Il giornalismo è morto e le nostre vite sono appese al filo di un like su Facebook

Su 47 delle più importanti testate giornalistiche americane solo una, Houston Chronicles, si è schierata contro l’attacco incostituzionale di Trump alla Siria e lo ha fatto solo sulle basi dell’incostituzionalità, non su questioni morali o geopolitiche. Tutte le altre erano a favore dell’attacco, perfino quelle che durante le elezioni erano contro Trump. Nessun editorialista, nessun giornalista, dico nessuno in America si è fermato e ha avuto alcun dubbio: c’è stato un attacco col sarin e il colpevole è Assad. Non la Siria, non un generale dell’esercito, non il ministro della difesa. Proprio lui personalmente ha dato l’ordine di lanciare un missile in un villaggio a caso lontano dal fronte in mezzo ai civili, mentre stava vincendo a man bassa alcuni giorni prima dei colloqui di pace. Non lo ha sparato contro i terroristi che massacravano con le loro autobombe kamikaze le sue truppe, neppure contro l’ISIS che riconquistava Palmira facendogli fare una figuraccia internazionale, non contro le truppe israeliane che occupano il Golan, non contro gli odiati turchi che occupano il nord della Siria. No, un giorno si è svegliato e ha chiamato il pilota di un aereo e gli ha proprio detto direttamente di sganciare un missile in un posto a caso del nord della Siria. Nessuno si è fermato a chiedersi se davvero quello fosse sarin, chi lo avesse lanciato, l’illogicità di un attacco del genere. Niente, neppure dopo quello che gli stessi servizi segreti e i governi di oltre un decennio fa avevano fatto con l’Iraq e le sue armi di distruzioni di massa. Sappiamo che era una menzogna, tutto ricostruito per giustificare l’invasione americana. Sappiamo tutto, tutto è entrato a far parte nei libri di storia come il finto attacco al sarin del 2013 che l’ONU ha ufficialmente negato fosse stato fatto dalla Siria.

Ma attenzione, è bastato condividere foto finte con pessimi attori (basta guardare i video di gente che risorge dopo che la telecamera si sposta o bambini che prima sono morti e poi aprono gli occhi per rendersi conto di quanto amatoriali questi “ribelli” sono) sui social per fa scattare un attacco aereo da 100 milioni di dollari. Perché pare che sia stata la figlia Ivanka a convincere il padre Donald a reagire con la forza emozionata dalle foto sui social. Ora, forse non ci rendiamo conto della gravità della cosa perché siamo continuamente bombardati da milioni di notizie e pare che questo mondo in cui viviamo sia completamente frutto di una sorta di programma virtuale tipo Matrix -tutto è reale e tutto è virtuale, quali sono i confini? -ma fermatevi un attimo e pensate a questo: un paese è stato bombardato illegalmente sulla base delle emozioni di una ragazzina suscitate da un retweet o like sui social di una indubbia fake news, di una bufala insomma. Se questo non vi fa tremare i polsi non so che cosa possa suscitare più orrore nelle vostre menti.

Si è scelto di non attendere i risultati di alcuna inchiesta neutrale e di distruggere immediatamente quello che la Casa bianca vi dice essere l’aeroporto da cui è partito l’aereo. Così da poter dire “ecco quello era il posto.” Era il posto, non è il posto. Non lo sapremo mai, non potremo neppure avere un report da parte dell’ONU come è successo nel 2013. Ed è proprio questo il punto: si è deciso di non ripetere l’errore dell’altra volta, meglio distruggere le evidenze. Nonostante tutto però possiamo lavorare sulle immagini gentilmente forniteci da Al Qaeda (mi sembra di essere in un universo parallelo signori; i media occidentali che accettano come vere le dichiarazioni di psicopatici, gente che si fa esplodere tra i civili e guida tir sulla folla, decapita oppositori e eretici e manda i propri figli a farsi esplodere; rendetevi conto a che livello siamo) e fare congetture come ha fatto il professore Theodore Postol dell’MIT ed ex-consulente della Casa Bianca su questo report. È chiaro che il proiettile è di fabbricazione artigianale ed è stato fatto esplodere in situ da sopra. Ovvero non per l’impatto sul terreno come se fosse stato lanciato da un Su-22 siriano.

