Archivi del mese: dicembre 2018

La fine della democrazia parlamentare

Nonostante tutti i difetti delle moderne democrazie la funzione dei parlamenti è sempre stata un piccolo argine allo strapotere dei governi, ma soprattutto un luogo dove i cittadini potessero conoscere ciò che i governanti stanno facendo per e contro di loro. I parlamenti furono creati come contraltare al potere dei monarchi, ma anche per dare un contentino alle nuove classi borghesi emergenti. Ma che succede se i parlamenti vengono svuotati del loro ruolo e rimangono solo un luogo per la mera conta del consenso del governo? Non si tratta più di democrazia parlamentare, ma di democrazia… non so se esista un termine per un fenomeno recente che credo non abbia eguali nella storia delle democrazie moderne. In particolare, vorrei elencare tre casi da tre paesi diversi in cui il parlamento è stato esautorato del suo ruolo.

  1. USA: il primo presidente degli Stati Uniti ad esautorare il Congresso fu niente poco di meno che Barack Obama quando nel 2011 bombardò la Libia senza autorizzazione. Un atto incostituzionale che di fatto ha creato un precedente pericoloso, usato alcuni anni dopo con la Siria dallo stesso Obama e poi da Trump. Gli USA sono diventati di fatto una repubblica senza parlamento per quanto riguarda l’autorizzazione alla guerra. Da quel momento in poi un presidente può bombardare qualsiasi paese in qualsiasi momento senza autorizzazione congressionale. Questo grave precedente viola la Costituzione e il 1973 War Powers Resolution, che ribadisce il potere del Congresso su queste materie. Perfino Bush dovette andare attraverso il Congresso per la guerra in Iraq nonostante chi si stracciava le vesti chiamando quella guerra “illegale” ora difenda Obama a spada tratta per l’intervento in Libia e Siria. E, udite udite, perfino Putin ha dovuto chiedere l’autorizzazione alla Duma per l’intervento in Siria. Esatto, avete sentito bene: Putin ha legalmente schierato truppe mentre Obama lo ha fatto illegalmente, non solo internamente ma perfino internazionalmente, come Bush.
  2. Regno Unito: poche settimane fa il governo di Theresa May è stato dichiarato per la prima volta nella storia “in contempt of parliament”. Il governo May ha offeso il parlamento perché non ha voluto mostrare pubblicamente al parlamento il legal advice sulla Brexit (un report richiesto dal governo che elencava i rischi della Brexit).
  3. Italia: per la prima volta nella storia abbiamo una legge finanziaria non discussa nelle commissioni bilancio e in Parlamento. È un pacchetto chiuso scritto dal governo – diciamo la verità, dettato dall’Unione Europea, alla faccia del sovranismo del Prima gli italiani! – che chiede fiducia senza che nessuno possa vederla, discuterla, cambiarla. A che serve il Parlamento quindi?

Nel 2018 l’accentramento dei poteri verso i governi fa ripiombare il mondo ad un tempo in cui il monarca decideva delle sorti dei paesi senza consultare altri corpi dello stato. Centinaia di anni di democrazia liberale buttati al cesso.

 

Annunci

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Differenti modi, stessi risultati

Esiste una lezione che ho imparato con l’esperienza (e quindi con l’età): non esiste un solo modo per fare le cose. Sembra una cosa banale ma nella vita di tutti i giorni incontriamo sempre qualcuno che ti dice che “no, si fa solo cosi. Punto e basta.”. Rifuggite da queste persone perché sono persone che hanno vissuto nella stessa bolla (la loro) per tutta la vita. Per tutta una serie di ragioni – non ultima la nostra atavica predisposizione come specie a pensare che il “nostro mondo” sia il migliore e l’unico possibile – siamo predisposti a pensare che esista un solo modo per fare le cose. È la stessa mentalità che porta gli uomini a credere alla propria religione come l’unica possibile, alla propria nazione come la migliore ecc. Sono fallace logiche facilmente sfatabili, ma solo in chi ha esperienza di gruppi, luoghi e culture diverse. Ecco perché il burocrate non concepisce un sistema o un processo diverso dal suo: penso alla marca da bollo, il bollettino postale, la posta elettronica certificata, la firma digitale ecc.; tutte cose tipicamente italiane inesistenti all’estero ma su questo ci farei un post a parte un giorno.

Dicevo, l’unico modo è uscire dalla bolla in cui si vive – famiglia, quartiere, regione, campo di studio, professione, paese, lingua, religione ecc. – e vedere che diverse persone con storia e cultura diverse hanno raggiunto simili risultati (o migliori) usando diversi metodi. E vedere questo e accettarlo ti rende una persona migliore. Nella vita di tutti i giorni ti permette di vedere le cose “out of the box” come direbbero gli inglesi.

A lavoro sia come impiegato che come manager è estremamente utile questa flessibilità di vedute perché ognuno è diverso e affronta problemi in modo diverso. Come manager posso dare delle direttive generali ma poi mi affido alle abilita di ognuno nel team di risolvere i problemi in modo diverso se raggiungono i risultati che ci siamo prefissi come team.

È veramente emozionante come padre vedere come i tuoi figli si ingegnino per risolvere problemi in modo diverso tra di loro e rispetto a quello che avresti fatto tu. E ora, da padre, prima di insegnare qualcosa ho imparato a chiedere ai miei figli: tu come faresti? E osservare questa flessibilità ti aiuta a mettere nel dimenticatoio tutti quegli atteggiamenti tipici della persona che ha vissuto nella stessa bolla: non si fa così!, impossibile! ma senza X altrimenti come fai?

Come libero pensatore e come libertario vedo il mondo con un’ottica diversa rispetto al 99% delle altre persone. E sento sempre queste frasi: senza X altrimenti come si può fare? Impossibile! Eresia! La fine del mondo. D’altra parte, gli eretici non sono altro che persone che vedono il mondo in modo diverso? Cercate di fare gli eretici più spesso e il mondo vi apparirà in modo diverso. E sarà più bello.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Per Strasburgo guardate alla Siria, come sempre

Come ho spesso detto in passato gli attacchi terroristici dell’ISIS sono quasi sempre legati a quello che succede nel campo di battaglia, ovvero in Siria. Dopo mesi di pausa le truppe della coalizione hanno ripreso ad attaccare l’ultima sacca dell’ISIS vicino al confine con l’Iraq, a nord di Al Bukamal. Il fatto che ISIS avesse ancora questa sacca con migliaia di militanti intatta non deve stupire perché questo fa parte della strategia americana: l’obiettivo non è vincere la guerra ma mantenerla all’infinito di modo che si abbia la scusa di avere le truppe illegalmente in Siria in modo indefinito. Se infatti ISIS venisse distrutto completamente non ci sarebbe ragione alcuna per gli USA e i francesi di stare a Est dell’Eufrate e in Manbji.

Perché SDF ha ripreso gli attacchi? Il motivo è che ISIS si è risvegliato ed è riuscito a riprendere alcuni chilometri quadrati di territorio tant’è che le PMU (Popular Mobilization Unit) sciite irachene sono dovute intervenire al confine Sirio-iracheno. SDF ha quindi contrattaccato e ha ripreso qualche giorno fa il controllo di Hajin, un villaggio strategico in mano all’ISIS. Potete vedere la zona di cui parlo nella mappa che ho creato io sovrapponendo la mappa generale della situazione siriana con quella della battaglia di Hajin.

L’unico modo per ISIS di comunicare il suo “dispiacere” per gli eventi su campo è quello di usare terroristi in Occidente. È un modo come dire: smettetela di avanzare, lasciati in pace. E che questo sia un messaggio diretto a politici e forze di sicurezze occidentali lo dimostra il fatto che gli attentati non sono MAI diretti ai governi e alle forze di sicurezza. Cosa mai vista negli ultimi 100 anni di storia del terrorismo. I terroristi, da che mondo e’ mondo, attaccano sempre i centri del potere ma nel caso dell’ISIS sono sempre civili inermi a caso. Se infatti ISIS dovesse permettersi di attaccare le élite al potere il fragile rapporto tra i due verrebbe meno e i governi occidentali potrebbero seriamente pensare di smettere di appoggiarli indirettamente (distribuendo armi e denaro tramite gruppi terzi o in passato tramite Turchia, bombardando l’esercito siriano o proteggendoli dalla Russia, curando i feriti come succede nella regione di Quneitra dove Israele assiste ISIS ecc.) o addirittura eliminarli.

I commenti sui media occidentali invece quali sono? I soliti: odiano la nostra liberta. L’islam è una religione violenta. Emergenza rifugiati. Ecc. Ecc. Eppure, è tutto lì in quella mappa e in anni e anni di attentati terroristici: avvengono sempre alla vigilia, durante o dopo una battaglia decisiva in Siria dove ISIS è in pericolo. Nessuno ha notato l’assenza quasi totale di attacchi terroristici degli ultimi mesi? Il motivo è semplice: l’esercito siriano e SDF si sono fermati e hanno smesso di attaccare ISIS su campo. Se SDF continuera avanzata vedremmo altri attacchi.

 

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

No fly zones a go go

Il post “I ribelli moderati francesi” che ho scritto qualche giorno fa ha avuto un discreto successo sui social – roba dai tempi d’oro dei blog, per l’appunto. Sfortunatamente molti non hanno capito il senso della boutade e quindi per venire incontro alle oramai limitate capacità cognitive dei miei connazionali ne spiegherò il senso qui.

Quando sui media occidentali vediamo di dimostrazioni che vengono represse nel sangue inorridiamo pensando che sia una caratteristica insita dei regimi autoritari, che se esiste veramente una cosa che differenzia le nostre democrazie liberali rispetto a quelle è appunto l’assenza di repressione, soprattutto quella fisica, del dissenso. Ma in realtà qualsiasi governo democratico utilizza la forza per controllare i disordini di piazza. E lo fa con arresti, cariche di polizia, morti e feriti, censura di media e leggi draconiane. E il motivo per cui in Occidente queste cose succedono cosi raramente è che l’accesso ad armi da fuoco è limitato per legge e non esistono (per ora) stati o gruppi che supportano questi gruppi ribelli con armamenti e appoggio logistico (quando Gheddafi finanziava l’IRA il Nord Irlanda fu una delle poche zone di guerra in Europa). Se infatti i ruoli dovessero invertirsi e la Russia e la Siria o l’Iran armassero i dimostranti o i gruppi ribelli in occidente allo stesso modo in cui la CIA e l’MI5 e il Mossad fanno costantemente, a quest’ora l’Europa sarebbe una zona di guerra. E molti Think Tank mediorientali e russi (equivalenti dell’Atlantic Council e dell’Open Society Foundation) al sicuro dietro ad una tastiera a miglia di distanza invocherebbero sanzioni alla Francia per il modo in cui tratta i dimostranti (3000 arresti, migliaia di feriti e almeno 3 morti) e alla Spagna (per la repressione contro gli indipendentisti catalani) e applicherebbero una no fly zone per fermare i “regimi”.

Macron si trova in questo momento nella stessa situazione in cui si trovavano Bashar Assad e Gheddafi con le Primavere Arabe. Ma al contrario di loro non ha contro nemici in grado di imporre embarghi, no fly zone, campagne mediatiche pilotate, armare ribelli.

Il bello è che gli stessi che ora chiedono di reprimere con la forza i dimostranti francesi sono gli stessi che invocavano la piazza e la decapitazione dei “tiranni” in Medioriente o in Russia. Queste menti schizofreniche addirittura adesso accusano la Russia di fomentare i disordini in Francia ma non si rendono conto dell’ironia delle proprie parole.

