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Quando le vittime sono i mandanti delle stragi

Proprio come è scritto nel titolo pare che in Italia le vittime di un atto terroristico di matrice fascista siano i mandanti. A sentire i commenti dei politici e della gente comune su internet, le sei persone ferite con arma da fuoco l’altro giorno a Macerata pare che se la siano cercata. Motivo? Erano neri ed immigrati e questo è un motivo scatenante per la “gente esasperata” per cercarsi giustizia da soli. Vendetta, tribalismo, punizione di gruppo sono tutti sintomi non solo di uno strisciante neofascismo in tutta Italia ma anche di un quoziente intellettivo molto basso. Le fallacie logiche dietro all’atto terroristico e alla sua giustificazione sono molteplici:

  1. gli atti criminali di un individuo (il nigeriano assassino di Macerata) non sono attribuibili a tutta l’etnia o nazionalità di appartenenza.
  2. non vi era alcun legame tra Traini e la vittima di Macerata se non il colore della pelle quindi non si può parlare di vendetta personale.
  3. non vi è alcuna connessione tra il fenomeno dell’immigrazione e l’assassinio di Macerata.
  4. non vi era alcun legame tra l’assassinio nigeriano di Macerata e le sei vittime di Traini.
  5. l’esasperazione della popolazione per un fenomeno, l’immigrazione, non ha alcuna giustificazione in un atto criminale.

Sappiamo che la maggior parte degli italiani sono analfabeti funzionali, non riescono a comprendere un testo, non sanno fare di conto, molti non hanno mai viaggiato e non hanno alcuna conoscenza del mondo al di fuori del loro villaggio dove sono nati. Tutti gli istinti primordiali come il tribalismo, il nazionalismo e la punizione di gruppo crescono e nascono anche da questa ignoranza diffusa. Non si spiegherebbe infatti come sia possibile il fatto che l’Italia sia uno dei grandi paesi europei con la più bassa percentuale di stranieri (numeri non mentono, 9% (22% da UE) contro 15% Germania per esempio), dove non ci sono stati attentati terroristici se non quello appunto di Macerata e dove la popolazione pensa di essere “invasa” da una massa di tagliagole. Ci sono regioni come la Sardegna dove gli immigrati sono appena il 2% della popolazione (ci sono paesi in cui non esiste alcun immigrato, una delle più basse percentuali in UE) ma la gente vota partiti xenofobi e ha paura dell’invasione dello straniero.

L’invasione appunto è una percezione data dal continuo bombardamento mediatico e in questo i giornali e le TV sono complici tanto quanto i partiti fascisti che appoggiano il terrorista nero Traini. Un partito fascista come Forza Nuova (il leader di Casapound almeno ha condannato pubblicamente il gesto ma non le cause scatenanti) che appoggia l’atto terroristico di un uomo in un paese civile dovrebbe essere smantellato immediatamente e i suoi leader arrestati. Esattamente come si farebbe per un imam che inneggia alla jihad. Perché pochi si rendono conto di quanto doppiopesismo ci sia stato da parte di media e politici sull’attentato nero di Macerata. Se a fare quello che è stato fatto fosse stato un jihadista islamico si sarebbe chiesta la testa ai mandanti morali, ovvero predicatori e imam musulmani.

E mai, mai avremmo assistito alla più becera dimostrazione di quanto i media e i giornali siano complici di questo clima da assedio inesistente quando per giorni non ci è stata data notizia dei nomi delle vittime, delle loro condizioni o dei loro commenti. Si è parlato solo dell’attentatore e di chi lo giustificava lasciando ampio spazio a Salvini e a Forza Nuova ma delle vittime non c’è traccia? Esistono? Sono esseri umani come noi oppure cani randagi? Hanno un nome o sono solo immigrati, gente negra che non ha alcun sentimento o dignità. Le avete sentite le loro storie, le loro biografie, le interviste ai familiari che avremmo visto in tutti le trasmissioni in TV se fossero stati italiani feriti da un’islamista? Allora dopo giorni sono finalmente riuscito a scoprire come si chiamavano questi “alieni” tramite Twitter. Eccole qua le PERSONE (ripetetelo a voce alta, dai su non fatevi intimorire dalle implicazioni di questa parola) ferite dal neofascista terrorista Traini (ditelo bene, scandite le parole, riempitevi la bocca della parola terrorismo nero): Jennifer Odion, Nigeria, 25 anni. Mahamadou Toure, Mali, 28 anni. Wilson Kofi, Ghana, 20 anni. Festus Omagbon, Nigeria, 32 anni. Gideon Azeke, Nigeria, 25 anni. Omar Fadera, Gambia, 23 anni.

