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E se non fosse come un orologio?

“Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occu­piamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura.”

H. P. Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu

Pare che l’Universo si stia espandendo soprattutto verso una sola direzione e non uniformemente come sempre pensato. E questo a mio parere potrebbe supportare ulteriormente la teoria dell’universo a bolle: come grappoli di palloni in espansione possiamo solo crescere in alcune direzioni. Molto interessante. E chissà se in questa cornice cosmologica ci siano i presupposti  per riproporre gli intermundia di epicurea memoria. Con tanto di dèi lovecraftiani.

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La beffa dello Stato che tassa se stesso (ovvero tutti noi)

“Ammettiamo che il Ministero dell’istruzione, università e ricerca (MIUR) stanzi 500.000 euro per un progetto di ricerca scientifica. Può essere un centro di fisica che ha bisogno di un microscopio elettronico o un laboratorio di biologia che ha bisogno di microscopi e consumabili (pipette, petri dish, reagenti, farmaci, tavoli, cappe ecc.). Ebbene, quei soldi del ministero dati per il progetto non sono veramente 500.000. Pochi sanno infatti che un ricercatore deve mettere in conto l‘IVA al 21%. […]”

Alcune cose che forse non sapete sui finanziamenti alla ricerca scientifica. Continua qui.

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Fari o inviti?

Mentre leggevo Embassytown, il nuovo romanzo di China Mieville, ho pensato molto alla ricerca di segnali alieni provenienti dal altre civiltà. Come fa notare China un segnale che viene dallo spazio potrebbe essere un segnale di invito come di allarme. Nel suo romanzo le prime navi ad attraversare l’immer, una sorta di iperspazio, andavano perdute o si schiantavano nell’universo materiale. Ci vollero anni e anni e decine di fallimenti sottoforma di vascelli distrutti e equipaggi morti per far capire che quei segnali che gli umani andavano dietro a dei segnali di avvertimento, non di invito. Quelli sparsi per l’immer erano fari costruiti da civiltà aliene per evitare le parti più pericolose del continuum spazio-temporale. Il programma SETI potrebbe essere l’inizio della fine. Non ho potuto che associare questa descrizione alle falene attratte dalle lampade blu che muoiono elettrificate, o alle sirene di odisseana memoria. Oltre al film Alien dove gli esseri umani vengono attratti da un segnale di avvertimento dello Space Jockey erroneamente considerato di SOS.

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Una morte triste per una credenza ancor più triste

Al contrario di quanto riportano i giornali non si può morire di omeopatia. l’acqua infatti non ha mai fatto male a nessuno. Invece si può morire di stupidità, quello sì. Dare una tisana al finocchietto (questa non è omeopatia ma l’omeopatia c’entra, leggete dopo) a un bambino di 4 anni con una gastroenterite è un crimine. Soprattutto nel momento in cui il padre che gliela dà è un medico o sedicente tale. Un crimine doppio perché il padre conosceva i sintomi ma ha deciso di non utilizzare alcun farmaco né di portarlo da un medico per un bambino ” in evidente stato di malnutrizione, pancia gonfia, capelli e ciglia bianche, ecchimosi sugli arti inferiori” e con dermatite su tutto il corpo. Dall’autopsia si è poi scoperto che è morto di polmonite non curata. Perché l’omeopatia c’entra? Perché il padre fa parte di una nuova branca dell’omeopatia, la omeosinergetica (un mix di omeopatia, psicoterapia e un pizzico di religione orientale) e presidente onorario dell’Amos, l’Accademia nazionale della medicina omeosinergetica. Un nuovo tipo di omeopatia che considera la malattia come una disarmonia comportamentale del vivere da sostituire con la “benattia”. L’omeopata interviene sulla malattia psicologicamente, religiosamente (riferimenti all’anima, lo spirito che si rifiuta di guarire e ai Veda) e omeopaticamente con farmaci diluiti. Ha studiato la medicina omeosinergetica e l’agopuntura per 25 anni. Non abbastanza per salvare il figlio.

