Archivi tag: quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese

Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese: la e silente e il Great vowel shift

Per le puntate precedenti vedere qui.

2aa621544c31e1a395cfdf4be633132e3aa4eac19cdf5b286b99ad18aa5e538d2117599683Ammettetelo: quante volte avete detto o avete sentito dire che la pronuncia dell’inglese è inconsistente e che non esistano regole? Quante volte vi siete fermati davanti ad una parola e vi siete chiesti: “Come si pronuncia la vocale a in questa parola?”? E’ possibile, come nel mio caso, che lo abbiate chiesto anche a chi avrebbe dovuto aiutarvi, ovvero ad un insegnante d’inglese a scuola. Ma sono sicuro che nel 90% dei casi la risposta sia stata “spallucce”. La pronuncia dell’inglese non ha regole e dovete imparare le parole una per una, questo è il luogo comune.

E invece no, e oggi vi dimostrerò che esiste un modo per saper pronunciare le vocali dell’inglese di alcuni gruppi di parole senza averle dovute imparare a memoria. E questo l’ho imparato con la pratica… visto che nessuno si era mai premurato di insegnarmelo. Sappiamo bene che per un madre lingua italiano la cosa più difficile è capire quando le vocali “i” e “a” si pronunciano “ai” o “i” e “ei” o “a”, rispettivamente. Prendiamo come esempio la parola “time”. Si legge “taim” e lo sappiamo per un motivo: ha una “e” alla fine. Se non ci fosse la “e” si leggerebbe “tim”. Quindi ricapitolando la presenza di una vocale alla fine della parola modifica la pronuncia della vocale precedente. Senza la vocale e si pronuncerebbe come in italiano.

Esempi di seguito:

time-tim

rime-rim

slime-slim

grime-grim

dime-dim

spine-spin

pine-pin

wine-win

Significa che, a parte le poche eccezioni, quando troverete una parola bisillabica come time che non conoscete potrete andare sul sicuro ed applicare questa regola.

Per quanto riguarda invece la vocale “a” il discorso è simile ma più complesso: blame si legge bleim e clam si legge clam, tutto grazie alla e finale. Ma il fonema “ei” può divenire anche “e” come in can.

dame-dam

came-cam

cane-can

lane-lan

lame-lamp

shame-shampoo

Stessa cosa vale per le vocali “u” e “o” che verranno pronunciate “a” o “iu” e “a” o “o” a seconda della presenza della “e” finale o che segue immediatamente l’ultima consonante.comic2-1291-897173545

plume-plum tube-tub funeral-fun come-com

La “e” alla fine di una parola inglese è una vocale magica. Non si pronuncia mai (infatti si chiama silente) ma può cambiare la pronuncia (e il significato) dell’intera parola.

La “e” alla fine delle parole inglesi è molto comune e non è stata messa lì a caso. C’è sempre una ragione dietro ad una consuetudine in una lingua e l’origine della e silente possiamo trovarla nel rivoluzionario periodo (linguisticamente parlando) tra il 15esimo e il 17esimo secolo dove quasi tutte le lingue di origine germaniche hanno subito il great vowel shift. Prima del 15esimo secolo infatti le vocali in inglese si pronunciavano più o meno come nelle lingue latine. Per motivi ancora misteriosi – qualcuno parla di influenze date dalla peste nera ma è indimostrabile – molte delle vocali hanno cambiato pronuncia, da una simil-latina a quella attuale. Ed è qui che entra in gioco la e silente che riesce a farci distinguere la pronuncia (e il significato) di una parola da un’altra. Il Great vowel shift però non fu omogeneo e alcune aree del Regno Unito continuano a pronunciare le vocali in un modo simile al nostro. Nord Inghilterra e Scozia per esempio continuano in molti casi a mantenere una pronuncia pre-great vowel shift.

Per ricordarvi della pronuncia delle vocali e dell’importanza della e silente in inglese magari potrete memorizzare questa filastrocca per bambini:

Who can turn a can into a cane?

Who can turn a pan into a pane?

It’s not too hard to see, it’s silent E!

 

 *in realta’ la cosa e’ piu’ complicata di quanto sembri perche’ di vocali l’inglese ne ha 12. Ma per semplificare il nostro corso abbiamo ignorato la maggior parte dei fonemi che gli italiani non possono pronunciare. Per un sommario piu’ completo dei cambiamenti dati dalla e silente vedere questa pagina.

16 commenti

Archiviato in affascinante guida alla lingua inglese, quello che non vi hanno mai insegnato al corso d'inglese

Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese – C’è una logica dietro

Visto che i quattro gatti che mi seguono sono sempre interessati ai miei post sull’inglese (e sugli inglesi) ho deciso di incominciare una serie di post che tenteranno di spiegare in modo semplice e diretto come imparare l’inglese e soprattutto come evitare i classici errori che noi di italofoni incontriamo. Questa mia esigenza di scrivere questi post nasce anche dal fatto che in Italia l’insegnamento dell’inglese è mediocre se non addirittura risibile. Dei dieci insegnanti di inglese che ho avuto nella mia carriera scolastica non ne salverei neanche uno. Poverini, non ne avevano neanche tanta colpa visto che pure loro hanno dovuto imparare l’inglese in Italia (stare un mese in un collegio a Oxford o a Brighton non conta) da libri scritti da insegnanti inglesi per un pubblico internazionale. Infatti questa mediocrità nasce dal fatto che i libri d’inglese sono scritti da inglesi e poi tradotti in italiano. Ovviamente i professori di inglese non hanno alcuna idea delle trappole che la lingua inglese ha in serbo per chi parla una lingua romanza. Queste trappole sono comuni a tutti, tutti gli italiani all’estero le fanno ed è facile evitarle se solo vi insegnassero a scuola come fare. Spero che questi pochi miei suggerimenti vi possano aiutare. Buona lettura.

***

Come avevo già parlato in un precedente post la lingua inglese è un guazzabuglio di varie lingue sommate assieme. L’anima dell’inglese è divisa tra le lingue romanze e quelle germaniche, e così è la sua cultura. Capire da quale famiglia provengono le parole aiuta a capire la lingua inglese, salvando la salute mentale di milioni di studenti in tutto il mondo. Per un madrelingua inglese questo non è sempre evidente perché sono cresciuti con quella lingua e per loro sembra avere una coerenza incredibile. In realtà quando un inglese non sa fare lo spelling di una parola il 90% delle volte è una parola che deriva dal francese.

Se solo me lo avessero detto quando ero a scuola avrei sicuramente incominciato a “capire” questa lingua per poi impararla. L’inglese soprattutto per i neofiti può essere irritante con tutte quelle eccezioni, quelle pronunce differenti. In realtà una volta capita la logica della lingua (ogni lingua segue una precisa logica) tutto si ridimensiona.

L’inglese è formato da una base anglosassone, con influenze latine, poi norrene, poi da un sostrato normanno e poi di nuovo latino e greco. Vediamo perché (anche tramite il video che ho postato qui sopra): nelle isole britanniche vivevano i Celti, poi sono arrivati i Romani che, a parte la Scozia, il Galles e l’Isola di Man, sono riusciti a far dimenticare questa lingua ai suoi abitanti. Caduto l’Impero Romano d’Occidente sono arrivati le invasioni degli Juti (odierna Danimarca), degli Angli e dei Sassoni (Germania settentrionale). E qui nasce l’Anglosassone appunto, ovvero una nuova lingua germanica che si impone sulle isole britanniche. Parole come strada, città, termini militari e giuridici rimangono però latini. E’ poi il turno dei Vichinghi che invadono le isole lasciando come eredità circa 2000 parole nel vocabolario inglese. Fin qui tutto a posto visto che anche il norreno è una lingua di origine germanica. Ma nel 1066 arriva l’invasione dei Normanni dalla Francia e qui incominciano i guai. I nuovi padroni si sosituiscono all’aristocrazia indigena e creano due società separate da un divario linguistico enorme. Un divario che a mio parere esiste tuttora nella divisione classista della società inglese. I dominatori impongono termini francesi per questioni legislative, giuridiche, gastronomiche, militari, comportamentali ecc. I poveri indigeni devono adattare il nuovo vocabolario e la loro pronuncia alla nuova situazione. Cliccare sulla timeline qui sotto.

Quindi abbiamo delle parole che provengono dal ceppo germanico tramite le tribù germaniche e i vichinghi e dal latino tramite i romani e il francese importato dall’invasione normanna. E qui arriva il problema per i madrelingua italiani che a scuola è come se si ritrovassero nel 1066 ai tempi dell’invasione normanna. La scuola ogni volta che vi fa aprire il libro d’inglese nel vostro primo giorno sui banchi scolastici vi stupra il cervello allo stesso modo di quei dominatori normanni. Ogni giorno è come una Battaglia di Hastings.

Non esistono regole precise per ovviare a questo problema a parte usare il vostro intuito: quando incontrate una parola che riconoscete e che sapete tradurre (tipo quelle che finiscono in -tion o -ble) sarete sicuri che vi trovate di fronte a parole che derivano dal francese. Queste infatti sono quelle più facili da pronunciare per noi anche se come vedremo nei prossimi post le vocali e le consonanti devono essere pronunciare all’inglese. I problemi per noi italofoni arrivano con quelle parole che vengono dal ceppo germanico: queste parole contengono le famigerate H che devono essere pronunciate (!), le vocali lunghe (inesistenti nelle lingue romanze), i gruppi WH e OUGH ecc. ecc.

Quindi nel mio corso d’inglese ideale dopo aver spiegato a grandi linee la storia delle invasioni delle isole britanniche si incomincerebbe a focalizzare l’attenzione dei miei studenti su ciò che distingue l’italiano dall’inglese, ovvero quei brutti suoni germanici.

To be continued…

28 commenti

Archiviato in affascinante guida alla lingua inglese, quello che non vi hanno mai insegnato al corso d'inglese, spunti di lettura e scrittura