Archivi categoria: Italia provinciale

Sento le voci

Non ho mai lesinato critiche al doppiaggio italiano in questo blog. Ma in realtà recentemente mi sono reso conto che quello che non sopporto è più che altro il doppiaggio odierno.

Nella vita reale gli italiani non parlano così con tutti questi sospiri e questa dizione forzata. Almeno per me è palese che i doppiatori sono soprattutto romani perché si sforzano in tutti i modi di nascondere le doppie b e g. Il monopolio romano poi è comprensibile anche del fatto che il 90% delle compagnie di doppiaggio sono romane, qui una lunga lista.

E infatti la famiglia romana Izzo è quella che monopolizza il doppiaggio della TV, cinema e perfino pubblicità italiani. In particolare Giuppy Izzo presta la voce a qualsiasi attrice americana con gli stessi identici inflessione e accento. E come se non bastasse ha tante sorelle con la stessa inflessione che fanno lo stesso lavoro. Infatti la Izzo secondo Wiki “È figlia del doppiatore Renato, sorella delle doppiatrici Simona, Fiamma e Rossella e cugina della doppiatrice Loredana Nicosia. Madre della doppiatrice Nike Francesca Pucci e ex-moglie del doppiatore Fabrizio Pucci.”

Poi uno dice che in Italia non esistono le raccomandazioni, il nepotismo ecc.

Poi c’è Rossella Acerbo che “nata a Roma il 25 agosto 1973. Sorella dei doppiatori Sandro Acerbo e Maurizio Ancidoni e cugina del doppiatore Fabrizio Manfredi. Sposata con il fonico di doppiaggio Emanuele Roma e madre di due bambini. Anch’ella di origine romana e con la più lunga lista di attrici doppiate nella storia del cinema mondiale (forse). La famiglia Acerbo e la Izzo hanno il monopolio del doppiaggio italiano e se chiudete gli occhi mentre ascoltate la TV vi renderete conto che tutte le serie TV, i film e le pubblicità hanno le stesse voci! Una cosa di cui non mi ero mai reso conto quando abitavo in Italia. Ora invece, dopo anni di film e serie TV in inglese riesco facilmente a “disgiungere” doppiatore e attore e praticamente sento la Izzo e la Acerbo dappertutto quando torno in Italia. E io che prendevo per il culo la TV polacca che doppiava sopra la voce originale con lo stesso doppiatore per tutti i personaggi maschili e femminili. Non so cosa sia peggio a questo punto.

Odio soprattutto la voce della Izzo con quella finta sensualità anche quando non ci sta a far niente e quei sospiri a fine frase così innaturali. E’ la stessa voce odiosa che si sente nelle pubblicità TIM e che mi fa odiare per l’appunto la TIM. Ma ho scoperto di non essere l’unico ad odiare la sua voce. Esistono gruppi su Facebook e vari blog che usano proprio questa parola, odio, insistentemente. Sento le voci! titola efficamente Luci (e da cui il titolo del mio post).

12 commenti

Archiviato in da ridere, Italia provinciale, Uncategorized

Il catastrofico 2012 che verrà del… Corriere

Dopo averci regalato articoli di intensa ispirazione “X-filiana” con una rubrica, Mistero Bufo, dedicata agli UFO nel 2011 (sempre in prima pagina ovviamente) il Corriere ci dà un’anteprima del suo 2012 con una sezione interamente dedicata agli astri (non astronomia, qui si parla di congiunzioni astrali e zodiaco) in collaborazione col grande settimanale scientifico Astra. Abbiamo anche un bel banner in prima pagina tra la testata e il primo articolo, mica a fondo pagina tra le cazzate e i cruciverba. Ma non è tutto perché quelli del Corriere ci vogliono comunque rassicurare per dirci che l’apocalisse del 2012 non avverrà con un articolo pubblicato in “cronache”. Ah, direte voi, si sono ravveduti e ci vogliono far capire che quelle sull’astrologia sono tutte cazzate. Macché, l’articolo ci spiega che l’apocalisse del 2012 non avverrà perché si tratta di una profezia che si basa sui numeri sbagliati e su interpretazioni sbagliate, mica perché è una boiata stratosferica new age: parola dell’avvocato sportivo Cantamessa, massimo luminare di astro…logia. Quelli del Corriere si sono pure scomodati ad intervistarlo perché loro non ci credevano alla profezia dei Maya sulla fine del mondo perché non ha “alcun fondamento scientifico” e sembra veramente una “patacca”. L’avvocato del Milan fa spallucce e fa sorrisi rassicuranti: tranquilli, l’apocalisse del 2012 non avverrà. Pfiu meno male che c’è Cantamessa!

