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10 cose che non sopporto di quando torno in Italia

1) il traffico stile Bombay. Per la serie suonare il clacson non farà mai scattare quel rosso.

2) quelli che ti dicono dopo che dici che vivi in UK da 5 anni: “ma quindi tu con l’inglese ormai sei bravissimo…”

3) i parenti che prima ancora di dirti ciao o abbracciarti ti dicono: “ma quanto sei magro!”

4) i parenti che prendono la tua emigrazione come una sfida e una offesa nei confronti della loro italianità e ti ripetono continuamente: “Eh ma l’Italia è sempre meglio vero! Cibo, mare, la gente!”

5) quelli che dopo aver avuto una risposta negativa alla precendente domanda si rintanano nella loro italianità e da quel momento in poi ti considerano un traditore.

6) la TV. E’ qualcosa di vomitevole, insopportabile, indigeribile. Lo specchio dell’Italia dove l’italiano si rispecchia e si compiace.

7) Striscia la notizia, Paperissima o qualsiasi trasmissione di Ricci. La voce della Hunziker mi fa venire l’orticaria.

8 ) l’estrema carenza di varietà di cibo. Pagherei oro per avere un thai o un messicano a portata di mano ogni qual volta lo voglio.

9) quell’arrivare a lavoro in orario, però prendersi la pausa del caffettino con i colleghi per un’ora, lamentarsi del carico di lavoro quasi nullo del giorno fino a quando non arriva la pausa pranzo, altro caffettino e tornare a casa stanchi per non aver fatto un cazzo.

10) quelli che quando avranno letto tutte queste cose mi scriveranno che “ma guarda che tu in Inghilterra hai questo questo e quest’altro” e non avere abbastanza materia grigia per capire che se mi lamento dell’Italia ciò non significa che ami il Regno Unito e che se ci vivo non significa che accetti i valori inglesi.

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Guida ai voli d’aereo for dummies

Credo che dall’alto della mia esperienza di circa 25-30 voli all’anno possa dire di aver acquisito una certa saggezza quando si parla di voli aerei. Ho pensato di scrivere alcuni consigli per i miei connazionali, i quali sono i peggiori e più inesperti viaggiatori sulla faccia della Terra quando si tratta di aerei.

Avete presente quelle lunghe file col biglietto in mano prima di poter entrare nel bus e poi nell’aereo? Potete andare sul sicuro quando vi dico che i primi in fila sono i più inesperti in fatto di voli mentre gli ultimi sono quelli più intelligenti. Notateli gli ultimi: hanno sempre giacca e cravatta e una 24ore, frequent flyiers. Infatti essere primi in quella fila è la cosa più stupida che si possa fare. La signorina vi avvertirà che il volo sta imbarcando 20 minuti prima del volo, significa che voi sarete in piedi per 20 minuti se non di più. Non è assolutamente vero che chi è primo in fila sarà primo nell’aereo. Nei bus spesso le portine sono solo da un lato, quindi quando entrerete e verrete spinti in fondo sarete gli ultimi a scendere dal bus e quindi gli ultimi a salire sull’aereo. Tra l’altro aspetterete come stoccafissi nel bus fino a quando non verrà riempito dagli ultimi cioè quelli più furbi con la 24ore. Per lo stesso motivo lo speedy boarding è solo un placebo. Come detto prima rischierete di stare nel bus al caldo aspettando che si riempia pensando che siete stati i più furbi a pagare 2-3 euro in più rispetto agli altri per stare in piedi sul bus! Altro discorso è quando si tratta di aeroporti muniti di ponti mobili che vanno direttamente sull’aereo ma sono comunque una minoranza in Italia.

Una volta saliti nell’aereo ricordatevi di far vedere il biglietto, quindi evitate di buttarlo in borsa o in una tasca della giacca. Farete una figuraccia sudando venti camicie perché non lo trovate e rallenterete la fila. Ah, tra l’altro non buttate quel biglietto, potrebbe tornarvi utile all’arrivo quando con vostra sfortuna scoprirete che la vostra valigia si trova alle Maldive invece che a Linate (voi a Linate ad Agosto e la vostra valigia alle Maldive: la vita è proprio crudele).