Nessuno si mette a chiedere, contestare, a chiarire. Nulla. Sembra di essere ai tempi di Mussolini quando la stampa doveva schiacciarsi sulle posizioni del governo. Anzi almeno allora c’era chi con coraggio cercava clandestinamente di andare contro il governo fascista. Oggi, nell’apice della conoscenza umana, con internet grazie al quale tutti possono avere accesso a qualsiasi punto di vista e conoscenza la gente decide di schiacciarsi sulla stessa monolitica posizione che è comodamente offerta dal governo. Se questo non è un fascismo globale non so come chiamarlo. Nel momento in cui un giornalista copia-incolla senza verificare fonti o contestare il governo si trasforma in organo di propaganda. E ancora peggio a tutto questo si somma il sentore del maccartismo strisciante per cui qualsiasi notizia che svia dalla linea ufficiale di governo si è subito accusati di essere pro-Putin o pro-Russia. Putin accusato di fare propaganda, giustamente, ma come si dice “il bue che dice cornuto all’asino”.

 

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Come veramente è andata (e le cose che non vi hanno detto)

I fatti: Erdogan è stato infinocchiato dalla Siria e dai curdi a nord di Aleppo. Dopo la conquista di Al Bab, avvenuta dopo che l’ISIS si è ritirato (mai successo prima, se sapete leggere tra le righe capite dove voglio parare) pensava di poter attaccare a ovest dell’Eufrate i curdi (il suo vero obiettivo). Ma i curdi hanno fatto un’alleanza con Assad e hanno fatto trasferire truppe siriane a Manbji (esatto gli stessi curdi che sono alleati degli USA). Inoltre le truppe americane hanno aiutato le truppe SDF curde a trasferire mezzi e truppe al di là del lago Assad per aiutarli a conquistare Al Tabqa e la sua diga. Erdogan allora incomincia a bombardare il cantone della Rojava curda di Afrin. Putin allora dichiara di voler aprire una base aerea ad Afrin e vi sposta immediatamente truppe speciali. Tre settimane dopo, il tempo di trasferire i mercenari di Al Qaeda da Al Bab a Idlib, Erdogan ci riprova e cerca di attaccare a nord di Hama. Pensa di farcela usando kamikaze a go-go quando i russi incominciano un bombardamento a tappeto su Hama grazie al quale i siriani riconquistano i villaggi persi. I russi fanno di più e spostano truppe speciali nella citta cristiana, Mhardeh, che rischiava di essere conquistata a colpi di kamikaze. Erdogan allora fa attaccare le truppe siriane non solo ad Hama ma anche nelle montagne della Latakia ma anche questa fallisce.

Nel frattempo succedono i seguenti fatti: Trump a fine marzo vede i sauditi con cui riafferma l’alleanza storica tra i due paesi e Israele attacca con i suoi jet l’esercito siriano vicino a Palmira. Significa che i due alleati più vicini e guerrafondai dell’America sono pronti all’azione. Al Nusra (Al Qaeda in Siria) coglie la palla al balzo e fa quello che ha sempre fatto quando perde: attiva i suoi canali di propaganda in Occidente, nello specifico sinistra varia e giornalisti ignoranti che spargono le fake news sui social. Foto di bambini, sangue e distruzione. E questa volta ci riprovano come le altre volte a far indignare il mondo con le fake news delle armi chimiche. Ci viene detto che era sarin, poi no che era cloro, poi che era vicino alla strada, poi in un ospedale. Sui social media si vedono foto di altri anni, di altri incidenti perfino di un quadro realistico di un autore turco spacciato per una vittima dell’incidente (vedi foto). I White Helmets alcuni giorni prima postano foto di esercitazioni con tute antigas. Tutto questo mentre l’esercito siriano sta vincendo a man bassa su tutti i fronti. Per quale motivo Assad si metterebbe a lanciare un attacco chimico contro i civili in un momento del genere e soprattutto quando l’ONU ha dichiarato che Assad non ne ha più?

