Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese: le parole inglesi in italiano che non esistono in inglese

Ed eccoci di nuovo ad una nuova puntata della rubrica Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese. Per le altre puntate vedere qui lista completa. Ogni lingua incorpora parole straniere nel proprio vocabolario ed è naturale che sia cosi’. Di forestierismi anglofoni la lingua italiana abbonda ma non tutti esistono nella lingua inglese oppure per altri il significato è cambiato talmente tanto da non essere più comprensibile ad un madre lingua inglese. Badate bene che questo non è un fenomeno solo della lingua italiana ma è universale. Basti pensare a quante parole italiane sono state inventate/distorte nei paesi anglosassoni. Detto questo delle 6 professoresse d’inglese che ho avuto nei vari cicli scolastici non me ne ricordo neanche una che mi abbia fatto notare queste parole. E non credo di essere l’unico perché quasi tutti gli italiani che ho conosciuto all’estero pensano che le seguenti parole siano inglesi e/o dal significato corretto. Ma vediamo quali sono:

footing: gli italiani quando corrono per il parco pensano di fare footing. Ditelo ad un madre lingua inglese e vi guarderà un po’ sconcertato. Sarà che footing può essere usato per indicare il feticismo dei piedi e quindi associato a qualche perversione sessuale. Sta di fatto che quando uno corre fa jogging non footing. Errore che pure i cugini d’oltralpe e iberici fanno comunemente.

box macchina: a meno che non abbiate una macchinina giocattolo non vi consiglierei di mettere la vostra auto in un box. Box auto/macchina è una parola usata solo in italiano per indicare un garage spesso prefabbricato. In inglese non esiste, o meglio esiste e vuol dire scatola. Meglio garage.

flipper: se cercate flipper su Google trovate solo immagini di delfini. Del resto flipper non esiste in inglese, ma il gioco classico da bar si dice pinball. Le asticelle di metallo che si muovono si chiamano flipper.

playback: quante volte lo sentiamo playback in TV o alla radio. In italiano significa quando un cantante fa finta di cantare dal vivo quando invece la voce è già preregistrata. Questa pratica è in realtà definita lip-sync, letteralmente sincronizzazione delle labbra. Su wikipedia esiste una voce per Playback singer specificatamente usata per indicare gli attori indiani di Bollywood che fanno lip-sync nei musical. Abbiamo qualcosa in comune con gli indiani.

slip: non parlate di slip nei paesi anglosassoni, qualcuno potrebbe pensare che utilizziate le sottovesti femminili (a meno che non intendiate proprio quelle). Infatti per slip non si intende le mutande ma proprio le sottovesti che si usano per dormire. Come questo termine sia stato applicato alle mutande per me è un mistero. Generazioni e generazioni di utilizzatrici di “salvaslip” e la parola neanche esiste. Le mutande si dicono underwear or pants a seconda che siate americani o britannici. Spesso certi “slip” femminili vengono chiamati knichers.

sexy shop: forse per un motto di puritanesimo passeggero per evitare di usare la parola sesso o per chissà quale altro motivo i negozi che vendono giochi erotici in Italia si chiamano sexy shop. Ditelo ad un madre lingua inglese e si metterà a ridere. Giustamente. Sexy significa sensuale infatti e mi pare che non ci sia niente di sensuale in un negozio! In realtà nel resto del mondo si chiamano sex shop, letteralmente negozio del sesso.

stage: questa parola spunta come un fungo ogni volta che si parla di corsi, di lavoro interinale, ragazzi ai primi passi nel mondo del lavoro ecc. Stage in italiano si dovrebbe pronunciare alla francese perché e da li’ che viene, estage. E comunque si potrebbe utilizzare l’equivalente italiano tirocinio per non sbagliare. Stage pronunciato all’inglese, steig, vuol dire palco, fase, tappa ecc.

beauty-case: nonostante beauty-case sia comune anche in altre lingue (anche se spesso col significato di borsa trucchi e cosmetici) in inglese si dice vanity case o toiletry bag.

autostop: stesso caso con autostop presente in molte lingue continentali europee ma che in inglese si dice hitchhiking. (grazie a zoppaz per il suggerimento nei commenti).

