Quando le vittime sono i mandanti delle stragi

Proprio come è scritto nel titolo pare che in Italia le vittime di un atto terroristico di matrice fascista siano i mandanti. A sentire i commenti dei politici e della gente comune su internet, le sei persone ferite con arma da fuoco l’altro giorno a Macerata pare che se la siano cercata. Motivo? Erano neri ed immigrati e questo è un motivo scatenante per la “gente esasperata” per cercarsi giustizia da soli. Vendetta, tribalismo, punizione di gruppo sono tutti sintomi non solo di uno strisciante neofascismo in tutta Italia ma anche di un quoziente intellettivo molto basso. Le fallacie logiche dietro all’atto terroristico e alla sua giustificazione sono molteplici:

  1. gli atti criminali di un individuo (il nigeriano assassino di Macerata) non sono attribuibili a tutta l’etnia o nazionalità di appartenenza.
  2. non vi era alcun legame tra Traini e la vittima di Macerata se non il colore della pelle quindi non si può parlare di vendetta personale.
  3. non vi è alcuna connessione tra il fenomeno dell’immigrazione e l’assassinio di Macerata.
  4. non vi era alcun legame tra l’assassinio nigeriano di Macerata e le sei vittime di Traini.
  5. l’esasperazione della popolazione per un fenomeno, l’immigrazione, non ha alcuna giustificazione in un atto criminale.

Sappiamo che la maggior parte degli italiani sono analfabeti funzionali, non riescono a comprendere un testo, non sanno fare di conto, molti non hanno mai viaggiato e non hanno alcuna conoscenza del mondo al di fuori del loro villaggio dove sono nati. Tutti gli istinti primordiali come il tribalismo, il nazionalismo e la punizione di gruppo crescono e nascono anche da questa ignoranza diffusa. Non si spiegherebbe infatti come sia possibile il fatto che l’Italia sia uno dei grandi paesi europei con la più bassa percentuale di stranieri (numeri non mentono, 9% (22% da UE) contro 15% Germania per esempio), dove non ci sono stati attentati terroristici se non quello appunto di Macerata e dove la popolazione pensa di essere “invasa” da una massa di tagliagole. Ci sono regioni come la Sardegna dove gli immigrati sono appena il 2% della popolazione (ci sono paesi in cui non esiste alcun immigrato, una delle più basse percentuali in UE) ma la gente vota partiti xenofobi e ha paura dell’invasione dello straniero.

L’invasione appunto è una percezione data dal continuo bombardamento mediatico e in questo i giornali e le TV sono complici tanto quanto i partiti fascisti che appoggiano il terrorista nero Traini. Un partito fascista come Forza Nuova (il leader di Casapound almeno ha condannato pubblicamente il gesto ma non le cause scatenanti) che appoggia l’atto terroristico di un uomo in un paese civile dovrebbe essere smantellato immediatamente e i suoi leader arrestati. Esattamente come si farebbe per un imam che inneggia alla jihad. Perché pochi si rendono conto di quanto doppiopesismo ci sia stato da parte di media e politici sull’attentato nero di Macerata. Se a fare quello che è stato fatto fosse stato un jihadista islamico si sarebbe chiesta la testa ai mandanti morali, ovvero predicatori e imam musulmani.

E mai, mai avremmo assistito alla più becera dimostrazione di quanto i media e i giornali siano complici di questo clima da assedio inesistente quando per giorni non ci è stata data notizia dei nomi delle vittime, delle loro condizioni o dei loro commenti. Si è parlato solo dell’attentatore e di chi lo giustificava lasciando ampio spazio a Salvini e a Forza Nuova ma delle vittime non c’è traccia? Esistono? Sono esseri umani come noi oppure cani randagi? Hanno un nome o sono solo immigrati, gente negra che non ha alcun sentimento o dignità. Le avete sentite le loro storie, le loro biografie, le interviste ai familiari che avremmo visto in tutti le trasmissioni in TV se fossero stati italiani feriti da un’islamista? Allora dopo giorni sono finalmente riuscito a scoprire come si chiamavano questi “alieni” tramite Twitter. Eccole qua le PERSONE (ripetetelo a voce alta, dai su non fatevi intimorire dalle implicazioni di questa parola) ferite dal neofascista terrorista Traini (ditelo bene, scandite le parole, riempitevi la bocca della parola terrorismo nero): Jennifer Odion, Nigeria, 25 anni. Mahamadou Toure, Mali, 28 anni. Wilson Kofi, Ghana, 20 anni. Festus Omagbon, Nigeria, 32 anni. Gideon Azeke, Nigeria, 25 anni. Omar Fadera, Gambia, 23 anni.

