Coincidenze impossibili

Ora vi racconterò tre cose che hanno dell’incredibile e che mi hanno molto colpito.

1. Anni fa incontrai un ricercatore a San Paolo, in Brasile. Pochi minuti durante una visita in un laboratorio. Neanche mi ricordavo il suo nome. L’anno dopo mentre faccio il check in in un hotel di Santiago del Cile si avvicina un uomo e mi dice: “Fabrizio, ma sei tu? Ci siamo visti l’anno scorso a San Paolo nel laboratorio di X!”

La mia mascella e’ cascata a terra in quel momento. Quali sono le probabilità che si riincontri una persona tra 7 miliardi dopo un anno in due paesi differenti (Brasile e Cile), nello stesso luogo (pochi metri quadrati) e nello stesso istante (pochi secondi)?

2. Alcuni mesi fa prendo il treno da Copenhagen a Aarhus. Stavo per salire su una carrozza ma poi ci ripenso perché troppo piena. Salgo in un’altra carrozza. Guardo i visi nel vagone e in un millisecondo riconosco una faccia conosciuta. Ma e’ Piotr!! L’amico polacco di un amico italiano che ho conosciuto a Bristol 10 anni prima!

3. Non e’ finita qui. Settimana scorsa ero in Israele, all’università di Haifa, in attesa di parlare con un professore. Mentre aspetto per il mio appuntamento, dalla stessa porta escono due ex-colleghi inglesi che non vedevo da due anni! Di nuovo, quali sono le probabilità che una cosa del genere accada? Stesso paese, stesso luogo, stessa porta, stesso secondo. E’ praticamente impossibile!

Quali sono le probabilità che due persone conosciute in un luogo si riincontrino in un altro nello stesso istante? Qualcuno riesce a fare il calcolo? E a me e’ capitato almeno tre volte in tre continenti diversi. Se e’ cosi forse e’ più comune di quanto si creda. Chissà quante conoscenti e amici abbiamo incrociato senza vederli. Magari in un’altra carrozza del treno o dietro una porta di un hotel o mentre ci allacciavamo la scarpa in un affollato marciapiede. Il mondo in fondo non e’ cosi grande.

Scusate mi gira la testa…

 

Annunci

3 commenti

Archiviato in Uncategorized

Mercator come strumento di dominio occidentale

Veramente pochi sanno che quasi tutte le mappe del mondo – inclusa quella di GoogleMaps- non rappresentano le vere proporzioni dei continenti della Terra. Avrete sicuramente notato che la Groenlandia risulta essere immensa, grande quanto l’intera Africa. Lo stesso vale per il Canada, la Scandinavia e la Siberia. In realtà è una distorsione data dalla proiezione di Mercator, utilizzata con successo per la navigazione marittima per secoli ma che ha grossi problemi di distorsione con le masse terrestri. Una conseguenza di questa distorsione è che i paesi dell’emisfero boreale risultano più grandi di quanto non lo siano, mentre quelli vicini all’equatore più piccoli. Sembra una cosa da nulla ma questo condiziona pesantemente il nostro modo di vedere il mondo e di rapportarci (noi occidentali) con gli altri paesi. Prendete l’Africa per esempio: l’Africa è immensa e al suo interno ci stanno USA, Europa, Cina e India. O il Brasile che è grande quanto gli USA. Gli stessi USA sono grandi appena quanto il Sahara. Non mi credete? Guardate voi stessi su questo sito theTruesize.com. Scrivete nome del paese in inglese e spostatelo a diverse latitudini. Un ottimo strumento da usare a scuola durante geografia.

Quali sono le conseguenze politiche di questo?

Cosa sarebbe successo se le mappe fossero state fedeli alle vere proporzioni dei paesi quando l’Occidente ha dichiarato guerra ad Afganistan, Siria o Libia? L’Afghanistan è grande quanto Francia e Germania messe assieme. Francia e Germania insieme e fatte di impenetrabili montagne e vallate. Davvero gli USA si sarebbero avventurati in un territorio cosi ostile con qualche migliaio di soldati? O la Gran Bretagna si definirebbe ancora così se la spostassimo nel Mediterraneo, grande appena quanto l’Italia? Volete fare la guerra all’Iran? Beh, spostatela in Europa e vediamo se riuscireste a conquistare un paese grande quasi quanto il continente europeo. Altro che D-Day.

