Come crescere i vostri figli bilingue-breve guida

Quando sono diventato padre la missione più importante che mi sono posto in testa fu quella di far crescere i miei figli bilingue (spero trilingue appena andranno a scuola). Ho quindi pensato di scrivere questa breve guida all’insegnamento del bilinguismo per aiutare altre persone nella mia stessa condizione. Buona lettura!

Per prima cosa alcune premesse: sono un emigrato in UK da ormai 13 anni e ho sposato una italiana; ho due gemelli di 3 anni e mezzo. Ogni caso è particolare e sicuramente il mio è uno dei più fortunati. Vediamo perché.

Nascere da uno o entrambi genitori stranieri in un altro paese non è garanzia di bilinguismo. Il bilinguismo deve essere deciso a tavolino già dal giorno della nascita. Deciso e implementato come uno dei piani quinquennali decisi dai governi dell’URSS. Niente deve essere lasciato al caso, ogni azione deve essere pensata e far parte di una strategia a lungo termine.

Nascere da genitori che parlano una lingua in un paese che ne parla un’altra è un dono, ma deve essere coltivato e curato altrimenti non funziona. Ho conosciuto decine di italo-inglesi o anglo-italiani nati in UK (spesso da entrambi i genitori italiani) che non sanno dire una singola parola in italiano. Per me è sempre stato un mistero. Come è possibile nascere in una famiglia italiana e non saper parlare italiano? I tuoi genitori non ti hanno mai parlato nella culla in italiano? Non hai mai sentito parlare i nonni?

Sono due i più grandi ostacoli al bilinguismo: il primo, ovvio, è che la lingua della famiglia è minoritaria mentre quella dove si vive all’estero è maggioritaria. Maggioritaria perché è la lingua dell’asilo, della scuola, degli amici, del gioco, dei media ecc. Nel mondo di oggi i figli vedono i genitori solo per poche ore al giorno. E non sono le ore più interessanti per loro… Altro problema è la vergogna. L’immigrato si vergogna della propria lingua d’origine perché non vuole sembrare integrato nella società. I bambini assorbono questa vergogna e non usano la lingua. Inoltre altri bambini prendono in giro i bambini immigrati a scuola se li sentono parlare una lingua diversa.

Come si possono superare questi ostacoli?

Bisogna armarsi delle seguenti:

  • disciplina
  • disciplina
  • disciplina

I genitori devono parlare ai propri figli nella loro lingua madre, sempre e ovunque. Se possibile anche quando ci sono altre persone della lingua maggioritaria presenti. Bisogna leggere ad alta voce libri in lingua madre, bisogna guardare cartoni in lingua madre, musica in lingua madre. Bisogna far socializzare i propri bambini con altri bambini con la stessa lingua madre.

Pensate che questo sia facile? Vi posso assicurare che non lo è per niente. E la percentuale di successo cambia a seconda della composizione della famiglia (dati da Adam Beck, Maximize your child’s bilingual ability):

ambedue genitori di lingua minoritaria che non usano lingua maggioritaria a casa: 96.92% di successo

un genitore usa lingua minoritaria-altro genitore usa lingua minoritaria e maggioritaria: 93.42% di successo

ambedue genitori che usano lingua maggioritaria e minoritaria: 79.18% di successo

un genitore usa lingua maggioritaria, uno lingua minoritaria: 74.24% di successo

un genitore usa ambedue lingue ma altro genitore solo maggioritaria: 35.70% di successo

 

Io faccio parte della prima categoria. Molte delle coppie di immigrati che conosco fanno parte dell’ultima e infatti mentre i miei figli stanno crescendo bilingue i loro figli hanno grosse difficoltà. Capiscono maggior parte di quello che gli si dice ma non riescono a parlare la lingua minoritaria. E se ne vergognano.