Nel 2013 l’ONU infatti ha dichiarato ufficialmente che la Siria aveva distrutto l’intero arsenale di armi chimiche. E non solo, Carla Del Ponte quando ci fu un caso simile a Ghouta nel 2013 disse chiaramente che c’erano forti sospetti che ad usare il sarin furono proprio i ribelli, e non il governo siriano. L’ONU di nuovo accusò l’ISIS di usare gas mostarda contro i soldati siriani in più occasioni. Eppure i governi occidentali hanno condannato la Siria per crimini di guerra in base solo a congetture e fake news dei mass media. E prima che si potesse fare una qualsiasi investigazione da parte di terzi gli Americani bombardano una base siriana, fondamentale per l’aviazione siriana che combatte l’ISIS a Palmira e ad Aleppo.

E tutto questo dopo che gli USA hanno appena ucciso 150 civili in un attacco aereo a Mosul e 60 persone in una moschea a Idlib (per non parlare degli ultimi raid coi droni in Yemen che hanno massacrato famiglie intere). In questi casi erano incidenti, effetti collaterali. Chi è il criminale di guerra?

La verità è che Assad non è un cretino e stava vincendo; sappiamo per esperienza che i ribelli hanno usato gas letali sui soldati siriani in passato accusando il governo; sappiamo che quando Al Nusra perde monta la campagna di sdegno sui social media a cui la sinistra mondiale abbocca sempre; sappiamo che ogni volta che ci sono i colloqui di pace di Astana i ribelli si inventano un qualche attacco ai civili che viene immediatamente pubblicizzato e i colloqui saltano (vi ricordate la false flag del camion di aiuti umanitari bombardato dai siriani il giorno prima degli accordi?); sappiamo che Trump nei giorni precedenti era in contatto coi sauditi; sappiamo che sia Israele che Turchia sono arrabbiati perché Assad sta vincendo; sappiamo che la CIA e l’MI5 si inventarono scuse simili per l’attacco contro l’Iraq (ve la siete già dimenticata la pistola fumante delle armi di distruzione di massa?); sappiamo che Trump ha voluto fare l’attacco esattamente quando Xi Jinping era suo ospite in America per una dimostrazione di forza con la Cina (alleata di Assad); sappiamo che gli jihadisti di Al Qaeda decapitano, torturano, uccidono, schiavizzano e usano come kamikaze i propri figli, come potete pensare che queste persone siano capaci di dire la verità se sono capaci di uccidere i propri figli?

Ora ditemi dopo tutto questo come possiamo credere alle fake news che ci propinano i media asserviti ai governi occidentali? Ditemi chi sono i barbari in questa guerra?

 

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L’apartheid dei bagni pubblici

Sarà capitato almeno una volta a molti, quello di sbagliare tra la porta uomini-donne dei bagni pubblici. L’ultima volta che mi ricordi ero ad un ristorante e il simbolo era cancellato o incomprensibile e avevo il 50% di possibilità di sbagliare e ovviamente ho sbagliato e sono entrato in quello delle donne. Me ne rendo conto solo quando esco perché una donna con una bambina alla mano mi guardò come se avessi appena squartato un cane randagio in pubblico. La bambina commentò indicandomi come un serial killer: “perché quell’uomo è nel bagno delle donne?” In quel momento mi sono sentito uno schifo di uomo. Ma cosa avevo fatto di male? Nulla ovviamente ma la societa ti vuole far credere che sei un mostro.