Ma non solo guerre. Per esempio, da ragazzino negli anni 90 mi ricordo come fosse ieri che il WWF aveva una campagna di sensibilizzazione contro la deforestazione dell’Amazzonia. Dicevano che ogni anno un’area grande quanto l’Umbria veniva distrutta in Brasile. Guardavo la mappa e mi preoccupavo: in meno di 20 anni l’intera Amazzonia scomparirà! Provate a spostare l’Italia in Brasile e cercate di capire quanto piccola e insignificante sia l’Umbria rispetto al resto del paese. Poi non ci dobbiamo meravigliare se esistano ancora tribù di indios ancora isolate e che non hanno ancora avuto contatto col mondo!

I miei amici inglesi quando sentono parlare della Sardegna, pensano che sia un’isoletta come Santorini o Rodi, insomma una montagna in mezzo al mare. Pensano di poterla visitare in 48 ore. Quando invece la spostiamo più a nord ci accorgiamo che la Sardegna è grande quanto il Belgio, più grande della Slovenia e non cosi tanto piccola rispetto alla Svizzera. Grande quanto il Galles e il doppio rispetto al Nord Irlanda. Immaginatevi tutti i discorsi sull’indipendentismo di certe regioni se utilizzassimo le loro reali dimensioni. Chi negherebbe alla Sardegna (che molti in Europa neanche sanno dove sia) il diritto all’autodeterminazione se si scoprisse che è grande quasi quanto la Svizzera?

Il fatto è che questa rappresentazione falsata della realtà del Mondo è un’arma nelle mani dell’Occidente. Le nostre politiche, le nostre convinzioni di superiorità, perfino la giustificazione per nuove guerre si basano su questa percezione che gli USA e l’Europa siano continenti enormi mentre i paesi poveri all’equatore siano piccoli. Non è un caso infatti che la mappa dell’ONU, più vicina alla realtà, non sia una proiezione Mercator. Di certo non fu colpa di Mercator, che inventò la sua proiezione pensando alla navigazione (per cui è ottima), ma ormai tutti lo sanno e esistono alternative più veritiere ma si è preferito mantenere questa menzogna nelle scuole, nelle nostre mappe di navigazione su internet. Per esempio, recentemente (nel 2016) Narukawa inventò la proiezione Authagraph (vedi sotto), simile a quella dell’ONU, che viene definita quella più vicina alla realtà. Forse è giunto il momento di adottarla nelle nostre scuole, che dite?

4 commenti

Archiviato in Uncategorized

Vilfredo Pareto e l’ineguaglianza della società umana

Da qualche tempo mi sto dilettando nel leggere Vilfredo Pareto. Ingegnere, sociologo, economista, Pareto fu uno studioso attivo fino agli anni 20 del secolo scorso quando morì, ma nonostante questo incredibilmente moderno. Credo che il suo pensiero possa servire a capire molti dei drammi del secolo scorso e i mutamenti di questi ultimi anni nel nostro mondo.

