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Una modesta proposta

Parto da questo bellissimo articolo di Guia Soncini su 24ilmagazine del Sole24Ore, copiandone anche il titolo, per riallacciarmi a quello che dicevo sul post Legioni di imbecilli di qualche settimana fa. Guia Soncini riesce in poche righe – che per gli standard internettiani odierni pare un Guerra e Pace e che non leggerà nessuno- a descrivere l’attuale (imbarazzante) situazione in cui si trova l’umanità: per la prima volta gli esseri umani possono accedere all’intero scibile umano ma decidono di non farlo. Facebook è il loro unico portale alla conoscenza umana (gateway drug direbbero i proibizionisti) e sono incapaci di “cercare” la conoscenza. La conoscenza, l’informazione è li’ per tutti da prendere ma nessuno la cerca. La situazione è questa: pensate ad una persona negli anni 80 a cui gli si chiede il significato di un termine sconosciuto e gli si dia una enciclopedia. Questa persona prenderebbe l’enciclopedia e la sfoglierebbe fino ad arrivare al termine che non conosceva. Oggi nel 2017 le persone hanno a disposizione vasti corridoi, dove su infiniti scaffali stanno infiniti tomi enciclopedici – una Biblioteca di Babele di cui Borges sarebbe fiero. E non devono neppure fare fatica ad andare dentro questa biblioteca, ce l’hanno sempre nella propria tasca e possono accedervi in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, dalla propria camera da letto alla montagna, dal deserto al mare – io avevo accesso ad internet nel Serengeti mentre guardavo leoni e giraffe e nelle foreste della Tailandia mentre stavo sopra un elefante, roba da matti. E non devono neppure faticare a cercare questa informazione perché basta usare il bibliotecario più efficiente della storia, Google, per cercare qualsiasi cosa. Ma la gente DECIDE di non farlo. Guia Soncini dice perché è gratis per il fatto che ciò che è gratis non ha valore. Forse, in parte, non saprei, però usando il rasoio di Occam direi che più che altro si tratta di pigrizia. Estrema pigrizia. Comportamento gregario. Istinto ovino di avere qualcun altro che ti dica qualcosa che tu voglia sentire. L’uomo non cerca la verità, vuole solo la conferma della verità che si è già costruito dentro di sé. Ed ecco che i social ti danno questa sicurezza: ti fanno vedere solo quello che vuoi vedere, rafforzano i tuoi preconcetti. Le legioni di imbecilli – tanto qui non si offenderà nessuno perché gli imbecilli si sono già fermati alle prime righe di questo lungo post dato il loro attention span limitato al titolo e alle prime righe – non vogliono informarsi nonostante lo possano fare.

Spesso mi sento chiedere da alcuni di questi esemplari: “Ma mi arrivano certe notizie (99% fake news su immigrati) su Uozzap da fare rabbrividire. Ma sarà vero?” In quei momenti -anche se mostro tanta flemma mentre tiro fuori la Biblioteca di Babele che ho nella tasca e cerco su Google per dirgli che “no, vedi è una bufala ed è corroborata da vari link bla bla- mi sale il sangue al cervello e mi cadono le braccia. Nella mia mente non esiste neppure una situazione del genere: se ho il dubbio di trovarmi di fronte ad una bufala immediatamente la verifico su Google. Ma gli imbecilli non sanno usare un motore di ricerca, tanto che Google ha dovuto cambiare anni fa il modo in cui fa le ricerche: mentre prima bastava scrivere tre-quattro parole per trovare corrispondente frase – tipo se un adolescente vuole sapere come si possa curare la pizza di brufoli che si trova in faccia un tempo poteva scrivere ‘brufoli viso curare” e aveva migliaia di risultati tra cui scegliere – ora Google funziona con domande sceme tipo “xke’ o i brufoli in faccia?” oppure “kome faccio a eliminare i cosi rossi” e funziona! Sapeste i termini che la gente scrive su Google quando arriva sul mio blog, brividi lungo la schiena. E Google lo ha fatto per venire incontro all’imbecillità di queste legioni senza speranza. Il fenomeno delle fake news esiste a causa di queste persone e del loro comportamento. Gente che legge il solo titolo e moltiplica n volte la notizia sui media senza neanche aver letto i primi paragrafi e perfino senza essere in grado di capirne il contenuto come è tipico degli analfabeti di ritorno funzionali. A furia di like, retweet e copia-incolla (pardon copia-incolla lo sanno usare in pochi ormai) e di “Perché non ho anche io diritto alla mia opinione?” tutti si spacciano virologi, geologi, climatologi, astrofisici, costituzionalisti e ovviamente allenatori.