Una nota antropologica però credo che sia importante scriverla: parliamo sempre dei leader di destra come mandanti morali (giustamente), dei (pochi) militanti in camicia nera che sfilano per le strade, dei simboli neofascisti ecc. ma ci dimentichiamo di far notare che questi sono solo i sintomi di una malattia ben peggiore radicata nella popolazione. La gente comune è il problema principale in Italia, dagli analfabeti funzionali nati nel Dopoguerra e che ora hanno 60 anni o più ai giovani che non hanno mai conosciuto il fascismo. Sono loro che appoggiano le camicie nere, loro che li votano, loro che li giustificano al bar o su internet. Sono gli stessi che piangono quando vedono i documentari degli italiani emigrati in America in massa (quella sì una invasione) che venivano maltrattati e linciati per le strade per le solite fallacie logiche di cui sopra, ovvero la punizione di massa per gli atti criminali di un individuo. Sono gli stessi che votavano Partito Comunista o Socialista (guardatevi le statistiche di chi vota Lega, Forza Nuova e M5S e fatevi venire i brividi), la classe proletaria tanto osannata dalle sinistre che cerca il capro espiatorio per vendicarsi della propria condizione sociale: prima erano i borghesi ora gli immigrati. Guerra tra poveri insomma. Sono gli stessi che portarono al potere Mussolini. Sono intorno a noi, in famiglia, al bar, al lavoro. Sono quelli che ora hanno il coraggio di dire in pubblico apertamente senza vergogna che sono razzisti e ne vanno fieri, che “bisogna fare qualcosa”, “sono troppi”, “bisogna farsi giustizia da soli”, “basta col buonismo”. (I buonisti per la cronaca sono quelli che applicano la logica prima della pancia e il buon senso prima delle azioni sconsiderate.)

Il fascismo non è mai morto ma si è solo tramutato in un’altra forma 70 anni dopo ed è l’italiano medio Facebook 2.0 ad esserne la forma. Non ha più bisogno di una Marcia ma di un post su Facebook e un voto in una urna.

 

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Le cose buone fatte quando c’era lui

Leggo con molto dispiacere un pezzo di Giordano Bruno Guerri su Il Giornale. Giordano Bruno Guerri che in genere apprezzo per il suo acume ma che oggi mi rende basito.

Che cosa dice GBG? GBG se la prende con Mattarella, con molto garbo ma con un certo modo di fare saputello, sulla questione del fascismo che, secondo il presidente, non ebbe alcun merito.

Il pezzo di GBG si apre con quasi due colonne di precisazioni e di “mani avanti” sul fatto che lo scrivente non è fascista ma anzi democratico liberale. E già aprire con un “metto le mani avanti non si sa mai che venga accusato di fascismo” fa storcere il naso nella bocca di uno come Guerri. Queste sono frasi che vengono dette dall’uomo comune del bar “non sono razzista ma…”, “non sono fascista ma…”. Ma è il seguito che sconvolge per le banalità sconcertanti di un livello, appunto, da chiacchiere da bar.

Il fascismo ha costruito tante cose, grandi opere pubbliche, bonifica delle paludi, scolarizzazione ecc. -dice sostanzialmente Guerri. Interessante. Mmm. Vado avanti pensando che ci sia qualcosa di più in questo articolo e invece finisce come inizia, come una chiacchiera da bar.