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Sulla buona e sulla cattiva scienza

Se le analisi dei dati venissero confermate e se ulteriori esperimenti dovessero validarle la scoperta del CERN potrebbe essere la più importante della storia della scienza dell’ultimo secolo. Sicuramente questo post non verrà letto dai fisici coinvolti nell’esperimento ma vorrei comunque complimentarmi con loro non tanto per la scoperta in sé ma per l’onestà e integrità intellettuali tanto importanti per fare buona scienza. In passato purtroppo abbiamo visto ricercatori di qualsiasi materia fare dichiarazioni altisonanti e potenzialmente rivoluzionarie senza dare la possibilità ad altri gruppi di ripetere o rianalizzare i dati. Altre volte ci si è appoggiati a riviste scientifiche (e non!) complici pubblicando papers con metodologia dubbia o scadente. Spesso ci si è preoccupati più del lancio delle agenzie di stampa per giornali popolari (e delle foto in copertina) che della pubblicazione scientifica.

Ma c’è fortunatamente anche “buona scienza”, quella cioè che mette il dubbio e la cautela prima di ogni altra cosa. Questo è quello che rende il metodo scientifico il più meraviglioso e straordinario strumento che l’essere umano ha mai utilizzato. L’unico strumento che permette di analizzare la realtà con un certo grado di accuratezza. Se gli esperimenti venissero confermati molte cose della fisica moderna dovranno essere riscritte ma è proprio questo il bello: la scienza deve continuamente mettersi in discussione, migliorare, raffinare, cambiare in un unico e meraviglioso gioco di rianalisi, scambio di informazioni e cautele. Un esempio eccellente di sistema emergente scaturito da interazioni tra i vari individui.

Non c’è spazio per il dogma, non ci sono scritture inviolabili. Qui non ci troviamo di fronte a giochetti infantili e mediocri come l’omeopatia, il sangue di san Gennaro o Scientology. Questo è il culmine, l’apoteosi del pensiero umano, l’alfa e l’omega dell’Homo sapiens, la sua vera essenza.

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Meraviglia

Aurora australis vista dalla Stazione Spaziale Internazionale.

hat tip: Questione della decisione.

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Alieni fotosintetici del nostro mondo

Le altre incredibili e spettacolarmente aliene specie potete trovarle qui.

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Il continente sommerso degli antipodi

Diciamoci la verità: il mito di Atlantide ci ha un po’ stufati.

Cerchiamo qualcos’altro su cui puntare la nostra attenzione. Per esempio che ne dite della Zealandia? Il continente sommerso dalla forma più strana che fino a pochi millenni fa ospitava una delle faune più uniche sulla Terra. E forse una civiltà.

Mentre nel nordico emisfero boreale le cicliche glaciazioni hanno lasciato il segno in Eurasia e e Nord America soprattutto con la formazione di ponti di terra e ghiaccio tra isole, penisole e continenti spostando faune e flore, nell’emisfero australe Sud America e Africa sono rimaste abbastanza invariate dal punto di vista del disegno della costa. In Oceania però le cose furono diverse: Australia e Papua Nuova Guinea si fusero creando un ponte di terra fino all’indonesia. Ma forse il caso più curioso è quello della Zealandia, un continente che si staccò dall’Australia nel Giurassico per poi inabissarsi 23 milioni di anni fa lasciando solo la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia “a secco” (di fatto le cime più alte del continente si salvarono dall’inabissamento). Nelle cime delle montagne del continente scomparso sopravvissero le faune e le flore più strane, originarie del blocco Australo-Antartico quando l’Antartide era un continente floridissimo con foreste, dinosauri e poi dopo la loro estinzione, megafauna marsupiale. La separazione dal blocco australe causò l’isolamento della fauna zealandese dal resto del mondo, mentre l’Australia legata dal ponte di terra con l’Asia riuscì ad importare alcune nuove specie “continentali”. Di fatto la Zealandia fu il continente più isolato e che mantenne quasi in formalina fino a pochi milioni di anni fa la flora e la fauna post-cretaciche.

E qui viene forse la curiosità più grande perché il continente riaffiorò per decine di migliaia di anni mentre i Neanderthal dominavano l’Europa e i sapiens stavano raggiungendo il Medio-Oriente e il Mediterraneo nella loro espansione verso Nord. Di fatto la Zealandia fu una terra abitabile e florida per decine di migliaia di anni: gli antenati degli attuali aborigeni australiani arrivarono in Australia 50.000 anni fa e l’ultima glaciazione finì circa 10000 anni fa. Significa che c’è un intervallo di 40.000 anni in cui la Zealandia fu abitabile. E non è da escludere che l’uomo raggiunse la Zealandia proprio in questo periodo. Chissà che nel bacino oceanico della Zealandia non spunti fuori una civiltà pleistocenica ancora tutta da scoprire.