Ora, se siete arrivati fino a qui rappresentate lo 0,1% della popolazione ne converrete con me che questa situazione non è senza conseguenze perché elezioni, sondaggi, referendum, sassaiole, impiccaggioni, proteste, dipendono dalla diffusione delle notizie. E se le notizie sono false e vengono moltiplicate senza verifica ma soprattutto se i testi, perfino quelli elementari, non vengono compresi è la fine della comunicazione, la tomba della diatriba politica, l’insignificanza dei punti di vista oggettivi. Soncini propone di fare pagare internet e le cose dice lei miglioreranno ma a mio parere il problema non è l’ignoranza per se stessa, che non andrà mai via sia chiaro, ma le conseguenze di questa: la mia modesta proposta è far pagare una cifra simbolica per votare alle elezioni o ai referendum. Son sicuro che una cifra accessibile a tutti (per far contenti i sinistrorsi) come 20 o 30 euro manterrà fuori dalle urne il 90% degli imbecilli. Chi, per dirla come Soncini, infatti pagherebbe per un voto che prima era gratis e quindi senza valore? Chi non dà valore a se stesso e per la cura della propria ignoranza come potrebbe dare valore ad un voto?

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Darwinism in the making

L’ironia di tutta questa isteria collettiva sui vaccini sta nel fatto che grazie ai vaccini che si sono presi da bambini questi idioti possono protestare fino all’eta’ adulta.

Photo mash-ups di Fabristol

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Il medioevo prossimo venturo

Se ce ne fosse bisogno di una prova dell’abisso in cui la mente umana può cadere è proprio di questi tempi moderni quando persone che sono sopravvissute fino alla vita adulta perché vaccinate protestano contro i vaccini. O quando le masse aizzate dagli ambientalisti sono contrarie al nucleare, il sistema di produzione energetico più pulito e più efficiente che l’umanità abbia mai ideato. O quando grazie alla ricerca su animali gli animalisti sono sopravvissuti fino a età adulta e possono continuare a protestare fino a 100 anni o più. O quando nonostante chiunque si possa informare gratis sul sistema più onnisciente che l’uomo abbia mai creato, Internet, la gente continui a informarsi solo grazie a catene di Sant’Antonio su Facebook moltiplicando ignoranza e superstizione su omeopatia, OGM, antivax, nucleare, vivisezione, complottismo.

Un giorno quando il mondo sarà distrutto a causa si questi idrocefali che saranno al potere ci guarderemo indietro e ci chiederemo: come è possibile che abbiamo buttato al vento tutto quello che abbiamo conquistato durante l’apice della nostra civilizzazione e lo abbiamo barattato col medioevo?

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Il sinistrorso fluido

Da qualche anno a questa parte sto notando un incredibile avvicinamento tra la sinistra e l’Islam. Questo avvicinamento non è una sorpresa vista la storia della sinistra degli ultimi decenni: terzomondismo, questione palestinese, pauperismo, anti occidente, anticristianesimo ecc. Ma è l’avvicinamento all’islamismo – ovvero jihadismo – che fa paura e, se me lo consentite dire, ribrezzo.

Abbiamo visto la sinistra terzomondista stracciarsi le vesti per Gaza e Cisgiordania ma l’abbiamo sempre vista associarsi laicamente a OLP e perfino con Hamas. Poi è arrivata l’era Bush e l’era del terrorismo internazionale, poi la guerra in Siria. Dapprima la sinistra ha fatto leva sul pauperismo: “i terroristi si fanno esplodere perché’ vengono da paesi poveri sfruttati dal capitalismo occidentale”. Ma poi piano piano per una naturale tendenza della mente umana ad associarsi ai nemici dei propri nemici la sinistra ha incominciato ad identificarsi nel jihadismo globale. Non passa giorno che attivisti e perfino femministe non si facciano fotografare con hijab e veli vari. È inutile dire che una femminista che si copre il corpo completamente è un ossimoro che avrebbe fatto rabbrividire le femministe in minigonna degli anni 60 che lottavano per la liberazione della donna? E tutto questo in nome della lotta contro l’occidente capitalista giudeo-cristiano. Recentemente la sinistra ha appoggiato Al Nusra, ovvero Al Qaeda in Siria e Ahram Al Sham e tutte le sigle jihadiste siriane. Motivo? Si oppongono ad Assad e questo basta. Che poi nei territori da loro amministrati torturino, decapitino, uccidano e schiavizzino non ha importanza.

