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Etica dei Borg

Diciamolo chiaramente: gli stranieri dopo che mi conoscono rimangono un po’ delusi. Hanno in mente uno stereotipo e lo proiettano immediatamente su di me. La delusione è palese quando mi chiedono “che squadra tifi?” o “che ne pensi di Roma-Acitrezza della scorsa domenica?” e io rispondo “Non seguo il calcio.”

Rimangono inebetiti quando rifiuto il caffè o il vino offertimi. “Ma come? Sei italiano!”

Mascella a terra quando parlano di macchine, moda, Berlusconi e io rispondo che non ci capisco niente delle prime due e che non voto il terzo.

“Ieri il papa ha detto che voi cattolici non potete…” “Noi chi?”

“Ma come, ma che razza di italiano sei?”

Già. Che razza di italiano sono se non rientro in nessuna delle caratteristiche di cui sopra? Sono un italiano? Teoricamente sì, il passaporto parla italiano, io parlo italiano, andrò a vivere in Italia in futuro (si spera). Ma queste cose mi rendono parte di un gruppo? Avere la tessera del partito comunista proletario non mi rende automaticamente comunista se le mie idee sono libertarie, giusto? E allora perché la tessera della nazione mi dovrebbe far diventare parte di quel collettivo chiamato popolo italiano?

Il fatto è che io non faccio parte di un collettivo. Io sono Fabristol, con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Non faccio parte del formicaio A né del formicaio B. Non prendo ordini da alcun capo o leader o papa. Quando mi chiedono che cosa sono faccio sempre la bocca storta e con un sospiro dico italiano. Non perché mi vergogni di dirlo (a volte me ne vergogno) ma perché ogni volta mi passa per la testa questa domanda: “sono italiano?”

E non so rispondere a questa domanda. Sì, la mia cultura di base è italiana ma questo vale anche per uno svizzero italiano o un corso o un istriano. Ma io non ho preso tutto il pacchetto Italia; ho scelto solo il meglio, o quello che io penso sia il meglio, e buttato tutto il resto. Ho cercato di prendere il meglio da tutte le culture con cui sono venuto a contatto. Ho amalgamato la mia italianità con una visione della libertà individuale tipicamente anglosassone e con una etica del lavoro quasi luterana. Un modo di vedere il mondo agli antipodi rispetto al collettivo Italia. Sono anche sardo (ma condivido lo 0,1% della sardità comune agli altri sardi), sono mediterraneo, sono europeo, sono indoeuropeo, sono caucasico (non mi sento caucasico per niente considerato che tra i miei antenati ci sono anche semiti da parte fenicia, nuragici da parte forse anatolica e chissà cos’altro). Ecco, forse tra tutte le categorie di cui sopra quelle che mi aggradano di più sono mediterraneo e indoeuropeo. Ma cosa significano? Ha davvero senso?

Il mio è un tormento, che pensate. Ho perso la mia identità e me ne sono costruito una a tavolino, razionalmente. Ma l’istinto di appartenenza? Il cuore batte ancora per qualche gruppo? No. Non per adesso almeno. E non sento neanche l’esigenza di appartenenza. A volte penso che l’apolidia sia una benedizione e un valore da ricercare (almeno fino a quando non devi prendere un aereo…). Eppure siamo/sono costretti/o ad appartenere a qualche collettivo. Altrimenti non esistiamo, altrimenti non siamo.

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L’isola dentro

Devo essere sincero: ho visto poco della Sardegna nella mia vita. Mi sono sempre limitato al sud, soprattutto il cagliaritano e il Sulcis (che conosco bene). L’interno della Sardegna, a parte le solite Aritzo, Tonara e Seui, mi è quasi sconosciuto. L’altro giorno ho deciso di andare in una zona poco conosciuta della Sardegna: il Sarcidano. Marmilla, Trexenta e Sarcidano sono delle regioni al confine tra la pianura del Campidano e le montagne della Barbagia. E’ una terra di confine fatta di altopiani, laghi e piccoli paesi arroccati tra le colline. Come avrete capito non fa parte del circuito turistico classico. E però dovrebbe esserlo: le potenzialità sono enormi. Parliamo di una zona fatta di altopiani, dove tira un vento fresco tutto l’anno, perfino nella calura estiva d’Agosto, poco popolata, costellata da decine di nuraghi, fortezze, villaggi e pozzi sacri nuragici. Due enormi laghi artificiali, il Flumendosa e il Mulargia rendono il paesaggio sardo affascinante ed inusuale.