Ecco per me se c’è una cosa incomprensibile nella società moderna dove tutto è unisex, dall’abbigliamento ai lavori, dal linguaggio ai diritti ecc., è perché ancora esista l’apartheid nei bagni pubblici. L’idea di base è che averli mischiati rappresenterebbe un pericolo per le donne. Ecco che con questo post voglio sfatare un mito duro a morire: cara altra metà dell’universo umano, noi uomini non siamo tutti potenziali stupratori né vogliamo importunarvi e aggredirvi appena ne abbiamo la possibilità. Sembra una cosa banale da dire ma non lo è in una società che ha fatto di uno dei suoi pilastri portanti la convinzione che gli uomini siano tutti potenziali stupratori. Fin da bambini i maschi vengono separati dalle femmine perché fino a prova contraria i primi sono dei mostri in fieri. Credo che sia una cosa terribile quella di convincere un bambino fin da piccolo che sia un potenziale stupratore fino a prova contraria. E questo si estende a molti altri ambiti della vita quotidiana come nel caso di questo padre che ha dovuto spiegare alla polizia che quella con cui stava andando in hotel era sua figlia e non una potenziale vittima di pedofilia. Pensare che una cosa del genere possa succedere con mia figlia mi fa venire i brividi lungo la schiena. Mi sono veramente sentito male a leggere questa notizia. O vogliamo parlare della legislazione che privilegia le madri rispetto ai padri per l’assegnazione dei figli. Come se un uomo non fosse in grado di crescere i propri figli. Un altro mito duro a morire purtroppo: ci sono padri come il sottoscritto che sanno fare tutto per i propri figli né piu né meno delle madri ma per un pregiudizio sessista la società continua a considerarci come dei deficienti. La verità è che ci sono anche padri bravissimi e anche madre pessime ma l’universo femminile ci guarda come se fossimo dei casi eccezionali. “Oh e fa pure da mangiare! Ma che bravo!” “Oh poverino, gli cambia pure il pannolino.” Nel gergo della Boldrini questo si chiamerebbe sessismo all’incontrario. Ma purtroppo si è sessisti solo se si è uomini come si è solo razzisti se si è bianchi.

Tornando all’argomento dei bagni: immaginate lo scandalo se ci fossero i bagni separati in base all’etnia o religione. Quello è il bagno dei rom, quello dei neri, quello dei musulmani. Sarebbe inaccettabile. E lo dovrebbe essere anche per i bagni pubblici anche se tutti ci ridono a sentire questa battaglia persa. Si rideva anche dei bagni separati nell’apartheid sudafricana vi ricordate?

Gli stessi argomenti per la separazione dei bagni sono: una categoria di persona viene collettivamente considerata violenta fino a prova contraria; gli stessi argomenti per l’unione dei bagni sono: non è vero che quella categoria è collettivamente violenta. Vogliamo veramente far crescere i nostri figli facendogli credere che sono tutti potenziali stupratori e le nostre figlie che potrebbero essere stuprate da qualsiasi uomo compreso il proprio padre?

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Il sinistrorso fluido

Da qualche anno a questa parte sto notando un incredibile avvicinamento tra la sinistra e l’Islam. Questo avvicinamento non è una sorpresa vista la storia della sinistra degli ultimi decenni: terzomondismo, questione palestinese, pauperismo, anti occidente, anticristianesimo ecc. Ma è l’avvicinamento all’islamismo – ovvero jihadismo – che fa paura e, se me lo consentite dire, ribrezzo.

Abbiamo visto la sinistra terzomondista stracciarsi le vesti per Gaza e Cisgiordania ma l’abbiamo sempre vista associarsi laicamente a OLP e perfino con Hamas. Poi è arrivata l’era Bush e l’era del terrorismo internazionale, poi la guerra in Siria. Dapprima la sinistra ha fatto leva sul pauperismo: “i terroristi si fanno esplodere perché’ vengono da paesi poveri sfruttati dal capitalismo occidentale”. Ma poi piano piano per una naturale tendenza della mente umana ad associarsi ai nemici dei propri nemici la sinistra ha incominciato ad identificarsi nel jihadismo globale. Non passa giorno che attivisti e perfino femministe non si facciano fotografare con hijab e veli vari. È inutile dire che una femminista che si copre il corpo completamente è un ossimoro che avrebbe fatto rabbrividire le femministe in minigonna degli anni 60 che lottavano per la liberazione della donna? E tutto questo in nome della lotta contro l’occidente capitalista giudeo-cristiano. Recentemente la sinistra ha appoggiato Al Nusra, ovvero Al Qaeda in Siria e Ahram Al Sham e tutte le sigle jihadiste siriane. Motivo? Si oppongono ad Assad e questo basta. Che poi nei territori da loro amministrati torturino, decapitino, uccidano e schiavizzino non ha importanza.