Assad è il cattivo tiranno e la Sharia è solo un danno collaterale. Anzi non è neppure un danno, è la giusta opposizione contro il capitalismo globalista. Sharia è perfetta per il sinistrorso: è un sistema socialista, pauperista, anticapitalista. Perché’ alla fine la sinistra non è altro che questo: opposizione perpetua contro il ricco oppressore. In questa loro identità fluida i sinistrorsi hanno appoggiato il peggio del peggio nella loro storia: da Khomeini in Iran ad Hamas a Gaza, da Al Nusra in Siria alle attiviste islamiste che su Twitter rivendicano l’hijab come simbolo della liberazione femminile. E son sicuro che avrebbero appoggiato perfino i primi cristiani nei primi secoli della diffusione del cristianesimo, nonostante oggi gli si oppongano. Motivo? Era la religione degli schiavi, degli oppressi contro l’Impero dei gentili. Che poi il cristianesimo venga definito alleato perfetto del capitalismo globale oggi non ha importanza. L’importante è andare contro l’Impero. In tutto questo potete capire cosa frulli per la testa di un sinistrorso: confusione e frustrazione. Tutti sono amici e tutti sono nemici, dipende solo in quale contesto storico e politico. Confusi e frustrati ma anche un po’ invidiosi di chi a destra non si è mai mosso di un millimetro dai tre pilastri della propria religione politica: famiglia, dio e patria. Certo gli ultimi due cambiano col tempo (divinità e patrie sono anch’esse fluide) ma nei secoli, non nel giro di pochi anni. E se non avete capito cosa sta succedendo con la sinistra occidentale allora non avete capito quello che sta succedendo anche dall’altra parte: ovvero la destra fedele ai pilastri di famiglia, dio e patria appoggia attivamente Putin, il nuovo uomo della Provvidenza. Non c’è dubbio quindi, la battaglia politica nei prossimi anni sarà tra destra putiniana e sinistra jihadista. E a causa delle dinamiche squisitamente istintive dei processi mentali umani non vi è scampo da questo dualismo ideologico. Benvenuti nel ucronico 21esimo secolo fatto di femministe col burqa e cinture esplosive e fascisti che sventolano la bandiera rossa con la stella del Cremlino.

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Non è un paese per lamentoni

Ci sono diversi modi per determinare la storia di uno scheletro. Le ossa possono darci molte informazioni riguardo alle condizioni di vita di chi possedeva quello scheletro, compresi lunghi periodi di malnutrizione, stress, malattia ecc. Spesso gli paleoantropologi e gli archeologi deducono proprio dagli scheletri se le civiltà del passato hanno subito carestie, epidemie e guerre.

Ecco, quando gli archeologi del futuro dissottereranno il mio di scheletro, come quello degli altri 60 milioni di britannici, troveranno che nel 2012 qualcosa è andato storto nelle isole britanniche. Cataclisma? Epidemia? Carestia? Guerra? No, niente di tutto questo. Quello che abbiamo passato quest’anno qui sono stati mesi e mesi di pioggia ininterrotta con acquazzoni “continentali” torrenziali a Giugno, Luglio e Agosto. Negli ultimi tre mesi abbiamo visto il sole solo per sì e no 10 giorni non consecutivi (!). A memoria d’uomo nessuno si ricorda di un’estate del genere. Ora rendetevi conto che cosa può fare al vostro umore e al vostro organismo una situazione del genere. Serotonina bassissima, con conseguente depressione stagionale, aumenti dei suicidi, aggressività, organismi (comprese le piante che quest’anno hanno fiorito solo per qualche giorno) che non hanno visto alcun passaggio primaverile o estivo dall’inverno all’autunno successivo.