Ma dopo “le tranquillizzanti parole di Cantamessa” giusto per rassicurarci ancor di più che non ci troviamo di fronte all’apocalisse il giornalista ci consiglia di leggere un libro sulle apparizioni mariane moderne che, lungi dall’essere delle suggestioni di massa miste a pareidolia diffusa tra pastorelli di 10 anni e/o schizofrenici, ci danno (queste sì!) delle indicazioni “per i tempi a venire. Un’indagine mariana contro le ipotesi nate dai Maya.” La Madonna sì, i Maya no. La Madonna vince a tavolino perché come puoi fidarti di questi messicani ante litteram tutti sicuramente narcotrafficanti e drogati e coi baffoni e il sombrero quando hai i profeti in casa tua nel nostro bel paese del sole mare calcio pasta tutti gli scaraffoni sono belli a mamma sua?

3 commenti

Archiviato in anticlericalismo, armi di distrazione di massa, da ridere, giornalismo di merda, Italia provinciale

La forza del collettivismo

Un breve post natalizio che dedico a quei 30enni come me non ancora sposati o con figli, visto che molti di voi si ritroveranno intorno alle tavole imbandite per le feste insieme a decine di parenti.

Una delle cose più fastidiose delle mie brevi vacanze in Italia è quando le persone ti fanno le solite domande imbarazzanti tipo: “E tu quando te la trovi una ragazza?” oppure “E voi quando vi sposate?” o ancora “E voi quando avrete un bambino?” e se ne avete già uno vi chiedono “A quando il secondo?”. Tutto questo ovviamente di fronte ai genitori dell’uno o dell’altra giusto per rendere la cosa ancor più imbarazzante.

Le donne vecchie poi scrutano il corpo delle ragazze giovani in cerca di segni rivelatori e se non li trovano, forse per gelosia o cattiveria, le castigano di fronte alle loro madri. Ma la cosa non si limita ai vecchi visto che anche i giovani una volta sposati e con figli ti faranno con sorriso da veterano: “Adesso è il vostro turno eh!”  Magari anni prima venivano redarguiti dai vecchi e si sentivano frustrati allo stesso mio modo ora, ma il fatto stesso che hanno fatto quei “grandi passi” li rende immemori delle loro pene giovanili. Inutile poi far ritornare la memoria ai genitori quando anche loro venivano stressati dalla famiglia per le stesse cose e ora fanno lo stesso coi loro figli continuando la tradizione del “non farsi i cavoli propri” tutta italiana. Tra l’altro sono sicuro che molte coppie si sono lasciate proprio a causa di queste continue domande insistenti, a causa di questo fascismo soft del familismo italiano.

Nessuno si chiede se le persone a cui hai appena fatto quelle domande magari non vogliono sposarsi, oppure non possono o non vogliono avere figli*, o se ci sono problemi di relazione con i genitori della famiglia dell’altro partner. Nessuno si pone questi problemi, l’importante è farsi gli affari degli altri, costringere parenti, amici, vicini a fare quello che loro hanno già fatto e che è “normale” fare in una “società sana”. Perché alla fine è proprio questa la mentalità del collettivismo italiano, antropologico prima ancora che politico: le persone non hanno libertà di scelta e devono sottostare alla volontà collettiva che li vuole eterosessuali, sposati, con figli. La deviazione dalla norma è considerata scandalosa. E questo si ripercuote poi nella politica e sulla legislazione. Per fare una rivoluzione politica bisogna prima distruggere l’abitudine delle vecchie donne italiane di romperti il cazzo con queste domande imbarazzanti. E anche per i giovani: quando vi sposate o avete figli non andate in giro a imbarazzare quelli che non lo hanno (ancora) fatto. Il mondo vi ringrazierà.

