Archivi tag: brexit

Brex-shit

Dopo la sonora sconfitta del governo May ieri all’House of Commons ho letto molte inesattezze tra i commentatori in Italia e quindi mi sembra opportuno darvi un quadro completo e veritiero della situazione, visto che mi trovo in una posizione privilegiata.

Cosa è successo prima di ieri: al governo May fu dato il compito di trovare un modo per arrivare alla realizzazione di una uscita del Regno unito dall’Unione Europea. Dopo due anni di tentativi la May è riuscita a trovare un accordo (May’s Brexit deal) con l’Unione Europea. Questo accordo di oltre 500 pagine praticamente consente a UK di accedere al mercato unico e permette libertà di movimento dei suoi cittadini in UE e dei cittadini EU in UK con alcune restrizioni (cittadini UK non potranno vivere indefinitivamente in UE per esempio) fino al 2020. Evita pure un confine fisico per il cosiddetto Irish backstop, ovvero tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda sempre fino al 2020. Questo periodo fino al 2020 (che può essere anche prolungato per altri due anni) è una sorta di “customs union” temporaneo, prima che avvenga la vera e propria uscita dell’UK dall’UE. in questo lasso di tempo UK dovrà seguire tutte le regolamentazioni dell’UE e non potrà fare accordi commerciali indipendentemente.

cosa è successo ieri: il governo May deve chiedere al parlamento di accettare questo accordo. Ci provò prima di Natale ma all’ultimo momento decise di rimandarlo a Gennaio. Ieri, il 15 Gennaio vi è stato il voto che la May sapeva di perdere. Ma il fallimento è stato di dimensioni colossali (202 contrari su 432), la sconfitta peggiore di un governo dal 1924. Il capo dell’opposizione e del Labour Jeremy Corbin ha chiesto un voto di “no confidence” contro il governo May ma pare che non abbia i numeri per farlo. La situazione è tragica perché il parlamento di trova ad un’impasse irrisolvibile. Un commentatore ieri in TV ha detto che le istituzioni democratiche britanniche sono state costruite su una precisa e netta dicotomia sinistra-destra, ma poiché il tema dell’Unione Europea è trasversale e non appartiene a queste categorie, il problema è praticamente irrisolvibile. Condivido in pieno questo commento e infatti aggiungo che gli unici partiti che hanno un’idea chiara e compatta della situazione sono partiti che non sono né di destra né di sinistra come i LibDem, i Verdi e SNP (Partito Nazionale Scozzese). Labour e Tory non possono risolvere questo problema perché sono stati costruiti su concetti di destra e sinistra per centinaia di anni.

Cosa succederà dopo ieri: una domanda che non ha risposta ovviamente. Ci sono varie alternative: la prima è che la deadline per l’articolo 50 venga spostata per dare più tempo al governo di trovare una soluzione, ma il governo non può trovarla per le contraddizioni spiegate prima; la seconda è nuove elezioni ma i Tories non lo faranno mai perché altrimenti Labour vincerebbe e ad essere sincero non saprei neppure cosa farebbe di meglio il Labour con Brexit; la terza opzione è quella del Norway Plus, ciò’ entrare nel club dell’EEA/EFTA come Norvegia, Islanda e Liechtenstein ma con in più il “plus” per evitare il backstop con Irlanda del Nord. Esiste un consenso trasversale su questo ma non vi è maggioranza. Altra opzione è quella di un secondo referendum ma sia Tories che Labour non vogliono. come potete vedere si tratta di una guerra interna ai due più grandi partiti e Brexit nasce sempre da questa guerra interna. Niente più e niente meno, per il dispiacere dei commentatori italiani che vedono solo una battaglia di libertà tra un paese e l’Unione Europea.

Quello che è evidente è che Brexit sta facendo capire un po’ a tutti che il Regno Unito è rimasto unito solo grazie all’entrata nell’UE e quindi deve essere visto nell’ottica di un processo de-colonizzatore e de-imperialista che è incominciato all’inizio del secolo scorso. L’indipendentismo scozzese, il Nord Irlanda (con la fine dei Troubles con il Good Friday agreement), Gibilterra, le basi militari a Cipro, le guerre commerciali con Islanda e Francia per la pesca nell’Atlantico ecc. Tutti questi problemi si risolvettero con l’entrata in UE. dopo Brexit tutti questi problemi riaffioreranno o si intensificheranno disgregando ancor di più il Regno.

Brexit infatti -e basta guardare la mappa del voto – non è che il colpo di coda dell’english exceptionalism, eccezionalismo inglese, e del non avere accettato la perdita dell’Impero.

Annunci

2 commenti

Archiviato in Uncategorized

Un paese che impone sanzioni economiche a se stesso

Suicidio storico? Harakiri di proporzioni bibliche? O semplicemente martellata nei maroni? Chiamatelo come volete ma il Brexit deal firmato dalla May è tutto questo, eppure è l’accordo migliore che potesse uscire da due anni di negoziati. Alcuni dei 17 milioni di elettori che votarono per la Brexit – un misero 26% della popolazione, anche meno se consideriamo i residenti senza diritto di voto come noi cittadini europei – si sono resi conto solo ora che Brexit non è solo la fine dello sposalizio con l’UE ma addirittura del Regno Unito stesso. Il Regno, un poligamo con tante mogli – Irlanda, Scozia, Galles, Inghilterra – ora dovrà guardare in faccia alla realtà, alla sua poliamoria mai risolta. Il Regno si spaccherà nei prossimi anni con la Scozia che chiederà l’indipendenza e con l’addio dell’accordo del Good Friday in Irlanda del Nord. Un paese allo sbando, in balia di guerre commerciali tra USA e UE, senza industria e senza alleati. Ora dovrà ripagare 50 milioni di euro di divorzio, far parte del mercato europeo ma senza avere controllo sulle regole. Insomma Brexit è il primo caso della storia di un paese che impone sanzioni economiche a se stesso.

La May per la prima volta dopo due anni ha detto una cosa giusta: abbiamo tre possibilità, “this Brexit Deal, no Brexit deal or no Brexit.”

Esatto. Si può ancora fermare Brexit. Bisogna solo avere le palle di ammettere i propri errori, come molti brexiteer stanno facendo in questi giorni.

 

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized