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La città Maya perduta di Palenque

Tre lunghe ore di bus fino a Palenque oltre il confine col Chiapas. La giornata è piovosa e vediamo avvicinarsi le montagne dense di foreste e di nuvole bassissime, quasi che gli alberi stiano cercando di portare giù il cielo. L’entrata del paese di Palenque non è delle migliori: fango, strade dissestate e tanti Maya in abiti tradizionali che aspettano i bus. In realtà ci sono lavori in corso per riasfaltare la strada. Più in là verso il centro la pavimentazione dei marciapiedi è in pietra e le strade ottime. Ma basta affacciarsi a poco più di due metri dal centro e cortili, fango e foresta si riprendono il paesaggio. Palenque in certe parti sembra una città di confine tra il mondo dominato dagli uomini e quello dominato dalle divinità della selva. Aspettiamo l’ennesimo “collectivo” che ci porterà su al parco archeologico. Troviamo qualche turista, per lo più “hippies” europei come li chiamano con disprezzo i locali: ragazzi girovaghi in abiti zingareschi che vanno in giro senza soldi alla ricerca dell’energia delle piramidi Maya ma soprattutto dei funghi allucinogeni. Quando scendiamo dal furgone una guida del parco Maya si propone di farci da Cicerone. Parla italiano, sorride di rado e si chiama Geronimo. Stiamo per entrare attraverso i cancelli del parco quando un’acquazzone si abbatte su di noi. Una manna per i venditori ambulanti di impermeabili: gliene compriamo al volo due, il tempo di trattare il prezzo e siamo già completamente fradici. Entriamo dentro il sito archeologico di Palenque con l’acqua che letteralmente ci gronda da tutti i lati del corpo e riesce ad entrare perfino dentro l’impermeabile per chissà quali pertugi. Ben presto il fango si prenderà le nostre scarpe. Geronimo ci rassicura dicendo che è normale qui e che piove tutto l’anno a parte un paio di mesi. La prima piramide che si para davanti ai nostri occhi è quella definita Del teschio. Su in alto nella sommità, un bassorilievo di un teschio di un coniglio, un animale che rappresenteva la morte per i Maya. Questa piramide e le altre intorno affiorano a malapena dalla selva che corona le loro sommità come un’aureola verde. Non si scampa alla foresta e già muschi e pianticelle stanno ricolonizzando le pietre appena ripulite dall’uomo moderno. Palenque fu (ri)scoperta appena 15 anni fa dopo mille anni di dimenticanza umana. E solo il 5% della città è stato scoperto. Dalle foto satellitari è chiaro che i colli ricoperti di alberi intorno a noi non sono altro che altre piramidi. Mancano i soldi per scavare e ripulire. Qui d’altronde, dice Geronimo, si concentra il turismo culturale degli europei e quello “ricreativo” degli hippies. Gli americani con i soldi vanno al mare ai Caraibi.

E’ un sogno passeggiare tra le rovine, le nuvole che toccano gli alberi e le punte delle piramidi, lo scrosciare incessante dell’acqua sulle foglie e sui nostri impermeabili. Oltre lo scroscio dell’acqua il silenzio di migliaia di anni di storia, di una foresta che aspetta la fine della pioggia per riprendersi ciò che gli è stato tolto, ancora e ancora finché non rimarrà più nessun uomo sulla Terra che ripulirà queste pietre e Palenque tornerà da dove era arrivata. Palenque è un monito per gli uomini: non importa quanto alte costruirete le vostre piramidi, non importa quante meraviglie riuscirete a costruire, quanti palazzi e strade piastrellati d’oro vi sembreranno immortali; tutto comunque tornerà alla polvere.

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Teotihuacán e Xochimilco

Se andate in Messico non potete perdervi i templi della cittá sacra di Teotihuacán ad appena un’ ora da Cittá del Messico. É un complesso archeologico enorme, ci si impiega un giorno intero a visitarlo tutto. Ci sono tre grandi piramidi: del Sole, della Luna e quella del Quetzalcoatl, ovvero il dio serpente piumato. Scalare la piramide del Sole é un’ impresa soprattutto sotto il sole cocente di mezzogiorno. I gradini sono centinaia e ripidissimi, il sole é a picco e ci troviamo intorno ai 2500 metri di altezza circa. Una messicana é perfino svenuta. Il panorama é mozzafiato. Da qui si possno vedere le altre piramidi e quasi tutto il complesso. Una bella esperienza davvero. Forse il centro di Tenochtitlán, ora Cittá del Messico, doveva sembrare molto simile. Chissá perché questo complesso fu risparmiato dagli spagnoli.