*se vi viene voglia di fare la solita domanda “A quando un bambino?” ad una coppia fermatevi e contate fino a 5, poi chiedetevi: e se questa povera coppia non può avere figli? E se ci provano da anni e uno di loro è sterile? Perché devo infilare il dito nella loro piaga? Perché amplificare la loro sofferenza e magari contribuire all’implosione della coppia?

15 commenti

Archiviato in anticlericalismo, fuck the system, Italia provinciale, libertarismo, tristezze

La terza casta

Oltre a essere una delle capitali europee più caotiche che abbia mai visto (solo dopo Atene) Roma ha anche la sfortuna di possedere una delle razze di uomini più meschini e tragicomici che possiate incontrare. Ho a che fare con loro ogni volta che vado a Roma per lavoro. Ogni volta li vedo fuori dall’aeroporto appostati come avvoltoi pronti a piombare sulla preda, insistenti, invadenti come in qualsiasi capitale povera del Medioriente o del Sudest asiatico. Alla stazione Termini (dopo aver viaggiato su uno dei più vergognosi treni navetta che abbia mai visto, il Leonardo Express) e dopo aver attraversato un vero e proprio suk fatto di immondizia, zingari e senzatetto li rivedo appostati ad aspettarmi. Anzi a Termini la cosa è diversa: qui c’è la mafia, con i capoccia che smistano i clienti tra i propri scagnozzi. Ognuno ha il suo territorio e spesso il cliente viene portato da una parte all’altra della stazione per taxi perché in quel momento è come una merce al mercato. “Questo lo prendo io.” “Ma quella non è la tua zona.” “E’ troppo vicino, questo non mi conviene.”

Un tassista romano lo riconosci da chilometri di distanza: è un personaggio uscito da un film di Verdone. All’inizio pensi che lo stia facendo apposta per divertire i turisti ma invece sono fatti proprio così. E’ tutto un “Ahò! Ma te ne voj a na!”, mano sempre sul clacson, li mortacci sempre sulle labbra contro turisti a piedi e pedoni in generale. Passano col rosso a volte, altre sopra il marciapiede se la tipa davanti è “proppio scema”. Poi arriva la comica finale: sul contatore c’è 17 euro e loro ci provano sempre con “facciamo 20?”. Poi la proposta sottobanco: “Ma ce devi tornà a Fiumicino? Se vuoi te ce porto con soli 20 euri ma devi far finta de essere un amico. Te siedi qui affianco a me davanti.” Se solo avessi una microcamera ogni volta che vado a Roma farei certi reportage.

Lo shock per me è ancor più grande perché sono abituato alla gentilezza e professionalità di veri e propri gentlemen al volante qui in UK. Soprattuto pakistani di cui ho un rispetto enorme per la puntualità, gentilezza e onestà.

Quindi c’è poco da meravigliarsi se alla fine l’hanno vinta loro come sempre. Perché anche se la categoria è nazionale sono quelli di Roma che fanno il bello e il cattivo tempo per numero e per mafiosità del loro comportamento. I veri padroni della capitale e abbiamo visto di cosa sono stati capaci per le elezioni comunali. Si parla sempre di caste di politici e di preti che infestano la capitale, ma vogliamo parlare dei tassisti romani?

10 commenti

Archiviato in Italia provinciale, tristezze

La beffa dello Stato che tassa se stesso (ovvero tutti noi)

“Ammettiamo che il Ministero dell’istruzione, università e ricerca (MIUR) stanzi 500.000 euro per un progetto di ricerca scientifica. Può essere un centro di fisica che ha bisogno di un microscopio elettronico o un laboratorio di biologia che ha bisogno di microscopi e consumabili (pipette, petri dish, reagenti, farmaci, tavoli, cappe ecc.). Ebbene, quei soldi del ministero dati per il progetto non sono veramente 500.000. Pochi sanno infatti che un ricercatore deve mettere in conto l‘IVA al 21%. […]”

Alcune cose che forse non sapete sui finanziamenti alla ricerca scientifica. Continua qui.

