La razza bianca

No, non voglio entrare nel merito della discussione politica sul caso Fontana. Ma vorrei prendere spunto da quello che e’ successo per parlare di una questione a cui e’ legata. Avrete sicuramente notato che negli ultimi anni ogni volta che si parla di razze umane dopo le giuste reazioni di sdegno arrivano poi gli articoli pseudoscientifici che ci rassicurano che le razze la scienza ha negato che esistano. Ci dicono sempre che la genetica ha provato una volta per tutte che le differenze tra individui all’interno di un gruppo che definiamo razza sono più di quelle tra individui di razze diverse. Tutto vero ma anche tutto fuorviante però dal punto di vista della condanna al razzismo. Mi ricorderò sempre quando negli anni 90 Bill Clinton tutto soddisfatto disse al mondo in un famoso discorso che le differenze tra le razze erano meno che tra individui della stessa razza. La scienza, disse, ce lo conferma. E io fin da quando lo ascoltai mi chiesi: e se la scienza non ce lo avesse confermato? Se dallo studio della genetica di popolazione avessimo avuto conferma del contrario cosa avrebbe fatto e detto Bill Clinton? La verità e’ che non avrebbe detto niente perché i politici cercano nella scienza solo le conferme delle loro convinzioni. Ma fermi tutti. Se le razze esistessero cosa cambierebbe? Il razzismo sarebbe giustificato? No, ma dove sta scritto? Negare l’esistenza di differenze tra gruppi umani non e’ una base etica per la condanna del razzismo, significa solo coprirsi gli occhi e non capire dove sta il problema: il problema sta nel considerare una popolazione superiore o più evoluta rispetto alle altre. I razzisti non sono coloro che credono che esistano le razze, ma coloro che credono che esistano razze superiori alle altre. Ma nel discorso pubblico ormai la parola razzista ha assunto i connotati di colui che crede nell’esistenza delle razze. Punto.

In biologia non esistono le razze. Esistono le specie e le subspecie. Quelle che comunemente definiamo razze, per esempio nella classificazione dei cani o per i gatti, non hanno alcun valore in biologia ma solo nella zootecnia. Un biologo non vi parlerà mai di razze ma di specie. varianti ecc. Inoltre nella differenza tra animali d’allevamento e umani c’è anche una questione pratica di non poco conto: non esistono popolazioni completamente isolate geneticamente. Siamo tutti collegati e interfecondi (e meno male!).

Ma da qua a dire che le razze nella specie umana non esistano (biologicamente) e che non esistano delle differenze tra gruppi umani ce ne e’ di differenza (scusate la ripetizione). Le differenze esistono e questo e’ innegabile. E queste differenze possono essere agglomerate in gruppi più grandi, spesso definiti geograficamente da continenti o isole. Sta di fatto che io posso prendere il DNA di una persona e sapere esattamente da che parte provengono i suoi progenitori. Come e’ possibile? Alla faccia del siamo tutti uguali. Ma dire che siamo diversi, la verità, perché dovrebbe naturalmente condurre al razzismo?

E ora vi lascio con un esperimento mentale: immaginate un mondo (già esistito ma ora ormai concluso a causa dei nostri progenitori; leggere qui se volete capire di quale scenario sto parlando) in cui Homo sapiens, Neanderthal, denisoviani e altre specie di Homo convivano nel 2018. Ammettiamo che anche in questo mondo esistano i razzisti. Che argomento utilizzereste contro di loro: a. le razze non esistono, siamo tutti uguali oppure b. la diversità’ e’ un valore e lo scambio genetico/culturale e’ una cosa positiva per tutti?

 

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11 commenti

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11 risposte a “La razza bianca

  1. Kirbmarc

    Il problema sta tutto, come direbbe Stephen Pinker, nell’idea che l’unico fondamento morale dell’uguaglianza dei diritti umani sia l’uguaglianza fisica e mentale fra gli individui, o almeno il “blank skate”, l’idea che chiunque può essere ciò che vuole perché non ci sono componenti genetiche nelle differenze umane ed ogni differenza è ambientale.

    Questa idea è semplicemente falsa. Lasciando perdere le “razze” (che sono un problema a parte) e parlando solo di individui è chiaro a tutti che non siamo tutti identici nelle nostre facoltà fisiche e mentali, e che non tutte le differenze fra esseri umani sono dovute all’ambiente sociale: per quanto mi alleni non sarò mai veloce come Usain Bolt, per quanto studi non sarò mai geniale come Albert Einstein.