Sui posti a sedere vi consiglio caldamente quelli delle uscite d’emergenza: sono i più spaziosi e la gente li evita, a parte quelli con le 24ore in cravatta (insomma fate tutto quello che fanno quelli con la cravatta e andrete sul sicuro). La gente li evita perché pensa sempre alla responsabilità di dover aprire lo portellone in caso di emergenza. Tranquilli in caso di emergenza sarete già morti oppure in panico e morirete comunque. Nel remoto caso in cui invece riusciste ad aprirli sarete considerati degli eroi e non è male! Se poi siete tra quelli che si fanno le seghe mentali riguardo al posto migliore nell’aereo in caso di emergenza… be’ vi farà piacere sapere che non esiste.

Ci sono cinque categorie da evitare: i bambini, i bambini, i bambini, i bambini e quelli alti più di un metro e ottanta. Per quanto riguarda i bambini se avete la sfiga di sedervi nel raggio di cinque metri da loro preparatevi ad un viaggio d’inferno. I pargoli sanno benissimo chi ha paura di loro e se glielo farete notare si impunteranno contro di voi. Poiché non potete ucciderli l’unico modo è munirsi di auricolari e musica a tutto volume, reclinarsi sul davanti appoggiando la testa sul tavolino per evitare i loro calci oppure quando la madre è girata sussurrargli: “Ti spezzo un braccio e lo infilo nel culo di tua madre.”

Sui vatussi c’è da dire che gli aerei sono stati costruiti per chi si trova nella media della curva gaussiana della popolazione. Chi è agli estremi quindi, ovvero nani e giganti, è come un handicappato in sedia a rotelle nel centro storico di una città qualunque d’Italia: ovvero fottuto. Se avete uno più alto di un metro e ottanta dietro di voi preparatevi a ritrovarvi due stigmate là dove si trovano i reni. Non è bello. Il peggior scenario è salire in un volo con la squadra locale di basket in trasferta. Se siete invece tra quelli più alti di un metro e ottanta sappiate che avrete sulla coscienza quei poveri cittadini che si trovano nella mediana della curva di Gauss e che le vostre ginocchia vi faranno male per giorni.

In realtà esiste una sesta categoria da evitare: due donne sedute l’una affianco all’altra. Dovrete sorbirvi ore e ore di commenti malevoli contro le loro colleghe d’ufficio. A volte può essere interessante però: a meno che non sappiate già tutto dell’universo intimo femminile.

A proposito di gente che chiacchiera in aereo: mai, dico mai parlare di cose compromettenti in italiano. Nel raggio di cinque metri rispetto a voi c’è sempre un italiano. Questo vale per qualsiasi ambiente, dal bus preso a New York alla fermata dell’autobus in una favela brasiliana, alla peggior locanda di Caracas. Evitate anche commenti malevoli nei confronti dei vostri vicini che pensate siano stranieri. Non è così. E questo è lo sport nazionale italiano che difficilmente morirà. Spero di poter contribuire alla morte di questa abitudine nazionale. Credetemi, c’è sempre qualcuno che riferirà quello che avete detto a qualche cugino della zia del vicino di casa vostra.

Quando siete in aereo fate tutto quello che vi dicono le hostess o i messaggi. Dovete sapere che le hostess sono pagate per contratto specificamente per rompervi i coglioni. Tavolino, sedile reclinato, cintura, valigia ecc. Dovete anticiparle mi raccomando.

Se vi annoiate a morte sugli aerei non pensiate di potervela cavare con la rivista di bordo. E’ il peggior strumento di intrattenimento mai concepito e, a meno che non facciate il viaggio di ritorno dopo un mese, nell’aereo di ritorno rivedrete sempre la stessa.

Per quanto riguarda la sicurezza è inutile che vi preoccupiate durante il volo. Il 90% degli incidenti avvengono in fase di decollo e atterraggio. E anche in quel caso che vi preoccupiate pregando Krishna e/o Padre Pio o che vi mettiate a ridere oppure ancora meglio a ripetere a memoria frasi di film americani al vostro vicino di sedile (frankly my dear I don’t give a damn oppure Hasta la vista baby) non cambierà nulla: morirete comunque quindi utilizzate gli ultimi secondi della vostra vita per fare qualcosa di originale e divertente.

Ultimo consiglio: l’aviazione è il più recente tipo di trasporto ma è anche il più complicato e assurdo. Se pensate che un viaggio sulla carta duri un’ora in realtà dovete sempre pensare che sono (segue formula): n + 3 ore + m, dove n sta per ore di volo ufficiali ed m per decine di minuti dall’aeroporto più vicino. A volte è più conveniente prendere il treno, credetemi.