Arriviamo a Nurri, un paese fantasma di appena 2000 anime per lo più di anziani. Il paese è vuoto e silenzioso, due vecchi seduti fuori da un bar guardano la nostra macchina. Certo è l’ora di pranzo, ma comunque fa impressione vedere le strade deserte, sentire solo il frinire delle cicale, le serrande chiuse. Non troviamo indicazioni per il lago Flumendosa. E sì che è bello grande. Alla fine troviamo una vecchietta in costume da vedova (è un costume completamente nero con un velo altrettanto nero che copre i capelli). Certi baffi da far invidia a Gatto Silvestro… Gli chiediamo informazioni ma non ci capisce. Passiamo al sardo e fila tutto liscio. Fortunatamente a Nurri si parla campidanese, altrimenti non saremmo riusciti a comunicare. Troviamo la strada per il lago. Il Medio Flumendosa è un lago enorme incastonato tra le gole del Sarcidano. Le sue acque sono chiare e le alte falesie creano giochi di luci e ombre. Su una piccola penisola c’è una struttura turistica (l’unica nel giro di decine di chilometri). E’ un piccolo hotel, munito di porticciolo con annessi piscine e piccolo zoo. Il coraggioso imprenditore che lo ha costruito ha fatto le cose in grande ma deve fare i conti con tutto quello che gli sta intorno, ovvero il nulla. Siamo capitati qui perché qualcun altro ce lo ha segnalato, la zona è un far west, non ci sono indicazioni stradali. E infatti non c’è nessuno, il bar e ristorante sono chiusi, il battello “stile Mississipi” è fermo al centro del lago aspettando tempi migliori (guardate le foto meravigliose qui). Se questo posto fosse stato in qualsiasi altra parte del pianeta il 15 Giugno sarebbe pieno di turisti. Lo sarebbe se ci fossero indicazioni stradali, agenzie, pubblicazioni e siti in inglese e francese, un porticciolo turistico con barche a vela, canoe, magari un campeggio, un negozio per la pesca, le escursioni a cavallo, il parapendio, bed and breakfast e un supermercato come si deve nel paese ecc. ecc. E invece il nulla più totale, solo bar pieni di vecchi ubriaconi, le cicale e milioni di metri cubi di acque inutilizzate. Ma non è finita qui. Vogliamo parlare dei villaggi nuragici? Parliamone. Il Sarcidano ha una concentrazione di fortezze nuragiche impressionante. Complessi nuragici del 1500 a.C. perfettamente conservati sparsi per tutto il territorio, spesso usati come ovili dai pastori o derubati delle pietre per costruire muretti a secco. Un patrimonio archeologico da far invidia all’intera archeologia dell’Europa continentale preromana. Entro nel nuraghe Arrubiu (arrubiu è rosso in sardo, a causa dei licheni sulle sue pietre) di Orroli (vicino a Nurri) e ho i brividi: 3500 anni di storia in solida pietra. Un vero e proprio castello pentalobato con due serie di cinte murarie, torri a tolos contemporaneo di Egitto, Babilonia e Micene. Roma neanche esisteva nelle menti dei suoi primi abitanti pastori. Gli inglesi fanno miliardi per un gruppo di pietre messe in circolo di appena e nel frattempo i sardi nuragici davano lezioni di architettura al resto d’Europa, maghi della lavorazione del bronzo, commerciavano con egizi e fenici. Ecco, io arrivo al nuraghe Arrubiu, entro nel complesso e non c’è un custode. Più tardi scopro che avrei dovuto fare un biglietto. Dove? Nessuno me lo ha chiesto. Chiunque può entrare, siamo da soli. E d’altronde chi potrebbe venire qui se non è segnato in mappe e itinerari di livello internazionale? Ma se neppure la gente  d’Europa sa cosa è e dov’è la Sardegna?

Che pena, che rabbia. Migliaia di anni di storia da far invidia ai popoli dell’Europa continentale, diecimila nuraghi, migliaia di pozzi, tombe, reperti archeologici sparsi in un territorio vastissimo, mari, spiagge, laghi, montagne, foreste, animali, folklore. Una perla nel mediterraneo, un paradiso in terra per i suoi abitanti, una miniera d’oro e ancora l’immagine di quei vecchietti al bar nella mia mente: insopportabile. I giovani sono scappati perché non c’è lavoro, dicono. Ma quando mai! Avete l’oro davanti, ci camminate ogni giorno e non lo sapete raccogliere! Poveri stolti, pensate di avere un’isola morta intorno a voi ma non vi rendete conto di avere l’isola dentro, dentro di voi.

