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Su Poletti e i cervelli in fuga

4030378636Non ho parole, se non quelle del registro volgare, per commentare le parole del ministro Poletti sugli emigrati italiani all’estero. E però, da bravo nemico del dualismo nero-bianco/buoni-cattivi, non posso anche non commentare sulla reazione a volte scomposta dell’altra parte. Dalla mia esperienza di emigrato in due diversi paesi per 11 anni (super cervello in fuga si direbbe) a me pare che la figura del giovane laureato che fugge all’estero debba essere ridimensionata. Si è creato un mito da qualche anno a questa parte di una figura umana eroica che sogna di diventare premio Nobel ma a cui viene negato questo diritto da un sistema avverso e maligno. Vorrei sfatare il mito dell’idealista cercatore di glorie accademiche una volta per tutte. Chi va all’estero lo fa per milioni di motivi, non ultimo quello di esplorare il mondo, semplicemente. Lungi dall’essere un eroe prometeico moderno l’emigrato laureato italiano è frutto non solo di un sistema maligno italico che esiste (ci mancherebbe) ma della naturale propensione degli esseri umani ad esplorare il mondo in un’era che ha fatto dell’apertura delle frontiere un pilastro della propria essenza. Parlo ovviamente della globalizzazione. A me pare che senza la globalizzazione non avremmo avuto alcuna fuga dei cervelli. Prova ne è del fatto che ci sono centinaia di migliaia di britannici (per fare un esempio a me vicino) che studiano all’estero nonostante qui in UK ci siano centinaia di posizioni da occupare nei loro settori di competenza. Ed è proprio grazie a questi cervelli in fuga (qui in UK li chiamano expats, con una connotazione fortemente positiva rispetto al termine emigrati da bravi razzisti) che si sono liberate tantissime posizioni nelle università e compagnie britanniche per gli italiani. E la stessa cosa vale per centinaia di migliaia di tedeschi, scandinavi ecc. Questo dei cervelli in fuga insomma è un fenomeno globale ma che in Italia ha assunto connotati ideologici nati dal fatto che nella psiche nazionale esiste il mito dell’italiano genio che combatte contro il sistema (non passa giorno che i giornali italiani non ci sbattano in prima pagina scoperte di ricercatori italiani all’estero, fenomeno giornalistico e culturale tutto italiano), unito all’altro mito duro a morire per cui il sistema scolastico italiano sia uno dei migliori al mondo. Forse se accettassimo che l’emigrazione di persone istruite sia la normalità di questo mondo globale e non un problema, dico forse, riusciremo a levarci di dosso questi strati ideologici dall’una e dall’altra parte che contaminano il dialogo politico.

Mi volete dire quindi che se il sistema italiano funzionasse alla perfezione non ci sarebbe emigrazione? E che razza di società avremmo a quel punto? Le uniche società dove non esiste emigrazione sono quelle chiuse dove i governi la bloccano come Cuba o Nord Corea. L’emigrazione è fisiologica ed è sempre esistita, specialmente nel caso di persone altamente istruite. Il proprio paese è un paradiso per i semplici ma diventa una prigione per chi ha una predisposizione naturale all’acquisizione di conoscenza.

Ma fatemi dire anche un’altra cosa: è ovvio che il sistema italiano non sia in grado di mantenere questi “cervelli” ma è anche vero che c’è qualche altra cosa che non funziona, ovvero il sistema domanda-offerta lavoro è completamente sballato. Continuiamo a sfornare decine di migliaia di laureati in discipline per cui non c’è lavoro e pretendiamo che lo Stato crei il lavoro per quelle discipline. Vi dico un segreto: in realtà il sistema funziona al contrario. E questo nasce dall’atavica idea per cui non si è nessuno se non si ha una laurea, il pezzo di carta che le famiglie (non tanto i laureandi) possono sventolare in faccia a parenti e amici. Mentalità agropastorale per cui se tuo figlio non è almeno dottore, ingegnere o avvocato ha fallito nella vita.  Non dimentichiamoci che molti dei genitori della generazione chiamata “millennials” sono nati proprio nel dopoguerra, ovvero in quello spartiacque tra società agropastorale e industriale, tra provincia e città. Sono loro che hanno spinto e spingono i propri figli a laurearsi e a inseguire il sogno del pezzo di carta. Il riscatto sociale della generazione del boom economico passa attraverso il sacrificio scolastico dei figli. Che egoismo.