Questi numeri non significano in realtà che se fate parte dell’ultima categoria avrete quella percentuale di successo. E’ solo un calcolo delle famiglie che sono state interpellate sull’argomento (sono solo statistiche). Come dicevo prima esistono famiglie di immigrati che fanno parte della prima categoria ma il loro numero è vicino allo 0%. Di converso si possono avere percentuali di successo altissime anche se siete dell’ultima categoria. Tutto dipende dal vostro piano quinquennale e dalla disciplina che vi ponete fin dall’inizio. Come massimizzare le vostre probabilità di successo:

  • parlare sempre nella lingua minoritaria a casa;
  • leggere, leggere, leggere;
  • ascoltare musica e guardare cartoni in lingua minoritaria;
  • frequentare famiglie e amici con bimbi della vostra lingua minoritaria;
  • frequentare familiari il più possibile: nonni, zii, cugini ecc.;
  • viaggiare, viaggiare, viaggiare. Non necessariamente nel paese d’origine. Il viaggio in famiglia è una sorta di bolla culturale e linguistica che amplifica le capacita’ linguistiche dei bambini. Anzi, spesso è meglio viaggiare all’estero ma non nel luogo d’origine: si instaura una dicotomia tra “noi”, la famiglia, e “loro” il paese che ospita. Per cui i bambini si identificano nella cultura e nella lingua della famiglia.
  • mai redarguire i bambini se usano lingua maggioritaria a casa. MAI. Quando un bambino usa la parola dell’altra lingua non bisogna dire: “Non si dice cosi!” o “Non dire mai quella parola!”. Si risponde: “Intendevi dire questo?” o “Non capisco. Forse volevi dire questo?”. “Quello lo dicono all’asilo, a casa diciamo cosi.”
  • l’apprendimento della lingua deve essere un gioco. I miei bambini per esempio adorano usare vezzeggiativi o diminutivi in italiano. Inventano parole in italiano modificandole e in famiglia ci ridiamo su.
  • quando camminiamo assieme gli chiedo di descrivere cosa vedono o chiedo “Chi vede un gabbiano sull’albero?” o “Di che colore è il bus?”. Questa interazione è continua e più cose nuove e diverse vedono meglio è.
  • io ho sperimentato questo gioco molto efficace. Ci sediamo e gli chiedo come si chiama un animale. Poi gli chiedo come si chiama all’asilo. Ci vuole tempo ma dopo un po’ capiscono il gioco e rispondono immediatamente. Ora sanno che all’asilo si parla un’altra lingua mentre a casa un’altra. Questo aiuta anche l’elasticità mentale. Passare da una lingua all’altra in pochi millisecondi non è facile.
  • quando si è in presenza di amici che parlano la lingua maggioritaria coinvolgerli nell’apprendimento della lingua minoritaria. “Perché non insegni a James come si dice mela a casa nostra?” Gli amici stranieri adorano mettersi in gioco e imparare parole di un’altra lingua. La lingua minoritaria diventa cosi una cosa di cui vantarsi e non più vergognarsi.
  • non avere paura di usare parole arcaiche, inusuali, tecniche. Quando vedo un insetto gli dico che fa parte degli artropodi, che ha sei zampe, che l’esoscheletro è fatto di chitina, che le elitre sono quelle e le antenne sono quelle altre. Come se parlaste agli studenti di un corso universitario. Molte non le impareranno ma la fonetica, la sintassi della lingua rimarranno.

Nel mio caso sono doppiamente fortunato perché ho gemelli. La lingua minoritaria si rinforza quando si hanno gemelli perché prendono esempio l’uno dall’altra e imparano. A volte si correggono pure.

In conclusione, il bilinguismo non è garantito ed è un viaggio di cui io stesso ancora non conosco le tappe e la meta visto che i miei figli hanno appena 3 anni e mezzo; ma è un viaggio da fare assieme con il proprio partner coinvolgendo la famiglia allargata e gli amici intorno a voi. Il bilinguismo è il dono più grande che possiate fare ai vostri figli. Vedere e leggere il mondo con due lingue e due culture diverse è un arricchimento e un vantaggio nella vita di tutti i giorni. Apre le porte ad infinite possibilità.