Il motivo per cui trovo sconcertante un discorso del genere sulla bocca di Guerri è che una persona come lui sarebbe stata in grado di comprendere già da tempo che è nel DNA di una dittatura, ogni dittatura, quella di creare grandi opere, per vari motivi tra cui prestigio e autocelebrazione, ma soprattutto – proprio perché si tratta di una dittatura – perché non esistono i lacci e i lacciuoli tipici di una democrazia liberale. I diritti di proprietà sono sottomessi al “bene comune” che coincide col “bene del governo” e quindi l’esproprio è onnipresente e non ha conseguenze economiche sullo stato né giudiziarie da parte dell’espropriato. Mezzi di produzione dei privati sono spesso in mano al volere del governo o sono nazionalizzati. Materie prime vengono estratte e raffinate spesso da aziende pubbliche e usate per le opere promosse dal governo. Tutte le energie della nazione vengono spremute per costruire queste “cose buone” di cui gli uomini mediocri e ignoranti si vantano al bar. Le minoranze non vengono consultate, le decisioni vengono prese dall’alto e da pochi e non esiste dissenso per cui le cose vengono fatte in grande, velocemente e senza problemi. Di fatti le più grandi opere pubbliche e ingegneristiche sono state costruite sotto dittature come nella Germania Nazista, nell’URSS sovietica o se andiamo più lontano nel tempo durante gli imperi antichi come quello romano o egizio. Nessuno parlerebbe di cose buone fatte da Ramses nonostante il suo pugno di ferro su milioni di egizi e schiavi. Nessuno almeno in Italia si vanterebbe delle grandi opere costruite da Stalin. E per non andare tanto lontano nel tempo pensiamo a come in Cina nel 2018 si possano costruite intere città in pochi mesi. Sono sicuro che GBG non parlerebbe mai di cose buone fatte dal comunismo maoista.

Eppure lo facciamo continuamente sul fascismo, questo perpetuo vizio dell’uomo mediocre del bar di non vedere -come ci insegna Frederic Bastiat nella storia della Fallacia della finestra rotta- ciò che non si vede. Possiamo pensare che rompere una finestra metta in moto l’economia grazie al commercio di nuove finestre (quello che si vede) ma in realtà nessuno vede la distruzione di una finestra e la sua conseguente perdita economica (ciò che non si vede). E così vediamo queste grandi opere pubbliche, come specchi per le allodole ne siamo attratti, ma non vediamo a che costo sono state fatte e quali perdite enormi ci sono state per chi stava dalla parte sbagliata.

 

 

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Cosa sta succedendo adesso in Siria

I mass media hanno chiuso il sipario sulla guerra in Siria ormai da tempo e il motivo è semplice: i loro padroni hanno perso la guerra quindi non c’è più niente da far vedere. L’ISIS è stato quasi del tutto annientato a Ovest dell’Eufrate dall’esercito siriano, da Hezbollah e dai russi. Resiste ancora in alcune sacche ad Est dell’Eufrate dove lentamente i curdi dell’SDF (misto a milizie arabe) stanno cercando di sconfiggerlo a fatica. In Iraq le milizie sciite (PMU), l’esercito iracheno e l’Iran hanno sconfitto l’ISIS del tutto. Ma la guerra non è finita, anzi si sta aprendo un nuovo capitolo molto interessante e che potrebbe avere ripercussioni ben più gravi per l’Occidente. Mentre l’esercito siriano avanza dentro l’emirato di Al Nusra (Al Qaeda in Siria) in Idlib con un certo successo, la Turchia ha deciso di muovere guerra contro un cantone curdo al suo confine, Afrin.

Per chi fosse a digiuno della situazione siriana la Rojava curda è composta da tre cantoni: Jazira e Kobane, l’una adiacente all’altra e Afrin, un’enclave a nordest separata da una lingua di terra conquistata dai mercenari turcomanni al soldo della Turchia (Jarablus e Al Bab) l’anno scorso. Mentre Kobane e Jazira sono sotto la protezione della coalizione USA sotto il gruppo ombrello chiamato SDF, Afrin è sempre stato isolato e recentemente i russi hanno stabilito alcuni punti di comando. Al contrario di quanto si possa pensare Afrin, e parzialmente anche gli altri due cantoni, sono ancora sotto l’amministrazione siriana. Per esempio gli stipendi per dipendenti pubblici arrivano ancora da Damasco, beni di prima necessita pure e molte delle armi provengono dal governo siriano. Sia ad Afrin che nel resto della Rojava il separatismo non è mai stato dichiarato come obiettivo primario, anzi i curdi siriani, al contrario dei curdi iracheni, sono sempre stati per una soluzione federale o confederale dentro la Siria. E questo è un punto che molti osservatori occidentali sbagliano di continuo confondendo YPG/YPJ con peshmerga e governo Barzani iracheni.