Per Pareto le società umane sono sempre invariabilmente divise tra elite e masse, e questa divisione in genere è in 20/80%. Studiò la suddivisione della proprietà delle terre in varie epoche storiche e varie società e si rese conto che non importa dove e quando nelle società umane l’elite (il 20%) detiene sempre l’80% delle terre. Ma attenzione, questa suddivisione in classi non è fissa ma estremamente mobile. In quella che spesso raffiguriamo come una piramide sociale – ma che per Pareto era una sorta di freccia sociale con una grossa base (80%) e una punta sottile (20%) – esiste un moto magmatico continuo tra l’80% e il 20%. Rivoluzioni avvengono continuamente e nuove elite rimpiazzano le vecchie, mantenendo la proporzione 20-80 intatta. In alcuni paesi come antica Atene e Inghilterra questi mutamenti sono più veloci, in altri come a Sparta o in Cina più lenti ma sono sempre presenti (parla di Inghilterra e Cina della sua epoca ovviamente e usa Atene e Sparte come esempi di democrazia e despotismo). Le democrazie sono più veloci a dare questo cambio, mentre i paesi autoritari più lenti. E questa è l’unica differenza tra i due, perché, dice Pareto, la democrazia o il “bolscevismo” sono illusioni o frodi se pensano di poter creare società egualitarie. Democratici e comunisti/socialisti pensano che la loro rivoluzione dia il potere al popolo e che elimini le elite, ma invece questa proporzione non può essere cambiata. Infatti, e lo abbiamo visto con l’URSS, perfino nei paesi socialisti si forma una elite che accumula potere e denaro. La chiamiamo oligarchia per i paesi socialisti, monarchia e nobiltà per le monarchie e governo nelle democrazie ma sono sempre la stessa cosa: il 20% d’elite della popolazione. Le democrazie danno un’illusione di distribuzione del potere ma in realtà vi è sempre una elite che scalza l’altra distruggendola.

Oggi, lo vediamo chiaramente nelle democrazie moderne: i grandi partiti politici dal dopoguerra in poi hanno creato un bastione difficilmente espugnabile, distribuendo la ricchezza solo ai propri accoliti. Il resto della popolazione, l’80%, prende le briciole ed è sfruttato con lo strumento della tassazione dando l’illusione che il potere appartenga al popolo. Ma a volte le rivoluzioni avvengono ed ecco che il M5S sale al potere e magicamente diventa quel 20% che tanto odiava. In pochi mesi distribuisce favori tra i propri accoliti, si chiude in un bastione inespugnabile, tutti i comportamenti meschini ed immorali che contestava ora sono permissibili e a quel paese va l’onestà.

Insomma Pareto ci aveva azzeccato e sarebbe bene rileggerlo per capire la storia e quello che sta succedendo oggi nel mondo.

 

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Differenze tra Risiko italiano e Risk internazionale

Ho sempre considerato Risiko uno dei giochi da tavolo più entusiasmanti e complessi. Lo adoro e quando ho amici a casa lo propongo sempre. Pochi però sanno che la versione di Risiko italiana è unica al mondo e si discosta abbastanza dalle versioni internazionali.  Ed è questa sua unicità a renderla la versione forse migliore in assoluto. Ieri ho avuto il piacere di giocare con la versione britannica, fedele all’originale. Vediamo le maggiori differenze:

  1. Come molti di voi avranno notato nella versione italiana ci sono carri armati ma quelli raffigurati nelle carte sono fanteria, cavalleria e artiglieria. Come è possibile? La versione originale infatti era basata sulle guerre napoleoniche e la mappa ne è un’altra prova. Significa che nelle versioni internazionali non ci sono carri armati ma fanteria, cavalleria e artiglieria. Vedi foto. Le differenti pedine non significano differenti livelli di potenza di fuoco (come pensavo fino a ieri) ma semplicemente un modo per aggregare numeri di battaglioni (da noi armate) superiori a 5 (1 cavalleria equivale a 5 fanterie) e 10 (1 artiglieria equivale a 10 fanterie o 2 cavallerie). Insomma, lo stesso uso che nel nostro si fa delle bandierine che equivalgono a 10 carri armati. Il motivo di questo non è solo per questioni di spazio ma anche perché nella versione internazionale i battaglioni di fanteria sono limitati a poco meno di 40. Quindi si è forzati a sostituirli con cavalleria e artiglieria.
  2. Questo significa che i movimenti di truppe sulla mappa sono limitati da questa aggregazione. Nell’italiano possiamo spostare carri armati uno ad uno da un territorio all’altro, in quelle internazionali la cavalleria e l’artiglieria non si possono dividere e quindi spesso ci si trova con territori sguarniti e esposti ad attacchi.
  3. I dadi per la difesa sono solo due, non tre. Questo fa sì che l’attaccante sia avvantaggiato. Insomma, è più facile conquistare territori in Risk rispetto a Risiko tanto che nella partita che ho fatto (durata appena 1 ora e mezzo) ho conquistato il Sud America e riperso completamente in due turni! Basta un errore o un po’ di sfortuna per vedere la partita ribaltarsi immediatamente. In Risiko in media per essere vincitori in una battaglia l’attaccante deve accumulare almeno tre volte tante armate della difesa. In Risk basta il doppio. Come potete capire le partite durano molto meno rispetto a quelle italiane.
  4. In Risiko c’è un collegamento marittimo tra Medio Oriente e Africa Orientale che rende l’Africa molto più esposta agli attacchi dall‘Asia.

