Egregio spett.mo

Purtroppo per lavoro mi capita di ricevere email o lettere da uffici pubblici italiani. Ogni volta è uno spasso. Queste segretarie che si mettono a scrivere in puro burocratese con saluti iperbolici tipo Spett.mo, Egregio Dott., Gent.mo per poi sbagliare congiuntivi o scrivere perché con xke’. Dimostrazione del fatto che una volta finita la risma di frasi fatte imparate a memoria, per far finta di saper parlare italiano aulico, si scoprono per quello che sono: 30enni o 40enni che hanno passato adolescenza a scrivere SMS che non saprebbero scrivere in italiano standard (cioè quello di tutti i giorni). Spesso mi viene dato del Lei con la l maiuscola perfino all’interno di un verbo come mandarLe, e perfino due volte del Voi come ad un monsignor o imperatore che si rispetti. La seconda volta la segretaria pensava che il pluralis majestatis Vostro fosse appunto un plurale rivolto a più persone.

Invece di scrivere “potrebbe inviarmi questo documento firmato” scrivono “Il Dott. X dovrebbe favorire all’ufficio preposto il plico debitamente firmato in tutte le sue parti.”. Per “dopo averlo spedito” usano “dopo aver provveduto alla trasmissione per via postale”. Quando chiedi una deroga ti rispondono con “la legge prevede X, pertanto Le chiediamo…”. Quel “pertanto” diventa molto impertinente perché significa “per favore non rompa le palle e faccia come le diciamo.”

A parte i cugini d’Oltralpe e forse gli spagnoli siamo uno dei popoli che scinde di più la propria lingua tra burocratese e lingua parlata. Questa schizofrenia collettiva viene insegnata fin dalle elementari e continua fino all’università e nell’età lavorativa. Non c’è scampo. L’italiano pensa che il burocratese sia la lingua dei colti, dei letterati. Ma non c’è niente di più sbagliato; al contrario il burocratese è il rifugio di chi non ha alcuna idea di come si cambi registro in una lingua, un criptolinguaggio ristretto a chi vive in una bolla d’ufficio pubblico italiano.

Da anglosassone convertito provo un misto di orrore e ilarità nel leggere queste cose. Come un inglese mi pare di assistere ad una messinscena teatrale del ‘700 con termini e formule cerimoniose di saluto riservate ai monarchi e ai papi del passato per poi due righe più sotto trattarti a pesci in faccia perché non si è rispettata una regola da compilare di un modulo. Ormai, se non posso rispondere in inglese (con un bel neutro e ugualitario Dear) rispondo sempre con un Caro, Buongiorno o Salve e mi immagino le facce di questi che pensano: “Ma che ignorante!” “Che cafone!”. Una volta ho perfino risposto: “Purtroppo sono stato all’estero per troppo tempo e non comprendo questi termini burocratici. Potrebbe rispondermi in italiano corrente?” Sorseggio il mio tè crogiolandomi nella mia albionica superiorità.

Per piacere lasciate i fantozziani “direttor. lup. man. figl. di put.” al repertorio del cinema comico italiano perché alla fine fate la magra figura di un Fantozzi Ugo che elemosina le attenzioni dei suoi superiori: una forma subumana di impiegato pubblico senza dignità. Nessuno vi chiamerebbe per strada Egregio, né Dottoressa, né Gent.mo. Ecco non fatelo nelle email di lavoro. La cordialità non corrisponde al burocratese. La servitù e la mediocrità invece si.

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5 commenti

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5 risposte a “Egregio spett.mo

  1. Emax

    io risolvo con un onesto Gent.mo

  2. L’ha ribloggato su Anellidifum0's Bloge ha commentato:
    Fabristol prende di mira il burocratese scritto di tanti italiani.

  3. Kirbmarc

    L’Italia è anche la nazione in cui si dà del “dottore” a chi ha un misero Bachelor Degree. Nel resto del mondo per essere chiamati “dottore” serve un dottorato di ricerca…

  4. @mariolino

    Grazie mille per questo bellissimo pezzo di Calvino. Come dice lui l’antilingua uccide il significato della lingua stessa.

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