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D-Day pasquale

Domani sbarcherò in Normandia e incomincerò a migliorare il mio francese. Ci vediamo fra una settimana. Fate da bravi!

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Sardi di Allah

“Li turchi, mamma li turchi!”

500 anni e questa frase echeggia ancora nella nostra quotidianità. 500 anni fa furono plasmate la geopolitica, la demografia e perfino le paure del Sud Europa. Se noi siamo quello che siamo oggi è a causa di una serie di casi della Storia che ebbe luogo nella lontana Costantinopoli nel 1453.

L’Impero Romano d’Oriente in declino a causa delle continue invasioni turche, veneziane e dei crociati crolla sotto l’impeto delle truppe ottomane nel 1453. Nel frattempo Colombo cerca un’altra via per by-passare proprio l’appena conquistata Costantinopoli per il controllo della via della seta verso Oriente. Paradossalmente fu proprio la conquista di Costantinopoli a mettere le basi del declino del futuro impero ottomano, perché gli europei scapparono verso Occidente abbandonando il Mediterraneo e cancellando la via della seta. L’Impero Ottomano, erede dell’impero romano d’oriente e quindi anche del mondo greco, si espande in tutto il Mediterraneo, Balcani e Nord Africa. Baleari, Sicilia, Sardegna sono lambite dalla sua influenza e diventano il confine tra l’Europa cristiana e quella musulmana. Una trincea fatta di porti, baie e scogli dove si gioca il futuro del Mediterraneo. La Sardegna, prima di Colombo, rappresentava uno dei punti strategici per il controllo del Mediterraneo. Chi controllava la Sardegna controllava il Mediterraneo occidentale. Eppure non ci furono mai tentativi da parte degli ottomani per la sua conquista. Si trattava di mantenere le sfere d’influenza, soprattutto coi francesi, alleati dei turchi contro gli spagnoli. Francesi che puntavano alla distruzione del potere genovese e spagnolo sul Tirreno.

E’ in questi anni che incominciano le “corse”, ovvero gli assalti organizzati dei saraceni del Nord Africa sulle coste sarde. I corsari non erano pirati, ma assaltatori organizzati e legalizzati dall’Impero Ottomano. Una percentuale delle loro scorribande andava infatti alla Sublime Porta ad Istanbul (l’ex Costantinopoli). E le corse erano regolarizzate e finanziate da decine di protagonisti, molti dei quali erano ricchi mercanti europei o turchi. In quelle felucche c’erano molti berberi (i mori), alcuni turchi da tutte le province dell’impero e perfino europei rinnegati. Anzi molte delle corse venivano organizzate grazie alle informazioni di sardi, siciliani, calabresi e campani scappati dall’Europa cristiana e convertiti all’Islam, che indicavano villaggi costieri, baie riparate e chiese da saccheggiare. Molti dei rinnegati chiedevano asilo dai turchi perché scappavano da persecuzioni religiose in Europa. Basti pensare che in questo periodo ci fu la cacciata degli ebrei nei territori dell’Impero Spagnolo, l’Inquisizione dilagava dove gli ispanici controllavano il territorio e la Controriforma affilava le lame in tutta l’Europa cattolica. Insomma molti ebrei e cristiani trovarono rifugio proprio dal nemico turco che in cambio, se convertiti (spesso solo di facciata), li premiava con denaro, posti di comando e perfino di reggenza. Così capitò con Hassan Agha, un pastorello sardo che fu rapito mentre si faceva un bagno nelle spiagge dell’Asinara. Si dice che il Barbarossa*, comandante supremo della flotta ottomana, si innamorò della sua bellezza. Lo fece evirare e fu il suo protetto fino a quando non gli affidò la reggenza di Algeri, capitale di uno stato “barbaresco” del Nord Africa alle dipendenze di Istanbul. E fu proprio il sardo Hassan a sconfiggere l’assedio di Algeri di Carlo V.

Questo dei rapimenti con lo scopo di ottenere un riscatto era un business che dava molti soldi un po’ a tutti. Ai corsari, ai turchi e agli intermediari europei (francesi, veneziani e genovesi). Chi ne pagava le spese erano ovviamente i rapiti, soprattutto sardi, siciliani, campani e calabresi. Quando Carlo V liberò Tunisi si dice che furono liberati 1120 sardi dalla prigionia. Una cifra enorme considerato che la popolazione sarda all’epoca contava appena 200.000 anime! Si stima che i sardi rapiti in quel periodo furono tra i 2000 e i 3000. Quasi l’1% della popolazione sarda. Questi sardi, quando non riscattati dalle famiglie, venivano venduti come schiavi in tutto l’Impero. Quindi possiamo dire che c’è un po’ di Sardegna (e di malattie endemiche) in tutto l’Impero Ottomano. Spesso nel Sulcis (sud-ovest dell’isola) ci si lamenta con raccapriccio (e molto razzismo) dei geni dei mori che sono ancora presenti nella popolazione, i cosiddetti maureddinus, o maureddus. Appunto i mauritani, i mori. Nati probabilmente dagli stupri dei corsari nelle incursioni della costa. In realtà come abbiamo visto i corsari erano di varia etnia, spesso europea o greca, ma anche se fosse l’apporto genetico moresco (che non ho ancora capito in cosa consista visto che il nord africa è stato per millenni fenicio, romano e quindi cosmopolita!) sarebbe infinitesimale, perché non ci fu mai conquista né colonizzazione moresca.

La cosa interessante invece è che spesso accusiamo i turchi di schiavismo, pirateria ecc. ma gli spagnoli e i sardi non furono da meno. Infatti Cagliari in quel periodo divenne un mercato di schiavi turchi e mori molto vivace. E i signorotti sardi facevano a gara per ottenere i migliori schiavi per le proprie terre. Soprattutto per la coltivazione del grano nel Campidano o nelle miniere sulcitane o per la costruzione. Molti di questi negli anni venivano liberati (grazie ad alcune leggi spagnole più clementi) e il loro pool genico entrava a pieno diritto in quello sardo.

Concludendo, spesso abbiamo guardato all’impero ottomano da lontano quasi pensando che ci fosse un confine ermetico tra nord e sud del Mediterraneo. In realtà molti europei si fecero turchi, ovvero si convertirono all’Islam e lavorarono per l’Impero Ottomano, alcuni trovarono anche fortuna e furono determinanti nella sconfitta contro gli stati europei. Nel caso specifico c’è un po’ di Sardegna in Nord Africa e un po’ di Nord Africa in Sardegna** e la storia fu più complicata e affascinante di come ce la descrivono nei libri di storia.

*di origine greca.

**perché, ci fu mai un periodo in cui Nord Africa e Sardegna non furono in comunicazione (a parte quello odierno)? Kar era fenicia e poi Cartaginese. Divenne Karalis con i romani che unirono le due sponde del Mediterraneo grazie al “ponte sullo stretto” sardo. Solo oggi i due mondi sono separati, solo oggi il Mediterraneo ha un muro impenetrabile.

Referenze:

Antonio Mattone Storia dei sardi e della Sardegna: dagli Aragonesi alla fine del dominio spagnolo, Jaca book.

Romanzi:

Massimo Carlotto, Cristiani di Allah, edizioni e/o

Wu Ming, Altai, Einaudi.

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Vederli è tutta un’altra cosa

In questi anni sui giornali di tutto il mondo abbiamo visto decine di rappresentazioni artitistiche di esopianeti. Per il semplice motivo che gli strumenti a nostra disposizione non erano ottici ma  spettrografici o addirittura calcoli indiretti della perturbazione delle orbite. Ma negli ultimi tempi l’astronomia ha fatto così tanti passi da gigante nell’esoplanetologia che in un paio di anni siamo già riusciti a fotografare questi pianeti! In questo sito potete ammirare le foto degli esopianeti finora fotografati. E sono immagini da far mozzare il fiato.