Assad è il cattivo tiranno e la Sharia è solo un danno collaterale. Anzi non è neppure un danno, è la giusta opposizione contro il capitalismo globalista. Sharia è perfetta per il sinistrorso: è un sistema socialista, pauperista, anticapitalista. Perché’ alla fine la sinistra non è altro che questo: opposizione perpetua contro il ricco oppressore. In questa loro identità fluida i sinistrorsi hanno appoggiato il peggio del peggio nella loro storia: da Khomeini in Iran ad Hamas a Gaza, da Al Nusra in Siria alle attiviste islamiste che su Twitter rivendicano l’hijab come simbolo della liberazione femminile. E son sicuro che avrebbero appoggiato perfino i primi cristiani nei primi secoli della diffusione del cristianesimo, nonostante oggi gli si oppongano. Motivo? Era la religione degli schiavi, degli oppressi contro l’Impero dei gentili. Che poi il cristianesimo venga definito alleato perfetto del capitalismo globale oggi non ha importanza. L’importante è andare contro l’Impero. In tutto questo potete capire cosa frulli per la testa di un sinistrorso: confusione e frustrazione. Tutti sono amici e tutti sono nemici, dipende solo in quale contesto storico e politico. Confusi e frustrati ma anche un po’ invidiosi di chi a destra non si è mai mosso di un millimetro dai tre pilastri della propria religione politica: famiglia, dio e patria. Certo gli ultimi due cambiano col tempo (divinità e patrie sono anch’esse fluide) ma nei secoli, non nel giro di pochi anni. E se non avete capito cosa sta succedendo con la sinistra occidentale allora non avete capito quello che sta succedendo anche dall’altra parte: ovvero la destra fedele ai pilastri di famiglia, dio e patria appoggia attivamente Putin, il nuovo uomo della Provvidenza. Non c’è dubbio quindi, la battaglia politica nei prossimi anni sarà tra destra putiniana e sinistra jihadista. E a causa delle dinamiche squisitamente istintive dei processi mentali umani non vi è scampo da questo dualismo ideologico. Benvenuti nel ucronico 21esimo secolo fatto di femministe col burqa e cinture esplosive e fascisti che sventolano la bandiera rossa con la stella del Cremlino.

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Purtroppo c’è vita

La notizia della scoperta del Sistema Trappist-1 a pochi (si fa per dire) anni luce dalla Terra ha riaperto le discussioni sulla possibilità che uno dei suoi pianeti possa ospitare la vita. E la possibilità che Marte abbia ospitato vita è ormai parte della lista quotidiana di notizie della rubrica scientifica di qualunque giornale. E però, con tutti gli esperti intervistati non ho ancora sentito nessuno che invece dica la sacrosanta verità, ovvero che se dovessimo scoprire vita su Marte o su qualsiasi altro pianeta sarebbe la fine dei nostri sogni colonizzatori su questi pianeti. Fatemelo dire chiaro e tondo: scoprire la vita su un altro pianeta non è una bella notizia per vari motivi. Il primo è che non potremmo colonizzare quei pianeti, pena la contaminazione degli esploratori e futuri coloni; la seconda è che dovremmo mettere in quarantena chiunque abbia toccato suolo alieno, pena la contaminazione della vita terrestre. Non c’è niente di romantico nello studiare vita aliena. Per gli astrobiologi si tratta di un doloroso conflitto interno: studiano e amano il loro campo di studi ma poi se mai dovessero trovarsi di fronte alla vita aliena non potrebbero studiarla direttamente se non con l’ausilio di robot o dall’orbita. Il pericolo di contaminazione è tale che se qualcuno venisse a contatto con vita aliena e volesse tornare sulla Terra l’ONU potrebbe seriamente acconsentire alla quarantena totale in orbita terrestre, che significherebbe la morte per gli sfortunati contaminati. E qualsiasi tentativo di rientro non autorizzato verrebbe giustamente considerato come una minaccia tale che l’abbattimento della navicella spaziale sarebbe giustificabile.