Negli ultimi giorni la Turchia ha dichiarato guerra al cantone di Afrin parlando genericamente di guerra contro il terrorismo (operazione sarcasticamente chiamata Ramo d’Olivo, no non scherzo). Centinaia di feriti e decine di morti tra la popolazione civile inerme e decine di morti tra miliziani qaedisti e guerriglieri YPG. La cosa più interessante è che questo avviene in un momento cruciale della guerra: l’ISIS è defunto e Idlib sta per essere liberata dall’esercito siriano. Sia l’ISIS appoggiato/adiuvato dalla Turchia e i qaedisti di Idlib finanziati e guidati dalla coppia Turchia/Qatar stanno per essere spazzati via. Erdogan ha dovuto cedere a Putin su questo punto e giusto in tempo per i colloqui di Astana ha chiesto in cambio Afrin. Erdogan ha detto più volte che vuole usare Afrin come territorio cuscinetto dove spostare i 2 milioni di rifugiati siriani nel suo territorio (e probabilmente i qaedisti turcomanni, uiguri e turkmeni che scapperanno da idlib nei prossimi mesi) a costo di epurare Afrin dei curdi. La Russia ha però prima cercato di trovare un accordo con Afrin: l’offerta prevedeva la sottomissione delle milizie curde all’esercito siriano e pare i pozzi petroliferi di Deir Ezzor a est dell’Eufrate in cambio della protezione contro la Turchia. Per quanto mi stiano a cuore le sorti dei curdi della Rojava devo ammettere che il comportamento russo è stato l’unico possibile e più razionale: se la Russia avesse difeso Afrin senza qualcosa in cambio sarebbe andata in conflitto diretto con la Turchia, con cui ha appena ricucito e ha appena venduto un bel po’ di S-400. Erdogan allora avrebbe chiesto l’intervento della NATO e la Russia si sarebbe trovata pure gli USA contro. Far entrare l’esercito siriano in Afrin, almeno nominalmente invece avrebbe neutralizzato qualsiasi rivendicazione turca sul fatto che il confine fosse in mano ai terroristi curdi. YPG/YPJ invece hanno stupidamente detto di no a quest’accordo pensando forse che quello di Erdogan fosse stato solo un bluff. I russi allora si sono ritirati da Afrin. E invece i turchi sono entrati in guerra eccome, non solo coi mercenari qaedisti di Jarablus ma pure con mezzi, aviazione e truppe turche.

Fatto clamoroso che i media non hanno evidenziato per niente: il membro della NATO Turchia va a fare la guerra a un alleato degli USA, altro componente della NATO. Erdogan sta facendo questo per motivi anche interni alla sua diatriba con la NATO. Vuole forzare gli USA a concedergli qualcosa pur di non distruggere la NATO. I turchi così come hanno fatto con il patto con l’UE sui rifugiati, sono abituati al ricatto pur di ottenere qualcosa in cambio. Sanno che UE e NATO non si possono permettere una Turchia indipendente o peggio alleata della Russia e quindi forzano la mano delle alleanze.

È di poche ore fa però l’annuncio da parte di un portavoce del YPG in cui si chiede formalmente al governo siriano di intervenire ad aiutare Afrin contro invasione turca, dando l’accesso all’esercito siriano, e di fatto reintegrando completamente Afrin all’interno della Siria. Se questo avverrà ci saranno delle contropartite in gioco e Assad darà condizioni molto precise. Purtroppo anche in questo giro i curdi hanno fatto errori strategici madornali. Prima si sono alleati con gli USA, inaffidabili per loro natura, e poi non hanno compreso che la Russia ha anche interesse a non entrare in conflitto con la Turchia. Come andrà a finire? Erdogan sarà la scheggia impazzita che distruggerà la NATO e il processo di pace in Siria? Oppure gli verrà offerto qualcosa in cambio dagli USA/Russia e se sì che cosa? Vi terrò aggiornati.

P.S.

Se vi piace quello che scrivo su questi temi vi prego di diffondere questi post sui social. Purtroppo non ci sono molte persone che scrivono di queste cose e spero che tutte le informazioni che raccolgo dalle mie fonti primarie su campo siano utili a comprendere meglio quello che succede in Siria. Grazie mille!

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La razza bianca

No, non voglio entrare nel merito della discussione politica sul caso Fontana. Ma vorrei prendere spunto da quello che e’ successo per parlare di una questione a cui e’ legata. Avrete sicuramente notato che negli ultimi anni ogni volta che si parla di razze umane dopo le giuste reazioni di sdegno arrivano poi gli articoli pseudoscientifici che ci rassicurano che le razze la scienza ha negato che esistano. Ci dicono sempre che la genetica ha provato una volta per tutte che le differenze tra individui all’interno di un gruppo che definiamo razza sono più di quelle tra individui di razze diverse. Tutto vero ma anche tutto fuorviante però dal punto di vista della condanna al razzismo. Mi ricorderò sempre quando negli anni 90 Bill Clinton tutto soddisfatto disse al mondo in un famoso discorso che le differenze tra le razze erano meno che tra individui della stessa razza. La scienza, disse, ce lo conferma. E io fin da quando lo ascoltai mi chiesi: e se la scienza non ce lo avesse confermato? Se dallo studio della genetica di popolazione avessimo avuto conferma del contrario cosa avrebbe fatto e detto Bill Clinton? La verità e’ che non avrebbe detto niente perché i politici cercano nella scienza solo le conferme delle loro convinzioni. Ma fermi tutti. Se le razze esistessero cosa cambierebbe? Il razzismo sarebbe giustificato? No, ma dove sta scritto? Negare l’esistenza di differenze tra gruppi umani non e’ una base etica per la condanna del razzismo, significa solo coprirsi gli occhi e non capire dove sta il problema: il problema sta nel considerare una popolazione superiore o più evoluta rispetto alle altre. I razzisti non sono coloro che credono che esistano le razze, ma coloro che credono che esistano razze superiori alle altre. Ma nel discorso pubblico ormai la parola razzista ha assunto i connotati di colui che crede nell’esistenza delle razze. Punto.

In biologia non esistono le razze. Esistono le specie e le subspecie. Quelle che comunemente definiamo razze, per esempio nella classificazione dei cani o per i gatti, non hanno alcun valore in biologia ma solo nella zootecnia. Un biologo non vi parlerà mai di razze ma di specie. varianti ecc. Inoltre nella differenza tra animali d’allevamento e umani c’è anche una questione pratica di non poco conto: non esistono popolazioni completamente isolate geneticamente. Siamo tutti collegati e interfecondi (e meno male!).

Ma da qua a dire che le razze nella specie umana non esistano (biologicamente) e che non esistano delle differenze tra gruppi umani ce ne e’ di differenza (scusate la ripetizione). Le differenze esistono e questo e’ innegabile. E queste differenze possono essere agglomerate in gruppi più grandi, spesso definiti geograficamente da continenti o isole. Sta di fatto che io posso prendere il DNA di una persona e sapere esattamente da che parte provengono i suoi progenitori. Come e’ possibile? Alla faccia del siamo tutti uguali. Ma dire che siamo diversi, la verità, perché dovrebbe naturalmente condurre al razzismo?

E ora vi lascio con un esperimento mentale: immaginate un mondo (già esistito ma ora ormai concluso a causa dei nostri progenitori; leggere qui se volete capire di quale scenario sto parlando) in cui Homo sapiens, Neanderthal, denisoviani e altre specie di Homo convivano nel 2018. Ammettiamo che anche in questo mondo esistano i razzisti. Che argomento utilizzereste contro di loro: a. le razze non esistono, siamo tutti uguali oppure b. la diversità’ e’ un valore e lo scambio genetico/culturale e’ una cosa positiva per tutti?

 

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Vi racconto le proteste in Iran

Il guaio di essermi interessato così tanto alle vicende mediorientali negli ultimi tre anni – e soprattutto al campo sciita- è che quando leggo commenti su giornali o su Twitter di gente che non ha alcuna idea neppure di dove siano i singoli paesi mediorientali sulla mappa mi viene la pelle d’oca. Ribrezzo pure, perché molte decisioni politiche prese dall’Occidente si basano su false informazioni, spesso attivamente falsificate per motivi politici e militaristici.

Ne è un esempio lampante quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. I media e i politici approfittatori, come Trump, Boris Johnson e Netanyahu, si sono subito fiondati a commentare sulle manifestazioni di piazza in Iran come se fossero la prova che la “Gente” – il nuovo dio moderno che tutto fa e tutto comanda – sia contro il regime degli ayatollah. Addirittura che questa sia una replica delle manifestazioni del 2009 o perfino -e questo ancora più grave – che la gente stia manifestando contro oppressione religiosa, vedi discussioni infinite sulla liberazione delle donne dal velo ecc. Niente di più falso e soprattutto ridicolo. Ripeto, ridicolo. Spieghiamo perché allora e cerchiamo di capire cosa stia succedendo.

Le prime manifestazioni sono avvenute in piccoli e medi centri urbani e non sono, pare, state organizzate o pianificate da qualche parte politica. Motivo? Alti prezzi soprattutto dei beni di prima necessità e contro la corruzione. Nelle ore seguenti esponenti di partiti conservatori e dei falchi nemici di Rohuani e dell’accordo nucleare dell’attuale governo hanno cavalcato le proteste dandogli una sorta di struttura diciamo più organica dal punto di vista politico. I manifestanti sono per il 90% giovani sotto i 25 anni, non hanno affiliazione politica definita e fanno parte della classe più bassa in Iran. Infatti a Teheran, citta della classe medio-borghese, le proteste sono poche. Ed ecco la più grande differenza con le proteste del 2009: quelle proteste furono organizzate dalla classe borghese con intenti politici. Infatti gli stessi organizzatori di quelle proteste hanno preso le distanze dagli odierni scontri di piazza perché non si riconoscono in quella che loro non vedono come una rivoluzione ma semplicemente un tumulto popolare per le condizioni economiche difficili.

Non c’entra nulla la religione, non c’entra nulla il velo, la condizione della donna e neppure si mette in discussione il regime degli ayatollah. E questo è un errore che in generale in Occidente fanno in molti, continuamente. L’opposizione anticlericale è praticamente inesistente, perché o in esilio prima e durante il ’79 o perché in prigione. Nessuno contesta la struttura teocratica quando si manifesta per le strade. Si contestano i governi, l’economia, la corruzione. Non ci sono eroici anticlericali che vogliono abbattere il regime dei chierici, come noi occidentali sogniamo di vedere. Ma esistono temi di cui si parla anche in pubblico senza paura di censura o arresti e che poi condizionano le elezioni.

L’Iran è un paese molto complesso, con un sistema politico più vicino alle democrazie occidentali che non alle monarchie mediorientali. Quello che il cittadino medio occidentale pensa dell’Iran è: un regime oppressivo con un unico partito al potere. Un mix tra Corea del Nord, Nazismo e Inquisizione spagnola. Non è così. L’Iran è una repubblica con un parlamento (Majlis) eletto dalla popolazione attraverso votazioni quadriennali abbastanza libere per gli standard mediorientali. Un sistema in cui partecipano svariati partiti con idee molto diverse tra loro. Il parlamento poi elegge il presidente (attuale è il riformista Rouhani). Al parlamento siedono parlamentari di ogni estrazione sociale, etnia e religione. Secondo la Costituzione le minoranze religiose hanno di diritto 5 seggi: due per cristiani armeni, uno per cristiani assiri, uno per ebrei (25000 oggi, la più grande comunità dopo Israele in Medio Oriente) e uno per zoroastriani. Sunniti sono rappresentati soprattutto attraverso i seggi del Baluchistan.

Ogni otto anni i cittadini votano per l’assemblea degli esperti. Questa poi voterà per eleggere il leader supremo (l’attuale Khamenei). Khamenei fa le veci del presidente della repubblica tipico delle repubbliche occidentali e ha poteri anche giudiziari come con i giudici della Corte Suprema americana. È presidente a vita ma non ha poteri assoluti come Re Salman dell’Arabia Saudita, Kim Jong Un o Saddam Hussein. Ha ovviamente anche poteri religiosi e di fatto attraverso il Consiglio dei Guardiani controlla che le leggi approvate dal parlamento siano conformi alla legge islamica (comunque il diritto sciita è diverso da quello sunnita ed è integrato da provvedimenti presi durante la leadership di Khomeini). Se vi sconvolge il fatto che sia eletto a vita pensate ai monarchi delle democrazie occidentali che non sono neppure eletti o ai senatori a vita italiani o ai giudici della corte suprema americana. O pensate all’alleato Arabia Saudita dove il potere del re e’ praticamente assoluto e le minoranze religiose vengono attivamente discriminate e represse.

Paradossalmente aiutare o sostenere gli attuali tumulti nelle strade iraniane avrà esattamente l’effetto contrario sperato in Occidente. Ovvero, la presa di potere degli ultraconservatori nemici di Rouhani e contrari all’accordo sul nucleare firmato quando c’era Obama (una delle poche cose giuste che ha fatto Obama a livello internazionale). Ed è infatti proprio quello che vogliono Repubblicani americani e israeliani. Far salire al potere gli estremisti per poi giustificare un intervento militare in Iran. L’Iran non è un paradiso e la sharia vige su tutto. Non è neppure una democrazia come la intendiamo noi (e il sottoscritto verrebbe impiccato o flagellato quasi sicuramente) ma negarne la complessità e mentire spudoratamente sui media è un insulto all’intelligenza e non aiuta di certo la causa di chi vuole vedere un Iran più libero.

 

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L’orgoglio di sinistra del meticcio, non più

C’era una volta un tempo in cui per contrastare la maniacale dicotomia del bianco contro nero, della concezione delle razze pure e incontaminate, la sinistra esaltava il meticcio. Non esistono razze, dicevano, e essere meticci è bello ed è progressista. Cosa c’è di più progressista e antirazzista infatti se non il valorizzare la diversità e la mescolanza di un individuo che ha tratti (e spesso culture) che vengono da due mondi diversi? Essere figlio di due genitori geneticamente distanti è il massimo che un individuo possa richiedere geneticamente e culturalmente. Dal punto di vista biologico aumenta le possibilità che si abbia un organismo più forte e resistente alle malattie grazie alla mescolanza dei geni, esteticamente si crea un individuo dai tratti misti e quindi unici e piacevoli, dal punto di vista della battaglia contro il razzismo è la vittoria contro l’ideologia delle razze pure. Mi ricordo che c’era anche un tempo in cui era considerato positivo che persone provenienti da diversi background utilizzassero usi e costumi di altre culture. Il famoso melting pot tanto decantato negli anni 80 e 90.

Tutto è cambiato purtroppo quando la sinistra ha incominciato a disprezzare una razza (sappiamo di quale parlo) e a valorizzare le altre portando alle estreme conseguenze quello che era nel DNA della destra razzista, ovvero il vanto per la propria razza (a parte quella bianca ovviamente). Ci si vanta di essere neri, asiatici o ispanici tanto che si disprezzano quelli che di pura razza non sono, ovvero i meticci. E quando ci sono i meticci (50% di una razza ed 50% di un’altra) ci si rifiuta di considerarli tali e li si etichetta come solo neri/asiatici. Fu la volta di Barack Obama, meticcio di padre nero e madre bianca. Fu deciso che Obama fosse nero quando, se la matematica non è una opinione, non dovrebbe essere né l’uno né l’altro oppure tutti e due contemporaneamente. Potrebbe essere stato arbitrariamente etichettato come bianco ma si decise di considerarlo nero per questioni politiche. Non ci sarebbe stato niente di male a considerarlo “mixed race” ma si volle forzare la mano per difendere i diritti degli afroamericani. E posso anche capirlo dal punto di vista politico. Ma mi è veramente difficile comprendere come un’altra (bellissima) meticcia come la futura sposa del Principe Harry, Meghan Markle, possa essere considerata nera. Lei dice con orgoglio di essere di mixed race ma la sinistra se ne appropria e la chiama black woman o woman of colour strumentalizzandola per dire come la società britannica si dovrà confrontare col proprio razzismo con una principessa nera per la prima volta a Buckingham Palace. Mi spiace rovinarvi tutto cari progressisti ma Meghan non è nera e neppure bianca ed è orgogliosamente di sangue misto.

Tutto questo va di pari passo con la battaglia di retroguardia (sempre presa dalla destra razzista) di sinistra della appropriazione culturale. Dovete sapere che in USA, in Europa deve ancora arrivare, la sinistra sta facendo una guerra culturale contro quella che chiamano “appropriazione culturale”. Significa che un individuo di una razza non può vestirsi, atteggiarsi, parlare, cucinare come quello di un’altra razza. Pardon, i caucasici non possono, gli altri si. Ti vesti da messicano per carnevale? Ti stai appropriando di una cultura altra. Cucini arabo ma sei bianco? Ti stai appropriando di una cultura altra. Alla faccia dell’internazionalismo della sinistra di un tempo. Multiculturalismo significa ora camere stagne in cui le razze non si incontrano o mischiano più. Melting pot tanto odiato dalla destra razzista ora odiato pure dalla sinistra progressista antirazzista

Non vi ricorda gli Stati Uniti schiavisti o l’apartheid sudafricana quando era vietato usare i costumi della razza di non appartenenza?

E’ triste ammetterlo ma oggi nel 2017 i più grandi razzisti sono proprio quelli di sinistra che si dichiarano antirazzisti. Ridateci i figli dei fiori per piacere.

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Qualcosa di grosso sta per accadere in Medio Oriente

Quello che è successo nei giorni scorsi tra Siria e Iraq ha creato un effetto domino di proporzioni enormi in Medio Oriente. Come al solito i media occidentali si sono soffermati solo sugli effetti ma non sulle cause. Vediamole allora qui le cause e di seguito una breve analisi.