Voi direte: “Ma è solo un puntino bianco!” Quel puntino è un pianeta che orbita intorno ad una stella lontanissima. Un pianeta sconosciuto, pieno di mille possibilità, risorse e forse vita. Ma la cosa più curiosa è che a malapena conosciamo il nostro sistema (solo qualche anno fa abbiamo declassificato Plutone e scoperti altri planetoidi di cui non sospettavamo neanche l’esistenza) o l’oggetto che più ci sta vicino, la Luna. Ma l’esoplanetologia ha un fascino maggiore perché moltiplica all’ennesima potenza le possibilità di altra vita nell’Universo. E come non rimanere estasiati di fronte alla foto di un intero sistema extrasolare (foto numero 5)! Che meraviglia. Come dicono gli anglosassoni it made my day. Vale la pena di vivere per vedere questo o sapere che esiste tutto questo. Il pensiero che possiamo vedere pianeti extrasolari per me è orgasmo puro. E’ il sogno di ogni appassionato di (fanta)scienza e credo dovrebbe esserlo di ogni umano. Nuovi mondi, nuove forme di vita. Se Asimov fosse qui, ora, starebbe a bocca aperta come me. Naso all’insù, una lacrima di emozione, e ridere delle miserie umane. Vi ricordo che fino a poche centinaia di anni fa pensavamo che la Terra fosse piatta, che la nostra stella girava intorno ad essa e che fossimo al centro dell’Universo, unici esseri ad avere il privilegio di viverci, gli esseri perfetti creati dagli dèi per scopi imprescrutabili. E ora, guardando queste foto come non possono le religioni crollare di colpo come castelli di carta? Come non possono i sacerdoti delle menzogne ripensare tutto quello che hanno imposto con sangue e spada? Come non possiamo adorare quelle stelle come le vere divinità da cui siamo stati creati?

 

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Meraviglioso universo

Di seguito alcune spettacolari immagini che ho trovato qui e là.

Questo è il lancio di un razzo Delta 2 visto dalla prospettiva di un paracadutista in caduta libera.

Questa è l’aurora boreale vista dallo spazio. Incredibile!

La nostra galassia, la Via Lattea, non è omogenea e lo dimostra questa “spaccatura” tra le stelle. E se fossimo anche noi all’interno di una spaccatura?

Tre fulmini colpiscono contemporaneamente tre palazzi di Chicago.

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Un weekend a Brighton 2

Due italiani e un palestinese che si guardano Germania-Inghilterra in una taverna greca? Una combo possibile a Brighton, ieri per l’esattezza. Mentre le strade della città erano deserte, quasi come il 15 Agosto alle 2 del pomeriggio in Italia, io, la mia ragazza e un amico ci guardavamo la partita del secolo (per gli inglesi almeno) tifando per la Germania! Circondati da pub pieni di hooligans ubriachi e a petto nudo!

Diciamo che è stato il proprietario della taverna ad istigarci a tifare Germania; anche perché lui aveva puntato 20 sterline sulla vittoria dei teutonici. Ad un certo punto entra una vecchietta inglese, stile “would you like a cup of tea my dear?”, chiede da bere e chiede se si può sedere con noi. Fine della pacchia: dobbiamo far finta di essere dispiaciuti per ogni goal che entra nella porta inglese. E sono quattro! Per quattro volte cerchiamo di sembrare tristi ma ci viene solo da ridere. Meno male che la vecchia non capisce molto e pensa che il nostro dispiacere sia genuino. I greci ridono con noi e la serata passa tra una risata e un sorso di ouzo. Per poche ore ci sembra di essere in vacanza in qualche isola greca, complice anche il sole che fuori spacca le pietre. Poi ci viene il dubbio: “E se la vecchia ha un nipote hooligan che ci aspetta fuori?”