    Basare l’uguaglianza dei diritti su una ipotetica uguaglianza delle abilità è assurdo. È molto, molto meglio basarsi su un approccio fondato sull’autonomia individuale, sulla self-ownership, che inseguire dei sogni di uguaglianza fisica o mentale.

    Questo ragionamento è chiaro quasi a chiunque. I problemi arrivano quando si passa all’ambito economico. Le diversità di abilità contribuiscono almeno in parte alle diversità di successo economico: per farsi assumere da Google, per esempio, bisogna essere un programmatore con i controfiocchi, il che non è una cosa che tutti possono fare.

  2. Kirbmarc

    Il problema sta tutto nel “sogno americano”, nell’idea che chiunque può diventare ciò che vuole e arrivare al successo. Questa idea è semplicemente falsa. Non tutti possiamo essere ciò che vogliamo essere, è a volte è meglio abbandonare i sogni è concentrarsi su ciò che si può fare invece che su ciò che si vuole fare.

  3. Kirbmarc

    Se poi vogliamo parlare di varietà genetica fra gruppi è chiarissimo che una mancanza di varietà crea problemi di salute e sviluppo enormi: https://www.gnxp.com/WordPress/2018/01/17/runs-of-homozygosity-are-not-good-for-your-functioning/

    Lo scambio genetico previene l’eccessiva presenza di geni omozigoti, che causano problemi genetici non indifferenti. Infatti le popolazioni geneticamente più isolate sono più soggette a disfunzioni di origine genetica.

  4. Difatti secondo me le posizioni dei razzisti biologici sono attaccabili anche senza ricorrere alla scienza. Mettiamo di trovarci a discutere con un americano razzista non completamente farneticante, la cui posizione è che è vero che non esistono entità biologiche come ‘la razza bianca’ o ‘la razza nera’ ma che è scientificamente provato che le popolazioni dell’Africa occidentale da cui discendono gli afro-americani hanno una predisposizione genetica ad avere un QI più basso e una maggiore tendenza al crimine violento. Mettiamo che, nel corso di questa discussione, non abbiamo accesso a internet né le conoscenze scientifiche per smentire quest’affermazione, e siamo costretti ad assumerla come vera.

    Ecco: abbiamo nelle nostre premesse immaginarie degli Stati Uniti d’America dove più del 10% della popolazione è rappresentata da un’etnia che avrà difficoltà al successo accademico e lavorativo ed è destinata a un’elevata prevalenza di criminalità. Quale altra soluzione razionale ci sarebbe se non INCENTIVARE i matrimoni misti, lottando a livello culturale contro i pregiudizi e il segregazionismo di alcune istituzioni (come l’edilizia popolare, la ‘war on drugs’ e il finanziamento delle scuole)? Nel giro di un paio di generazioni il problema sarebbe risolto. A rigor di logica, i veri razzisti dovrebbero sfilare con Black Lives Matters.

  5. Kirbmarc

    Lasciando perdere i razzisti americani, per chiunque abbia un minimo di razionalità la “war on drugs” effettivamente è un disastro immane, che non ha minimamente risolto il problema della droga negli Stati Uniti, anzi come ogni tipo di probizionismo ha solo creato un mercato nero spietato e controllato da varie gang, mentre dei giovani colpevoli solo di essere stati beccati con delle sostanze che lo stato ha fatto diventare illegali adesso hanno dei precedenti penali.

    Uno dei problemi più odiosi collegati alla “war on drugs” è il fatto che se commetti una “felony” da adulto (il che vuol dire, secondo le varie leggi dei vari stati, semplicemente essere pizzicato da un poliziotto mentre ti fai degli spinelli o delle paste o dei cartoni con gli amici a 18 anni o addirittura a 16 se sei nello stato sbagliato) la tua fedina penale è sporca, e dato che le leggi americane ti OBBLIGANO a scrivere sul tuo curriculum tutti i tuoi precedenti penali (se ometti dei precedenti puoi essere processato) ti sei praticamente giocato l’opportunità di lavorare in qualsiasi posto che paghi di più del minimo sindacale (e anche in quel caso sei l’ultimo della lista).