1 Commento

Archiviato in Italia provinciale, libertariaNation, libertarismo, scienza

La provincia

Pare che in Italia tutti si siano accorti dell’esistenza di Twitter in poche settimane: attori, presentatori, politici e soprattutto i giornalisti che ora ci spiattelleranno i tweet dei personaggi famosi sui giornali. Ci hanno scarcassato i maroni quando hanno scoperto Youtube, poi Facebook ora è il turno di Twitter. Aspettatevi titoli tipo “Il popolo di Twitter dice…”, “E su Twitter e già polemica.”, “E c’è su Twitter chi tuitta che l’assassino è un eroe”. Poi quando uscirà un hashtag tipo #berlusconicrepa o #papaculattone arriveranno le solite Gabrielle Carlucci a dirci che Twitter bisogna chiuderlo e regolamentarlo altrimenti è un Farwest. Ovviamente lo faranno utilizzando i messaggi in bacheca di Facebook, quello che qualche anno fa volevano chiudere per lo stesso motivo. Ma tranquilli arriverà un altro strumento del demonio e le solite Gabrielle Carlucci utilizzeranno un tweet per chiedere la chiusura del nuovo. Provincia, solo provincia.

10 commenti

Archiviato in armi di distrazione di massa, da ridere, giornalismo di merda, Italia provinciale, politica, tristezze

Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese – Le (tante) vocali

Nota: questa è solo una veloce guida fatta da un ragazzo all’estero che cerca di spiegare in modo semplice agli altri italiani le trappole della lingua inglese in un modo più diretto rispetto ai tradizionali corsi d’inglese. Non sono un esperto di lingue e i termini che utilizzerò potrebbero essere non corretti, quindi se qualcuno trova errori nel(i) post di seguito me lo faccia sapere. Ogni correzione è sempre gradita. C’è sempre da imparare.

                                                                               ***

Il vostro bravo e diligente insegnante di inglese vi avrà sicuramente fatto ripetere a memoria l’alfabeto inglese. Be’ questo è un classico che non può mancare ma ovviamente non credo vi abbia detto che quell’alfabeto è quasi inutile se non vi aggiunge anche l’elenco dei fonemi legati a quell’alfabeto. Cosa significa? Significa che per un italofono l’alfabeto, ovvero la lista delle lettere presenti nella lingua, corrisponde quasi* perfettamente alla pronuncia dei fonemi corrispondenti. Ma in inglese ovviamente no. Nell’alfabeto inglese ci sono cinque vocali, cioè cinque simboli. Questo a causa dell’influenza dell’alfabeto latino sulle lingue europee. Questa volta non prendetevela col francese ma col latino. In realtà in inglese alle 5 vocali dell’alfabeto corrispondono 12 fonemi, ovvero suoni. Qualcuno parla addirittura di 20 fonemi. Per non parlare poi di W e Y che spesso possono rappresentare fonemi vocalici. Gli inglesi quindi si sono dovuti rassegnare ad usare l’alfabeto latino nonostante nella loro lingua ci fossero molti più fonemi. Fonemi che il nostro cervello italofono non riesce a distinguere. E’ una questione biologica di sviluppo cerebrale nell’infanzia**. L’inabilità a distinguere questi suoni è universale tra gli italofoni e ci vogliono mesi o anni e molto orecchio per poter maneggiare questi fonemi con disinvoltura. Per un italofono dire spaghetti e spaaghetti o spagheeti o spaghettii non fa alcuna differenza. Spesso allunghiamo le vocali semplicemente perché stiamo urlando o perché vogliamo enfatizzare un qualche suono. Ma questo sarebbe impossibile in inglese perché ogni volta che il tempo delle vocali pronunciate si allunga avrete appena cambiato parola e addirittura senso alla frase. Infatti mi sono sempre chiesto come si possa urlare in inglese nelle situazioni di pericolo senza incasinare il senso di quello che si dice. 😉
Gli inglesi per esempio penserebbero che spaghetti e spaaghetti (un esempio stupido ma per farvi capire come il cervello sia strutturato in modo diverso) siano due parole diverse. “Ma prima hai detto spaaghetti, non spaghetti?!” Confusione.
Per ovviare a questa barriera fonetica e prima ancora biologica bisogna mettersi di impegno e il vostro insegnante di inglese non vi aiuta di certo facendovi ripetere le letterine dell’alfabeto a memoria. C’è bisogno di una lista fonetica infatti e un continuo uso degli esempi classici come: ship-sheep, shit-sheet, peace-piss, peace-piece, cheap-chip ecc. ecc. (vedere video). La quantità di fonemi vocalici nella lingua inglese è così grande e complessa che gli inglesi fanno largo uso dello spelling, una parola che ha pochi corrispettivi nelle altre lingue. In italiano si dovrebbe dire trascrizione fonetica o addirittura col latinismo compitare.

