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Clash of generations

Da più parti sembra che stia montando una sorta di odio generazionale tra i nati nel dopoguerra e i loro figli. Prima mi sono imbattuto in un articolo sul Corriere a firma di Paracchini che si rifà ad un pezzo del Guardian. Poi ho letto questo blog che se la prende con i cinquantenni e che posta storie di scontri tra generazioni (non so se siano fake o storie vere). Tutto parte dalla frustrazione di una generazione che sta entrando nel mondo del lavoro, o meglio ci sta provando ad entrare, ma trova spesso un figlio del dopoguerra parcheggiato su qualche poltrona che sfrutta le nuove leve con contrattini a termine, co.co.co e con aggiunta di umiliazione finale.

In effetti la differenza tra le due generazioni è netta ed evidente: da una parte una generazione che ha usufruito del boom economico del dopoguerra, con il posto fisso, spesso lavoro pubblico e con un accumulo di contributi che gli permetterà di avere una pensione. Dall’altra una generazione che ritarda l’entrata nel lavoro con lauree, master, dottorati, corsi ecc. per poi ottenere un contrattino part time con cui è impossibile sopravvivere oggigiorno e che non avrà pensione.

Molti trentenni si lamentano del fatto che la generazione precedente abbia sfruttato al massimo il sistema del welfare e del lavoro non preoccupandosi delle generazioni future. In realtà è grazie ai nostri padri se abbiamo avuto un’infanzia felice e piena di opportunità, proprio grazie a quello sfruttamento. Ma prima o poi qualcuno dovrà pagare quel magna magna. I nodi arrivano sempre al pettine e ora tocca ai trentenni pagare lo scotto. Ci vorrebbe un altro Piano Marshall, la popolazione falcidiata da una guerra mondiale e il gioco è fatto. Il benessere, purtroppo, arriva solo dopo la distruzione di beni e persone da cui prendere ricchezze e nicchie sociali e lavorative. In effetti non abbiamo una guerra di grosse proporzioni da più di 70 anni, un record per l’Europa.

Un altro punto a sfavore delle nuove generazioni è l’aumento dell’aspettativa di vita e la diminuita mortalità che ritarda il ricambio generazionale. Ma questo è un problema che fintanto che la scienza e la medicina progrediranno ci porteremo per tutte le generazioni future. Senza la morte della vecchia generazione la nuova non può mai prendere il potere se non quando è vecchia e così via.

In effetti quella del dopoguerra è una generazione che ora ha il potere economico, politico e culturale in questo momento. Sembra assurdo che persone nate 50 anni fa, con una mentalità di 50 anni fa possano comandare uno stato del 2010. E si vede che sono al potere: completa incomprensione delle nuove tecnologie, digital divide, leggi repressive e conservative. I peggiori moralisti e conservatori sono quelli che hanno fatto il ’68. Si sono divertiti, hanno esagerato e si sono goduti la vita e ora sembrano preti che manco i loro padri dell’inizio del novecento.

In chiusura comunque possiamo affermare che la colpa dell’arretratezza italiana è sì imputabile alla generazione del dopoguerra ma c’è da dire che loro sono i figli di un’altra generazione, quella idiota che ci ha portato a due guerre mondiali. E la nuova generazione, cullata negli agi della ricchezza data loro dai padri, è piena di ragazzini viziati, senza ideali né idee per il futuro se non quello di diventare famoso o di avere una bella macchian da sfoggiare il sabato sera. Ma dare la colpa a loro è futile visto che sono figli dei loro padri. Insomma bisogna stare attenti a chi imputare le colpe della crisi.

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