Una curiosità: nella mappa del Risk del 1992 con cui ho giocato sono chiaramente segnate Sardegna, Corsica, Baleari, Creta e Cipro. In quella italiana queste non ci sono, segno che pure nei giochi da tavolo i continentali non hanno alcun riguardo nei confronti dei sardi! 😉

La versione britannica del 1992 invece è molto patriottica: la scatola rappresenta truppe britanniche e le Falkland sono rappresentate e ingrandite in maniera innaturale. Quando l’ho fatto presente al mio amico inglese ne è rimasto sorpreso, più che altro per il fatto che lui non se ne sarebbe mai accorto se non glielo avessi fatto notare io. Come dire che quando vivi nella tua bolla nazione pensi che il mondo giri intorno a te.

In conclusione per una volta la versione italiana è quella migliore e più equilibrata e che permette strategie a lungo termine complesse. La mappa italiana pero’ lascia a desiderare (soprattutto per la mancanza della Sardegna!) e infatti ho deciso di comprare la versione britannica e di usare la sua mappa con le regole italiane. Insomma, prendo il meglio delle due versioni.

 

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Brex-shit

Dopo la sonora sconfitta del governo May ieri all’House of Commons ho letto molte inesattezze tra i commentatori in Italia e quindi mi sembra opportuno darvi un quadro completo e veritiero della situazione, visto che mi trovo in una posizione privilegiata.

Cosa è successo prima di ieri: al governo May fu dato il compito di trovare un modo per arrivare alla realizzazione di una uscita del Regno unito dall’Unione Europea. Dopo due anni di tentativi la May è riuscita a trovare un accordo (May’s Brexit deal) con l’Unione Europea. Questo accordo di oltre 500 pagine praticamente consente a UK di accedere al mercato unico e permette libertà di movimento dei suoi cittadini in UE e dei cittadini EU in UK con alcune restrizioni (cittadini UK non potranno vivere indefinitivamente in UE per esempio) fino al 2020. Evita pure un confine fisico per il cosiddetto Irish backstop, ovvero tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda sempre fino al 2020. Questo periodo fino al 2020 (che può essere anche prolungato per altri due anni) è una sorta di “customs union” temporaneo, prima che avvenga la vera e propria uscita dell’UK dall’UE. in questo lasso di tempo UK dovrà seguire tutte le regolamentazioni dell’UE e non potrà fare accordi commerciali indipendentemente.

cosa è successo ieri: il governo May deve chiedere al parlamento di accettare questo accordo. Ci provò prima di Natale ma all’ultimo momento decise di rimandarlo a Gennaio. Ieri, il 15 Gennaio vi è stato il voto che la May sapeva di perdere. Ma il fallimento è stato di dimensioni colossali (202 contrari su 432), la sconfitta peggiore di un governo dal 1924. Il capo dell’opposizione e del Labour Jeremy Corbin ha chiesto un voto di “no confidence” contro il governo May ma pare che non abbia i numeri per farlo. La situazione è tragica perché il parlamento di trova ad un’impasse irrisolvibile. Un commentatore ieri in TV ha detto che le istituzioni democratiche britanniche sono state costruite su una precisa e netta dicotomia sinistra-destra, ma poiché il tema dell’Unione Europea è trasversale e non appartiene a queste categorie, il problema è praticamente irrisolvibile. Condivido in pieno questo commento e infatti aggiungo che gli unici partiti che hanno un’idea chiara e compatta della situazione sono partiti che non sono né di destra né di sinistra come i LibDem, i Verdi e SNP (Partito Nazionale Scozzese). Labour e Tory non possono risolvere questo problema perché sono stati costruiti su concetti di destra e sinistra per centinaia di anni.