*per una ricostruzione digitale del nuraghe Arrubiu vedere qui.

**su Google ci sono pochissime immagini ad alta risoluzione del nuraghe qui. Il comune di Orroli non si è manco premurato di fare una serie di foto ad alta risoluzione da mettere su internet. Il sito del comune poi fa pena. In un giorno potrei costruirne uno di qualità media e creare un buon traffico con tag e aggregatori giusti. E non sono un web designer… Anzi mi sa che con questo post creo più traffico io all’intero Sarcidano che con i loro siti “istituzionali”.

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Proud to be the last

Se essere tra i primi in questa classifica significa stare in un metro quadrato di spiaggia privatizzata, con discoteca a tutto volume, palestra sulla battigia, ristoranti e autostrade alle spalle, be’ preferisco che la Sardegna sia all’ultimo posto.

Nella foto una delle spiagge che non meriterebbe la Bandiera Blu secondo la Fee. In effetti è bruttissima: non c’è la disco e nessuno ti affitta gli ombrelloni a 20 euro al giorno.

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Segnalazioni blogghettare

1. Vorrei segnalare per prima cosa la vergognosa minaccia che ha dovuto subire un giornalettista da parte dei camerati di Casa Pound per un suo articolo su Giornalettismo. Piena solidarietà a Giovanni. Certa gente sa solo ragionare con la violenza.

2. Vi ricordate il calice di oro massiccio regalato a Ratzinger per la sua visita in Sardegna? Quell’oro veniva dall’unica miniera d’oro d’Italia e una delle più grandi d’Europa, quella di Furtei. Se ne parlò per anni, soprattutto in Sardegna, come di un’opportunità economica, lavorativa e di prestigio per il Medio Campidano e per l’isola. Bene, dopo aver scavato per un decennio e devastato l’intero territorio, la compagnia austro-americana Gold Mining è fallita e ha abbandonato tutto. Cosa è rimasto? Chilometri e chilometri di colline stuprate, laghi pieni di solfuri e cianuro, e decine di lavoratori in cassa integrazione. Furtei è un disastro ambientale annunciato perché il lago con le sostanze tossiche può esondare da un momento all’altro e può contaminare le falde acquifere dell’intero Campidano, compresa Cagliari. Alla Regione c’è un silenzio criminale e nessuno si vuole prendere carico delle bonifiche necessarie. Un blog soprattutto e un gruppo di ragazzi coraggiosi e con voglia di fare si è mobilitato per far conoscere ciò che sta succedendo e per scuotere la politica locale e regionale, Su Barralliccu (che in sardo significa la trottola). C’è anche una petizione per il signor Cappellacci (lo schiavo di Berlusconi in Sardegna) a questo indirizzo. Non vi costa nulla e potreste aiutare a far smuovere certi culi dalle sedie (queste sì!) d’oro!

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Il velo tra due mondi paralleli

2512885299_3ef5df2aaeA proposito della polemica scatenata sul burkini avrei voluto scrivere uno di quei post coi pipponi liberali bla bla che tanto piacciono a quelli come me (cioè lo 0.00001% della popolazione italiana) ma Leonardo mi viene in aiuto e credo di poter sottoscrivere il suo di post.

Legato alla polemica del velo mentre in Italia si verrà costretti ad andare in giro senza velo (con buona pace di islamiche, suore cattoliche, donne hindi e vecchiette sarde) nella Striscia di Gaza le bambine verranno costrette a mettere il velo in classe, come in una Mogadiscio o Kabul qualunque. Non solo ma verranno istituite “ronde del pudore” che vigileranno perché le donne in spiaggia e nei posti pubblici indossino il velo. Due mondi paralleli insomma: per il senso del pudore una donna in Europa deve stare in bikini, in medioriente coperta.

Insomma trattasi di specchio culturale in cui, a mio modesto parere, a rimetterci è solo la libertà di vestirsi come si vuole.

P.S.

Nella foto una donna sarda con il tipico hijab… ehm volevo dire col velo da vedova.