Una nota antropologica però credo che sia importante scriverla: parliamo sempre dei leader di destra come mandanti morali (giustamente), dei (pochi) militanti in camicia nera che sfilano per le strade, dei simboli neofascisti ecc. ma ci dimentichiamo di far notare che questi sono solo i sintomi di una malattia ben peggiore radicata nella popolazione. La gente comune è il problema principale in Italia, dagli analfabeti funzionali nati nel Dopoguerra e che ora hanno 60 anni o più ai giovani che non hanno mai conosciuto il fascismo. Sono loro che appoggiano le camicie nere, loro che li votano, loro che li giustificano al bar o su internet. Sono gli stessi che piangono quando vedono i documentari degli italiani emigrati in America in massa (quella sì una invasione) che venivano maltrattati e linciati per le strade per le solite fallacie logiche di cui sopra, ovvero la punizione di massa per gli atti criminali di un individuo. Sono gli stessi che votavano Partito Comunista o Socialista (guardatevi le statistiche di chi vota Lega, Forza Nuova e M5S e fatevi venire i brividi), la classe proletaria tanto osannata dalle sinistre che cerca il capro espiatorio per vendicarsi della propria condizione sociale: prima erano i borghesi ora gli immigrati. Guerra tra poveri insomma. Sono gli stessi che portarono al potere Mussolini. Sono intorno a noi, in famiglia, al bar, al lavoro. Sono quelli che ora hanno il coraggio di dire in pubblico apertamente senza vergogna che sono razzisti e ne vanno fieri, che “bisogna fare qualcosa”, “sono troppi”, “bisogna farsi giustizia da soli”, “basta col buonismo”. (I buonisti per la cronaca sono quelli che applicano la logica prima della pancia e il buon senso prima delle azioni sconsiderate.)

Il fascismo non è mai morto ma si è solo tramutato in un’altra forma 70 anni dopo ed è l’italiano medio Facebook 2.0 ad esserne la forma. Non ha più bisogno di una Marcia ma di un post su Facebook e un voto in una urna.

 

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Le cose buone fatte quando c’era lui

Leggo con molto dispiacere un pezzo di Giordano Bruno Guerri su Il Giornale. Giordano Bruno Guerri che in genere apprezzo per il suo acume ma che oggi mi rende basito.

Che cosa dice GBG? GBG se la prende con Mattarella, con molto garbo ma con un certo modo di fare saputello, sulla questione del fascismo che, secondo il presidente, non ebbe alcun merito.

Il pezzo di GBG si apre con quasi due colonne di precisazioni e di “mani avanti” sul fatto che lo scrivente non è fascista ma anzi democratico liberale. E già aprire con un “metto le mani avanti non si sa mai che venga accusato di fascismo” fa storcere il naso nella bocca di uno come Guerri. Queste sono frasi che vengono dette dall’uomo comune del bar “non sono razzista ma…”, “non sono fascista ma…”. Ma è il seguito che sconvolge per le banalità sconcertanti di un livello, appunto, da chiacchiere da bar.

Il fascismo ha costruito tante cose, grandi opere pubbliche, bonifica delle paludi, scolarizzazione ecc. -dice sostanzialmente Guerri. Interessante. Mmm. Vado avanti pensando che ci sia qualcosa di più in questo articolo e invece finisce come inizia, come una chiacchiera da bar.

Il motivo per cui trovo sconcertante un discorso del genere sulla bocca di Guerri è che una persona come lui sarebbe stata in grado di comprendere già da tempo che è nel DNA di una dittatura, ogni dittatura, quella di creare grandi opere, per vari motivi tra cui prestigio e autocelebrazione, ma soprattutto – proprio perché si tratta di una dittatura – perché non esistono i lacci e i lacciuoli tipici di una democrazia liberale. I diritti di proprietà sono sottomessi al “bene comune” che coincide col “bene del governo” e quindi l’esproprio è onnipresente e non ha conseguenze economiche sullo stato né giudiziarie da parte dell’espropriato. Mezzi di produzione dei privati sono spesso in mano al volere del governo o sono nazionalizzati. Materie prime vengono estratte e raffinate spesso da aziende pubbliche e usate per le opere promosse dal governo. Tutte le energie della nazione vengono spremute per costruire queste “cose buone” di cui gli uomini mediocri e ignoranti si vantano al bar. Le minoranze non vengono consultate, le decisioni vengono prese dall’alto e da pochi e non esiste dissenso per cui le cose vengono fatte in grande, velocemente e senza problemi. Di fatti le più grandi opere pubbliche e ingegneristiche sono state costruite sotto dittature come nella Germania Nazista, nell’URSS sovietica o se andiamo più lontano nel tempo durante gli imperi antichi come quello romano o egizio. Nessuno parlerebbe di cose buone fatte da Ramses nonostante il suo pugno di ferro su milioni di egizi e schiavi. Nessuno almeno in Italia si vanterebbe delle grandi opere costruite da Stalin. E per non andare tanto lontano nel tempo pensiamo a come in Cina nel 2018 si possano costruite intere città in pochi mesi. Sono sicuro che GBG non parlerebbe mai di cose buone fatte dal comunismo maoista.