Ma significa fatica, frustrazione a volte, gioia e rabbia ma ne vale la pena provarci. Buona fortuna e mi raccomando: siate disciplinati e seguite il vostro piano quinquennale!

 

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12 commenti

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12 risposte a “Come crescere i vostri figli bilingue-breve guida

  1. Io ti dico come funziona a casa mia (due genitori di lingue diverse, in un paese con lingua ancora diversa, e scuola bilingue anche in inglese).
    Lingua del paese e lingua inglese: molto bene, usata con locali e con stranieri. L’inglese è inspiegabilmente buono, la scuola ha insegnanti madrelingua (americani, spesso, quindi hanno un accento americano diciamo).

    Io parlo loro in Italiano, il marito nella sua lingua.
    Lo facevamo per principio e perché ci riesce meglio, ma adesso anche perché i bambini si vergognano a sentirci parlare in una lingua in cui non siamo perfetti.

    Mi spiego: io in inglese ho un forte accento italiano. Loro, si vergognano a sentirmi parlare inglese davanti ai loro amici, quindi mi dicono “Mamma, non farci vergognare, parla italiano e basta!” Io lo faccio per gentilezza, per non farli sentire esclusi, e sortisco invece l’effetto di imbarazzare i miei figli (che hanno un inglese molto migliore del mio). Stessa roba per la lingua del posto: io sono ancora più limitata che in inglese, ma mi sforzo. I miei bambini mi dicono “Dai mamma lascia stare…”
    Stesso quando provo a unirmi alla conversazione nella lingua del marito “Mamma parli così male, per favore parla italiano!!!”
    Pensa te che figli…

    Loro, al momento, non sono perfetti in italiano, ma parlano molto e capiscono molto. Parlando solo con me alcune cose non le sanno (tipo, l’estate mia zia ha detto “vado a schiacciare un pisolino” e loro non capivano cosa volesse dire, che io non uso quella frase), ma parlano fluentemente e direi che usano anche i congiuntivi (io li uso).
    Ogni tanto mischiano un po’ le parole che sanno che io tanto capisco, però quando sono in Italia si sforzano a parlare solo italiano…

    Secondo me non lo dimenticano, comunque spero che lo coltivino.
    Conoscere tante lingue è davvero un dono, ma va praticato costantemente…

  2. Anzitutto, a mia grande sorpresa, Fabristol è maschio e non femmina come avevo sempre pensato!! (forse è la foto nell’header che inganna?).
    Articolo, come sempre, interessante. Aggiungerei comunque che è importante il ruolo, ovvero la lingua, della madre. Io sono padre di lingua minoritaria (inglese) mentre la madre è di lingua maggioritaria (italiana, in Italia). La figlia tendeva sempre ad ascoltare e ‘copiare’ di più la madre…non so se è sempre così ma non a casa si dice ‘madrelingua’, ovvero la “prima lingua, L1) è la lingua della madre – si tende ad usare il termine senza neanche pensarci, ma sono convinto che è così.
    Nostra figlia (unica) è cresciuta con un buon inglese, sopratutto dal punto di vista della comprensione, anche se non perfetta nella riproduzione. Questo in gran parte ‘colpa’ mia. In casa si parlava quasi sempre italiano, lingua anche dell’esterno immediato, parenti vicini, l’asilo, amici ecc. Hai ragione – non è facile, e senzaltro io (come padre) potevo sforzarmi di più. In questo caso la mia ottima padronanza (mi dicono) dell’italiano (L2) non mi è servita, anzi …. Mi hanno spesso rimproverato per questa lacuna, e quasi non mi so spiegare perché è andata così. Forse anche li, una specie di “vergogna”. Forse sarò più ‘bravo’ con i nipotini…..
    Grazie ancora. Salutami Bristol.
    PS sorry for any mistakes – written in a hurry.