Cause (i giorni prima):

  1. l’esercito siriano ha conquistato Deir Ezzor e ora si appresta ad assediare Al Bukamal, l’ultimo grande centro urbano in mano all’ISIS in Siria.
  2. nel frattempo l’esercito iracheno e le PMU sciite hanno conquistato l’intero Anbar a sud dell’Eufrate arrivando a controllare Al Qaem, importante centro al confine tra Siria e Iraq. In poche parole ISIS è finito.
  3. La Turchia è entrata in Siria nella regione qaedista di Idlib e ha creato decine di chilometri di territorio cuscinetto. Tutto questo d’accordo con la Russia.
  4. il presidente del Kurdistan iracheno, Barzani, appoggiato da Israele e Arabia Saudita si è dimesso e tutti i territori che aveva cercato di annettere al Kurdistan con il referendum sono stati riconquistati dall’esercito iracheno.

Effetti (alcuni giorni dopo):

  1. In Arabia Saudita sono in atto le purghe più grandi che si siano mai viste nealla sua storia. Re Salman ha arrestato 10 principi della casa reale accusati di corruzione piu 38 altri politici, incluso il principe bin Talal, uno degli uomini più ricchi al mondo che possiede quote importanti di Citibank e Twitter. Quando in Medio Oriente si arresta per corruzione significa che si è stati purgati dal potente di turno (i politici sono tutti corrotti per definizione). Le ragioni di questo sono molteplici ma guardando ai nomi della lista ci si rende conto che si tratta di persone legate o agli Stati Uniti o alla guerra in Siria. La tempistica infatti ci suggerisce che Salman abbia deciso che la guerra in Siria fosse persa (vedi cause qui sopra) definitivamente e che si dovesse fare piazza pulita di tutti quei personaggi scelti da suo fratello Abdullah.
  2. il primo ministro del Libano Hariri si dimette adducendo che lo fa a causa delle pressioni iraniane e di un fantomatico piano per assassinarlo. Ma la cosa più buffa è che annuncia le sue dimissioni esattamente il giorno dopo aver incontrato Re Salman a Riad. E ancora più incredibile annuncia di ricevere pressioni iraniane mentre è a Riad. Infatti a Beirut Hariri non è ancora tornato e forse non ci tornerà mai, visto che ha doppia nazionalità, libanese e saudita. Parlando di pressioni di un paese straniero vogliamo parlare di quelle che ha ricevuto dall’Arabia Saudita allora?
  3. mentre i soldati siriani massacravano gli ultimi militanti dell’ISIS a Deir Ezzor Israele si muoveva dalle alture del Golan (ricordiamolo, ancora occupate illegalmente dal 67). Al Nusra in Siria infatti ha attaccato alcuni villaggi drusi nel sud della Siria e Israele ha annunciato che forse dovrà intervenire per aiutare i civili invadendo “pacificamente” la Siria. Dopo aver aiutato per anni militarmente e logisticamente Al Nusra Israele decide che ora è venuto il momento di combattere i terroristi.

Analisi:

La situazione in questo momento è molto fluida ma quello che è certo è che i wahabiti/americani/israeliani stanno spostando le pedine del loro scacchiere mediorientale dopo la sonante sconfitta in Siria. Dobbiamo infatti capire che US, Arabia Saudita e Israele hanno investito centinaia di milioni di dollari per eliminare Assad e non solo non ce l’hanno fatta, ma hanno perfino rafforzato il loro nemico nel farlo. Israele sta fremendo per attaccare Hezbollah in Libano e Assad nel sud della Siria e quale migliore scusa se non quella di un Hariri dimesso messa sul piatto d’argento dall’amica Arabia Saudita? Ma le cose potrebbero rivelarsi veramente difficili per Israele questa volta. Hezbollah non è più un gruppo paramilitare: parliamo di soldati addestrati da generali siriani e russi a combattere guerra urbana e su terreno aperto. Parliamo di una organizzazione che ora possiede armi anti-carro e anti-aeree sofisticate. E non dimentichiamoci delle unita iraniane, afgane e palestinesi ancora presenti in Siria. Se Israele dovesse attaccare si riverserebbero sulle alture del Golan con il beneplacito dell’aviazione siriana e la protezione russa del suolo siriano.

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