Lascio questo post aperto ai consigli. Se conoscete altre parole finte-inglesi come quelle sopra scrivetelo nei commenti e le aggiungerò alla lista.

 

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Siria, quel piccolo dettaglio omesso di proposito

Di tutti i giornali che leggo, nazionali e internazionali, sugli articoli sui fatti di Barcellona non c’è’ stato uno che abbia nominato quello che sta succedendo in Siria. Nel presente distopico orwelliano che viviamo le notizie vengono date in pacchetti a tenuta stagna. O forse c’è’ solo il fatto che il 99% dei giornalisti o dell’opinione pubblica non abbia alcuna idea di quello che sta succedendo in Siria. Come si possa commentare su un attentato ISIS  senza nominare la Siria mi pare assurdo. E infatti quello che e’ successo fa parte della fisiologia del terrorismo islamico odierno: usare gli attentati come messaggi ai governi e ai servizi segreti occidentali. Il messaggio qual era? Se non ci lasciate in pace in Siria continuiamo a fare attacchi. L’attentato e’ stato fatto esattamente nello stesso giorno in cui l’esercito siriano ha sconfitto l’ISIS nel mezzo del deserto siriano con una mossa a tenaglia che ha decretato la sconfitta dell’ISIS nella provincia di Hama. In particolare dopo aver conquistato Al Suknah vicino a Palmira l’esercito siriano insieme alle milizie iraniane ha chiuso la roccaforte dell’ISIS di Uqayrabat in una manovra a tenaglia mortale. Ora la strada per liberare Deir Ezzor (sotto assedio da pare dell’ISIS con 90mila civili da 3 anni) e’ spianata e, come promesso dai generali siriani, Deir Ezzor verrà liberata entro Agosto.

Non lo sapevate? Certo che no. I media non vi diranno mai che l’esercito siriano di Assad sta sconfiggendo l’ISIS. L’unico vero nemico dell’ISIS insieme all’Iran e a Hezbollah e alla Russia. Queste notizie si leggono solo tramite gli account Twitter/Facebook dei soldati siriani e dei russi (digitate #saa su Twitter). I media occidentali censurano a bella posta cosicché ci ritroviamo con analisi sugli attacchi terroristici ISIS che omettono ciò che succede nella terra da cui l’ordine di attaccare e’ arrivato, la Siria. Roba assurda. Cosi’ assurda che l’unica spiegazione e’ che sia una omissione voluta. Infatti farebbe di Assad un eroe contro il terrorismo e dell’Iran e di Hezbollah delle forze che proteggono le minoranze siriane e distruggono l’estremismo islamico. Quando mai! Gli americani ci hanno detto che Assad e Iran sono cattivi cattivi mentre i tagliateste che la CIA pagava con milioni di dollari erano eroi.

Assadisti e Hezbollah tra l’altro che in questi giorni sui loro account Twitter dedicano la loro vittoria non ad Allah o ad Assad ma a tutto il mondo libero, incluse le vittime di Barcellona. Non sia mai che il pensiero unico venga minacciato da queste verità.

Badate bene che l’ISIS non colpisce mai i centri di potere, ne’ uccide politici, militari, corpi di polizia occidentali. Il motivo e’ che con questi ci dialoga ogni giorno con informatori, talpe della CIA e quant’altro. Sarebbe facilissimo uccidere un primo ministro occidentale, o il capo di un servizio segreto. E invece gli attentatori scelgono solo i civili. Se attaccassero un politico o le forse di sicurezza il tenue filo di dialogo cesserebbe. E’ un tacito accordo tra i due. E questa cosa e’ cosi banale che non capisco come i fini analisti dei media la omettano. A meno che… beh non lo si faccia apposta.