  3. @nuvola

    Cara nuvola, grazie per il tuo commento. Sarebbe bello poter raccogliere altri commenti di altre esperienze, scrivete, scrivete qui sui commenti!!
    Posso chiederti per curiosità dove vivi e che lingua parla tuo marito?

  4. @ md1402

    Grazie per il tuo commento. E’ la prima volta che qualcuno mi considera femmina su internet. Interessante! Non so perché ma ho sempre pensato che Fabristol fosse maschile ma in realtà e’ genere neutro. Non vivo più a Bristol comunque…
    A casa mia sono io quello che legge di più i libri ma hai ragione, i bimbi stanno più con la madre, non fosse altro perché viaggio molto e quindi li vedo meno. Perfetto italiano tra l’altro. Complimenti! 😉

  5. Dai, lasciami tenere il segreto sul posto dove vivo e sulla lingua del marito… altrimenti è come scrivere nome e cognome 😀
    Sono lingue molto slegate l’una dall’altra, dico solo questo. Di famiglie linguistiche diverse…

  6. Marco

    Interessante. Nota a margine: ho sempre pensato che tu fossi gay 🙂

  7. @ Marco
    Nessuno è perfetto!!
    😉

  8. Io italiano, moglie polacca, viviamo in Inghilterra. Il pargolo ha solo 9 mesi, quindi ancora non ha iniziato a parlare, ma io gli parlo rigidamente solo in italiano e mia moglie solo in polacco (inclusi libri e canzoncine, coi cartoni ancora non abbiamo iniziato che è troppo presto).
    Vedremo un po’ come va.

  9. qui da Bruxelles, moglie spagnola che parla solo e sempre in spagnolo ai due bambini, io sempre e solo italiano, queste le regole ferree della casa, pero’ poi tra noi io e lei parliamo solo in spagnolo, a scuola vanno in francese, fanno due ore a settimana d’inglese. Il francese e’ top, con accento nativo da farmi vergognare quando lo parlo io. Lo spagnolo e’ ottimo, anche se ogni tanto si sente qualcosa del francese. L’italiano e’ buono direi, ma spesso la grammatica spagnola si insinua (soprattutto per i verbi ausiliari, tipo “ho salito”, “ho andato”), per non parlare dell’accento francese (che pero’ non risuona quando parla spagnolo). Per rinforzare l’italiano abbiamo deciso che i (pochi) cartoni animati al giorno siano in italiano e che la babysitter sia anche italiana. Le lingue, e’ verissimo, e’ tanta disciplina e sforzo, perché appena abbassi la guardia ecco che si nota: mio figlio dopo 2 settimane a Madrid dai nonni, non riusciva più a parlarmi italiano, ha iniziato con lo spagnolo, poi a balbettare, dopo mezza giornata era tutto come prima, più o meno, ma il segnale e’ chiaro: non abbassare la guardia, mai! soprattutto perché fino a 6 anni, circa, le lingue si imparano inconsciamente in una parte primordiale del cervello, poi dopo si passa alla corteccia frontale dove le cose tendono a divenire più difficili: lavorare sulle fondamenta quindi fin dall’inizio e’ importantissimo. E leggere leggere leggere la sera tante storie, libri, raccontare, io stesso faccio uno sforzo, dopo 12 anni all’estero, per trovare dei sinonimi che normalmente non uso, non e’ facile, ma variare li aiuta sicuramente ad uscire dal “micro-set” dell’italiano che uso, che mi rimane. Poi ovviamente andiamo dai miei nel profondo sud in Italia e devo sgridare mia madre, “mamma parla italiano con loro, non dialetto, quello non e’ italiano!”, ma questa e’ un’altra storia.

  10. @clodovendro e @andina
    E io che pensavo di essere quello con la famiglia complicata!! 😉 ah ah ah

  11. ft

    sarebbe stato interessante inserire anche il sardo

  12. Il sardo lo usiamo io e mia moglie come lingua segreta per non farci capire dai pargoli.;)

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