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Un weekend a Brighton 1

Brighton è una città diversa. In tutti i sensi: diversa perché non ha poco o nulla di tipicamente inglese; diversa perché è aperta al mare (cosa rara nelle città costiere inglesi); diversa perché è la patria dei “diversi”. Infatti Brighton è la capitale gay del Regno Unito, ma è anche una città costituita dal 90% di alternativi, freakettoni, artisti e punkabestia. Il bello di Brighton è che una città tollerante (che brutta parola! Qui nessuno tollera gli altri, li accetta al massimo) a 360 gradi: verso le razze diverse, le sessualità diverse ecc. Qui non ci sono ghetti o quartieri. Al massimo è divisa in quartieri ricchi e quartieri meno ricchi, ma ci potete trovare l’asiatico col musulmano, il bisex con la famiglia Mulino Bianco e via con tutte le combinazioni dell’arcobaleno. Forse più cosmopolita e aperta di Londra, anzi sicuramente, visti i quartieri ghetto. Pochissime chiese, ci sarà un motivo? Il lungo mare, per quanto sia costituito da una spiaggia di ciottoli (portati negli anni 70 perché gli abitanti erano stanchi di avere la sabbia che entrava in casa), ha un suo fascino: hotel, campi da gioco, negozi, bar, souvenir, piscine, campi da golf, insomma non ci si può annoiare. Salta subito all’occhio la composizione gayofila della città. C’è un ampio range di stereotipi in strada: dalla checca più checca al macho tutto muscoli e barbuto, dall’artista all’intellettuale, dallo stilista all’insospettabile padre di famiglia. E, secondo molti, proprio a causa della presenza omosessuale la città è così costosa. Dio santo quanto è costosa! D’altronde questa è la spiaggia dei londinesi ricchi, l’Ostia o l’Idroscalo o il Poetto di Londra. Il weekend si trasforma in un bordello letteralmente. Se avete visto l’Inghilterra di sabato sera, sapete cosa intendo; ecco Brighton è il top del trash per quel tipo di serata. Sconsigliata alle persone che si impressionano facilmente.

Dimenticavo, migliaia di Fish and chips e tanti pterodat…ehm gabbiani che ti cagano addosso. Godetevi il video di quel simpaticone di Fabri Fibra, tutto contento perché ha scoperto Brighton.

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L’isola dentro

Devo essere sincero: ho visto poco della Sardegna nella mia vita. Mi sono sempre limitato al sud, soprattutto il cagliaritano e il Sulcis (che conosco bene). L’interno della Sardegna, a parte le solite Aritzo, Tonara e Seui, mi è quasi sconosciuto. L’altro giorno ho deciso di andare in una zona poco conosciuta della Sardegna: il Sarcidano. Marmilla, Trexenta e Sarcidano sono delle regioni al confine tra la pianura del Campidano e le montagne della Barbagia. E’ una terra di confine fatta di altopiani, laghi e piccoli paesi arroccati tra le colline. Come avrete capito non fa parte del circuito turistico classico. E però dovrebbe esserlo: le potenzialità sono enormi. Parliamo di una zona fatta di altopiani, dove tira un vento fresco tutto l’anno, perfino nella calura estiva d’Agosto, poco popolata, costellata da decine di nuraghi, fortezze, villaggi e pozzi sacri nuragici. Due enormi laghi artificiali, il Flumendosa e il Mulargia rendono il paesaggio sardo affascinante ed inusuale.

Arriviamo a Nurri, un paese fantasma di appena 2000 anime per lo più di anziani. Il paese è vuoto e silenzioso, due vecchi seduti fuori da un bar guardano la nostra macchina. Certo è l’ora di pranzo, ma comunque fa impressione vedere le strade deserte, sentire solo il frinire delle cicale, le serrande chiuse. Non troviamo indicazioni per il lago Flumendosa. E sì che è bello grande. Alla fine troviamo una vecchietta in costume da vedova (è un costume completamente nero con un velo altrettanto nero che copre i capelli). Certi baffi da far invidia a Gatto Silvestro… Gli chiediamo informazioni ma non ci capisce. Passiamo al sardo e fila tutto liscio. Fortunatamente a Nurri si parla campidanese, altrimenti non saremmo riusciti a comunicare. Troviamo la strada per il lago. Il Medio Flumendosa è un lago enorme incastonato tra le gole del Sarcidano. Le sue acque sono chiare e le alte falesie creano giochi di luci e ombre. Su una piccola penisola c’è una struttura turistica (l’unica nel giro di decine di chilometri). E’ un piccolo hotel, munito di porticciolo con annessi piscine e piccolo zoo. Il coraggioso imprenditore che lo ha costruito ha fatto le cose in grande ma deve fare i conti con tutto quello che gli sta intorno, ovvero il nulla. Siamo capitati qui perché qualcun altro ce lo ha segnalato, la zona è un far west, non ci sono indicazioni stradali. E infatti non c’è nessuno, il bar e ristorante sono chiusi, il battello “stile Mississipi” è fermo al centro del lago aspettando tempi migliori (guardate le foto meravigliose qui). Se questo posto fosse stato in qualsiasi altra parte del pianeta il 15 Giugno sarebbe pieno di turisti. Lo sarebbe se ci fossero indicazioni stradali, agenzie, pubblicazioni e siti in inglese e francese, un porticciolo turistico con barche a vela, canoe, magari un campeggio, un negozio per la pesca, le escursioni a cavallo, il parapendio, bed and breakfast e un supermercato come si deve nel paese ecc. ecc. E invece il nulla più totale, solo bar pieni di vecchi ubriaconi, le cicale e milioni di metri cubi di acque inutilizzate. Ma non è finita qui. Vogliamo parlare dei villaggi nuragici? Parliamone. Il Sarcidano ha una concentrazione di fortezze nuragiche impressionante. Complessi nuragici del 1500 a.C. perfettamente conservati sparsi per tutto il territorio, spesso usati come ovili dai pastori o derubati delle pietre per costruire muretti a secco. Un patrimonio archeologico da far invidia all’intera archeologia dell’Europa continentale preromana. Entro nel nuraghe Arrubiu (arrubiu è rosso in sardo, a causa dei licheni sulle sue pietre) di Orroli (vicino a Nurri) e ho i brividi: 3500 anni di storia in solida pietra. Un vero e proprio castello pentalobato con due serie di cinte murarie, torri a tolos contemporaneo di Egitto, Babilonia e Micene. Roma neanche esisteva nelle menti dei suoi primi abitanti pastori. Gli inglesi fanno miliardi per un gruppo di pietre messe in circolo di appena e nel frattempo i sardi nuragici davano lezioni di architettura al resto d’Europa, maghi della lavorazione del bronzo, commerciavano con egizi e fenici. Ecco, io arrivo al nuraghe Arrubiu, entro nel complesso e non c’è un custode. Più tardi scopro che avrei dovuto fare un biglietto. Dove? Nessuno me lo ha chiesto. Chiunque può entrare, siamo da soli. E d’altronde chi potrebbe venire qui se non è segnato in mappe e itinerari di livello internazionale? Ma se neppure la gente  d’Europa sa cosa è e dov’è la Sardegna?

