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Smanettosissimo

Secondo il Corriere utilizzare un computer da remoto (addirittura 3000 Km di distanza!) è da smanettoni. Se solo lo avessi saputo mentre scrivevo parte della mia tesi a Cagliari e comandavo l’altro PC a Bristol mi sarei potuto iscrivere al “club degli smanettoni”.* 😉

E in genere non so una cippa di queste cose. Si vede che nelle redazioni dei giornali non si lavora da casa.

Invece di fare una foto con la webcam io però avrei rubato la password dell’e-mail del ladro e gli avrei risucchiato l’intero contenuto dell’e-mail provider.

*io però invece di comandare la webcam spesso comandavo la stampante stampante dell’ufficio al terzo piano mentre il mio computer si trovava al piano di giù. Ottimo per fare scherzi. 😀

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Errori che non ti aspetti (quando nessuno ti corregge)

Nonostante viva in Inghilterra da oltre 5 anni e il mio inglese sia abbastanza buono, ogni giorno imparo nuove cose ma soprattutto mi rendo conto di errori che ho sempre fatto. Errori ovviamente che nessuno ti corregge qui, perché gli inglesi pensano che sia molto rude correggere l’inglese di un foreigner. I foreigner o oversea people o perfino outsiders sono una specie parallela la cui presenza si “sopporta” per educazione perché in famiglia e a scuola gli è stato insegnato che non si prendono in giro quelli con la pelle più scura (cioè tutto il resto del mondo a parte la Scandinavia).

Comunque sto divagando. Dicevo che si impara ogni giorno. Per esempio nelle scorse settimane ho imparato che:

1) to polish e Polish si pronunciano (ovviamente!) in modo diverso. Ecco perché nessuno capiva le mie battute superdivertenti sui polacchi.

2) iron si pronuncia come ion.

3) quando si chiama qualcuno al telefono per la prima volta si dice I’m Fabristol, invece per le altre volte it’s Fabristol e le due frasi non sono interscambiabili perché altrimenti ti prendono per scemo (e mi hanno corretto dopo 5 anni). La prima significa: “mi presento il mio nome è Fabristol”, la seconda “sono Fabristol”.

E queste sono solo quelle delle scorse settimane. Ogni giorno ne imparo una diversa e rimango di stucco quando mi rendo conto di aver usato una parola sbagliata (o pronuncia sbagliata) per anni senza che nessuno mi abbia mai detto niente.

 

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La miglior sintesi sulla sinistra italiana

“[…] Anche i democratici, non li invidio davvero… Cosa stanno li a fare? E’ come giocare a Risiko quando ti sono rimasti due carrarmatini in Jacuzia e gli altri giocatori hanno già preso tutti i continenti. Sai che non puoi vincere, te ne vorresti tornare a casa, ma sei costretto a restare altre due ore per fargli finire la partita.”

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Pecorino Bunga Bunga

Non voglio sapere come è stato fatto questo formaggio.

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Cannondipity

Cannondipity: s.f. del sentimento di quando, dopo aver imballato ben bene due bottiglie di Cannonau nella valigia per il rientro in Inghilterra, ti trovi la tua valigia sporca e puzzolente di vino rosso sul rullo bagagli dell’aeroporto e già ti immagini il casino che è successo là dentro ma con tua grande sorpresa all’apertura tutto è asciutto e inodore. Poi il tuo sguardo va al rullo bagagli e vedi pozzanghere di Cannonau dappertutto e allora capisci che lo sfigato questa volta non eri tu.

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Facce da culo reloaded

I più grandi evasori in Italia, 4 miliardi di tasse su immobili e attività  non pervenute, condannano gli evasori italiani come immorali. Non c’è più limite alla decenza. Sarebbe bastato tagliare i fondi di Stato alla Chiesa per un anno per salvare i conti e farci uscire dalla crisi. Con la casta dei politici e dei preti possiamo davvero parlare di un parassita che infetta un altro parassita come nel caso del batterio del genere Wolbachia con i nematodi, vermi parassiti dell’intestino. Lo Stato parassita i cittadini e la Chiesa parassita lo Stato. Quelli che ci perdono sono solo i cittadini.

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Ambientalismo per cretini

Oggi mi è arrivata una lettera della Tesco inusuale. Cartoncino grosso, patinato con vari risvolti (circa 50 cm di lunghezza se completamente aperto) che mi invitava ad aumentare la mia sensibilità verso l’ambiente. In particolare mi invitava a riciclare il più possibile. Un cartoncino inviato con la DHL, per giunta, posta celere. Per una campagna del genere saranno stati inviati minimo 10 milioni di questi cartoncini in tutta la UK (spero che i numeri siano più bassi ma considerando che la Tesco è il supermercato per eccellenza per 60 milioni di britannici mi aspetto numeri alti per queste campagne). Inoltre cercavano di invogliarmi nel comprare un ammorbidente per il semplice motivo che: “ogni anno un milione di tonnellate di vestiario vanno in discarica. Usare un ammorbidente aiuta a mantenere i vestiti più a lungo.”

Inutile far notare che una tonnellata di tessuto inerte in discarica ha un impatto uguale a zero per l’ambiente mentre milioni di litri di ammorbidente scaricati nei fiumi e decine di tonnellate di plastica per i contenitori dell’ammorbidente possono creare qualche problemino.

Ma che cosa aspettarsi dalla razza umana quando ti scrive in un foglio di carta che è male abbattere gli alberi?

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Salvare milioni di crostacei, che eroi!

Quando ho letto questo articolo del Corriere qualche giorno fa sono rimasto molto colpito dalla ridicolaggine della vicenda. Una vicenda che sfiora il grottesco.

Mentre scrivo di fronte a me ho un pacco di “scimmie di mare” comprate 3 anni fa in un negozio di Bristol: sono Triops, una specie imparentata con l’Artemia salina. Sono lì da tre anni in una scatola e credo ci rimarranno per altri 3 se non forse 10 fino a quando mi deciderò a farle risuscitare. Sì perché Triops e Artemia sono due fossili crostacei viventi che possono andare in criptobiosi, o meglio anidrobiosi. In natura quando le loro uova si trovano in condizioni di totale assenza di acqua formano una cisti molto resistente (possono sopportare temperature altissime anche vicine ai 100 gradi!) e aspettano fino all’arrivo della pioggia anche dopo 20 anni. Possono resistere a salinità superiori al 50% e sono degli Highlander della classe dei brachiopoda: praticamente invariati da 300 milioni di anni.

L’altro giorno i NAS di Milano hanno fatto un maxisequestro di queste uova in anidrobiosi perché venivano vendute in bustine per essere distribuite in edicola. Una cosa comune, banale che capita da 40 anni in tutto il mondo. Ma c’è in Italia una legge per la commecializzazione dei crostacei molto restrittiva. La ditta Gedis che commercializza queste uova (ricordo che le uova sono quasi invisibili a occhio nudo e gli adulti raggiungono dimensioni intorno al millimetro) è entrata nell’occhi del ciclone e il suo proprietario passerà seri guai. I giornali l’hanno già dipinto come mostro crudele, un assassino che commercializza “crostacei vivi” in edicola (!). Che bel titolo del giornale. Che bel “sbatti il mostro in prima pagina”.

Sono sicuro che i NAS e il magistrato che hanno fatto questa maxi-retata sono andati a festeggiare per la prima pagina del giornale in un bel ristorante di Milano; quelli dove espongono negli acquari aragoste e granchi vivi pronti per essere bolliti vivi. E tra una zampa squartata di un granchio e una succhiata di testa di gamberone col sorriso in bocca si sentiranno soddisfatti di aver salvato la vita di milioni di uova di piccoli poveri crostacei. Venduti in edicola! Ma vi rendete conto che barbari questi commercianti di crostacei? Vendere dentro una bustina di plastica degli esseri che sono sopravissuti a 300 milioni di anni di evoluzione negli ambienti più estremi della Terra, con temperature vicine ai 100 gradi e a livelli di salinità oltre il 50%. Poveracci, che fine crudele quella poi di nascere dentro un acquario per la gioia di pochi bambini occidentali. Ora invece le scatole giaceranno nei magazzini dei NAS per oltre 20 anni. E chissà se le povere uova potranno mai schiudersi. Mi spiace scimmie di mare, avete appena conosciuto l’ignoranza e la stupidità dello Stato.

Solo in Italia possono capitare cose di questo genere.

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Privatizzati il cervello

La propaganda per il Sì sul referendum sulla cosiddetta “privatizzatione dell’acqua” ha raggiunto livelli di ignoranza e sciatteria che non vedevo da molto tempo. Una massa di zombie che ripetono slogan senza sapere assolutamente nulla riguardo ai quesiti e alle leggi coinvolte nel referendum del prossimo weekend. Sono talmente disgustato che sto cominciando a coltivare seri dubbi sull’uso dello strumento referendario.

La metto semplice semplice:

Chi vi dice che l’acqua verrà privatizzata è un ignorante o nella peggiore delle ipotesi un mentitore da quattro soldi. L’acqua è e rimane di proprietà pubblica così come le infrastrutture. Solo la gestione è (ora, tuttora, adesso e spero in futuro) a partecipazione privata. Esatto, avete capito bene: i privati partecipano insieme al pubblico alla gestione dove l’azionista di controllo è sempre il pubblico con più del 50%.

Esiste un decreto Ronchi il cui articolo 15 recita che il servizio è di “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche.”

La proprietà dell’acqua pubblica è garantita anche dall’articolo 23-bis al comma 5 che verrà abrogato se voterete Sì nella scheda rossa.

Non solo ma non è obbligatorio da parte dei comuni dare la gestione ai privati.

Se vince il Sì è probabile che si torni a prima della legge Galli quando i comuni assegnavano la gestione delle risorse idriche ai privati senza gara d’appalto. Se vince il Sì i comuni e i politici locali potranno concedere a chi più loro aggrada (e quindi agli amici e parenti) la gestione delle acque senza alcuna trasparenza. Anche se è molto più probabile che ci venga in aiuto la UE che obbliga comunque gli stati a fare gare d’appalto pubbliche e aperte anche ai privati.

Questo referendum sull’acqua è solo una dimostrazione di come l’ideologia antimercato possa creare dei mostri acefali. Le parole capitalismo, privato, denaro, profitto innescano reazioni incontrollate in certa gente.

Punto. Non ho nient’altro da dire.

Tutto il resto è propaganda da stadio. Vomitevole.

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Guida ai voli d’aereo for dummies

Credo che dall’alto della mia esperienza di circa 25-30 voli all’anno possa dire di aver acquisito una certa saggezza quando si parla di voli aerei. Ho pensato di scrivere alcuni consigli per i miei connazionali, i quali sono i peggiori e più inesperti viaggiatori sulla faccia della Terra quando si tratta di aerei.

Avete presente quelle lunghe file col biglietto in mano prima di poter entrare nel bus e poi nell’aereo? Potete andare sul sicuro quando vi dico che i primi in fila sono i più inesperti in fatto di voli mentre gli ultimi sono quelli più intelligenti. Notateli gli ultimi: hanno sempre giacca e cravatta e una 24ore, frequent flyiers. Infatti essere primi in quella fila è la cosa più stupida che si possa fare. La signorina vi avvertirà che il volo sta imbarcando 20 minuti prima del volo, significa che voi sarete in piedi per 20 minuti se non di più. Non è assolutamente vero che chi è primo in fila sarà primo nell’aereo. Nei bus spesso le portine sono solo da un lato, quindi quando entrerete e verrete spinti in fondo sarete gli ultimi a scendere dal bus e quindi gli ultimi a salire sull’aereo. Tra l’altro aspetterete come stoccafissi nel bus fino a quando non verrà riempito dagli ultimi cioè quelli più furbi con la 24ore. Per lo stesso motivo lo speedy boarding è solo un placebo. Come detto prima rischierete di stare nel bus al caldo aspettando che si riempia pensando che siete stati i più furbi a pagare 2-3 euro in più rispetto agli altri per stare in piedi sul bus! Altro discorso è quando si tratta di aeroporti muniti di ponti mobili che vanno direttamente sull’aereo ma sono comunque una minoranza in Italia.

Una volta saliti nell’aereo ricordatevi di far vedere il biglietto, quindi evitate di buttarlo in borsa o in una tasca della giacca. Farete una figuraccia sudando venti camicie perché non lo trovate e rallenterete la fila. Ah, tra l’altro non buttate quel biglietto, potrebbe tornarvi utile all’arrivo quando con vostra sfortuna scoprirete che la vostra valigia si trova alle Maldive invece che a Linate (voi a Linate ad Agosto e la vostra valigia alle Maldive: la vita è proprio crudele).

Sui posti a sedere vi consiglio caldamente quelli delle uscite d’emergenza: sono i più spaziosi e la gente li evita, a parte quelli con le 24ore in cravatta (insomma fate tutto quello che fanno quelli con la cravatta e andrete sul sicuro). La gente li evita perché pensa sempre alla responsabilità di dover aprire lo portellone in caso di emergenza. Tranquilli in caso di emergenza sarete già morti oppure in panico e morirete comunque. Nel remoto caso in cui invece riusciste ad aprirli sarete considerati degli eroi e non è male! Se poi siete tra quelli che si fanno le seghe mentali riguardo al posto migliore nell’aereo in caso di emergenza… be’ vi farà piacere sapere che non esiste.

Ci sono cinque categorie da evitare: i bambini, i bambini, i bambini, i bambini e quelli alti più di un metro e ottanta. Per quanto riguarda i bambini se avete la sfiga di sedervi nel raggio di cinque metri da loro preparatevi ad un viaggio d’inferno. I pargoli sanno benissimo chi ha paura di loro e se glielo farete notare si impunteranno contro di voi. Poiché non potete ucciderli l’unico modo è munirsi di auricolari e musica a tutto volume, reclinarsi sul davanti appoggiando la testa sul tavolino per evitare i loro calci oppure quando la madre è girata sussurrargli: “Ti spezzo un braccio e lo infilo nel culo di tua madre.”

Sui vatussi c’è da dire che gli aerei sono stati costruiti per chi si trova nella media della curva gaussiana della popolazione. Chi è agli estremi quindi, ovvero nani e giganti, è come un handicappato in sedia a rotelle nel centro storico di una città qualunque d’Italia: ovvero fottuto. Se avete uno più alto di un metro e ottanta dietro di voi preparatevi a ritrovarvi due stigmate là dove si trovano i reni. Non è bello. Il peggior scenario è salire in un volo con la squadra locale di basket in trasferta. Se siete invece tra quelli più alti di un metro e ottanta sappiate che avrete sulla coscienza quei poveri cittadini che si trovano nella mediana della curva di Gauss e che le vostre ginocchia vi faranno male per giorni.

In realtà esiste una sesta categoria da evitare: due donne sedute l’una affianco all’altra. Dovrete sorbirvi ore e ore di commenti malevoli contro le loro colleghe d’ufficio. A volte può essere interessante però: a meno che non sappiate già tutto dell’universo intimo femminile.

A proposito di gente che chiacchiera in aereo: mai, dico mai parlare di cose compromettenti in italiano. Nel raggio di cinque metri rispetto a voi c’è sempre un italiano. Questo vale per qualsiasi ambiente, dal bus preso a New York alla fermata dell’autobus in una favela brasiliana, alla peggior locanda di Caracas. Evitate anche commenti malevoli nei confronti dei vostri vicini che pensate siano stranieri. Non è così. E questo è lo sport nazionale italiano che difficilmente morirà. Spero di poter contribuire alla morte di questa abitudine nazionale. Credetemi, c’è sempre qualcuno che riferirà quello che avete detto a qualche cugino della zia del vicino di casa vostra.

Quando siete in aereo fate tutto quello che vi dicono le hostess o i messaggi. Dovete sapere che le hostess sono pagate per contratto specificamente per rompervi i coglioni. Tavolino, sedile reclinato, cintura, valigia ecc. Dovete anticiparle mi raccomando.

Se vi annoiate a morte sugli aerei non pensiate di potervela cavare con la rivista di bordo. E’ il peggior strumento di intrattenimento mai concepito e, a meno che non facciate il viaggio di ritorno dopo un mese, nell’aereo di ritorno rivedrete sempre la stessa.

Per quanto riguarda la sicurezza è inutile che vi preoccupiate durante il volo. Il 90% degli incidenti avvengono in fase di decollo e atterraggio. E anche in quel caso che vi preoccupiate pregando Krishna e/o Padre Pio o che vi mettiate a ridere oppure ancora meglio a ripetere a memoria frasi di film americani al vostro vicino di sedile (frankly my dear I don’t give a damn oppure Hasta la vista baby) non cambierà nulla: morirete comunque quindi utilizzate gli ultimi secondi della vostra vita per fare qualcosa di originale e divertente.

Ultimo consiglio: l’aviazione è il più recente tipo di trasporto ma è anche il più complicato e assurdo. Se pensate che un viaggio sulla carta duri un’ora in realtà dovete sempre pensare che sono (segue formula): n + 3 ore + m, dove n sta per ore di volo ufficiali ed m per decine di minuti dall’aeroporto più vicino. A volte è più conveniente prendere il treno, credetemi.

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