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Avatar – Recensione

Ho visto Avatar 3D in anteprima il 17 Dicembre, circa 15 ore prima che lo proiettassero nelle sale del New England statunitensi. E circa 30 giorni prima dell’uscita nelle sale italiane. Non nego di essere stato eccitato come un bambino la prima volta al cinema. Un film atteso, attesissimo, 15 anni di lavoro certosino e di annunci e preview centellinate negli anni da uno dei registi più acclamati degli ultimi anni, James Cameron.

Come sono uscito dal cinema? Soddisfatto, felice ma non completamente e razionalmente convinto di quello che avevo visto. Se dovessi descrivere Avatar con due parole: eccezionale ma banale.

Incominciamo col banale. Avatar ha una trama semplice e lineare (e questo non guasta soprattutto negli ultimi tempi dove Hollywood si è buttata in film cervellotici che non dicono niente se non il caos che vogliono trasmettere), ma è banalissima. Un soldato occidentale vive tra gli indigeni di una tribù primitiva. Si innamora della nativa principessa, si divide tra la fedeltà alla sua vecchia civiltà e alla nuova che lo ha accolto, alla fine decide di stare con gli indigeni e combatte contro i cattivoni occidentali che vogliono distruggere la loro civiltà primordiale. Quanti ne abbiamo visto di film così? Balla coi lupi, Pocahontas, L’ultimo samurai per nominarne solo tre. (e in un certo senso perfino Dune). Ecco, Avatar è un Balla coi lupi fantascientifico, niente di più, niente di meno. Ma non solo la trama è banale, è perfino scontata. Sappiamo fin dal principio come andrà a finire, sappiamo cosa accadrà, chi vincerà, chi perderà. Non esiste un elemento sorpresa. Il film va da A a B senza problemi. Ripeto, la semplicità non è un fattore negativo e alla fine il film scorre piacevolmente però ci saremmo aspettati qualcosa di più complesso da uno script durato 15 anni.

Ecco un altro elemento che fa pensare: 15 anni sono giustificabili per questo film? O Cameron è molto lento o ha avuto problemi finanziari. Gli effetti speciali è vero sono molto curati e con milioni di dettagli, ma niente di particolare dal punto di vista qualitativo se confrontato per esempio con un low-budget film come District 9. Si vede ancora che gli alieni e gli animali sono fatti al computer. Mmm non so, forse se non avessi visto District 9 quest’anno avrei urlato al miracolo per gli effetti di Avatar. Chissà. Sta di fatto che un programmatore di videogiochi oggi riesce a dare un prodotto qualitativamente migliore e in minor tempo. Forse è arrivato il momento di scritturare i programmatori di videogiochi come registi.

Davvero, non capisco dov’è la rivoluzione tecnologica e storica di Avatar rispetto al nostro presente cinematografico e videoludico. Ho visto il film proiettato in 3D ma, a parte qualche dettaglio qua e là non si nota nessuna tridimensionalità. Invece i trailer dei film prima di Avatar erano veramente 3D e più volte sono saltato sulla sedia perché mi sembrava che gli oggetti mi arrivassero addosso. Ma se la Pixar riesce a fare i film 3D in modo efficace da anni cos’ha Avatar di tanto speciale? Mi verrete a dire allora che questo film è stato fatto solo per l’IMAX, cioè per un mercato mondiale dello 0.0005% della popolazione?

Veniamo alla eccezionalità. Avatar è imperdibile, è un must sia per gli amanti della fantascienza che per i “turisti della fantascienza” (insomma anche per quelli che “Star Wars è quello dove c’è il tipo con le orecchie a punta, vero?”). Avatar è eccezionale (nel senso letterale del termine: è un’eccezione nel panorama cinematografico odierno) per due motivi fondamenteli: la cura maniacale per i dettagli e il giusto bilanciamento tra scene d’azione e pause di riflessione. Ci sono dei momenti in cui lo spettatore è costretto a riflettere, fare una pausa tra un’azione e l’altra e rimanere a bocca aperta di fronte alle meraviglie del pianeta Pandora. I dettagli sono maniacali e molto realistici (ad un livello simile a quello di un videogioco moderno). Si rimane colpiti dalla descrizione della biologia aliena del pianeta: veramente impressionante la carrellata di specie animali e vegetali descritte, come in un documentario. Ma proprio in questo eccesso di zelo nei dettagli si nasconde l’insidia più grande per Avatar. La popolazione indigena di Pandora, i Na’vì, sono umanoidi in tutto e per tutto simili agli uomini. E tutto questo stona col resto della biologia del pianeta. Su Pandora vedrete che tutte le creature condividono l’esapodia, la fotoluminescenza, la presenza di antenne, e spesso la presenza di due paia di occhi, di narici pettorali o nel collo. Ebbene i Na’vì sono semplicemente degli Homo sapiens blu. Sono degli alieni nel loro pianeta natio. Le femmine hanno persino i seni e la protagonista principale, intepretata sa Zoe Saldana, è una bellissima aliena. Insomma mi ricorda un po’ le tavole di Frazetta degli anni ’50 quando i film o i romanzi di fantascienza ambientati in pianeti esotici finivano sempre per essere una scusa per mostrarci donne aliene in vesti succinte.

Il film dura molto ma non fa pesare lo spettatore. Anzi, si vorrebbe sapere di più dalla trama che spesso lascia volutamente qualche buco.

Io credo che il problema di Avatar sia che è un film con idee vecchie fatto uscire nel momento sbagliato. Uno script che 15 anni fa si riallacciava ad un filone in voga come quello degli eroi noglobal un po’ new age che combattono contro i dominatori cattivi: Balla coi lupi, Pocahontas, Braveheart , L’ultimo samurai e via dicendo. Un filone morto trito e ritrito. Non solo ma mentre Cameron si scervellava a trovare soluzioni tecnologiche innovative i ragazzini di 12 anni stavano già giocando a capolavori di grafica e storia come Bioshock, Fallout 3 o Dead Space. Insomma un film uscito al momento sbagliato a causa del perfezionismo e dell’amore per il dettaglio del regista. Ma i tempi sono cambiati: il mercato è veloce e il pubblico si assuefà alle novità in maniera incredibile.

Il cast è ottimo: una sempre brava Sigourney Weaver, un ottimo Sam Worthington e un fantastico Stephen Lang nei panni del cattivo generale. Quando uscirà in Italia andate sicuramente a vederlo. E’ imperdibile, ma vi prego non andate a dire che è il più bel film dell’anno o che marca un’altra tappa della storia del cinema moderno.

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