Quindi ora i governi occidentali cosa faranno per evitare altri attentati? Semplice: colpiranno l’esercito siriano o l’Iran per rassicurare i loro partner criminali dell’ISIS. Non sia mai che Assad sconfigga l’ISIS in Siria. L’ISIS e’ una manna dal cielo per tutti: USA, Turchia, Arabia Saudita e Israele. Preparatevi per uno dei seguenti scenari: a) finto attacco chimico sui civili con risposta USA; b) aviazione israeliana e/o USA che colpiscono l’esercito siriano mentre combattono ISIS; c) pressione su Iran con minacce di guerra preventiva. In tutto questo ISIS ringrazia.

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Legioni di imbecilli

Quando Umberto Eco in una delle sue ultime interviste se ne uscì così “I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”, molti si misero a ridere commiserandolo. Sembravano le classiche parole di un vecchio incapace di adattarsi alle nuove tecnologie, o peggio incapace di comprendere le nuove tecnologie. All’epoca non le commentai ma ogni giorno risuonano nella mia mente mentre apro il browser. Istintivamente pensiamo che gli stupidi si siano moltiplicati, che la madre dei cretini sia sempre incinta. In realtà le madri dei cretini sfornano sempre una quantità eguale di cretini fin dall’inizio dei tempi. Ma allora come è possibile che ci sia questa invasione di cretinismo? Le idee strampalate si diffondono a macchia d’olio – dai terrapiattisti ai novax, dai neonazi ai grillini – e i cretini si organizzano intorno ad associazioni, gruppi, scrivono perfino libri. Vedete, i cretini e gli ignoranti sotto sotto sanno di esserlo ed è anche per questo che vanno contro tutto quello che glielo possa far notare come la scienza, il buon senso, la statistica, l’informazione. Odiano, ovviamente, che gli altri glielo facciano notare. Si riempiono la bocca di ingiurie contro quelli che chiamano “gli acculturati”, i “professoroni”, a scuola li canzonavano chiamandoli “secchioni”. Appena sentono la parola – forse fin troppo abusata in Italia da molta sinistra radical chic – “cultura” hanno un riflesso pavloviano e invece di vergognarsi si inorgogliscono della propria ignoranza. La meschinità diventa motivo di pregio, si appuntano medaglie sul petto di ignoranza. Si compiacciono di non avere finito gli studi o di non aver mai letto, di non sapere un’altra lingua, di essere intolleranti e razzisti. Gli inglesi usano un termine, underachiever, intraducibile in italiano, che rende bene l’idea di chi non ce l’ha fatta a dimostrare le proprie capacita’ cognitive e ora grida vendetta.

E’ la rivincita dello sciocco, dell’ominicchio, dell’uomo mediocre e medio che nell’era in cui ha accesso a tutto lo scibile umano sa solo come mettere Mi piace sulle foto dei gattini su Facebook. Il mondo sta per diventare loro fino a quando non si renderanno conto che senza quelli che odiano il mondo non va avanti.