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La prima goccia

Hanno le facce scure, la pelle abbronzata, gli occhi vispi inconfondibili. Affianco hanno una donna di mezza età inglese con cui parlano un inglese maccheronico. I figli parlano inglese ma sono più svegli e attenti dei loro coetanei britannici. Li vedo ogni anno a Natale e in estate all’aeroporto. Sono gli immigrati sardi in UK che tornano per le vacanze in Sardegna. Trenta-quaranta anni fa sono venuti qui a fare i camerieri o in qualche fabbrica, si sono innamorati di una inglese (o meno romanticamente un giorno mettono in cinta una autoctona ubriaca) e hanno fatto figli anglosardi. Ogni volta che li vedo sono triste perché ho paura di fare la stessa fine: cioè una spola per le vacanze a trovare parenti e amici per tutta la vita.

Scendo dall’aereo. L’umidità e il calore mi colpiscono e mi basta quella senzazione (e quell’odore salmastro e di umido al 90% caratteristico di Cagliari) per riportarmi alla memoria la mia vita precedente, quella che ho lasciato qui. Gli accenti fortissimi, la statura da pigmei (ti accorgi quanto i sardi sono bassi solo quando stai fuori da tanto), le file scomposte e chiassose. Sì sono in Sardegna.

Mi ero dimenticato che per uscire in strada non c’è prima bisogno di guardare dalla finestra se sta piovendo. Nessuna giacca, un caldo infernale, la prima goccia di sudore sul mio corpo dopo dodici mesi. Dodici lunghi mesi senza che il mio corpo ne traspirasse una goccia. E le stelle. Stanotte ho visto le stelle dopo tantissimo tempo. E la luna quasi piena sul Golfo degli Angeli. Dall’alto della città il filo dell’orizzonte azzurro da una costa all’altra. E l’odore della terra arida, le sterpaglie secche, il suono dei grilli la notte. Tutte cose che un inglese potrebbe non vedere nell’arco della sua intera vita.

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Apprendere la Forza devi tu

Leggendo questo interessante post sul linguaggio innato mi sono reso conto che spesso diamo per scontate molte cose sul linguaggio umano. L’autrice azzarda dicendo che il soggetto si trova in tutti i linguaggi umani all’inizio di una frase seguito dal verbo. Mi sono fermato e ho pensato: è davvero così? Da quanto mi risulta in latino si ha l’opzione di mettere il soggetto a metà frase e non solo all’inizio ed è usato spessissimo tanto che era motivo di frustazione nelle traduzioni al liceo. Ci penso ancora e mi viene in mente il sardo. In effetti la struttura della frase sarda è plastica. Chiunque abbia avuto un amico o conoscente sardo DOC sicuramente avrà sentito frasi del tipo: “Preso il libro ho.” (Pigau su libru appu); “Comprato ha la macchina Giovanni.” (Comprau ari sa machina Giuanni); “Hanno abbattuto il muro i muratori.” (Anti sciusciau su muru is maistrus). Infatti George Lucas per crare il personaggio di Yoda di Guerre Stellari si è ispirato ad un vecchietto sardo. Trattasi di soggetto postverbale e di traslocazione a destra della frase come se ci trovassimo di fronte ad uno specchio grammaticale.

In molte lingue indoeuropee la struttura della frase è SVO, dove S sta per soggetto, V per verbo e O per oggetto. Secondo Virdis e Jones nel sardo ci troviamo di fronte a VOS, che era regola nel sardo medioevale ma che nel sardo moderno a causa dell’influenza dell’italiano si può trovare a fianco al classico SVO o al SOV. Secondo questi studiosi il soggetto alla fine della frase è un’aggiunta alla coda o un afterthought che serve a dare risalto al soggetto riorganizzando la composizione della frase. Spesso esistono differenze sottili: nella frase più in alto sui muratori mettere il muro (O) prima dei muratori (S) enfatizza ciò che è accaduto piuttosto che l’agente che ha compiuto l’azione.

A causa dell’influenza dell’italiano spesso i sardi mettono il verbo due volte (confusi tra le due grammatiche per non sbagliare lo mettono prima e dopo): “Ho mangiato la carne ho.” (Appu pappau sa pezza appu).

Ma la cosa più curiosa è che il sardo ha in comune la regola del VOS con molte lingue dell’Oceania, Madagascar, isole Fiji e lingua Maya. Che l’uso del VOS sia prevalente nelle popolazioni che vivono nelle isole? 😀

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