A me mi

La mia famiglia è un piccolo esperimento scientifico. Infatti i miei bambini vivono in una bolla linguistica tutta loro. Nati e cresciuti qui in UK hanno imparato l’italiano quasi esclusivamente solo da me e mia moglie, quindi posso studiare come l’apprendimento del linguaggio si sviluppa in un bambino in quasi completo isolamento. A parte qualche piccolo errore che proviene dall’inglese (tipo “Cosa è quello per?” invece di “A cosa serve?”) il loro italiano è ottimo e non contiene regionalismi. Italiano standard. Eppure fanno errori ogni tanto, errori che pero’ non provengono dalla famiglia. Per esempio, non hanno mai sentito alcuno dire “a me mi”, eppure lo dicono e nonostante io li corregga persistono nel dirlo. Cosa significa? Significa che “a me mi” non deriva dall’apprendimento della lingua in famiglia ma viene fuori naturalmente. E ho avuto conferma di questo da questo ottimo articolo che spiega per bene che in italiano la ripetizione o ripresa con il pronome è la norma. Per esempio si dice “Maria non l’ho vista”, dove lo è ripetizione del complemento oggetto Maria. Questa ripetizione è una regola obbligatoria dell’italiano. I miei bambini quindi hanno ricavato a me mi dalla regola generale e l’hanno semplicemente applicata giustamente dappertutto.

Altra prova che l’apprendimento del linguaggio è un processo razionale della nostra mente è la regolarizzazione dei verbi irregolari. Infatti per molto tempo hanno detto (e ancora ogni tanto gli scappa) “aprito” invece che “aperto” e “bevere” invece che “bere”, “dicio” invece di “dico”, “spegno” invece di “spengo”. Il loro cervello inconsciamente ha deciso che il verbo aprire debba essere declinato regolarmente.

Mi chiedo per quale motivo siano nate le forme irregolari dei verbi visto che paiono cosi innaturali, tanto che i bambini li imparano ben più tardi.

4 commenti

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4 risposte a “A me mi

  1. mi risulterebbe che a me mi, sia un ispanismo, più comune nelle regioni e nei dialetti meridionali appunto lascito della lunga presenza spagnola.

  2. 😀
    simile ai miei figli!
    Che però ogni tanto usano i congiuntivi !!!
    Ma spesso il doppio condizionale…
    Li ammiro però. Tutte quelle lingue in testa… e gli da’ fastidio quando io non parlo italiano. Perché, credo, si vergognano di percepire la mia inadeguatezza, la mia imperfezione, in un’altra lingua.

  3. A me mi piace questo post.

  4. Massimo

    Il doppio pronome nella forma “a me mi -> mi me” anche una caratteristica del veneto (che, come molti altri “dialetti”, con l’italiano non ha/aveva molto da spartire). Non usarlo è sovente errato. La cosa interessante che, alle elementari (fine anni 60), io non conoscevo il veneto in quanto i miei genitori erano rientrati dall’estero dove, per ovvi motivi, tra connazionali si parlava italiano. Il doppio pronome non lo usavo spesso. L’ho imparato dai miei coetanei.
    Ci sono anche altri aspetti interessanti di questa mia particolare “bolla linguistica”. La mia maestra insisteva molto nello spiegare alcune cose che per me erano scontate. Ho capito molti anni dopo che in realtà stava insegnando l’italiano a gente che pensava in veneto. Ricordo che “A me mi” era una di queste.

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