Eppure lo facciamo continuamente sul fascismo, questo perpetuo vizio dell’uomo mediocre del bar di non vedere -come ci insegna Frederic Bastiat nella storia della Fallacia della finestra rotta- ciò che non si vede. Possiamo pensare che rompere una finestra metta in moto l’economia grazie al commercio di nuove finestre (quello che si vede) ma in realtà nessuno vede la distruzione di una finestra e la sua conseguente perdita economica (ciò che non si vede). E così vediamo queste grandi opere pubbliche, come specchi per le allodole ne siamo attratti, ma non vediamo a che costo sono state fatte e quali perdite enormi ci sono state per chi stava dalla parte sbagliata.

 

 

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I fatti non i silenzi

Da più parti sento dire che papa Pio XII è colpevole del silenzio sull’Olocausto. Oggi pure Israele ha fatto sentire la sua voce, addirittura definendo inaccettabile la beatificazione del papa. Qui si fanno credo due errori: il primo è quello di accusare qualcuno di non aver parlato per un crimine. Quel qualcuno non ha alcuna responsabilità costituzionale e nessun mandato elettorale e quindi può fare quello che vuole, come lui e i suoi predecessori hanno sempre fatto. Chiedere, pretendere qualcosa, non si sa sotto quale legislazione, a qualcuno che è sopra le leggi mi pare inutile e fuorviante; il secondo errore è intromettersi nelle politiche di una organizzazione, che può fare ciò che vuole al proprio interno. E che è, volete pure decidere voi chi i cattolici vogliono fare santo? Ne hanno già fatti santi a centinaia di assassini e torturatori ben peggiori. Pacelli non fu neppure così tanto cattivo.

Dicevo è fuoviante (e questo lo sanno in Vaticano ed infatti tutti stanno facendo il loro gioco) perché vengono nascoste le vere responsabilità politiche di Pacelli. Quelle appunto di cui noi tutti ci saremmo dovuti interessare e tuttora dovremmo esserlo. Quelle per cui un alleato dell’Asse collaborò, fu parte del gioco tanto quanto un Vichy francese, un Pavelic ustascio, un Codreanu rumeno. Anzi lo fu di più perché interno al sistema nazista e fascista. Un Reichskonkordat dove un Pacelli ansioso di fare un patto con nazisti in cambio di denaro, favori e  protezione, un Patti Lateranensi dove monarca, Duce e Papa, come una sacra trimurti governano e si spartiscono ruoli e poteri, una Croazia ustascia cattolica e monoetnica, valgono molto di più di qualche accusa di silenzio.

I cattolici vogliono un santo colluso con i criminali e criminale egli stesso? Non c’è problema, è la prassi.

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Quando c’era lui i treni arrivavano in orario (in Tibet)

Ieri una mia amica cinese criticando come suo solito il Dalai Lama, i tibetani, Taiwan e gli americani mi ha detto testualmente che “il Dalai Lama non si può lamentare di un territorio cinese. Perché in Tibet ci sono più del 50% di abitanti cinesi!

E grazie troppo facile. Muovo milioni di cinesi in un territorio straniero, uccido e sottometto gli abitanti originari di quel territorio e poi dopo 50 anni dico che è cinese perché ci sono i cinesi come maggioranza.

E comunque quando parlate con un cinese nazionalista o comunista oltre all’argomento “percentuale di cinesi in una regione”, tireranno fuori la loro carta vincente: noi abbiamo portato in Tibet le strade, le scuole, la civilizzazione.

Mi ricorda molto la retorica dei fascisti per l’Abissinia. La mentalità cinese del 2008 è una mentalità tipica coloniale. Di quelle che abbiamo conosciuto nel periodo vittoriano in Europa o fascista in Italia.

Il cerchio è chiuso. Perfetto. Anche in Cina diranno fra vent’anni che quando c’era Hu Jintao i treni arrivavano sempre in orario (in Tibet).

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