Un disastro a leggere i nostri cheletri del futuro. Ma non per i britannici che semplicemente continuano a vivere senza che niente fosse. Qualche battutina come al solito riguardo al tempo e alla pioggia, qualche risatina e di nuovo al pub come sempre. I britannici devono essere l’unica popolazione del pianeta a non soffrire di problemi fisiologici e psicologici collegati al brutto tempo. Generazioni e generazioni di selezione naturale li hanno resi immuni al cambio stagionale e perfino alla mancanza dei cicli stagionali. Se in futuro dovessimo colonizzare Venere i britannici sarebbero gli unici a sopravvivere in quel pianeta dove la pioggia (di metano liquido) è ininterrotta da centinaia di migliaia di anni.

E questo atteggiamento nei confronti del tempo inglese, questo fare spallucce e poi via con un sorriso ritornare a lavorare, è sicuramente un atteggiamento difensivo innato che li salvaguarda dalla pazzia. Perché si può diventare pazzi con questo tempo, non c’è dubbio, ma loro hanno sviluppato questo umorismo che a mio parere si è trasferito anche verso altri argomenti. Ecco, lo dico, sono profondamente convinto che l’umorismo inglese nasce a causa del brutto tempo. Senza la pioggia i britannici avrebbero l’umorismo di un tedesco.

Va da sé che questo non è un paese per gente che si lamenta come, per nominare un popolo a caso “gli italiani”. La lamentela quotidiana per gli italiani passa dalla politica alla cultura, dal brutto tempo al cibo ecc. Solo pochi italiani riescono a sopravvivere a questo clima e sono generalmente quelli che si lamentano di meno.

Io? Mi lamentavo in passato ovviamente poi negli ultimi anni ho raggiunto un equilibrio. Dopo quest’estate però non so quanto riuscirò a resistere.

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Prometheus- Recensione

Ormai sta diventando la mia firma ufficiale per tutte le recensioni cinematografiche ma è veramente difficile ignorare il fatto che per l’ennesima volta l’Italia (ma anche la Svizzera italiana quindi si tratta di un problema della compagnia che doppia i film; d’altronde gli unici due-tre doppiatori italiani –della stessa famiglia– sono impegnati a doppiare centinaia di altri film e serie TV) sia sempre l’ultima a distribuire i grandi film nel suo territorio. Mentre il resto del globo, compresi Vietnam, Macedonia e Pakistan sta in questo momento guardando Prometheus in tutti i cinema, gli italiani dovranno aspettare fino al 19 Ottobre 2012 per poter vedere questo film. Poi ci si lamenta del download illegale in Italia.

***

E’ con grande dispiacere che scrivo questa recensione. Credevo molto in questo progetto, credevo molto in Ridley Scott e scrivere ciò che leggerete più giù fa più male di quanto possiate immaginare.

Prima di tutto diciamo che Ridley Scott ha abbandonato l’ “hard science fiction” a cui ci aveva abituati con Alien e Blade Runner. Lo ha fatto abbracciando il più remunerativo – sul breve periodo – metodo hollywoodiano che consiste nel considerare gli spettatori come degli emeriti coglioni incapaci di distinguere tra ciò che è plausibile e ciò che non lo è. Tante lucine, nessuna storia.

Di fatto Prometheus non è altro che un bellissimo, meraviglioso specchio per le allodole con tanti gingilli e sonaglietti ma con una inconsistente trama, piena di buchi narrativi e logici. E forse la colpa è anche di chi ha scritto il film, un certo Lindelof: esatto quello che ha scritto il finale di Lost.

Il più grande problema di Prometheus è che i suoi personaggi non si comportano come esseri umani ma come subumani – di fatti perfino un bambino di 5 anni prenderebbe decisioni più logiche. I protagonisti vengono posti di fronte a situazioni incredibili una dopo l’altra e reagiscono a casaccio tanto che l’unico personaggio che agisce da essere umano è l’androide David.

