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Da Porto a Ljubliana passando per Trieste

Nelle ultime settimane sono stato un po’ assente causa viaggi per lavoro. Avrei voluto fare un post dedicato ad ogni città che ho visitato ma è troppo impegnativo così vi lascio ad una lista delle tante impressioni che ho avuto.

Porto.

Se dovessimo utilizzare la stessa terminologia fantascientifica per identificare le tecnologie fuori dal loro tempo come steampunk e dieselpunk conierei un termine per Porto tutto suo: qualcosa del tipo vintagepunk (anche se esiste un genere musical con questo stesso nome). Se volete vedere una città bellissima che sa conciliare benissimo i mezzi di trasporto dell’inizio dello scorso secolo (vecchi tram, bidonvie, treni che vanno lenti sopra ponti dalle arcate metalliche ormai in disuso, calessi ecc.) con quelle mattonelle azzurre tipiche portoghesi delle case, lo stile liberty dei balconi, il barocco dei palazzi storici. Insomma ci siamo capiti. Bella. Ci rivado appena posso.

Braga.

Braga mi ha datto l’impressione di trovarmi di nuovo di fronte ad un paradosso temporale e geografico. Barocco, moderno, colline toscane, montagne alpine. E quel senso di saudade, cioè quel mix di nostalgia per qualcosa di perso e di speranze per un futuro incerto, che mi è sembrato di cogliere anche a Lisbona e Aveiro. Saudadepunk?

Verona.

Sempre bella, con quell’Adige così azzurro che la racchiude come un gioiello. Questa volta ho visto poco ma mi riprometto di ritornare.

Trentino.

Sono stato per alcuni giorni tra le montagne di Rovereto e San Michele all’Adige e nella Val di Non. Che dire? I meli in fiore sulle colline con le arnie affianco in piena attività, i monti innevati sullo sfondo e tanto verde. Aggiungeteci che ho dormito in un vecchio castelletto del 400 trasformato in hotel e mangiato da dio. Che devo dire di più? Una delle regioni più belle d’Europa.

Trieste.

Ah Trieste! Porta tra tre mondi, porto tra tre mondi. Poco conosciuta, quasi dimenticata negli itinerari turistici eppure essenziale. Trieste non è una città da cartolina e non ti porterai a casa nessun souvenir di plastica o magnete da frigo. Trieste te la porti dietro nei ricordi del suo golfo, dell’Istria all’orizzonte, del mare calmo sulle rocce bianche, delle salite ripide tra gli alberi della montagna. E quella melanconia tipica triestina, quel loro vivere in un limbo per secoli, la paura dell’identità (o l’orgoglio di una identità incerta?). Ecco! Ritrovo la saudade portoghese qui nella terra dell’irridentismo!

Ljubliana.

Per un attimo nel centro storico attraversando il ponte tra i salici piangenti ho pensato: Venezia che incontra Praga nei Balcani in pochi metri quadrati. Poi giri l’angolo e sembra… non trovo corrispettivi. C’è qualcosa di germanico o a volte scandinavo nelle strade e nelle case. O forse sono i balcani che io non conosco. Per me la prima volta in Slovenia, e spero non l’ultima. Una regione bellissima, un Trentino collinare (?), una Svizzera balcana (?). Non lo so, ma ho scoperto un paese moderno, accogliente, più aperto e pulito del suo vicino ad Ovest. E di nuovo, negli sguardi degli sloveni mi tornava alla mente quella parola, saudade. Incredibilmente mentre cercavo su Wikipedia informazioni sulla parola saudade scopro che lo sloveno è una delle poche lingue che ha vari corrispettivi per la parola saudade: hrepeneti, koprneti, pogrešati. E non può essere così visto il bivio tra il mondo postsovietico e quello neoeuropeista. Ricordi del passato, speranza per il futuro, addii e nuove conoscenze.

Possibile che la trovi dappertutto questa parola? Possibile che in tutte le città in cui sono stato recentemente abbia “visto” questa parola? O forse sono io, il viaggiatore, ad averla dentro di me e la proietto su tutto ciò che vedo? La mia vita è una saudade perpetua, ricordi (spesso falsati) del passato, speranze per il futuro (falsato). Addii e nuove conoscenze. Il futuro incerto diventa una nostalgia al contrario. Esisto solo nei miei viaggi, per il resto respiro saudade ogni giorno.

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