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Il mito dell’acqua finita

Tra i vari miti di quella che sta diventando piano piano una vera e propria religione fondamentalista con ramificazioni politiche da non sottovalutare – parlo dell’ambientalismo – esiste quello dell’acqua che sta per finire. Oramai lo si legge un po’ dappertutto, nei TG, nei giornali, su internet, ecc., questa nuova fobia della fine dell’acqua con immagini apocalittiche di una Terra desertica stile Mad Max o Kenshiro.

Nonostante il 70% della superficie del pianeta sia ricoperta dalle acque e la molecola dell’acqua sia quella tra le più diffuse nell’universo (sottoforma di gas nelle nebulose per esempio) e che si trovi in un continuo ciclo tra fase liquida e gassosa, la gente pensa che il nostro futuro sia come quello di Marte: un deserto. Ahimé, è invece vero il contrario cioè che rischiamo di morire più per troppa acqua su questo pianeta che perché ce n’è di meno. L’unico modo per l’acqua per scomparire dalla faccia della Terra infatti è perché “scappa” dall’atmosfera terrestre sotto forma gassosa (per la cosiddetta fuga atmosferica anche se è minima perché abbiamo una robusta magnetosfera che ci protegge dal vento solare e perché l’acqua in genere si condensa in nuvole e poi in pioggia ad altitudine così basse che ritorna sulla Terra) o perché si scinde nei suoi componenti fondamentali H e O2 tramite elettrolisi (che non so quanto e come possa avvenire naturalmente). Ma a compensare per eventuali minime perdite ci sono sempre le eruzioni vulcaniche, quelle che hanno contribuito in parte alla grande quantità di acqua del nostro pianeta. Ci sono “oceani” di acqua sotto la crosta terrestre che vengono espulsi dalle eruzioni vulcaniche continuamente. Possiamo dire con un certo grado di sicurezza che la quantità di acqua sulla Terra è costante ma è il suo stato che può cambiare: solido, liquido, gassoso, sequestrato in materiali inorganici e organici ecc.

Il global warming, poi, non c’entra un fico secco con la carenza di acqua. La presenza di acqua liquida sul terreno non ha alcuna correlazione con la temperatura nell’aria. Maggior evaporazione non significa minor quantità di acqua in una regione. Se fosse così nelle regioni tropicali dove si raggiungono durante il giorno temperature altissime non dovrebbe mai piovere e non ci sarebbe più acqua liquida quando invece è l’esatto contrario! I fenomeni di condensazione dell’acqua nell’atmosfera dipendono da milioni di fattori – pressione, geografia, presenza di cariche elettriche sul terreno, venti ecc. – e la temperatura è solo uno dei tanti.

Altro mito da sfatare è che ci sia una relazione tra l’acqua consumata da noi, in Europa o in USA, e i conflitti per l’acqua nelle aree povere del mondo. Un po’ come il mito della nonna “Perché non mangi? Lo sai quanti bambini in Africa stanno morendo per colpa tua!”.

Se il “mondo ha sete”, dicono le organizzazioni ambientaliste e quelle governative come la FAO, non è perché noi occidentali la sprechiamo o non la razionalizziamo ma perché nei paesi poveri o a rischio siccità come il Sud Italia, Grecia, Spagna ecc. non esiste una razionalizzazione della raccolta, non dell’uso dell’acqua. Il problema è la raccolta in questi paesi che fa… acqua da tutte le parti, è proprio il caso di dirlo!

L’acqua non scarseggia sulla terra ferma, anzi abbonda visto che negli ultimi anni i fenomeni alluvionali sono cresciuti esponenzialmente. Fiumi di immensa portata si abbattono dal cielo verso la terra e si riversano su molte regioni del pianeta e… non facciamo altro che lasciarli andare via verso il mare.

Ma allora perché esiste questa percezione che l’acqua stia finendo interno a noi? Che il mondo diventerà un immenso arido deserto?

Per prima cosa il consumo è aumentato in certe aree e quindi le riserve sembrano finire prima ma soprattutto perché non siamo in grado di raccogliere le centinaia di migliaia di tonnellate di acqua che piovono sulle nostre teste. Vi bastino questi due esempi: a Londra piovono meno mm di acqua all’anno che a Roma (600 – quasi come a Cagliari- a fronte degli 840 di Roma); quando in UK negli scorsi anni ha smesso di piovere per due mesi di seguito è stato allarme siccità. Questi due esempi ci insegnano alcune cose: primo, non sono le quantità di acqua per anno che fanno una regione arida o florida ma la distribuzione di quest’acqua lungo tutto l’anno; secondo, che perfino nei paesi in cui sembra che non ci siano problemi di siccità basta un cambiamento minimo del clima per creare scompensi enormi. In particolare in UK per razionalizzazione e raccolta dell’acqua stanno messi peggio di qualsiasi paese arido del sud del mondo! In UK non esistono grandi invasi artificiali per esempio e la maggior parte dell’acqua viene presa dai fiumi. Esatto, l’acqua di rubinetto di Londra viene dal Tamigi. Tra l’altro che motivo esiste nella campagna del “non sprechiamo l’acqua!” in paesi dove l’acqua si preleva dai fiumi visto che l’acqua comunque va “sprecata” quando il fiume sfocia sul mare? Misteri della fede.

Ora non voglio farvi una pippa sulla saggezza dagli antichi ma forse dovremmo imparare un po’ dai fenici e dai romani che in quanto a razionalizzazione dell’acqua erano degli esperti. A Cagliari, città fenicia poi cartaginese e poi romana, l’intero sottosuolo è bucato come una gruviera svizzera. Cisterne, cisterne, cisterne. Ogni casa aveva una cisterna, le cisterne più grandi erano collegate da complessi canali e nessuno soffriva di siccità. Gli antichi sapevano che pioveva solo in alcuni mesi dell’anno e allora si ingegnavano nel costruire strutture per mantenere l’acqua in cisterne sia private che pubbliche per i mesi più aridi. Queste cisterne venivano riempite dall’acqua piovana raccolta sui tetti. Un’idea tanto semplice quanto geniale.

Ora, le aree urbane moderne hanno una caratteristica predominante: la presenza di grandi superfici di tetti. Ma noi cosa facciamo? Colleghiamo le grondaie alla strada o addirittura direttamente alle fogne!! Acqua pulita che viene buttata nel cesso, letteralmente. Immaginatevi invece una città che riesce a convogliare l’acqua piovana proveniente dalle grondaie in una rete di raccolta che poi può essere riciclata per uso domestico o industriale. Immaginatevi una civiltà in cui si usa acqua piovana non trattata o clorata per far funzionare lo sciaquone o per innaffiare il giardino. Non solo pubblicamente con queste reti ma anche e soprattutto con l’iniziativa privata. Ognuno di noi può collegare le grondaie a cisterne di condominio o nel giardino di casa e avere acqua gratis tutto l’anno. Pensate quanto gli stati spendono nella costruzione di dighe e complessi sistemi di raccolte sulle montagne per poi trasferirli nelle città quando invece le città sono i sistemi di raccolta!

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