Che pena, che rabbia. Migliaia di anni di storia da far invidia ai popoli dell’Europa continentale, diecimila nuraghi, migliaia di pozzi, tombe, reperti archeologici sparsi in un territorio vastissimo, mari, spiagge, laghi, montagne, foreste, animali, folklore. Una perla nel mediterraneo, un paradiso in terra per i suoi abitanti, una miniera d’oro e ancora l’immagine di quei vecchietti al bar nella mia mente: insopportabile. I giovani sono scappati perché non c’è lavoro, dicono. Ma quando mai! Avete l’oro davanti, ci camminate ogni giorno e non lo sapete raccogliere! Poveri stolti, pensate di avere un’isola morta intorno a voi ma non vi rendete conto di avere l’isola dentro, dentro di voi.

*per una ricostruzione digitale del nuraghe Arrubiu vedere qui.

**su Google ci sono pochissime immagini ad alta risoluzione del nuraghe qui. Il comune di Orroli non si è manco premurato di fare una serie di foto ad alta risoluzione da mettere su internet. Il sito del comune poi fa pena. In un giorno potrei costruirne uno di qualità media e creare un buon traffico con tag e aggregatori giusti. E non sono un web designer… Anzi mi sa che con questo post creo più traffico io all’intero Sarcidano che con i loro siti “istituzionali”.

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Un po’ di paleontologia sul campo

Un paio di settimane fa mi sono finalmente deciso e con un paio di amici siamo andati nella Jurassic Coast in Dorset. Fin da quando sono qui in UK ho sempre sognato di andare a scavare alla ricerca di fossili. Per chi non lo sapesse la Gran Bretagna è una miniera a cielo aperto per la ricerca di fossili. Soprattutto sulla costa dove, grazie al continuo logorio del mare, la roccia viene esposta e i fossili si trovano praticamente mentre si passeggia. Intorno a Bristol ci sono il Somerset, il Dorset e il Devon ricchissimi di fauna marina del Giurassico, Triassico, Cambriano e Devoniano. E’ stata una esperienza bellissima, indimenticabile, di quelle cose che avrei voluto fare fin da bambino. La costa del Dorset poi, è bellissima con scogliere a strapiombo sul mare, spiagge, baie e archi di pietra. Abbiamo trovato ammoniti, conchiglie e qualche scaglia di pesce qua e là. Purtroppo niente pliosauri o ittiosauri. Sarà per la prossima volta!

Di seguito alcune foto.

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