Vi racconto le proteste in Iran

Il guaio di essermi interessato così tanto alle vicende mediorientali negli ultimi tre anni – e soprattutto al campo sciita- è che quando leggo commenti su giornali o su Twitter di gente che non ha alcuna idea neppure di dove siano i singoli paesi mediorientali sulla mappa mi viene la pelle d’oca. Ribrezzo pure, perché molte decisioni politiche prese dall’Occidente si basano su false informazioni, spesso attivamente falsificate per motivi politici e militaristici.

Ne è un esempio lampante quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. I media e i politici approfittatori, come Trump, Boris Johnson e Netanyahu, si sono subito fiondati a commentare sulle manifestazioni di piazza in Iran come se fossero la prova che la “Gente” – il nuovo dio moderno che tutto fa e tutto comanda – sia contro il regime degli ayatollah. Addirittura che questa sia una replica delle manifestazioni del 2009 o perfino -e questo ancora più grave – che la gente stia manifestando contro oppressione religiosa, vedi discussioni infinite sulla liberazione delle donne dal velo ecc. Niente di più falso e soprattutto ridicolo. Ripeto, ridicolo. Spieghiamo perché allora e cerchiamo di capire cosa stia succedendo.

Le prime manifestazioni sono avvenute in piccoli e medi centri urbani e non sono, pare, state organizzate o pianificate da qualche parte politica. Motivo? Alti prezzi soprattutto dei beni di prima necessità e contro la corruzione. Nelle ore seguenti esponenti di partiti conservatori e dei falchi nemici di Rohuani e dell’accordo nucleare dell’attuale governo hanno cavalcato le proteste dandogli una sorta di struttura diciamo più organica dal punto di vista politico. I manifestanti sono per il 90% giovani sotto i 25 anni, non hanno affiliazione politica definita e fanno parte della classe più bassa in Iran. Infatti a Teheran, citta della classe medio-borghese, le proteste sono poche. Ed ecco la più grande differenza con le proteste del 2009: quelle proteste furono organizzate dalla classe borghese con intenti politici. Infatti gli stessi organizzatori di quelle proteste hanno preso le distanze dagli odierni scontri di piazza perché non si riconoscono in quella che loro non vedono come una rivoluzione ma semplicemente un tumulto popolare per le condizioni economiche difficili.

Non c’entra nulla la religione, non c’entra nulla il velo, la condizione della donna e neppure si mette in discussione il regime degli ayatollah. E questo è un errore che in generale in Occidente fanno in molti, continuamente. L’opposizione anticlericale è praticamente inesistente, perché o in esilio prima e durante il ’79 o perché in prigione. Nessuno contesta la struttura teocratica quando si manifesta per le strade. Si contestano i governi, l’economia, la corruzione. Non ci sono eroici anticlericali che vogliono abbattere il regime dei chierici, come noi occidentali sogniamo di vedere. Ma esistono temi di cui si parla anche in pubblico senza paura di censura o arresti e che poi condizionano le elezioni.

L’Iran è un paese molto complesso, con un sistema politico più vicino alle democrazie occidentali che non alle monarchie mediorientali. Quello che il cittadino medio occidentale pensa dell’Iran è: un regime oppressivo con un unico partito al potere. Un mix tra Corea del Nord, Nazismo e Inquisizione spagnola. Non è così. L’Iran è una repubblica con un parlamento (Majlis) eletto dalla popolazione attraverso votazioni quadriennali abbastanza libere per gli standard mediorientali. Un sistema in cui partecipano svariati partiti con idee molto diverse tra loro. Il parlamento poi elegge il presidente (attuale è il riformista Rouhani). Al parlamento siedono parlamentari di ogni estrazione sociale, etnia e religione. Secondo la Costituzione le minoranze religiose hanno di diritto 5 seggi: due per cristiani armeni, uno per cristiani assiri, uno per ebrei (25000 oggi, la più grande comunità dopo Israele in Medio Oriente) e uno per zoroastriani. Sunniti sono rappresentati soprattutto attraverso i seggi del Baluchistan.

Ogni otto anni i cittadini votano per l’assemblea degli esperti. Questa poi voterà per eleggere il leader supremo (l’attuale Khamenei). Khamenei fa le veci del presidente della repubblica tipico delle repubbliche occidentali e ha poteri anche giudiziari come con i giudici della Corte Suprema americana. È presidente a vita ma non ha poteri assoluti come Re Salman dell’Arabia Saudita, Kim Jong Un o Saddam Hussein. Ha ovviamente anche poteri religiosi e di fatto attraverso il Consiglio dei Guardiani controlla che le leggi approvate dal parlamento siano conformi alla legge islamica (comunque il diritto sciita è diverso da quello sunnita ed è integrato da provvedimenti presi durante la leadership di Khomeini). Se vi sconvolge il fatto che sia eletto a vita pensate ai monarchi delle democrazie occidentali che non sono neppure eletti o ai senatori a vita italiani o ai giudici della corte suprema americana. O pensate all’alleato Arabia Saudita dove il potere del re e’ praticamente assoluto e le minoranze religiose vengono attivamente discriminate e represse.

Paradossalmente aiutare o sostenere gli attuali tumulti nelle strade iraniane avrà esattamente l’effetto contrario sperato in Occidente. Ovvero, la presa di potere degli ultraconservatori nemici di Rouhani e contrari all’accordo sul nucleare firmato quando c’era Obama (una delle poche cose giuste che ha fatto Obama a livello internazionale). Ed è infatti proprio quello che vogliono Repubblicani americani e israeliani. Far salire al potere gli estremisti per poi giustificare un intervento militare in Iran. L’Iran non è un paradiso e la sharia vige su tutto. Non è neppure una democrazia come la intendiamo noi (e il sottoscritto verrebbe impiccato o flagellato quasi sicuramente) ma negarne la complessità e mentire spudoratamente sui media è un insulto all’intelligenza e non aiuta di certo la causa di chi vuole vedere un Iran più libero.

 

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4 commenti

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4 risposte a “Vi racconto le proteste in Iran

  1. Sul finto simbolo delle proteste iraniane. Fake news amplificate dai media senza controllare.
    http://www.ilpost.it/2018/01/02/donna-senza-velo-proteste-iran/amp/?__twitter_impression=true

  2. Lucia

    Cosa ne pensi (se lo leggi/hai letto ovviamente) della rivista Limes? Me ne hanno parlato sia benissimo che malissimo e visto che t’interessano queste tematiche geopolitiche sarei curiosa di sapere la tua opinione…

  3. Cara Lucia, purtroppo vivendo all’estero non ho accesso alla versione cartacea ma ne ho sentito parlare bene.

  4. Lucia

    Ok, grazie della risposta!

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