Ma non è sempre stato cosi’: un tempo i cretini erano sotto il radar di tutti, perfino al bar – è luogo comune che al bar si dica di tutto senza inibizioni – perché le loro cretinate se le tenevano per se, al massimo in famiglia o con qualche amico intimo. Avevano un complesso di inferiorità che teneva a bada tutti i loro istinti. Mi ricordo come fosse ieri quando le persone senza istruzione dicevano chinando il capo e con senso di colpa “ma io queste cose non le so”. Mi ricordo quando le persone chiedevano agli esperti (medici, scienziati o chiunque avesse un’esperienza professionale sul campo) suggerimenti e ammettevano senza problema che di certe cose loro non ne potevano capire. Dicevamo l’uomo mediocre è uscito da questo stato perché ha capito che non ci sono conseguenze delle sue azioni, delle sue parole su internet e sui social. Mentre prima si vergognava e giustamente dei suoi pensieri più trogloditi perché la società lo giudicava ora su internet può dire quello che vuole. E lo può fare perché internet promuove il tribalismo, la dicotomia, il bianco e il nero. I social per loro stessa natura non aprono a idee o persone nuove ma ti rinchiudono in una echo chamber, ovvero una stanza dove quello che senti sono solo conferme delle tue idee, giuste o sbagliate che siano. Gli algoritmi, di Google, Facebook, Twitter sono costruiti in maniera tale che ti vengono suggeriti solo ed esclusivamente temi e persone della tua tribù. E così lo sciocco pensa di avere conferma delle proprie idee malsane e di far parte di una maggioranza che viene oppressa dai poteri forti. Ma in un’epoca in cui la parola democrazia ha assunto accezioni perverse tipo “che tutti hanno diritto ad una opinione” o che “le opinioni stanno sullo stesso livello” la scomoda verità è che le scienze, la statistica e perfino il buon senso non sono democratici. Ci sono opinioni che non hanno dignità di esistere, esistono idee superiori ad altre perché hanno evidenza sperimentale e numeri che le supportano. Il resto sono solo opinioni disinformate che appunto rimangono confinate al bar. Ma esiste un modo per fermare queste legioni di imbecilli? Per nostra sfortuna no. Sono in mezzo a noi, tra i nostri colleghi, i nostri vicini, perfino tra i familiari. La resistenza è inutile, il virus della mediocrità li acceca perché è diventato un marchio di orgoglio. Hanno diritto di voto esattamente come tutti gli altri e si riproducono moltiplicandosi in una perversa riproposizione moderna della Notte dei morti viventi di romeriana memoria.

 

 

 

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Sieste

C’è un motivo per il quale nel sud Europa si cena tardi e i negozi chiud(eva)ono per la pausa pranzo e riapr(iva)no alle 4 del pomeriggio. Ed è lo stesso motivo per il quale i negozi nel nord Europa chiudono alle 5 dopo aver fatto orario continuato e la gente cena alle 6. Il motivo è il ciclo del sole ovviamente. Per migliaia di anni le popolazioni alle latitudini piu’ alte hanno dovuto concentrare la maggior parte della propria forza lavoro quando il (poco di) sole era presente, mentre quelle del sud hanno dovuto concentrare le attivita’ mattina presto e tardo pomeriggio. Queste abitudini fisiologiche delle popolazioni sono spesso, ahimè, interpretate dalle popolazioni del nord come un sintomo della pigrizia meridionale e non come il naturale adattamento all’ambiente. Il numero di ore di lavoro è simile, anzi nei paesi meridionali è addirittura piu’ alto ma la battuta sulla siesta pomeridiana è sempre sulla bocca di tutti. Ed è forse anche per questo che nei paesi meridionali si è incominciato ad adottare l’orario continuato per i grandi negozi e centri commerciali. E questo è stato solo possibile dopo la popolarizzazione dei condizionatori negli anni 90. Senza condizionatori sarebbe impossibile nel sud Europa lavorare dalle 12 alle 5. Quindi i paesi meridionali si sono dovuti adattare all’orario continuato grazie alla tecnologia e allo stesso tempo hanno prolungato in certi casi fino alle 9 l’orario di chiusura (alla faccia della pigrizia). Ma quelli del nord? Quelli del nord invece sono rimasti con le stesse abitudini di 3000 anni fa nonostante nel frattempo la corrente elettrica sia state inventata e quindi non ci sia piu’ bisogno di chiudere le serrande alle 5 e mangiare alle 6. Ricordatevi questo la prossima volta che un crucco o un figlio di Albione vi fanno la solita battuta sulla siesta.