Oltre al problema delle vocali lunghe e brevi esiste il problema dei dittonghi. Ci sono lettere come la O che vengono spesso pronunciate come OU come in No che si pronuncia NOU (in questo i sardi sono avvantaggiati) e lettere come la A che spesso diventa EI come in FATE. Focus si pronuncia foucus non focus altrimenti gli inglesi sentono “fuck us” (ecco perche’ ridevano sempre giusto?); coke si pronuncia couk altrimenti gli inglesi capiscono cock. Visto che siamo in tema in UK Can’t si pronuncia caaant non cant, altrimenti state dicendo questa. Se invece volete far vedere ai vostri amici inglesi che siete degli appassionati di film americani dovrete dire cheent.

*fanno eccezione la e e la o chiusa e aperta che però vengono distinte solo in alcune regioni del centro Italia.
**spesso non ci si rende conto di quanto lo sviluppo delle aree del cervello adibite alla pronuncia, alla decodificazione dei suoni, alla coordinazione dell’orecchio, lingua e movimento delle labbra sia importante in una lingua. Ci sono suoni che non possono essere piu’ imparati da adulti come abbiamo visto qui.

***per chi volesse approfondire leggere anche qui.

23 commenti

Archiviato in affascinante guida alla lingua inglese, Italia provinciale, quello che non vi hanno mai insegnato al corso d'inglese

Smanettosissimo

Secondo il Corriere utilizzare un computer da remoto (addirittura 3000 Km di distanza!) è da smanettoni. Se solo lo avessi saputo mentre scrivevo parte della mia tesi a Cagliari e comandavo l’altro PC a Bristol mi sarei potuto iscrivere al “club degli smanettoni”.* 😉

E in genere non so una cippa di queste cose. Si vede che nelle redazioni dei giornali non si lavora da casa.

Invece di fare una foto con la webcam io però avrei rubato la password dell’e-mail del ladro e gli avrei risucchiato l’intero contenuto dell’e-mail provider.

*io però invece di comandare la webcam spesso comandavo la stampante stampante dell’ufficio al terzo piano mentre il mio computer si trovava al piano di giù. Ottimo per fare scherzi. 😀

1 Commento

Archiviato in da ridere, giornalismo di merda, Italia provinciale

La fine della democrazia (finalmente)

“Una sospensione della democrazia.” dice non con una certa ragione Berlusconi (1). In realtà è scritto nelle regole della repubblica italiana (credo) che il Presidente della Repubblica possa buttar giù un governo e rifarne uno nuovo. Certo, pescare il Primo Ministro fuori dal Parlamento, quindi una persona non eletta è un po’ azzardato ma diciamo che sta nelle regole che tutti i parlamentari hanno sottoscritto giurando sulla Costituzione. Quindi c’è poco da lamentarsi. Quindi abbiamo un governo non eletto dagli italiani deciso dal Presidente della Repubblica non eletto dagli italiani sotto pressione degli eurotecnocrati non eletti dagli italiani e dei governi francese e tedesco non eletti dagli italiani.

