior parte delle più grandi menti della storia umana, anche in assenza di una pressione culturale o sociale importante, non si sono accontentate di una mera soluzione materialista”

    Questo non è teismo, però. E’ deismo o panteismo. Forse è solo un problema di semantica, ma per “teismo” solitamente si intende la posizione filosofica che attribuisce una essenza separata a un creatore sovrannaturale metafisicamente distinto dalla natura e dotato di capacità di azione indipendente.

    Il “dio dei filosofi” è o privo di essenza separata dal mondo (Deus sive natura, come scriveva Spinoza che giustamente hai ricordato) o non è capace di azione indipendente (lo Spirito, il Nomos, etc.). In questi casi hai ragione, il problema del male non esiste.

    Si deve però ricordare che ai tempi di Spinoza, Voltaire e anche a quelli dello stesso Kant le soluzioni materialiste avevano il grandissimo svantaggio di non potere spiegare in maniera soddisfacente il vivente, gli esseri animati e di non avere nemmeno una pallida idea sull’origine del mondo e sul problema della coscienza.

    Al giorno d’oggi i progressi della biologia (evoluzione per selezione naturale, genetica, microbiologia), della neurologia, della psicologia, della sociologia, della cosmologia, della programmazione di intelligenze artificiali, etc. rendono meno pressante il bisogno anche di uno Spirito normativo sovrannaturale. Con questo non voglio dire che il problema della coscienza sia definitivamente risolto, ma che molti degli argomenti di Kant o Voltaire contro il materialismo filosofico di De La Mettriè o di D’Holbach hanno meno mordente.

    “E’ in crisi eccome, per l’evidente e umiliante confronto con i successi dell’Europa (post)cristiana, (il Wahabismo stesso nasce dopo il confronto conflittuale con l’Occidente). Come ‘rule of thumb’ direi che quando la tua cultura ti spinge a farti saltare in aria, non è una cultura molto in salute.”

    Eppure il revival dell’islam conquista consensi, ha sostituto ogni alternativa più o meno secolare in Medio Oriente (come il socialismo arabo o il nazionalismo arabo) e anche in Europa le comunità islamiche non si occidentalizzano ma anzi cercano di islamizzare gli stati e le società in cui vivono, con un certo relativo successo in alcuni (non tutti per fortuna) ambienti dell sinistra radicale o della destra reazionaria (come mostra il successo del fasci-islamismo filo-iraniano di un Pietrangelo Buttafuoco, adorato come un guru dai lettori dello “Strafatto” quotidiano).

    Il problema non è tanto il terrorismo quanto la progressiva dhimmitudine di alcuni partiti e governi, ma soprattutto degli ambienti universitari, dove ogni critica all’islam è bollata come razzismo e “islamofobia”. Nel Regno Unito la segretaria del National Student Union è una donna islamica che ha respinto una lettera che denunciava l’ISIS come “Islamofoba”. Nel Labour avanzano progetti filo-islamisti come le riunioni di partito segregate per genere. Esponenti laburisti si sono pronunciati a favore di leggi contro la blasfemia (Keith Vaz) o hanno usato l’islam salafita in politica, come ha fato Sadik Khan, che ha aderito alla definizione salafita di “islam” per avvantaggiarsi su un suo avversario politico, islamico anche lui ma Ahmadi e quindi “eretico”.

    In Svezia, in Belgio, in Francia e di recente anche in Germania le comunità islamiche sono dominate da imam salafiti che creano tensioni e ispirano violenze come gli assalti alle donne a Colonia. In molte zone i gruppi salafiti si sono praticamente ritagliati uno stato nello stato e le istituzioni hanno paura di intervenite per ristabilire l’ordine e punire i colpevoli di reati contro la persona (tra cui anche le molestie sessuali su minori, come nel caso famoso di Rotherham) per paura di essere tacciati di razzismo.

    “Sulla natalità mi permetto (a costo di essere tacciato di dhimmitudine) di dire che ‘sta storia dei ventri delle donne musulmane è un pelo razzista e non proprio accurata:”

    Il problema in questo caso sono le comunità islamiche in Occidente: nel Regno Unito gli islamici hanno una natalità molto più alta relativa al resto della popolazione. Il calo della natalità nei paesi islamici è una flessione recente ma che non oscura un trend più di lungo periodo: https://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_population_growth

    “Globally, Muslims have the highest fertility rate, an average of 3.1 children per woman—well above replacement level (2.1) due to young age of Muslims (median age of 23) compared to other religious groups.”

    Il paragone più significativo non è con le nazioni cristiane dell’Africa ma con la popolazione europea:

    “Islam is the fastest-growing religion in Europe. According to the Pew Research Center, the Muslim population in Europe (excluding Turkey) was about 30 million in 1990, 44 million in 2010 and is expected to increase to 58 million by 2030; the Muslim share of the population increased from 4.1% in 1990 to 6% in 2010 and will continue to increase over the next 40 years, reaching 10% in 2050.”

    “Data for the rates of growth of Islam in Europe reveal that the growing number of Muslims is due primarily to immigration and higher birth rates.[35] Muslim women today have an average of 2.2 children compared to an estimated average of 1.5 children for non-Muslim women in Europe.[3] While the birth rate for Muslims in Europe is expected to decline over the next two decades, it will remain slightly higher than in the non-Muslim population”

    “Based on the current growth rate of Islam in Europe, in 2030, Muslims are projected to make up more than 10% of the total population in 10 European countries: Kosovo (93.5%), Albania (83.2%), Bosnia-Herzegovina (42.7%), Republic of Macedonia (40.3%), Montenegro (21.5%), Bulgaria (15.7%), Russia (14.4%), Georgia (11.5%), France (10.3%) and Belgium (10.2%).”

    (Fra parentesi l’Indonesia è un paese a maggioranza mussulmana, non cristiana).

    Con questo non voglio dire che l’Europa diventerà mussulmana (anche se questo sembra essere il sogno dei Salafiti) ma che c’è urgente bisogno di una secolarizzazione dell’islam, di una critica laica e progressista dei fenomeni misogini (infibulazione, lapidazione delle adultere, matrimoni in età giovanile, etc.) omofobi e violenti ispirati dall’Islam, di un sostegno agli ex islamici, di una satira libera e senza censure dovute al “politicamente corretto”.

    L’islam deve diventare più moderno, più laico, più compatibile con le democrazie occidentali, e non può farlo da solo. Se l’islam rimarrà come è ora nei prossimi trenta o cinquant’anni avremo una serie continua di attacchi terroristici, un aumento tremendo di aggressioni i danni delle donne “provocanti” o dei gay e dei trans, la mancanza di sicurezza per gli ex islamici e gli islamici “eretici”, una deriva autoritaria delle comunità islamiche in Europa che pretenderanno un ruolo sempre più importante della loro religione in politica, un clima di tensione sociale che potrà sfociare in rivolte e bagni di sangue.

    Per criticare l’islam e indurlo al cambiamento dobbiamo liberarci del pregiudizio anti-occidentale di alcuni progressisti, del razzismo alla rovescia per cui l’uomo bianco è sbagliato per natura e i suoi ideali sono “colonialismo culturale”, della difesa a spada tratta dei reazionari islamici da parte di sedicenti progressisti, del patetico politicamente corretto per cui lo Stato Islamico non è veramente islamico, della cultura vittimista ei mussulmani poveri innocenti schiacciati dal capitalismo, etc.

    La guerra con l’islam è una guerra culturale, che non si vincerà certo con le bombe e le occupazioni, ma con la difesa dei valori laici, illuministici e liberal-democratici contro i reazionari e i neomarxisti postmoderni.

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