Cosa succederà dopo ieri: una domanda che non ha risposta ovviamente. Ci sono varie alternative: la prima è che la deadline per l’articolo 50 venga spostata per dare più tempo al governo di trovare una soluzione, ma il governo non può trovarla per le contraddizioni spiegate prima; la seconda è nuove elezioni ma i Tories non lo faranno mai perché altrimenti Labour vincerebbe e ad essere sincero non saprei neppure cosa farebbe di meglio il Labour con Brexit; la terza opzione è quella del Norway Plus, ciò’ entrare nel club dell’EEA/EFTA come Norvegia, Islanda e Liechtenstein ma con in più il “plus” per evitare il backstop con Irlanda del Nord. Esiste un consenso trasversale su questo ma non vi è maggioranza. Altra opzione è quella di un secondo referendum ma sia Tories che Labour non vogliono. come potete vedere si tratta di una guerra interna ai due più grandi partiti e Brexit nasce sempre da questa guerra interna. Niente più e niente meno, per il dispiacere dei commentatori italiani che vedono solo una battaglia di libertà tra un paese e l’Unione Europea.

Quello che è evidente è che Brexit sta facendo capire un po’ a tutti che il Regno Unito è rimasto unito solo grazie all’entrata nell’UE e quindi deve essere visto nell’ottica di un processo de-colonizzatore e de-imperialista che è incominciato all’inizio del secolo scorso. L’indipendentismo scozzese, il Nord Irlanda (con la fine dei Troubles con il Good Friday agreement), Gibilterra, le basi militari a Cipro, le guerre commerciali con Islanda e Francia per la pesca nell’Atlantico ecc. Tutti questi problemi si risolvettero con l’entrata in UE. dopo Brexit tutti questi problemi riaffioreranno o si intensificheranno disgregando ancor di più il Regno.

Brexit infatti -e basta guardare la mappa del voto – non è che il colpo di coda dell’english exceptionalism, eccezionalismo inglese, e del non avere accettato la perdita dell’Impero.

2 commenti

Archiviato in Uncategorized

La fine della democrazia parlamentare

Nonostante tutti i difetti delle moderne democrazie la funzione dei parlamenti è sempre stata un piccolo argine allo strapotere dei governi, ma soprattutto un luogo dove i cittadini potessero conoscere ciò che i governanti stanno facendo per e contro di loro. I parlamenti furono creati come contraltare al potere dei monarchi, ma anche per dare un contentino alle nuove classi borghesi emergenti. Ma che succede se i parlamenti vengono svuotati del loro ruolo e rimangono solo un luogo per la mera conta del consenso del governo? Non si tratta più di democrazia parlamentare, ma di democrazia… non so se esista un termine per un fenomeno recente che credo non abbia eguali nella storia delle democrazie moderne. In particolare, vorrei elencare tre casi da tre paesi diversi in cui il parlamento è stato esautorato del suo ruolo.

  1. USA: il primo presidente degli Stati Uniti ad esautorare il Congresso fu niente poco di meno che Barack Obama quando nel 2011 bombardò la Libia senza autorizzazione. Un atto incostituzionale che di fatto ha creato un precedente pericoloso, usato alcuni anni dopo con la Siria dallo stesso Obama e poi da Trump. Gli USA sono diventati di fatto una repubblica senza parlamento per quanto riguarda l’autorizzazione alla guerra. Da quel momento in poi un presidente può bombardare qualsiasi paese in qualsiasi momento senza autorizzazione congressionale. Questo grave precedente viola la Costituzione e il 1973 War Powers Resolution, che ribadisce il potere del Congresso su queste materie. Perfino Bush dovette andare attraverso il Congresso per la guerra in Iraq nonostante chi si stracciava le vesti chiamando quella guerra “illegale” ora difenda Obama a spada tratta per l’intervento in Libia e Siria. E, udite udite, perfino Putin ha dovuto chiedere l’autorizzazione alla Duma per l’intervento in Siria. Esatto, avete sentito bene: Putin ha legalmente schierato truppe mentre Obama lo ha fatto illegalmente, non solo internamente ma perfino internazionalmente, come Bush.
  2. Regno Unito: poche settimane fa il governo di Theresa May è stato dichiarato per la prima volta nella storia “in contempt of parliament”. Il governo May ha offeso il parlamento perché non ha voluto mostrare pubblicamente al parlamento il legal advice sulla Brexit (un report richiesto dal governo che elencava i rischi della Brexit).
  3. Italia: per la prima volta nella storia abbiamo una legge finanziaria non discussa nelle commissioni bilancio e in Parlamento. È un pacchetto chiuso scritto dal governo – diciamo la verità, dettato dall’Unione Europea, alla faccia del sovranismo del Prima gli italiani! – che chiede fiducia senza che nessuno possa vederla, discuterla, cambiarla. A che serve il Parlamento quindi?