Lungi da me fare l’apologia della democrazia parlamentare. Anzi considero la democrazia, e quel mostro figlia di quest’ultima che abbiamo oggi che è la oclocrazia, un peggioramento rispetto perfino alla monarchia (2). Un calderone dove tutti i servi si illudono di avere potere decisionale sulla vita del paese semplicemente con il loro voto nell’urna (lo chiamano governo del popolo), ma solo una sparuta minoranza ne ha le redini. Non che la decisione della maggioranza sia meglio -sia chiaro che una decisione cretina presa da 100 persone è identica a una decisione cretina presa da una sola persona- ma almeno risparmiateci l’ipocrisia di questi altisonanti “lo stato siamo noi”, “il popolo sovrano” ecc. ecc. A casa mia si chiama “magna magna”, oppure “organizziamoci in una lobby e fottiamo tutti gli altri”. Funziona che è una bellezza.

Dicevo lungi da me prendere le difese di questo sistema osceno, vorrei chiedere a chi ogni giorno difende la democrazia rappresentativa se quello che è successo in questi giorni sia normale. Che un uomo solo non eletto da consenso popolare possa eleggere un altro senza consenso popolare. Ammettiamo che Monti sia una persona per bene; ma per un attimo pensiamo a questo: e se non lo fosse? O se lo è ma tutt’ad un tratto la crisi e i poteri extraterritoriali come Europa, BCE e Vaticano decidessero di mantenerlo ad libitum finché tutto non è risolto – o meglio finché tutto non coincide con i piani degli eurocrati?

Ma soprattutto se c’è una cosa che questo nuovo governo Monti ci insegna è che la democrazia parlamentare ha fallito miseramente. Il governo Monti per me significa questo: centinaia di scimmie idiote elette dai cittadini non sono state in grado, neppure nel momento di crisi più profonda che questo paese ha attraversato, di mettere da parte i propri interessi economici e di potere per risolvere la situazione. La situazione era così disperata che il Presidente ha dovuto incaricare una persona non eletta e fare un nuovo governo di tecnici. In pratica il Presidente Napolitano vi ha appena detto che la democrazia rappresentativa non funziona e che l’unico modo per fare andare avanti le cose è prendere delle personalità che hanno esperienze tecniche e specialistiche come spesso faceva l’URSS con i suoi governi di tecnocrati. (3)

Note.

1. avanti il primo idiota che mi dice che sono diventato berlusconiano.

2. avanti il primo idiota che mi dice che sono monarchico.

3. avanti il primo idiota che mi dice che sono comunista.

34 commenti

Archiviato in anticlericalismo, fuck the system, Italia provinciale, libertarismo, politica, Smash the system, spunti di lettura e scrittura, tristezze

Timeo montis et dona ferentes

Non posso che sospettare di un unanime accordo di tutte le forze politiche, sindacali e massmediatiche su un unico uomo. Cosa può spingere PdL, PD, stampa varia e variegata a convergere su un goveno tecnico se fino a qualche giorno prima pareva fosse una questione di vita e di morte, sull’orlo di una possibile rivoluzione civile? Cosa se non la promessa di non toccare assolutamente nulla dei loro privilegi? Se davvero Monti è lì per fare il tecnocrate antipolitica che ci salverà dal crollo totale, almeno questo è quello che traspare dai giornali, dai media e perfino dall’estero, perché tutti i privilegiati lo appoggiano?

Tutti i poteri forti lo appoggiano, anche quelli che dovrebbero soffrirne di più dalla sua presunta “accetta dei privilegi”. C’è di che sospettare di questo governo tecnico anche perché pare aver aumentato il numero di ultrà cattolici nel governo, giusto per compiacere il un altro potere forte dell’Italia, ovvero il Vaticano. Roba da vecchia DC insomma, tanto da far dire a Casini “Questa è la fine della diaspora DC”. E i tagli? Togliere un ministero per il federalismo per rimpiazzarlo da un altro sulla coesione (una barzelletta?)? A fronte di qualche taglietto simbolico per gli allocchi ci ritroveremo con reintroduzione dell’ICI, patrimoniale e chissà cos’altro. Tutti dobbiamo fare i (ulteriori) sacrifici giusto? Tutti a parte i soliti noti.

12 commenti

Archiviato in anticlericalismo, giornalismo di merda, Italia provinciale, libertarismo, politica