 

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Istruitevi

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Cammino lungo la via Sonnino di Cagliari e il mio occhio cade sulla appena rifatta centralissima Piazza Gramsci. Non mi sfugge la citazione impressa su un lastrone di cemento bianco che recita: Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” Ma come prova la foto, ahimè, l’esortazione di Antonio Gramsci non ha avuto l’effetto voluto e qualcuno “ha dato alle stampe” una frase in cui tutti gli accenti acuti (perché) sono divenuti tutti apostrofi (perche’). Un errore minore che risulta grave su una frase che esortava ad istruirsi ma purtroppo molto comune nell’era di internet dove magari molti scrivono con tastiere QWERTY anglosassoni dove non esistono vocali con accento acuto (al sottoscritto che scrive dal Regno Unito capita di non avere il tempo di correggerli in alcuni post di questo blog per esempio). Ne segue il copia-incolla da un sito trovato su Google e poi spedito alla compagnia che ha prodotto i blocchi di cemento et voilà, la figuraccia è servita. Ora, questo è probabilmente e semplicemente causato dall’estremo provincialismo sardo unito al pressapochismo di un impiegato del comune (o figlio o cugino dell’impiegato) che ha fatto copia-incolla da internet, ma mi chiedo come sia stato possibile che questa svista sia sfuggita durante tutti i vari passaggi di consegne della costruzione della piazza? Dal progettatore al funzionario, dall’assessore allo stesso sindaco e a chi ha materialmente fatto la scritta sul cemento?

Chissà cosa avrebbe detto il premio Nobel Grazia Deledda, la cui finestra si affacciava nell’adiacente via San Lucifero esattamente dirimpetto a quel blocco di cemento?

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Deir Ezzor

Quando le truppe siriane sono entrate ad Aleppo Est la prima cosa che i soldati hanno scritto sui social network è stata: “La città è vuota. Dove sono le centinaia di abitanti intrappolati?” Impossibile stimare il preciso numero degli abitanti di Aleppo Est ma dopo la sua liberazione pare che fossero tra i 40000 e i 50000, e questo numero includeva pure i militanti jihadisti stranieri provenienti da mezzo mondo. L’intera macchina propagandistica occidentale si era messa in moto per mesi e mesi, usando informazioni false e ricostruite, per lo più prese dallo Syrian Observatory for Human Rights, una “agenzia” di stampa capitanata da un proprietario di una bottega di Coventry, in UK. La BBC prende il 99% delle notizie da un uomo che vive in Inghilterra e che ha “contatti sul terreno” e che come lavoro full time ha un negozio a Coventry. Che giornalismo! Pagato dai contribuenti ovviamente. Tutto quello che i media mainstream vi dicono è premeditatamente edulcorato, cambiato e filtrato e molto più spesso di quanto pensiate inventato di sana pianta. La guerra siriana è il più grande scam dell’epoca moderna, la madre di tutte le fake news. Ogni volta che leggo notizie sui media occidentali e poi le confronto con quelle delle mie fonti locali rimango shockato dall’approssimazione, partigianeria e malignità di quello che viene riportato.

Ora prendete come esempio quello che sta succedendo in questo momento in Siria: una città assediata da 30 mesi dall’ISIS in mezzo al deserto siriano con al suo interno 120000 persone è stata attaccata nelle ultime ore da migliaia di jihadisti che hanno conquistato buona parte dei quartieri vicino all’aeroporto (l’unico modo per civili e militari di ricevere beni di prima necessità). Questa città che per anni ha eroicamente resistito contro un’orda di barbari sta per essere conquistata e i suoi abitanti sterminati. Questa città si chiama Deir Ezzor. Nessuno ne parla, nessun hashtag #savedeirezzor, nessuna crisi umanitaria, nessun ONU che chiede l’intervento della coalizione. Niente, silenzio più totale. Queste persone, civili assediati da anni non meritano alcuna attenzione. Tanto più che questo attacco è risultato letale grazie anche al bombardamento di alcuni mesi fa in cui i caccia americani hanno ucciso quasi 100 soldati siriani e ha permesso all’ISIS di conquistare una collina strategica che si affaccia sull’aeroporto. Ne parlai qui. E guarda caso avviene proprio dopo che il governo siriano stava avanzando verso Al Bab per evitare che la Turchia la conquistasse. I casi della vita. Infatti fa tutto parte di un piano per niente segreto degli USA per cui la parte nord-orientale della Siria deve essere ripulita da elementi siriani/sciiti. E Deir Ezzor è proprio lì a rompere i piani, un puntino rosso circondato dal nero dell’ISIS. Un brufolo di 120mila anime che deve essere eliminato. Con il silenzio complice dei media del mondo.

 

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