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Dall’altra parte II

Ecco, ora voglio parlarvi di questa cosa qui. Finalmente in Germania, e ora spero nel resto d’Europa, la domenica non si potrà più lavorare. Ed è giusto così, nella giornata del Signore nessuno dovrebbe lavorare. E’ una tradizione che ci portiamo dietro da migliaia e migliaia di anni e ora a causa dell’era del consumismo, del relativismo e del nichilismo è stata tolta. Come il crocifisso! La gente non dovrebbe lavorare la domenica così si può andare a messa e stare con la famiglia a casa. Non nei centri commerciali a mangiare patatine. E non me ne importa niente di chi cristiano non è. Siamo in Europa e l’Europa è cristiana. A chi non è d’accordo: fuori! Andate in Arabia e vedete cosa vi succede se lavorate il venerdì che per loro è santo come per noi la domenica. Vi tagliano le mani, vi tagliano. Loro sì che sanno come mantenere le tradizioni, non come questi comunisti laicisti che vogliono un’Europa atea. E fa benissimo a ribadirlo anche qui in Italia Monsignor Fasani della diocesi di Verona quando dice che i negozi dovrebbero essere chiusi il giorno di Natale: “significa cancellare la nostra identità culturale. E mi sembra poco rispettoso verso quelle persone che non potranno passare l’intera giornata con la loro famiglia perché devono recarsi sul posto di lavoro.”

Ha ragione il Monsignore e da vendere! E’ come col crocifisso. L’Europa comunista e giacobina vuole scardinare i valori della famiglia e della tradizione. E non me ne frega niente della libertà dei commercianti di aprire i loro negozi quando vogliono. Non esiste la libertà assoluta, lo vogliamo capire? Noi viviamo in una società e la libertà deve essere limitata perché ognuno ha dei doveri nei confronti degli altri. Per giunta questo è un paese cattolico. Quindi se non vi va bene ve ne andate. Capito? Ve ne andate.

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Dall’altra parte

Ad essere sinceri ultimamente mi sono rotto un po’ gli zebedei di combattere contro tutte le stupidaggini dei clericali di turno, chierici o laici che siano. Tanto ormai è come nuotare contro uno tsunami (di merda) incontrastabile. Allora mi è venuta una idea: mi faccio trasportare dalla merda e divento merda anch’io. Magari a vedere tutta questa merda la gente si stancherà. Proviamo con la notizia di ieri: i falli di Malcometto in Svizzera e la croce nella bandiera.

Ecco, io non capisco di cosa si lamentano questi laicisti di casa nostra! La croce è il simbolo della nostra storia e come tale va difeso, anzi messo in ogni dove per far capire a questi musulmani che siamo padroni a casa nostra. Il crocifisso è simbolo di laicità, pace e tolleranza e a chi lo toglie dalle nostre scuole gli stacchiamo le mani. Come la legge del taglione di un tempo. Mi pare giusto: se la maggior parte degli italiani è cattolico allora ne deriva che tutto il paese è cattolico e gli altri si devono adattare. Altrimenti fuori! Se ne possono anche andare in Arabia. I laicisti e i collaborazionisti protestanti sono il ventre molle di quest’Europa senza più identità. Perché non andate in Arabia e vediamo se riuscite a dire le stesse cose contro il pedofilo Maometto! Vediamo se avete le palle di farlo lì. Loro sì che si fanno rispettare a casa loro. Non come qua in Europa dove ognuno può dire qualsiasi cosa contro la Santa Romana Chiesa o il Santo Padre.

Sì, sì siamo tutti razzisti e xenofobi come no! Poi voglio vedere te con tua figlia stuprata! E quando vengono a rubare a casa tua i rumeni! E poi i loro figli si fanno esplodere nelle nostre città. Sono troppi e si riproducono come conigli, fra vent’anni saranno più di noi e ci obbligheranno alla Sharia, e le nostre donne dovranno andare in giro col burqa. L’unico modo per contrastarli è erigere croci dappertutto e affidarci al Santo Padre. Bisogna fare come in Polonia è eleggere Gesù “Cristo Re della Repubblica italiana”. E a chi protesta e collabora con gli islamici o se ne va o ne paga le conseguenze!

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