    Un altro effetto negativo del giustizialismo illiberale americano è il fatto che anche dopo avere scontato la pena per cui sei stato condannato ti servono continuamente delle autorizzazioni speciali per qualsiasi tipo di lavoro in proprio: non puoi aprire un bar perché ti serve la licenza per gli alcolici (e a chi ha precedenti di qualsiasi tipo serve un’autorizzazione speciale) non puoi vendere gelati perché ti serve una licenza per operare nelle aree con minori (e chi ha precedenti ha sempre bisogno di autorizzazioni speciali), non puoi studiare per fare l’esame da commercialista o avvocato o medico o fisioterapista perché serve una fedina penale pulita, etc. etc.

    Insomma negli USA tantissimi ragazzini nati nel ghetto non hanno prospettive, dato che ogni singola attività anche solo vagamente criminale che uno commette quando è un adolescente ti marchia a vita, e spessissimo non ci sono figure paterne (i padri sono in galera o disoccupati e senza prospettive anche loro, e spessissimo non vivono con i figli, che sono cresciuti da madri single spesso anche loro disoccupate) e c’è il problema della “welfare trap” (gli emolumenti statali cessano di arrivare quando qualcuno trova un lavoro, quindi a conti fatti fra tasse e spese conviene non lavorare).

    Aggiungiamoci il fatto che per ottenere delle licenze (per fare ad esempio il parrucchiere o vendere sigarette) anche se uno ha la fedine penale pulita servono anni e anni e un mucchio di carta bollata se uno vuole farlo legalmente, mentre lavorare o vendere senza licenza è un altro reato (che viene trattato come la “guerra alla droga”, con tanto di SWAT team che vanno a cercare “pericolosissimi” criminali come gente che vende sigarette di contrabbando) e in pratica se sei nato in un ghetto non hai grandi alternative rispetto al vivere quantomeno ai margini della legge, consapevole che appena si vede una macchina della polizia il tutto può finire con un poliziotto che alla meglio ti colpisce con il taser mentre ti ammanetta, alla peggio ti spara perché non hai alzato le mani in alto abbastanza velocemente.

  6. Kirbmarc

    Inoltre la polizia in America sta diventando sempre più simile a un esercito occupante, con tanto di armi pesanti fornite dall’esercito, addestramento militare, etc. In molte città gli SWAT team, dei veri e propri reparti speciali armati fino ai denti, sono sempre più spesso utilizzati per fare delle perquisizioni in casa anche per reati non violenti (come lo spaccio di droga).

    Se il tuo vicino ti denuncia perché crede che coltivando marijuana sul terrazzo ti puoi trovare quattro o cinque poliziotti con mitra e divisa mimetica che ti arrestano nel cuore della notte, spesso spaccandoti mezza casa e mettendoti a rischio di beccarti una pallottola perché uno di loro si è messo in testa che nascondi una pistola sotto il cuscino.

    In più le leggi consentono ai vari reparti di polizia di sequestrare oggetti di proprietà dei cittadini se c’è anche solo il sospetto che siano stati utilizzati per commettere un reato, ed è quasi impossibile farsi ridare ciò che è stato sottratto anche se non c’è nessun processo.

    In pratica nulla vieta alla polizia ti fregarti l’auto o il televisore se vivi vicino a un laboratorio che crea anfetamine, e di non ridarteli anche se tu non sei minimamente coinvolto.

  7. Un incubo. Uno stato di polizia permanente. Al confronto paesi come la Cina sono molto piu liberali

  8. Kirbmarc

    Consiglio vivamente questo libro, scritto dal giornalista libertario Radley Balko, che spiega come la polizia in America stia diventando sempre più simile a un esercito occupante: https://www.amazon.com/Rise-Warrior-Cop-Militarization-Americas/dp/1610394577

  9. Kirbmarc

    Il proibizionismo non funziona mai, né per l’alcool né per le droghe, ma è utilissimo per giustificare la creazione di uno stato di polizia.

    Adesso poi che Jeff Sessions, l’Attorney General della presidenza Trump, si è schierato a favore della linea dura anche sulla marijuana, tutti i piccoli passi in avanti che si sono fatti negli ultimi anni sono a rischio.

    Sessions è un conservatore illiberale, con delle idee sulle droghe che farebbero impallidire anche Giovanardi.

  10. Kirbmarc

    In Cina è anche peggio, Fabri, solo che ne sappiamo di meno perché il governo cinese non rilascia neppure le statistiche sulle sulle forze di polizia.

  11. Kirbmarc

    Nelle Filippine con Duterte ci sono cifre di morti uccisi dagli squadroni anti-droga che sono a livelli da genocidio.

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