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Salvare milioni di crostacei, che eroi!

Quando ho letto questo articolo del Corriere qualche giorno fa sono rimasto molto colpito dalla ridicolaggine della vicenda. Una vicenda che sfiora il grottesco.

Mentre scrivo di fronte a me ho un pacco di “scimmie di mare” comprate 3 anni fa in un negozio di Bristol: sono Triops, una specie imparentata con l’Artemia salina. Sono lì da tre anni in una scatola e credo ci rimarranno per altri 3 se non forse 10 fino a quando mi deciderò a farle risuscitare. Sì perché Triops e Artemia sono due fossili crostacei viventi che possono andare in criptobiosi, o meglio anidrobiosi. In natura quando le loro uova si trovano in condizioni di totale assenza di acqua formano una cisti molto resistente (possono sopportare temperature altissime anche vicine ai 100 gradi!) e aspettano fino all’arrivo della pioggia anche dopo 20 anni. Possono resistere a salinità superiori al 50% e sono degli Highlander della classe dei brachiopoda: praticamente invariati da 300 milioni di anni.

L’altro giorno i NAS di Milano hanno fatto un maxisequestro di queste uova in anidrobiosi perché venivano vendute in bustine per essere distribuite in edicola. Una cosa comune, banale che capita da 40 anni in tutto il mondo. Ma c’è in Italia una legge per la commecializzazione dei crostacei molto restrittiva. La ditta Gedis che commercializza queste uova (ricordo che le uova sono quasi invisibili a occhio nudo e gli adulti raggiungono dimensioni intorno al millimetro) è entrata nell’occhi del ciclone e il suo proprietario passerà seri guai. I giornali l’hanno già dipinto come mostro crudele, un assassino che commercializza “crostacei vivi” in edicola (!). Che bel titolo del giornale. Che bel “sbatti il mostro in prima pagina”.

Sono sicuro che i NAS e il magistrato che hanno fatto questa maxi-retata sono andati a festeggiare per la prima pagina del giornale in un bel ristorante di Milano; quelli dove espongono negli acquari aragoste e granchi vivi pronti per essere bolliti vivi. E tra una zampa squartata di un granchio e una succhiata di testa di gamberone col sorriso in bocca si sentiranno soddisfatti di aver salvato la vita di milioni di uova di piccoli poveri crostacei. Venduti in edicola! Ma vi rendete conto che barbari questi commercianti di crostacei? Vendere dentro una bustina di plastica degli esseri che sono sopravissuti a 300 milioni di anni di evoluzione negli ambienti più estremi della Terra, con temperature vicine ai 100 gradi e a livelli di salinità oltre il 50%. Poveracci, che fine crudele quella poi di nascere dentro un acquario per la gioia di pochi bambini occidentali. Ora invece le scatole giaceranno nei magazzini dei NAS per oltre 20 anni. E chissà se le povere uova potranno mai schiudersi. Mi spiace scimmie di mare, avete appena conosciuto l’ignoranza e la stupidità dello Stato.

Solo in Italia possono capitare cose di questo genere.

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Le bestie del mio giardino

Quello che vedete nelle foto qui sotto è l’esemplare più grande di “hornet” che abbia mai visto. Era nella serra del mio giardino, intrappolata e morta per il caldo sicuramente. Hornet sono molto comuni in Gran Bretagna e in Europa Centrale. In Italia un po’ meno e vengono chiamate calabroni, nome scientifico Vespa crabro. Questo può creare confusione perché per calabrone in Italia si intende erroneamente anche  l’ape legnaiola (anch’io ho sempre fatto questo errore). Comunque la bestia che ho fotografato era veramente impressionante. Come potete vedere era più lunga di 3 cm e più lunga della prima falange del mio dito indice (e io sono famoso per avere dita lunghe!). L’ultima foto invece è un “close-up” degli occhi quasi leopardati. Impressionante e bellissima.


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