Le cose buone fatte quando c’era lui

Leggo con molto dispiacere un pezzo di Giordano Bruno Guerri su Il Giornale. Giordano Bruno Guerri che in genere apprezzo per il suo acume ma che oggi mi rende basito.

Che cosa dice GBG? GBG se la prende con Mattarella, con molto garbo ma con un certo modo di fare saputello, sulla questione del fascismo che, secondo il presidente, non ebbe alcun merito.

Il pezzo di GBG si apre con quasi due colonne di precisazioni e di “mani avanti” sul fatto che lo scrivente non è fascista ma anzi democratico liberale. E già aprire con un “metto le mani avanti non si sa mai che venga accusato di fascismo” fa storcere il naso nella bocca di uno come Guerri. Queste sono frasi che vengono dette dall’uomo comune del bar “non sono razzista ma…”, “non sono fascista ma…”. Ma è il seguito che sconvolge per le banalità sconcertanti di un livello, appunto, da chiacchiere da bar.

Il fascismo ha costruito tante cose, grandi opere pubbliche, bonifica delle paludi, scolarizzazione ecc. -dice sostanzialmente Guerri. Interessante. Mmm. Vado avanti pensando che ci sia qualcosa di più in questo articolo e invece finisce come inizia, come una chiacchiera da bar.

Il motivo per cui trovo sconcertante un discorso del genere sulla bocca di Guerri è che una persona come lui sarebbe stata in grado di comprendere già da tempo che è nel DNA di una dittatura, ogni dittatura, quella di creare grandi opere, per vari motivi tra cui prestigio e autocelebrazione, ma soprattutto – proprio perché si tratta di una dittatura – perché non esistono i lacci e i lacciuoli tipici di una democrazia liberale. I diritti di proprietà sono sottomessi al “bene comune” che coincide col “bene del governo” e quindi l’esproprio è onnipresente e non ha conseguenze economiche sullo stato né giudiziarie da parte dell’espropriato. Mezzi di produzione dei privati sono spesso in mano al volere del governo o sono nazionalizzati. Materie prime vengono estratte e raffinate spesso da aziende pubbliche e usate per le opere promosse dal governo. Tutte le energie della nazione vengono spremute per costruire queste “cose buone” di cui gli uomini mediocri e ignoranti si vantano al bar. Le minoranze non vengono consultate, le decisioni vengono prese dall’alto e da pochi e non esiste dissenso per cui le cose vengono fatte in grande, velocemente e senza problemi. Di fatti le più grandi opere pubbliche e ingegneristiche sono state costruite sotto dittature come nella Germania Nazista, nell’URSS sovietica o se andiamo più lontano nel tempo durante gli imperi antichi come quello romano o egizio. Nessuno parlerebbe di cose buone fatte da Ramses nonostante il suo pugno di ferro su milioni di egizi e schiavi. Nessuno almeno in Italia si vanterebbe delle grandi opere costruite da Stalin. E per non andare tanto lontano nel tempo pensiamo a come in Cina nel 2018 si possano costruite intere città in pochi mesi. Sono sicuro che GBG non parlerebbe mai di cose buone fatte dal comunismo maoista.

Eppure lo facciamo continuamente sul fascismo, questo perpetuo vizio dell’uomo mediocre del bar di non vedere -come ci insegna Frederic Bastiat nella storia della Fallacia della finestra rotta- ciò che non si vede. Possiamo pensare che rompere una finestra metta in moto l’economia grazie al commercio di nuove finestre (quello che si vede) ma in realtà nessuno vede la distruzione di una finestra e la sua conseguente perdita economica (ciò che non si vede). E così vediamo queste grandi opere pubbliche, come specchi per le allodole ne siamo attratti, ma non vediamo a che costo sono state fatte e quali perdite enormi ci sono state per chi stava dalla parte sbagliata.

 

 

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6 commenti

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6 risposte a “Le cose buone fatte quando c’era lui

  1. quando clicco mi piace è perché leggo il post, stavolta visto l’argomento lo scrivo anche per togliere ogni dubbio “mi piace quanto ho letto in questo articolo”

  2. Alberto

    Fabristol,

    sono d’accordo con gli argomenti che porti per condannare il fascismo: l’intromissione dello Stato nella vita dei cittadini è l’origine di ogni male.