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Cervelli poliglotti

Quando vado a parlare con gli ingegneri nel dipartimento di R&D le conversazioni che facciamo hanno sempre come protagonisti nomi di software come Matlab, Labview, Python, C++ ecc. “Io per quell’applicazione userei Matlab.” “In quel caso dobbiamo usare Labview.” E così via. Per i non addetti ai lavori tutti questi sono nomi di linguaggi informatici. Ovvero programmi, script, protocolli possono essere scritti con differenti linguaggi di programmazione. In un certo senso quindi i miei colleghi oltre ad essere bilingui/poliglotti in varie lingue sono anche poliglotti in linguaggi di programmazione. E la loro capacità di cambiare da un linguaggio all’altro a seconda della situazione è indispensabile. Ho pensato che questo è esattamente quello che fanno i poliglotti usando le lingue. Mentre i monoglotti hanno un hardware capace di usare un solo tipo di software, i poliglotti hanno un hardware in grado di usare differenti tipi di linguaggi informatici a seconda della situazione. Il cervello è conformato in modo tale che possa “accogliere” formati diversi e che possa adattarsi velocemente: certe situazioni richiedono l’uso di una lingua, altre di un’altra e così via. Non esiste una lingua che possa esprimere tutto il reale ma i poliglotti possono semplicemente esprimere e descrivere il reale in uno spettro più ampio rispetto ai monoglotti. Ça va sans dire, un hardware del genere è migliore di uno che si basa su un solo linguaggio.

Ora, quando sento frasi del tipo “La lingua inglese sta diventando dominante!”, “La finiremo tutti a parlare l’inglese.” “Io mi rifiuto di parlare quella lingua, perché non lo fanno loro.” e via degradando sempre più è come trovarsi di fronte ad un manager di una compagnia di prodotti informatici che dice ai propri ingegneri: “lasciate perdere quel linguaggio, usate solo quello che vi dico io.”. Quella compagnia andrà in bancarotta il giorno dopo. Una società che non accetta altre lingue a parte quella indigena, che non accoglie termini stranieri nel proprio dizionario, che preclude ai propri figli di imparare più lingue allo stesso tempo è già morta.

Non mi stancherò mai di ripeterlo ma il nostro cervello, l’hardware, è fatto per parlare differenti lingue allo stesso tempo. Nel momento in cui lo usate solo per una state utilizzando il vostro cervello in modo subottimale ed è come se il vostro palato avesse conosciuto solo riso in bianco per tutta la vita. Bisogna togliersi dalla testa che una nazionalità appartiene ad una lingua o viceversa. Le lingue sono indipendenti dalla nazionalità e il fatto che vostro figlio impari un’altra lingua non significa che stia perdendo la sua nazionalità (se siete così ignoranti da considerare quest’ultima come un valore di per se stesso).

Vignetta da qui.

 

 

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Biologico quindi buono

Ristorante-pizzeria nord Sardegna.

“Buono questo pecorino. E’ locale?”

“Certo che e’ buono: e’ biologico.”

“E che cosa fa il pastore per rendere il suo formaggio biologico?”

“Niente roba chimica. Tutto naturale.”

“E che roba chimica mettono i pastori?”

“Ehh… mmm…”

Fine conversazione.

Se fossi un alieno appena sceso sulla terra dedurrei che a) i pastori sardi mettono “roba chimica” nei formaggi a meno che non abbia certificazione biologica; b) il sapore cambia ed e’ automaticamente piu’ buono se ha la certificazione biologica.

Questa cosa dell’equivalenza tra sapore e cibo biologico mi ha fatto molto pensare. Mi ricordo un tempo in cui i cultori della salute in cucina sospettavano di cibi troppo saporiti o gustosi perche’, dicevano, “ci mettono roba chimica per renderlo piu’ saporito.”. McDonald’s veniva additato come una sorta di strega della casa di marzapane che attraeva i bambini con “roba chimica” troppo buona per essere naturale per renderli dipendenti. Dolci, merendine, caramelle troppo buone per essere stati fatti in casa. Ora invece senza “roba chimica” i sapori sono piu’ buoni. E’ come se la “roba chimica” mascherasse il vero sapore naturale dei cibi. Se prima il biologico lo si sceglieva per la salute e per l’ambiente ora invece per il sapore. Eppure nel caso di ortaggi e frutta i nitrati che la pianta assorbe sono gli stessi, che questi provengano dai fertilizzanti o dalla merda di animali che usano nel comparto biologico. Quindi come potrebbe cambiare il sapore, addirittura in meglio? E nel caso di pecorino biologico cosa fa il pastore di diverso per renderlo biologico visto che da 4000 anni il pastore sardo usa le stesse tecniche di allevamento, mungitura e stagionatura? Lasciamo l’uomo comune alle sue favolette ripetute a pappardella.

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Quante stupidaggini sullo ius soli

Ad infuocare il dibattito politico di questi giorni su un argomento importante come lo ius soli e’ bastata la proliferazione di milioni di post, facebook like e vere e proprie fake news. E’ veramente deprimente assistere all’esibizione del carattere piu’ becero dell’italiano medio su questi temi. Italiano medio che non ha alcuna cognizione di quello che sta criticando o condividendo su Facebook.

Spero che con questo post possa fare nel mio piccolo un po’ di chiarezza nel mare di idiozie che si sono sentite su internet. Esistono due tipi di diritto alla naturalizzazione/cittadinanza: ius soli e ius sanguinis. Sono rari gli stati che usano solo o l’uno o l’altro. In realta’ la maggior parte degli stati ha una combinazione dell’uno e l’altro. Per esempio la Francia ha un sistema misto complicato sia ius sanguinis che ius soli. Agli estremi abbiamo USA (ius soli preponderante) e Giappone (ius sanguinis quasi puro). L’Italia ha un sistema tra i piu’ restrittivi al mondo dove prevale lo ius sanguinis su quello soli, ma prevede gia’ alcune clausole per lo ius soli. Quindi inserire clausole piu’ aperte per lo ius soli non significa eliminare lo ius sanguinis ma semplicemente spostare il bilanciamento verso una posizione piu’ centrale.

L’Italia fa parte di una ristretta categoria di stati che utilizza principalmente ancora lo ius sanguinis, per cui la nazionalita’ viene acquisita tramite la prova di discendenza italiana da almeno uno dei genitori. Questo porta a situazioni assurde per cui discendenti di emigrati italiani (non importa di quante generazioni) nelle Americhe anche se non hanno mai messo piede in Italia o conoscono la lingua possono avere cittadinanza italiana. Oppure figli di coppie straniere nati in Italia per anni (italiani a tutti gli effetti per lingua, educazione, cultura ecc.) che non possono accedere alla cittadinanza.

Quelli che in questi giorni stanno sbraitando contro la proposta di legge dello ius soli come ad un cavallo di Troia ideato per una invasione di massa della penisola o che fanno esempi come gli USA o altri stati americani hanno molto da imparare: per prima cosa devono imparare a leggere le proposte di legge prima di parlare e secondo devono imparare a controllare il piccolo omino tribale – libro e moschetto- che e’ in loro. Quel piccolo omino che sussurra nelle loro orecchie continuamente e gli ordina di sbraitare cose irrazionali dalla mattina alla sera. Lo abbiamo capito che UGA-CHUGA-UGA-UGA la vostra tribu’ e’ importante e che volete difendere il vostro territorio UGA-CHUGA dalla contaminazione di altri geni. E che il villaggio con le capanne vi sta a cuore ma vi devo dare una brutta notizia: mentre eravate nella vostra capanna di paglia siamo arrivati nel 2017, un anno in cui la globalizzazione e’ arrivata in tutto il mondo, perfino in Italia, uno dei paesi con la piu’ bassa percentuale di stranieri in Europa.

Torniamo alla proposta di legge: la proposta di legge attualmente in discussione non e’ per un ius soli all’americana per intenderci. Se vi siete immaginati migliaia di donne nigeriane che partoriscono nelle spiagge italiane dopo dieci ore di traversata nei barconi come a vincitrici dell’Enalotto, vi sbagliate di grosso. Lo ius soli in discussione e’ “temperato” o “ristretto”. Che significa? Significa che la nazionalita’ puo’ essere richiesta (non e’ automatica badate bene) entro i 18 anni di eta’ del figlio dai genitori stranieri che hanno vissuto in Unione Europea per almeno 5 anni. Per metterlo in prospettiva visto che vi piace fare paragoni con altri stati e’ simile a quello che esiste gia’ in: Irlanda (3), UK (5), Grecia (5), Francia (5 ma con eccezioni), Portogallo (5), Germania (8) e cosi’ via. Quasi tutti i paesi europei hanno un grado particolare di ius soli e in molti questo prevale sullo ius sanguinis.

Il lasso di tempo dei 5 anni non basta perche’ esistono altre restrizioni per i genitori che non hanno risieduto all’interno di un paese dell’Unione Europea. Per chi ha vissuto per almeno 5 anni ma non proviene da un paese UE ci sono ulteriori barriere: deve avere un reddito, deve disporre di alloggio con criteri di idoneita’ previsti dalla legge, deve superare test di conoscenza lingua italiana.

Inoltre si puo’ ottenere cittadinanza anche attraverso il cosiddetto ius culturae, ovvero beneficiario e’ “il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale”.

Quindi i casi paventati di parti su spiagge, stranieri extracomunitari che non sanno parlare italiano, che non hanno reddito o alloggio sono fuori. Sono pure esclusi gli emigrati che:

a) soggiornino per motivi di studio o formazione professionale;
b) soggiornino a titolo di protezione temporanea o per motivi umanitari;
c) abbiano chiesto la protezione internazionale e siano in attesa di una decisione definitiva circa tale richiesta;
d) siano titolari di un permesso di soggiorno di breve durata;
e) godano di uno status giuridico particolare previsto dalle convenzioni internazionali sulle relazioni diplomatiche.

repubblica.it

Chiaro?

Quindi chi e quanti bambini possono essere naturalizzati con la nuova legge oggi? In genere figli di famiglie ben integrate e pochi o quasi nessuno dei rifugiati degli ultimi anni. Parliamo di potenziali 634 mila bambini. Bambini che sono a tutti gli effetti gia’ italiani ma non nei diritti e doveri. Diritti e doveri che in un paese moderno dovrebbero essere acquisiti non per eredita’ etnica/razziale ma per acquisizione linguistica, culturale e per il pagamento delle imposte in un dato periodo. Cose che molti italiani, di passaporto ma non di fatto, se messi a fare un test non sarebbero in grado di superare.

Questi bambini vivono gia’ in Italia, sono residenti permanenti, quindi non e’ che passata la legge arrivano frotte di bambini in piu’. Ci sono gia’, usano gia’ i servizi pubblici, pagano le tasse e tutto il resto. E potrebbero acquisire la cittadinanza italiana a 18 anni comunque (vedete che esiste lo ius soli anche in Italia?). Quello che gli si da’ e’ un diritto, non un permesso di soggiorno. Sembra una cosa banale ma in questi giorni la gente comune sta facendo un pastrocchio, una confusione incredibile tra cittadinanza e permesso di soggiorno, tra diritto di cittadinanza e migrazione. La cittadinanza e’ un club, non e’ un permesso di soggiorno o la residenza. Infatti diamo accesso a questo club a milioni di sudamericani figli di terza o quarta generazione di italiani emigrati. Ma questi non risiedono in Italia. O come il sottoscritto, cittadino italiano residente all’estero i cui figli hanno sia cittadinanza italiana che inglese, grazie allo ius soli temperato in vigore da decenni in UK. D’altronde ho pagato le tasse per 11 anni e i miei figli impareranno l’inglese come prima lingua. Sarebbe veramente un atto d’incivilta’ non dargli la cittadinanza, vero? O lo ius soli va bene solo quando sono i figli degli emigrati italiani all’estero?

 

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