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Vilfredo Pareto e l’ineguaglianza della società umana

Da qualche tempo mi sto dilettando nel leggere Vilfredo Pareto. Ingegnere, sociologo, economista, Pareto fu uno studioso attivo fino agli anni 20 del secolo scorso quando morì, ma nonostante questo incredibilmente moderno. Credo che il suo pensiero possa servire a capire molti dei drammi del secolo scorso e i mutamenti di questi ultimi anni nel nostro mondo.

Per Pareto le società umane sono sempre invariabilmente divise tra elite e masse, e questa divisione in genere è in 20/80%. Studiò la suddivisione della proprietà delle terre in varie epoche storiche e varie società e si rese conto che non importa dove e quando nelle società umane l’elite (il 20%) detiene sempre l’80% delle terre. Ma attenzione, questa suddivisione in classi non è fissa ma estremamente mobile. In quella che spesso raffiguriamo come una piramide sociale – ma che per Pareto era una sorta di freccia sociale con una grossa base (80%) e una punta sottile (20%) – esiste un moto magmatico continuo tra l’80% e il 20%. Rivoluzioni avvengono continuamente e nuove elite rimpiazzano le vecchie, mantenendo la proporzione 20-80 intatta. In alcuni paesi come antica Atene e Inghilterra questi mutamenti sono più veloci, in altri come a Sparta o in Cina più lenti ma sono sempre presenti (parla di Inghilterra e Cina della sua epoca ovviamente e usa Atene e Sparte come esempi di democrazia e despotismo). Le democrazie sono più veloci a dare questo cambio, mentre i paesi autoritari più lenti. E questa è l’unica differenza tra i due, perché, dice Pareto, la democrazia o il “bolscevismo” sono illusioni o frodi se pensano di poter creare società egualitarie. Democratici e comunisti/socialisti pensano che la loro rivoluzione dia il potere al popolo e che elimini le elite, ma invece questa proporzione non può essere cambiata. Infatti, e lo abbiamo visto con l’URSS, perfino nei paesi socialisti si forma una elite che accumula potere e denaro. La chiamiamo oligarchia per i paesi socialisti, monarchia e nobiltà per le monarchie e governo nelle democrazie ma sono sempre la stessa cosa: il 20% d’elite della popolazione. Le democrazie danno un’illusione di distribuzione del potere ma in realtà vi è sempre una elite che scalza l’altra distruggendola.

Oggi, lo vediamo chiaramente nelle democrazie moderne: i grandi partiti politici dal dopoguerra in poi hanno creato un bastione difficilmente espugnabile, distribuendo la ricchezza solo ai propri accoliti. Il resto della popolazione, l’80%, prende le briciole ed è sfruttato con lo strumento della tassazione dando l’illusione che il potere appartenga al popolo. Ma a volte le rivoluzioni avvengono ed ecco che il M5S sale al potere e magicamente diventa quel 20% che tanto odiava. In pochi mesi distribuisce favori tra i propri accoliti, si chiude in un bastione inespugnabile, tutti i comportamenti meschini ed immorali che contestava ora sono permissibili e a quel paese va l’onestà.

Insomma Pareto ci aveva azzeccato e sarebbe bene rileggerlo per capire la storia e quello che sta succedendo oggi nel mondo.

 

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Involuzione oclocratica

In un commento ad un post precedente Lector ha nominato l’oclocrazia, un termine greco per indicare una degenerazione della democrazia. Non conoscevo il termine. Su Wikipedia ho trovato questo:

“L’oclocrazia (dal greco όχλος = moltitudine, massa e κρατία = potere) è una forma di governo in cui le decisioni sono prese dalle masse.

Il termine, che ha un’accezione negativa, compare per la prima volta nelle Historiae (6.4.6) di Polibio, che la considera una forma di degenerazione della democrazia, in quanto inevitabile conseguenza dei comportamenti demagogici legati all’acquisizione del consenso.

Nella visione di Polibio, il disordine politico che consegue all’instaurazione di un sistema oclocratico ha come unico sbocco il ritorno alla monarchia.”

Quello che mi ha impressionato è stata l’ultima frase. Gulp!

4 commenti

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