Un paese che impone sanzioni economiche a se stesso

Suicidio storico? Harakiri di proporzioni bibliche? O semplicemente martellata nei maroni? Chiamatelo come volete ma il Brexit deal firmato dalla May è tutto questo, eppure è l’accordo migliore che potesse uscire da due anni di negoziati. Alcuni dei 17 milioni di elettori che votarono per la Brexit – un misero 26% della popolazione, anche meno se consideriamo i residenti senza diritto di voto come noi cittadini europei – si sono resi conto solo ora che Brexit non è solo la fine dello sposalizio con l’UE ma addirittura del Regno Unito stesso. Il Regno, un poligamo con tante mogli – Irlanda, Scozia, Galles, Inghilterra – ora dovrà guardare in faccia alla realtà, alla sua poliamoria mai risolta. Il Regno si spaccherà nei prossimi anni con la Scozia che chiederà l’indipendenza e con l’addio dell’accordo del Good Friday in Irlanda del Nord. Un paese allo sbando, in balia di guerre commerciali tra USA e UE, senza industria e senza alleati. Ora dovrà ripagare 50 milioni di euro di divorzio, far parte del mercato europeo ma senza avere controllo sulle regole. Insomma Brexit è il primo caso della storia di un paese che impone sanzioni economiche a se stesso.

La May per la prima volta dopo due anni ha detto una cosa giusta: abbiamo tre possibilità, “this Brexit Deal, no Brexit deal or no Brexit.”

Esatto. Si può ancora fermare Brexit. Bisogna solo avere le palle di ammettere i propri errori, come molti brexiteer stanno facendo in questi giorni.

 

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