Ma andiamo con ordine incominciando con la trama: affascinante, con un potenziale enorme e con molti sottotemi da esplorare. La storia si dipana alcuni anni prima dell’arrivo della Nostromo di Ripley del primo film Alien. Due archeologi trovano un messaggio nascosto nei bassorilievi e nei dipinti di varie civiltà. Un invito da parte di alieni verso il loro pianeta. Da questo momento in poi gli spettatori sanno già tutto quello che c’è da sapere del film perché i due archeologi sanno già tutto. E questo è il primo errore di questo film nel quale è stato abbandonato in maniera plateale qualsiasi tipo di climax, gusto per l’attesa e scoperta finale tanto importanti in un film come per esempio Alien. Sappiamo tutto perché i protagonisti sanno tutto, tanto che non c’è da stupirsi se i protagonisti non si stupiscano di quello che trovano.

Cosa trovano? Un pianeta con delle strutture artificiali costruite dagli Ingegneri. Ovvero una razza aliena che ha progettato e sparso la vita nell’Universo, compresa la Terra. Niente di nuovo in tutto ciò, si tratta della vecchia affascinante teoria della panspermia, di per sé plausibile. La Panspermia è più plausibile di qualsiasi comportamento che da questo momento in poi i nostri protagonisti hanno. Le regole di buon senso, prima ancora che della avventura spaziale, consistono nel non venire in contatto con atmosfera, agenti, manufatti, organismi, liquidi alieni di un pianeta alieno. Punto. Parole come contaminazione, quarantena, protezione da agenti alieni sembrano non interessare a nessuno nel film. Il primo pianeta dove si scopre vita aliena e tu te ne vai a passeggiare come faresti nel parco sotto casa senza casco e toccando ogni organismo e liquido con cui vieni a contatto a mani nude.

Mancanza totale di “sense of wonder”. Manufatti, organismi, fossili niente gli fa strabuzzare gli occhi e aprire la bocca in un muto WOW. Anzi uno degli “scienziati” (la parola scienza non dovrebbe essere utilizzata in questa recensione) se ne va pure perché dice che non gliene frega assolutamente niente di quello che c’è lì e vuole tornare sulla nave. Due anni in criostasi, scelto per la missione più importante dell’umanità e giri le spalle a ciò che potrebbe rispondere a tutte le domande che ci siamo fatti sulla vita. In realtà è solo un trucco per chi ha scritto il film per creare un’altra situazione dove uno “scienziato” ancora più stupido -definito biologo- si mette a toccare un alieno che cerca di attrarre come fosse un gattino per poi morire miseramente. Il film è pieno di queste situazioni in cui i personaggi prendono decisioni da amebe per creare piccoli subplot, siparietti gli uni slegati dagli altri. E sono tutte decisioni propedeutiche a qualche disastro necessario per shockare lo spettatore. Ma uno scrittore deve saper dosare questi trucchetti, deve saper dare ai personaggi una plausibile scusante per comportamenti assurdi. Altrimenti si rischia, come nel caso di Prometheus, a dover applaudire a film del calibro di Alien vs Predator tanto per intenderci.

Ora quando in un film ci infili scienziati, termini scientifici e non capisci un cazzo di queste cose fai attenzione altrimenti fai la figura del cretino. Ed è proprio una figura da cretini che fanno Lindelof e Scott propinandoci teorie, concetti, termini scientifici sconnessi e senza fondamento degni di un film pulp con zombie di serie B. Una vergogna non per la scienza ma per il buon senso. In rete girano già i primi video che prendono per il culo pesantemente il film sotto questo aspetto come questo qui sotto (cose che non avevo visto neppure per Alien vs Predator):

Inoltre il film si propone come una sorta di viaggio fantascientifico con un profilo filosofico-spirituale. Una ricercatrice molto credente che vuole trovare le risposte ai perché dell’Universo e pensa che comunicare con gli alieni ingegneri la possa aiutare a trovare le risposte che sta cercando. Ma tutto viene miscelato nel tritacarne e questo lato spirituale viene dimenticato a metà strada nel mezzo di un monster movie senza né capo né coda. Alla fine la protagonista trova alcune risposte ma preferisce rifugiarsi di nuovo nella sua religione. Ma di nuovo, la confusione è tale che ci pare chiaro che lo zampino di Lindelof fatto di accenni, allusioni e specchietti abbia fatto l’ennesima vittima: come in Lost alla fine del film non esiste alcuna spiegazione, tutto può essere un sogno ma non lo sapremo mai.