    Il discorso parte, PERO’, dalle dichiarazioni di Mattarella, che ben si è guardato di autodenunciarsi in quanto Capo di Stato, quindi parte di quel meccanismo infernale.

    Mattarella ha definito integralmente inaccettabile il fascismo per la sua “[…] volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale […] furono diverse facce dello stesso prisma […]”.

    Secondo me questo è un modo incompleto e DISONESTO, di raccontare una storia.

    Mussolini non attrasse a sé decine di milioni di italiani con l’olio di ricino o con i manganelli o con gli assassini politici, bensì con lo stato sociale. Essere italiani significava avere garantite (ah ah ah!!!) certe protezioni sociali e garante di questo era, nientemeno … lo Stato (AH AH AH AH AH AH !!!!!!)

    Questo Mattarella non ha, ovviamente, riconosciuto, poiché avrebbe dovuto ammettere di non essere così distante da quel regime.

    Concludendo. Il tuo (che è anche il mio) totale rifiuto del fascismo ha motivazioni coerenti. Quello di Mattarella, no. Il fascismo senza istituzioni statuali, non sarebbe mai esistito, tanto per stabilire cosa è CAUSA e cosa è EFFETTO.

    Per il resto sempre complimenti per il tuo meritorio impegno a favore della cultura della libertà.

    Ciao
    Alberto

  3. @Alberto secondo quale processo logico hai concluso che l’unica alternativa possibile al fascismo sia l’anarchia e che chiunque non sia anarchico sia automaticamente fascista?

  4. Intervengo tardi per aggiungere un nuovo capitolo alla saga del ‘..il fascismo ha fatto cose buone’.

    Un articolo del New Yorker*, sui monumenti fascisti ancora in piedi in Italia, ha suscitato grande sdegno e dileggio (in parte giustificati), della serie ‘sti americani che non capiscono il senso della storia’.

    Il problema è che a questa ondata di critiche sono seguiti i grandi elogi dell’architettura fascista, che bello l’EUR ecc. ecc. Ora, io sono il primo a dire che alcuni esempi di architettura monumentale fascista sono affascinanti, ma molti italiani ignoranti pensano che l’architettura razionalista sia un’invenzione italiana (e fascista), e non una corrente con ramificazioni internazionali. Come in altri casi, normali sviluppi dell’epoca (ad esempio la lotta contro la malaria…) diventano meriti della dittatura.

    E poi ovviamente vale il discorso che fai tu sulle opere pubbliche che riescono facili a un regime autoritario o totalitario, in alcuni casi con effetti deleteri come via della Conciliazione a Roma (o si parva licet l’orrendo quartiere amministrativo fascista nel centro di Trieste, con il restauro assolutamente non filologico del teatro romano, costruendo abbattendo un bel pezzo di ghetto ebraico).

    * https://www.newyorker.com/culture/culture-desk/why-are-so-many-fascist-monuments-still-standing-in-italy

  5. Kirbmarc

    L’articolo americano sui monumenti fascisti in Italia in realtà ha ben poco a che fare con i problemi dell’Italia e del passato fascista (di cui al pubblico americano non importa più di tanto) e molto di più con la controversa vicenda delle statue di militari, generali e politici della Confederazione sudista.

    De te fabula narratur. E’ più che naturale che si veda il mondo attraverso l’impostazione della propria cultura. Gli Americani tendono ad essere particolarmente egocentrici, ma anche questo è naturale, visto che per anni sono stati il centro dell’economia, della politica e della cultura mondiale.

    I romani che scrivevano degli usi e dei costumi dei “barbari” lo facevano solo per denigrare o esaltare delle “virtù” o dei “vizi” di Roma stessa.

  6. Kirbmarc

    Ovviamente sono d’accordo con Fabri sulla visione parziale e miope di chi esalta un regime per le grandi opere senza vedere il prezzo che si è pagato in termini di espropri o lavoro forzato o di diritti di proprietà o di altre “finestre rotte”.

    Sinceramente non credo che il problema degli americani sia che “non capiscono la storia”, ma che, come tutti gli esseri umani, vedano il mondo attraverso il filtro delle loro esperienze.

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