 

4 commenti

Archiviato in Uncategorized

La rinascita dei blog

In poco meno di un mese ho incontrato due signore ultrasessantenni e un ragazzo millennial di 23 anni che non sapevano cosa fosse un blog. Sì, avete sentito bene. Le prime due per ovvie ragioni di età e l’ultimo per… non tanto ovvie ragioni di età. Sembra incredibile ma il blog non è considerato come uno strumento universale di comunicazione, ma semplicemente un fenomeno effimero durato per due decenni o poco più. Tanto che è “sfuggito” all’attenzione delle vecchie generazioni (analogiche) e delle nuove (nativi digitali). Insomma il blog è apparso nella finestra temporale della mia generazione e basta.

Ma poi accade l’impensabile: a tutti e tre ho spiegato in cosa consistesse un blog e sono rimasti affascinati. Cosi affascinati che volevano provare ad aprirne uno pure loro. Specialmente il ragazzo, che nato e cresciuto con social media e app, ne vedeva tutte le potenzialità. Anzi, sembrava quasi arrabbiato che gli si fosse tolta una tale potenzialità di espressione. Per un attimo mi sono reso conto di due cose: la prima è che le nuove generazioni hanno limitate possibilità di espressione perché forzate ad usare app molto restrittive o con limitato accesso ai PC (solo smartphone); la seconda è che dopo questa esperienza sono ancora più convinto che la mia generazione, nata tra la fine degli anni 70 e inizio anni 80 sia la più fortunata e soprattutto con più conoscenze informatiche (e non solo). Rispetto alle generazioni precedenti abbiamo visto l’avvento del digitale e lo abbiamo imparato pian piano insieme alla sua crescita esponenziale, ma allo stesso tempo rispetto a quelle più nuove abbiamo conosciuto l’analogico e il passaggio da quest’ultimo al digitale. Spesso si dice che i nativi digitali siano quelli più preparati al mondo contemporaneo. Io dico invece che sia la mia generazione ad essere la più adatta. Versatile abbastanza da essersi adattata perfettamente al digitale (come nativi) e allo stesso tempo fortunata abbastanza da aver visto un mondo non digitale.

Ma ora sto divagando troppo.  Quello che volevo dire è che secondo me esiste ancora un potenziale per i blog: la gente si è stufata dei social media e ha bisogno di nuovi (o vecchi) modi di esprimersi e i blog offrono proprio questo. E il fatto che alcuni blog del mio blogroll si siano risvegliati recentemente e che io scriva di più significa che forse qualcosa stia rinascendo.

 

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

I ribelli moderati francesi

Sono convinto che dopo che il mondo ha assistito alle proteste di decine di migliaia di cittadini francesi soppresse nel sangue nelle strade francesi sia giunto il momento che il mondo civilizzato reagisca contro il regime di Macron. Un gruppo di paesi volenterosi dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e aiutare i ribelli moderati ad abbattere il regime sanguinario. Anche con l’utilizzo di kamikaze contro civili che si trovano all’interno del territorio ancora occupato dal regime. Macron e’ un macellaio e il suo regime dovrebbe essere abbattuto come abbiamo visto fare con le Primavere Arabe degli scorsi anni. Diamine, quest’uomo ha le bombe nucleari!

Prima di tutto il gruppo di paesi volenterosi dovrebbe armare i ribelli moderati, poi gli aerei della coalizione dovrebbero colpire i punti strategici usati dal regime. Non escluderei pure un’invasione di terra, ma solo dopo che i ribelli abbiano preso abbastanza territorio dal regime. Cosi con la scusa di sconfiggere i gruppi terroristici potremo occupare una buona fetta del territorio francese e utilizzare le sue risorse. Se poi Macron dovesse utilizzare gas contro civili – e vedessimo questo sui social media senza alcuna prova – credo che dovremmo bombardare la capitale, Parigi, anche senza alcun permesso dato dai parlamenti. Cosi, semplicemente perche un familiare del presidente di uno di questi paesi ha visto un video su Facebook.

Penso che questo debba essere fatto per una questione di principio.

Viva i gilet gialli!!! Viva la rivoluzione!

4 commenti

Archiviato in Uncategorized