Altra gita assolutamente da fare é quella a Xochimilco ad un´ora a sud di Cittá del Messico. Un complesso di canali navigabili dove sorge un quartiere di piccole case e villette. Centinaia di zattere e canoe spinte con lunghi pali. Qui potrete incontrare i famosi mariachi, ovvero i chitarristi messicani. 

Possono sembrare dei posti e delle attivitá molto turistiche ma in realtá sia a Teotihuacán che a Xochimilco (e ora a Villahermosa) i turisti si possono contare sulla punta delle dita. Abbiamo passato questi primi sette giorni praticamente in mezzo ai messicani senza incontrare turisti. O meglio i turisti sono gli stessi messicani che approffitando dei giorni di festa visitano i loro luoghi turistici. Un´altra cosa che mi ha sorpreso del Messico. Pensavo di dover fare lo slalom tra turisti ed invece siamo sempre soli. Meglio, ha il suo fascino e ci permette di interagire e parlare coi locali. Lo spagnolo si affina e praticamente ci facciamo capire senza problemi. Ha anche i suoi lati negativi: pochi sanno usare la mia macchina fotografica e ogni volta devo spiegare come si usa. In effetti credo di aver visto solo due altre macchine “stile reflex” come la mia in mano ai messicani da quando sono qua. Tra l’altro i messicani comprano souvenir come se fossero turisti stranieri e i venditori ci lasciano in pace.  

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Il Messico, un paese al Valium

Come ho giá anticipato nel primo post sul Messico, questo paese é molto lontano dagli stereotipi sui paesi latino-americani di tradizione ispanica. I messicani sono persone tranquille, gentili, non urlano quando parlano. Rispettano le file (quasi all´inglese) e non sono molesti quando cercano di venderti qualcosa. Sono molto calmi, lenti e in un certo senso un po´svogliati. Non vanno in escandescenza, qualsiasi cosa succeda nella loro vita sembra che facciano spallucce e via. Lo stereotipo del messicano con il sombrero che dorme a mezzogiorno? Perfetto! Qui nella capitale i negozi aprono (se aprono) alle 10 e 30 e chiudono alle 5 ma con la pausa siesta! Qui é tutto lento, il mondo é al rallentatore. Per fare colazione al bar programmate un´oretta. Tra ordine, preparazione del cibo e attesa della “cuenta” farete in tempo a tornare a casa, cambiarvi d´abito e tornare. In compenso i mezzi pubblici (qui nella capitale) sono puliti e puntuali.

I messicani sono tutti cicciotti e mangiano come locuste dalla mattina alla sera. Le strade sono piene di venditori ambulanti e la gente fa la fila pur di mangiarsi tacos, enchiladas, nachos, pannocchie arrosto o bollite e dolci, tantissimi dolci. Vanno pazzi per i dolci.

In Messico si vive la strada. Attenzione non “per strada”. Intendo proprio “la strada”. Tutto si fa in strada, dal cibo al commercio, dalla musica alla piazza dove si chiacchiera o si prende il fresco. I negozi hanno ampie aperture senza vetri che danno sulla strada. Le farmacie, i dentisti e i medici hanno le sale d´attesa in cortili o in verande. Passare dal Regno Unito al Messico é uno shock. Dal paese senza piazze e senza vita pubblica al paese dove la strada é vissuta come luogo di festa, d´incontro e di vita.

Altra particolaritá dei messicani sono le scarpe. Sono ossessionati dalle scarpe. Sembra che per loro sia uno status symbol. Ci sono negozi di scarpe dappertutto, i lucidascarpe si trovano ad ogni angolo e sono sempre a lavoro. Le persone, anche le piú povere, hanno sempre scarpe di marca. Ho visto delle persone vestite malissimo e chiaramente medio-povere calzare le Nike pulitissime e bianchissime.

Si dice poi che il Messico sia pericoloso e che tentino in tutti i modi di fregarti. Mah… io ho incontrato centinaia di persone in questa settimana in piú cittá e nessuna mi é parsa pericolosa. Anzi sono tutti gentili, dal negoziante al semplice passante, dal ricco al povero ti aiutano in tutti i modi e nessuno ti dá noie. Nessuno si accorge di te, come turista sei invisibile e in fin dei conti passi inosservato come tutti gli altri.

La povertá é relativa. Ho visto di peggio in Tunisia, in alcune parti della Romania, negli USA e addirittura in Italia. Perlomeno nelle tre cittá che ho visitato finora non c´era povertá disperata. Ecco, in Messico non ho visto mendicanti né gente dormire per strada come alla Stazione Termini di Roma, non ho visto barboni spingere carrelli della spesa pieni di buste come a New York o a Washington.

Insomma quella che ho visto io é una media povertá con una certa dignitá e, se posso permettermi di dirlo, una certa felicitá.

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¡Ciudad del Mexico!

Eccomi qua. Scusate ho poco tempo qui nella sala internet dell’hotel.

Allora sono arrivato il 28 dicembre a Citta´ del Messico dopo 23 ore di viaggio: Bristol-Londra-Houston-Citta´del Messico. Un volo massacrante, non lo consiglierei a nessuno. Citta´del Messico e´ immensa. 20 milioni di abitanti distribuiti in una superficie di alcune centinaia di chilometri. Dall´alto con l´aereo le luci sono milioni e non vedo la fine della citta´. Ariviamo nell´hotel, carino, pulito ma mooolto rumoroso. Come tutto il Messico del resto. Non c´e´angolo di strada dove non si possa sentire musica latino-americana. Tutti, dai venditori ambulanti ai negozianti fino ai semplici passanti mettono musica al massimo volume. Il traffico e´tanto ma pensavo peggio. Nella guida della Lonely Planet parlavano di incubo, dev´essere che non sono mai stati a Cagliari all´ora di punta. L´hotel si trova vicino al Zócalo, la piazza centrale della capitale, lá dove un tempo sorgevano i templi della vecchia Tenochtitlan, la capitale dell´impero azteco. Gli spagnoli arrivarono qui, uccisero l´imperatore Montezuma senza tanti complimenti, sterminarono l´intera popolazione della citta´e la misero a ferro e fuoco. Le piramidi vennero demolite e le pietre riutilizzate per costruire la cattedrale e le tante chiese della citta´ora diventata spagnola. É un vero peccato. Per tutto il viaggio non ho potuto fare a meno di pensare a quel momento. Quanta crudeltá gratuita! Due civiltá (Azteca e Maya) distrutte in pochi anni senza alcun motivo se non la volontá di potenza e di superioritá razziale. Altro che nazisti! Il primo genocidio dell´etá moderna fu fatto dagli spagnoli e da Santa Romana Chiesa. Milioni di persone uccise, cittá rase al suolo, culture e lingue estinte in pochi decenni. Ora rimane ben poco se non rovine per turisti. E quei nasi, quelle orecchie, quelle pelli e quegli occhi dei discendenti degli aztechi. Che si vedono dappertutto. Il Messico non é uno stato latino-americano come quelli del centro america o sud america. Ha una storia millenaria e meravigliosa dove decine di culture preispaniche e l´invasione spagnola hanno creato un melting pot che non ha alcun paragone al mondo. In Messico potete riconoscere gli indigenos aztechi o maya e i mestizos di sangue misto ispanico-indigeno. I secondi si riconoscono anche per i baffi e i peli nel corpo, gli indigeni hanno il viso glabro. La “preispanicitá” si riconosce anche nel dualismo o sincretismo religioso messicano. I messicani sono molto religiosi ma difficilmente potremmo definirli dei bravi cattolici. Nelle strade della Cittá del Messico popolare si trovano spesso tempietti dedicati alla Madonna di Guadalupe e a Cristo affiancati dalle statue della Santa Muerte (nella foto). La Morte raffigurata come uno scheletro con gli abiti della Madonna é venerata tanto quanto la Madonna di Guadalupe. Alla Santa Muerte si fanno preghiere, si danno offerte, si accendono ceri. All´uscita dalla cattedrale gli stessi che sono appena usciti dalla messa vanno dallo sciamano azteco e si fanno purificare coi riti tradizionali. I tempietti con decine di santi e madonne sono sparsi dappertutto in tutte le strade, piazze, negozi e hotel. E tutto questo solo nella capitale! In alcune zone del Chiapas si venerano ancora le antiche divinitá Maya e il cristianesimo é una superstizione come altre.

Insomma il Messico che ho incontrato in questi primi 6 giorni é complesso, affascinante e inaspettato. E sono rimasto colpito dal fatto che gli spagnoli non sono riusciti completamente nel loro intento di sterminio e supremazia razziale.

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Mexico arrivo!!

Spero che vi siate ingozzati abbastanza in questi giorni. E fra un po’ arriva anche Capodanno per finire in bellezza. Io sto scoppiando.

Scrivo questo post giusto per dirvi che io domani me ne parto in Messico per Capodanno. Quindi, insomma, sarò un po’ assente sul blog ma tenterò di collegarmi più volte possibile.

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