Due o tre cose sul referendum in Kurdistan

Negli ultimi giorni ho sentito un po’ di notizie inesatte riguardo al referendum in corso nel Kurdistan iracheno e quindi mi e’ sembrato opportuno elencare alcuni punti qui sotto per chiarire:

  1. si parla di Kurdistan iracheno non dell’intera regione abitata dai curdi divisa tra Turchia, Iraq, Siria e Iran. I curdi chiamano questa regione Başûrî.
  2. Nonostante il popolo curdo abbia una serie di denominatori comuni come lingua, cultura e in parte storia ogni regione ha le sue caratteristiche, politica e aspirazioni. Per esempio i curdi siriani in genere non chiedono di avere uno stato indipendente ma sono per una Siria federale con ampi poteri devoluti a livello locale. I curdi iracheni sono divisi tra aspirazione ad uno stato indipendente e federalismo con Iraq. Molti non vedono di buon occhio l’indipendenza perché significherebbe conflitti con Iraq, Turchia e Iran e diminuzione di commerci con Iraq. In Iran i curdi sono divisi tra sciiti e sunniti. Quelli sciiti godono di un trattamento migliore e infatti sono contro annessione al Grande Kurdistan.
  3. Il presidente del Kurdistan che ha indetto il referendum, Barzani, non e’ uno stinco di santo. E’ al potere dal 2005 nonostante il suo mandato sarebbe dovuto finire nel 2013. Fa parte di una famiglia i cui affari si stimano in decine di miliardi di dollari. E’ accusato da più parti di corruzione. Fa il doppio gioco ed e’ amico di Erdogan, dell’Iran ma anche degli USA e di Israele. Vende il petrolio alla Turchia senza pagare le accise al governo centrale iracheno ma pretende che gli stipendi dei dipendenti pubblici vengano da Baghdad. E il fatto che abbia indetto il referendum in un momento cosi’ critico e lo abbia indetto pure nelle regioni contese con l’Iraq fa parte del suo gioco continuo di scacchi. Vedi prossimo punto.
  4. ci sono alcune regioni contese tra governo centrale iracheno e il Kurdistan: Kirkuk, Ninive, Diyala, Sinjar e Salahaddin. Queste regioni hanno una minoranza curda e maggioranza araba e turcomanna o nel caso Sinjar Yazidi. Nonostante questo i peshmerga hanno presenza militare in alcune zone di queste regioni e vi hanno indetto il referendum. Questa e’ una mossa molto pericolosa che infatti ha avuto come reazione l’immediato intervento di Baghdad e della Turchia. In effetti siamo al limite della guerra a causa di questa decisione. Le PMU, ovvero le unita’ di mobilitazione popolare sciite si stanno già ammassando a Kirkuk e la Turchia si sta organizzando con Iran e Iraq per intervenire. Inoltre nel Sinjar dove vi fu il massacro di migliaia di Yazidi da parte dell’ISIS si ricordano ancora della ritirata strategica dei peshmerga che ha di fatto permesso all’ISIS di conquistare l’area. Una ritirata venuta da ordini dall’alto, per questioni politiche non militari.
  5. l’unico paese che riconoscerà a breve il Kurdistan e’ Israele. Il motivo di questa scelta incredibile e’ solo, unicamente e egoisticamente in chiave anti-iraniana e anti-turca. Nonostante vi dicanodi come la grande democrazia d’Israele sia l’unica ad avere avuto il coraggio di riconoscere il futuro stato curdo, non fatevi ingannare dalle apparenze. Netanhyau ha perso la guerra in Siria contro l’Iran e ora sta puntando a dividere l’Iraq per fomentare un nuovo conflitto con l’Iran. La politica di Netanhyau e’ semplice nella sua malvagità: un Medio Oriente continuamente nel caos per attrarre gli sciiti in guerre regionali e evitare che si focalizzino su Israele.
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4 commenti

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4 risposte a “Due o tre cose sul referendum in Kurdistan

  1. kirbmarc

    Nel Medio Oriente tutte le parti in gioco sono colpevoli di stragi e di soppressione di diritti civili e politici a livelli che in Occidente non riusciamo a capire. E’ difficile persino capire chi sia il male minore.

  2. kefos93

    Grazie.

  3. Interessante articolo su Haaretz che dice che il Kurdistan nasce “morto” a causa di Barzani e del suo entourage corrotto.
    https://www.haaretz.com/middle-east-news/1.814401

  4. Pingback: Kurdistan nel caos | Fabristol

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