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Horns up before the God of metal!

200px-dio_throwing_hornsE’ bello sapere che un gesto che usi così spesso ai concerti metal, un simbolo che accomuna tutti noi cultori del genere, che ci contraddistingue per quello che siamo e che ci rende così orgogliosi, le corna con le dita intendo, beh ho appena scoperto che deriva dalla cultura italiana.

In breve pare che il primo ad usarle ad un concerto metal sia stato Ronnie James Dio (nomen omen) quando sostituì Ozzy Osbourne alla guida dei Black Sabbath. Dio è di origine italiana e sua madre faceva il segno delle corna contro il malocchio. Qui le sue parole sull’origine del gesto:

“[…] I was in Sabbath at the time. It was symbol that I thought was reflective of what that band was supposed to be all about. It’s NOT the devil’s sign like we’re here with the devil. It’s an Italian thing I got from my Grandmother called the “Malocchio”. It’s to ward off the Evil Eye or to give the Evil Eye, depending on which way you do it. It’s just a symbol but it had magical incantations and attitudes to it and I felt it worked very well with Sabbath. So I became very noted for it and then everybody else started to pick up on it and away it went. But I would never say I take credit for being the first to do it. I say because I did it so much that it became the symbol of rock and roll of some kind.” Da wikipedia.

Visto che ci siamo vi lascio ascoltare l’ultimo miracolo di Dio (il cantante intendo).

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Suomi perkele

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Ieri ho assistito ad un concerto strepitoso degli Apocalyptica. Che dire? Mostri da palcoscenico, bravissimi, originali, simpatici, più che un concerto metal  sembrava una rappresentazione teatrale. Correvano da una parte all’altra con questi enormi violoncelli, li abbracciavano come fossero donne sinuose, alzavano gli archetti manco fossero bacchette magiche, si avvicinavano alla folla e ne reclamavano le grida mentre le loro corde si infiammavano. E’ incredibile come con quattro violoncelli classici si possano riprodurre tutti i suoni di un’orchestra. Ma soprattutto è incredibile che si possa fare metal con quattro violoncelli classici!

C’è da dire che da qualche anno a questa parte vengono accompagnati da un batterista. E che batterista! Mai sentito un rullare così perfetto dietro alle pelli in vita mia. Mikko Sirén guida la band con una potenza e carisma eccezionali. L’assenza di un cantante per il tour ha fatto scegliere per i concerti canzoni dei primi album solo strumentali, tra le quali le cover dei Metallica. Anche se hanno portato sul palco un paio di canzoni dove il cantato l’abbiamo fatto noi (tra le quali Bittersweet, il video qui sotto). Incredibile.

Per molti c’è stata una nota negativa nello scoprire che la band di supporto era una doom metal band, gli Swallow the sun (grandiosi, fantastici, massicci). Sopratutto le ragazzine e o le donne sugli anta parevano particolarmente scocciate da questa scelta. Mi spiace, dev’essere che non hanno ancora capito che per quanto gli Apocalyptica siano diventati un fenomeno metal popolare anche tra i non fan di metal, le loro radici sono ancora ben piantate nel concime heavy. E nessuno li smuove, metal sono e metal rimangono. Bravi, continuate così, heavy. Kitos.

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The last Filth

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“Hear me now! All crime should be treasured

if they bring you pleasure somehow!”

Incominciava con queste parole Cruelty brought thee orchids dell’album Cruelty and the beast. Già dall’inizio un inno al libertinaggio più estremo, un mix di horror, sesso, blasfemia e riferimenti alla letteratura gotica. I Cradle of Filth hanno fatto la storia del black metal sinfonico negli anni ’90 per poi buttare tutto nel cesso negli ultimi anni. Si odiano o si amano, c’è poco da fare. Io li ho amati, imparando molto da loro (pochi crederanno che sono stati i miei primi insegnanti d’inglese) e ora mi sento un po’ orfano. Thornography è stato un album pessimo sotto tutti i punti di vista. L’unico che non mi sono comprato originale, anche perché è l’unico che non fa parte (per me e per il 90% dei fan ) della loro discografia. Inutile che una band estrema (si fa per dire visto che nel mondo metal sono considerati alquanto commerciali) cerchi di piacere ad un pubblico di teenagers che guardano MTV. Per quello esiste già l’emo. Dani Filth deve essersi accorto dell’errore grossolano, ed è tornato a suoni e atmosfere del passato. In poche parole l’ultimo album, Godspeed on devil thunder, si riallaccia alla saga dei concept album degli anni ’90 come Dusk e Cruelty ma con alcune sonorità tipiche di Midian o Damnation and the day (un album quest’ultimo sottovalutato). Il lavoro di recupero riesce ma non del tutto. Si tenta a tutti i costi di rendere il suono e le tematiche brutali ma questi non risultano ispirati come in passato. Insomma sembra una cover di se stessi. L’album parla di Gilles de Rais, un nobiluomo francese ex-amico di Giovanna d’Arco, diventato poi un feroce serial killer famoso per la sua passione per l’occultismo. Una versione maschile di Elizabeth Bathory insomma. L’album merita un 7, ma con la speranza che il gruppo resti in questo solco che gli è proprio. Una nota di demerito va alla scelta grafica degli ultimi album. E’ finita l’era di donne desnude ricoperte dal sangue, baci saffici e atmosfere gotiche. Ora si fa tutto in computer grafica e niente più fanciulle. D’altronde il cantante si è sposato e ha una figlia. Si è libertini solo fino ad una certa età.

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La nuova Cindy Lauper?

Dopo i Mastodon, i Kalmah, i Die Apokalyptischen Reiter, gli Ajattara e i Vision Bleak l’ultimo di Kate Perry è quello che sto ascoltando di più. 😉

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Give me your clothes and your motorcycle

Arny dai retta a me: Get to the choppa!!

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Vegetarian Progressive Grindcore!!

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Transhuman metal

I Strapping Young Lad vengono considerati trash-death-industrial metal. Io preferisco definirli transhuman metal, soprattutto con un video del genere. Anche perché il leader, Devin Townsend è un tipo fuori dal comune, un übermensch del terzo millennio.

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Per festeggiare i 50 anni di Jacko

Nell’ultimo periodo mi sto dando all’ascolto di cover di pezzi pop famosi fatte da gruppi metal. E ne ho scoperto delle belle. Questa cover di Beat it di M. Jackson è fenomenale forse anche più catchy dell’originale. Forse avrei aggiunto più growling qua e là, ci sta sempre bene. Tra l’altro il gruppo è italiano: sono i Raintime. Davvero bravi, godetevela.

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