Sui personaggi i soliti cliché all’americana: scienziata dall’accento britannico (Noomi Rapace ha fatto un corso in british english per questo film; gli americani pensano che i ricercatori parlino tutti come Elisabetta II e non bisogna deluderli); scienziato punkabestia; nero che parla ghettostyle e che fa la solita morte inutile del nero; cinese in quota orientale inutile (a quando la quota indiana?); manager della compagnia senza scrupoli e che pensa solo al denaro ecc.

Fassbender che impersona l’androide David (la parte dell’androide è sempre quella centrale nei film di Alien) è l’unico attore per cui valga la pena soffermarsi. Veramente un ottimo personaggio, che potrebbe arricchire di sottotrame un intero nuovo universo di film. Di fatti il film potrebbe incentrarsi intorno all’androide David e il film potrebbe funzionare.

L’ottima Charlize Theron, che impersona una glaciale donna della compagnia commerciale, sprecata come fosse un personaggio secondario. Il film è come se fosse stato scritto da due persone e i personaggi vengono portati in risalto o buttati in un angolo a casaccio. Non riusciamo a seguire le loro storie tanto il film è spezzettato in siparietti senza collegamento tra loro. Certe scene incominciano dal nulla e finiscono nel nulla senza connessione. Sembra più un pacchetto di short stories fantascientifiche. Com’è possibile che un produttore o un regista del calibro di Scott possano arrivare a tali livelli di infantilità mi raggela. E’ shockante pensare che un mostro sacro come Scott possa raggiungere livelli di mediocrità tali.

Attenzione quindi, non fatevi stupire dagli effetti speciali e dai grandi nomi di Prometheus. Si tratta della trama -e degli errori!- di un film di serie B nel costume di un supermilionario blockbuster. Una vergogna che tra l’altro lascia i soliti dubbi irrisolti perché è già pronto un sequel.

Amen

p.s.

felice di non essere l’unico a pensarla così. Qui, qui e qui. Pare che questo film, come accadde con Avatar anni fa, piacerà solo a chi non è appassionato di fantascienza e non ha visto i film di Alien.

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Complottismi voluniosi

In questa patetica lettera a Repubblica Massimo Marchiori scrive le ragioni per cui ha lasciato Volunia. In realtà il 99% della lunga lettera sono giustificazioni scaricabarile per dire che per  tutti, ma proprio tutti gli errori del progetto lui non aveva alcuna responsabilità. Per mesi acclamato come il Bill Gates italiano, il padovano ultratech che aveva rivoluzionato il mondo del web, Volunia la sua creatura Made in Italy, elogi e critiche ecc., e ora scopriamo con questa lettera che lui non aveva a che fare con alcunché in Volunia. Lui riceveva solo ordini dall’alto. E’ stato sempre colpa di qualcun altro, l’innominabile Mr X, perché lui si opponeva a tutto fin dall’inizio ma poi doveva dire di sì a malincuore. Il cattivone Mr X lo costringeva a fare tutte quelle scelte orribili e impopolari che di fatto hanno affossato il suo meraviglioso progetto che ha ancora in mente ma che per complotti più grandi di lui non potrà mai essere realizzato.

Ahimé, io in questa lettera ci leggo solo un comportamento orribilmente italiano di non prendersi le responsabilità per i propri fallimenti. Mi dispiace ma se questo fantomatico amministratore era così tirannico Marchiori, a cui l’esperienza non manca, avrebbe dovuto dire di no. E invece, nella tradizione più disgustosa italiana, dalla università alla politica, dalla famiglia alla religione, ha abbassato il capo e ha ubbidito. Le potenzialità di un progetto poi non si giudicano dalle intenzioni (è fin dall’inizio del progetto che Marchiori dice che ha in mente qualcosa di eccezionale ma che non ci può dire) ma dai risultati. E dev’essere che chi ha finanziato Volunia di risultati -in denaro e in sponsor- ne ha visti pochi. Quindi è giustissimo che la testa di un manager del genere debba essere tagliata. Si fa così in un paese sano.

p.s.

oggi Marchiori mi sta ancora più antipatico non solo per i motivi che ho riportato qui mesi fa ma anche perché ho trovato questa foto (in alto all’inizio del post) dove rappresenta l’evoluzione dell’uomo in stile creazionista. Imperdonabile.

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