Nel 2018 l’accentramento dei poteri verso i governi fa ripiombare il mondo ad un tempo in cui il monarca decideva delle sorti dei paesi senza consultare altri corpi dello stato. Centinaia di anni di democrazia liberale buttati al cesso.

 

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Differenti modi, stessi risultati

Esiste una lezione che ho imparato con l’esperienza (e quindi con l’età): non esiste un solo modo per fare le cose. Sembra una cosa banale ma nella vita di tutti i giorni incontriamo sempre qualcuno che ti dice che “no, si fa solo cosi. Punto e basta.”. Rifuggite da queste persone perché sono persone che hanno vissuto nella stessa bolla (la loro) per tutta la vita. Per tutta una serie di ragioni – non ultima la nostra atavica predisposizione come specie a pensare che il “nostro mondo” sia il migliore e l’unico possibile – siamo predisposti a pensare che esista un solo modo per fare le cose. È la stessa mentalità che porta gli uomini a credere alla propria religione come l’unica possibile, alla propria nazione come la migliore ecc. Sono fallace logiche facilmente sfatabili, ma solo in chi ha esperienza di gruppi, luoghi e culture diverse. Ecco perché il burocrate non concepisce un sistema o un processo diverso dal suo: penso alla marca da bollo, il bollettino postale, la posta elettronica certificata, la firma digitale ecc.; tutte cose tipicamente italiane inesistenti all’estero ma su questo ci farei un post a parte un giorno.

Dicevo, l’unico modo è uscire dalla bolla in cui si vive – famiglia, quartiere, regione, campo di studio, professione, paese, lingua, religione ecc. – e vedere che diverse persone con storia e cultura diverse hanno raggiunto simili risultati (o migliori) usando diversi metodi. E vedere questo e accettarlo ti rende una persona migliore. Nella vita di tutti i giorni ti permette di vedere le cose “out of the box” come direbbero gli inglesi.

A lavoro sia come impiegato che come manager è estremamente utile questa flessibilità di vedute perché ognuno è diverso e affronta problemi in modo diverso. Come manager posso dare delle direttive generali ma poi mi affido alle abilita di ognuno nel team di risolvere i problemi in modo diverso se raggiungono i risultati che ci siamo prefissi come team.

È veramente emozionante come padre vedere come i tuoi figli si ingegnino per risolvere problemi in modo diverso tra di loro e rispetto a quello che avresti fatto tu. E ora, da padre, prima di insegnare qualcosa ho imparato a chiedere ai miei figli: tu come faresti? E osservare questa flessibilità ti aiuta a mettere nel dimenticatoio tutti quegli atteggiamenti tipici della persona che ha vissuto nella stessa bolla: non si fa così!, impossibile! ma senza X altrimenti come fai?

Come libero pensatore e come libertario vedo il mondo con un’ottica diversa rispetto al 99% delle altre persone. E sento sempre queste frasi: senza X altrimenti come si può fare? Impossibile! Eresia! La fine del mondo. D’altra parte, gli eretici non sono altro che persone che vedono il mondo in modo diverso? Cercate di fare gli eretici più spesso e il mondo vi apparirà in modo diverso. E sarà più bello.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized