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Protezionismo intellettuale

La notizia e’ passata un po’ in sordina ma e’ di quelle che potrebbero cambiare (se esportato agli altri paesi europei) il nostro modo di vivere internet.

Sarkozy ha presentato un progetto di legge contro chi scambia file in rete (i giornali e i politici la chiamano “pirateria”, un chiaro uso del vocabolario per deligittimare l’avversario). In cosa consiste il progetto di legge? Taglio della connessione a chi fa utilizzo di peer to peer software e, incredibilmente, la pubblicazione dei nomi dei “criminali” in rete.

Non solo ma verra’ istituita un’autorita’ specifica (l’Hadopi) col compito di monitorare, scovare e punire i malfattori. Secondo il governo una funzione “pedagogica“, piu’ che repressiva, parola perfetta che si sono scelti da soli per indicare il loro modello di Stato Etico.

La questione dello scambio di materiale coperto da copyright e’ fatta passare dalle autorita’ come “crimine”, “pirateria”, “illegale” da cosi’ tanti anni che la gente non si rende conto di essere all’interno di un processo puramente illiberale. Il concetto di copyright nasce appena duecento anni fa e l’accordo tra stati per il copyright nasce a Berna nel 1886. Un accordo tra stati non di certo democratici per il controllo della stampa, delle idee e ovviamente per tutelare chi l’opera la scrive. Ma la tutela dell’opera e dell’autore, comprensibile e sotto certi aspetti condivisibile, non ha niente a che vedere con la copia e la riproduzione dell’opera. Il concetto di “attribuzione di un’opera al suo legittimo autore” non e’ la stessa cosa della “riproduzione dell’opera stessa”.

Infatti e’ da poco entrato nell’uso comune l’utilizzo del Copyleft o delle licenze Creative Commons. Le opere si possono riprodurre ma a patto che vengano nominate fonte e autore. E quando vi si dice che l’assenza di leggi che tutelino l’autore farebbe scendere il numero di copie vendute e’ una baggianata bella e buona. Il collettivo Luther Blisset (ora Wu Ming) pubblico’ “Q” sotto copyleft e vendette centinaia di migliaia di copie. Anzi spesso un’opera viene venduta di piu’ proprio grazie al libero scambio. Coloro che fanno una copia di un’opera la aiutano a diffondersi, ad essere conosciuta ed apprezzata, ma le ricadute di questa celebrita’ popolare poi si fanno sentire comunque nelle vendite del prodotto originale, che comunque verra’ venduto.

Quando lo Stato Etico punisce chi si scambia informazioni liberamente non fa altro che fare una violenza alla liberta’ ma soprattutto alla stessa conoscenza. Abbiamo vissuto per millenni senza il copyright e gli autori hanno sempre avuto i riconoscimenti e la fama che si meritavano. Vi immaginate cosa sarebbe successo se ai tempi di Omero fosse esistito il copyright?  Se Omero avesse usufruito del copyright i cantori che viaggiavano per le varie citta’ greche per riprodurre i suoi canti sarebbero stati fermati e arrestati dalla polizia.

Ecco allora immaginate i cosiddetti “pirati”, i “criminali” della rete come moderni cantori omerici.

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